martedì 9 maggio 2017

CARTELLINO NERO: è uguale per tutti?

Buonasera, appassionato di scherma seguo da sempre con vivo interesse questo blog.
Sono di ritorno da Caorle dove ho assistito alle competizioni della coppa Italia.
Nel corso della competizione di sciabola maschile, in un assalto molto tirato per i 32, un atleta che non aveva condiviso la decisione arbitrale nell'arbitraggio dell'ultima stoccata e che aveva deciso l'assalto in senso a lui sfavorevole, ha reagito con intemperanza ed ha scaraventato con violenza maschera ed arma per terra. L'arbitro, quindi, gli ha mostrato il cartellino "nero".
Sin qui il fatto.
La decisione "sacrosanta" in se, avrebbe avuto conseguenze davvero pesanti per l'atleta che, acquisito il diritto a partecipare ai prossimi campionati italiani, avrebbe visto, per tale via, compromessa irreversibilmente la sua partecipazione a quella competizione (che si terrà a Cagliari tra cinque giorni).
Questo è almeno quanto ricavo dalla lettura delle norme di giustizia federale che in tema di "espulsione" (comminata attraverso il cartellino nero t.114) stabiliscono all'art.24 comma 3 che " la squalifica per almeno una gara si applica automaticamente in caso di espulsione da una competizione".
Uso espressioni al condizionale perché immagino che la "squalifica" sia in un qualche modo "rientrata", con l'applicazione di regole che non conosco, ed è questo il motivo di questa mia mail. Questa conclusione discende dalla consultazione dei documenti di gara, resi pubblici sul sito federale, che espongono "regolarmente" in classifica l'atleta, con occupazione di una posizione che, vigente l'espulsione, a mente dell'art.12 delle disposizioni dell'attività agonistica avrebbe, invece, dovuto restare vuota.
Aggiungo che il regolamento tecnico per le gare di scherma prevede espressamente la fattispecie in esame. Ed infatti, la regola t 87 punto 3 lettera b indica, senza tema di smentita, come passibile di essere sanzionata con le penalità del quarto gruppo (espulsioni) i comportamenti del tiratore contrari allo spirito sportivo come (testualmente) " tirare violentemente e pericolosamente la maschera (o qualsiasi altra parte dell'equipaggiamento)"
Vengo al dunque: 
A me sembra che in casi, come quelli in esame, la decisione arbitrale rientri tra quelle cd. " di fatto" e, pertanto, irrevocabile ed inappellabile.
Se, questo è il contesto, allora, mi sfugge quale è stato il percorso normativo adottato dalla direzione di torneo di quella competizione per riammettere alla competizione l'atleta precedentemente escluso.
Sarò grato a chi mi saprà fornirmi utili indicazioni al riguardo.
Giustino


13 commenti:

  1. Si sa, l’adrenalina nella scherma ”scorre a fiumi” e la reazione dello sconfitto e della sua maestra, è stata scomposta ed a dir poco oltre le righe. L’atleta stizzito la lanciato la maschera, ha calciato una bottiglia d’acqua che è “atterrata” nel bel mezzo di un match che si stava svolgendo tre pedane oltre, la sua maestra altrettanto agitata non ha lesinato “vaffa..” all’arbitro con contestuale lancio della sua borsa al centro della pedana. Viste le circostanze l’arbitro ha giustamente comminato il cartellino Nero all’atleta risparmiando la maestra per la quale vi erano quantomeno gli stessi presupposti per la massima sanzione.
    La maestra a questo punto, probabilmente consapevole di aver superato la soglia, non ha neanche cercato di chiedere scusa ma si è recata direttamente in Direzione di Torneo a discutere con alcuni membri della commissione arbitrale presenti. Evidentemente, la maestra, avrà esposto ai membri in maniera oltremodo efficace le sue ragioni tant’è che il cartellino nero elevato dall’arbitro in presenza di decine di spettatori non è stato verbalizzato visto che l’atleta risulta regolarmente classificato e non sanzionato.
    Questa circostanza pone per l’ennesima volta il dito in una piaga che continua ad affliggere il nostro movimento, dove comportamenti censurati e censurabili e regole certe, svaniscono di fronte all’insondabile discrezionalità di cui è impossibile comprendere il merito.

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  2. Solita tristezza! Le regole sono regole e dovrebbero valere per tutti. Purtroppo nella scherma non è mai stato così! Che pena!

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  3. Molte grazie, constato di non essere stato il solo ad assistere allo spettacolo, e comprendo, poi, che a mente del regolamento, una volta comminata l'esclusione non ci sarebbero state alternative diverse per l'atleta dalla squalifica per la gara successiva. Ed allora è forse per questo che la federazione, ancora ad oggi non ha pubblicato i ranking aggiornati e lo farà da domani quando saranno trascorsi i tre giorni utili per ricorrere al giudice sportivo?

    G.

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  4. Alcuni sostengono che la differenza tra certe democrazie e la dittatura stia nel fatto che in democrazia prima si vota e poi si eseguono gli ordini mentre nella dittatura non si spreca tempo per andare a votare. Chiaro il concetto?
    A. Fileccia

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  5. quindi anche le bocciature da parte della suddetta maestra possono essere annullate come il cartellino nero?

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  6. Ed è triste che fatti come questo accadono, oramai indisturbati, anche in gare di livello come quelle di Caorle. Il tutto con un pregiudizio, grave e concreto, alla regola della terzietà del giudizio arbitrale.
    Bisogna stare ben attenti, perché tra un po' a questa favola non crederà più nessuno!
    M.G.

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  7. Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è accerba ....

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    1. Si stava meglio quando si stava peggio

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    2. Desolato di contraddirla, gentile signora, ma la sua metafora non regge.
      L'uva in questione è marcia non acerba!

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    3. Ha ragione, in fondo l'erba del vicino è sempre più verde. Ma si ricordi che la gattina frettolosa ha fatto i micini ciechi!! In fondo sono sempre i migliori che se vanno visto che l'erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del Re. Oltreutto oggi piove, governo ladro! E non c'è nemmeno più la mezza stagione!!!

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  8. L'uva non marcisce mai... o diventa vino o alla peggio aceto.
    Questione di palato.

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  9. L'uva marcisce sulla vite se non viene colta.

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  10. " Coloro che sminuiscono a parole ció che non possono fare, debbono applicare a sé stessi questo paradigma" (Fedro)

    Uva indigesta, come indigesti dovrebbero essere, anche a lei, tutti quei risultati sportivi che sono il frutto di comportamenti sleali e di favoritismi e che trovano coltura nell'opacità, nell' esercizio dell'utile compromesso e del vicendevole scambio di favori.
    Uva dalla macchia indelebile sulle coscienze dell'atleta e dell'arbitro, incapaci di attenersi alle regole basilari dello sport, ma sopratutto della Maestra e della sua sodale.
    Non è questa l'uva, cui tende -impotente- la volpe, che cirapprenra Fedro nella sua favola. Su questo, sperando che Lei lo condivida, dovremmo essere tutti d'accordo.

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