martedì 28 febbraio 2017

CORSI E RICORSI STORICI

Il 2019, ricorrerà il 60° anniversario del commissariamento della FIS, quando dopo un periodo di gestione complesso fu presa la decisione di commissariare una federazione plurivincente. Curiosamente quest'anno ricade il 110° anno di fondazione della federazione, nulla di significativo che non sia già stato celebrato nel 2007, ma nella storia della nostra federazione, quel capitolo che nel libro del centenario dedica parecchie parole al presidente attuale, dovremo fare un aggiornamento, sottolineando che durante la presidenza di Giorgio Scarso, già maestro di scherma, si aprì il più significativo dramma istituzionale tra la federazione e una delle più prestigiose e antiche istituzioni sportive italiane.
Inutile dire che non solo questo sport ha dei primati sportivi irraggiungibili da altre nazioni, quelle che fanno capo a Nedo Nadi, passando per Edoardo Mangiarotti e giungendo a Valentina Vezzali, con le ben 127 medaglie totali conquistate alle olimpiadi, cosa che relegano l'Italia al di sopra di qualsiasi nazione in questo sport, per sempre, (a meno che non accada una ecatombe perdurante di proporzioni epocali, per almeno 20 anni). Dicevamo non solo i primati positivi, ma anche quelli negativi. Carlo Montu' già senatore, presidente della allora FSI venne promosso nel '36 a presidente CONI per presenziare alle olimpiadi naziste e intrattenere relazioni per conto del governo fascista, a tutt'oggi tutte ancora da rivelare. Basletta tramò per favorire Heidrich, il n°2 delle SS di Himmler alla presidenza FIE a danno del belga Paul Anspach riuscendoci, senza che fatalmente godette del suo ruolo in quanto fu assassinato a Praga, pochi mesi dopo l'elezione.
Infine quindici anni dopo la seconda guerra mondiale la FIS venne commissariata, alla vigilia della olimpiade romana. Va ricordato che Mangiarotti, reggente FIS, con Dare' e Nostini, chiese e ottenne di fare il portabandiera per la seconda volta durante la cerimonia di apertura dei giochi. Poi questa gestione portò a 33 anni di reggenza di Renzo Nostini, e detta gestione alla lunga non riuscì ad essere più adeguata alla gestione dei tempi, che obbiettivamente stavano incalzando, cosa che alla lunga fece più male che bene.
Oggi invece siamo in una situazione che raccoglie alcune delle vicende già accadute e ovviamente non mi riferisco alle trame filo naziste, ma ai misteri dell'attaccamento alla poltrona e a voler gestire con il pugno di ferro una federazione che con le dovute precisazioni, potrebbe quasi fare a meno del suo presidente e del suo consiglio, tanto è forte sportivamente.
Non solo, ma il degenerare dei rapporti fra FIS e ANS, rischiano di far ricordare questo presidente, come colui che volle cacciare l'Accademia dalla Federazione, e che da maestro di scherma non volle tutelare, bensì indebolire i maestri, che già si sa essere una categoria fragile di suo. Che cambiò lo statuto federale senza convocare una assemblea per discutere la cosa con i suoi legittimi interlocutori e infine, che per garantirsi di restare presidente più lungamente possibile, volle cambiare la legge che garantiva l'alternanza democratica con massimo due mandati presidenziali, riuscendoci in pieno (anche se lo fece con legittimi strumenti democratici).
E giunse infine la rottura con l'accademia che ad oggi è preda di un terremoto giudiziario, a vantaggio di una associazione di settore dei maestri che ha sempre desiderato rappresentare la categoria, ma fu quasi sempre tiranneggiata dai personaggi che gravitavano in federazione, cercando di sopravvivere, ritagliandosi un ruolo fra le parti in gioco. Purtroppo ora, dati gli avvenimenti ultimi, non potrà più rappresentare la categoria, con un ruolo super partes, a differenza dell'accademia, che, invece, dal punto di vista legale, professionale e lavorativo, garantisce molto di più.
Questa di Scarso non è una bella eredità da lasciare ai posteri, specie in vista del 60° del commissariamento, che fatalmente, date le ultime vicende, potrebbe tristemente accadere. Un corso, o forse un ricorso... storico che nessuno si augura, mentre ogni schermitore spera che tutto possa risolversi con una stretta di mano, come avviene dopo ogni assalto, vinto o perso che sia.
Giovanni AUGUGLIARO 

lunedì 27 febbraio 2017

LA GIUSTIZIA: questa sconosciuta.

LA GIUSTIZIA E’ IL CUORE PULSANTE DELL’UMANITA’ (cit. J. Wasserman)
Il 25 febbraio u.s. sul sito federale è stata pubblicata la seguente notizia: GIUSTIZIA FEDERALE - LA CORTE FEDERALE D'APPELLO DICHIARA INAMMISSIBILE IL RICORSO SULL' ILLEGITTIMITA' DELL'ELEZIONE DI GIORGIO SCARSO A PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE ITALIANA SCHERMA.
Cari lettori, il problema della giustizia sportiva, e soprattutto quello dell’autonomia ed indipendenza dei giudici, è quanto mai attuale e su di esso si imperniano ancora incessanti dibattiti.
Per ciò che riguarda la Federscherma muoverò le mie prime considerazioni da un dato di fatto. Ho avuto modo di rilevare come, sulla pagina Facebook della FIS, la pubblicazione di questa notizia ha raccolto fino ad oggi soltanto 18 “like” tra cui quello, abbastanza prevedibile, di Sergio Brusca presidente uscente del Club Scherma Roma.
Ricordo a voi lettori che, nel settembre 2016, in piena campagna elettorale, proprio il Club Scherma Roma si schierò pubblicamente dalla parte di Giorgio Scarso e del suo consiglio federale: “Il Club Scherma Roma, che rappresento, ha votato nell'ottica della riconferma del Maestro Giorgio Scarso ed ha eletto tutti i suoi rappresentanti per le prossime tornate elettorali. La nostra scelta di riconfermare il presidente uscente è scaturita dopo attenta analisi dell'ultimo quadriennio e dalla consapevolezza che non si vota contro ma si vota per”.
Fin qui nulla questio.
La vera questione, se non di stretto diritto ma di evidente opportunità, è invece quella relativa all’esercizio della funzione giudiziaria, vertente sulla questione della ineleggibilità del Presidente Scarso, da parte di soggetti che hanno vantato, o forse vantano ancora, compartecipazioni con il Club Scherma Roma per il fatto stesso di aver rivestito, nel recentissimo passato pre-elettorale, e di apprestarsi a rivestire, in un imminente futuro, cariche sociali all’interno della predetta società. 
Senza nulla voler insinuare rispetto alla indiscussa professionalità ed indipendenza di tutti gli organi di giustizia sia federali che del Coni, nessuno escluso, porto ad esempio la posizione di due dei componenti della Corte federale che si è appena pronunciata nel senso di cui sopra. 
Mi domando, allora, se non sarebbe stato quantomeno opportuno per Emilio Sterpetti e Francesco Gallavotti, rispettivamente presidente e componente della Corte federale, astenersi dal giudizio sull’ineleggibilità di Giorgio Scarso il primo per avere appunto rivestito il ruolo di consigliere nel predetto Club, il secondo, invece, poiché a breve assumerà la carica di presidente, raccogliendo il testimone nel segno della continuità. 
Ulteriore notizia sta poi nel fatto che fra i candidati dell’eleggendo Consiglio direttivo del Club sembra annoverarsi anche Massimo Zaccheo, già presidente della sezione del Collegio di Garanzia CONI che, il 9 novembre 2016, dichiarò l’inammissibilità del ricorso proposto da Lucio Nugnes e Cristiano Magnani contro la Federazione Italiana Scherma (FIS) rigettando, ogni altro motivo di annullamento proposto dai reclamanti nei confronti della decisione 4969/2016 già assunta, in materia elettorale, dal Tribunale federale in favore della FIS. 
Partendo da questi dati di fatto, comunque conformi al vigente sistema del diritto sportivo, cercherò di spiegare i motivi per cui ritengo che la giustizia federale necessiti ancora di una più incisiva riforma che ne assicuri, anche in termini astratti, la totale autonomia ed indipendenza dagli organi di governo. 
Più in generale, a mio modesto parere, il vero problema della giustizia sportiva non riguarda soltanto la necessità di dovere sempre assicurare la competenza e la professionalità dei soggetti chiamati ad esercitarne le relative funzioni ma anche e soprattutto la loro assoluta terzietà e indipendenza, anche in astratto considerata. 
Non si può certo affermare che l’attuale sistema selettivo degli organi giudicanti risponda pienamente a tale imprescindibile necessità. Basti pensare al fatto che tali giudici, che continuano ad essere nominati dai governi federali, sono poi chiamati a pronunciarsi sulla legittimità dei provvedimenti assunti da quegli stessi soggetti che li hanno nominati. 
Né si può dire che siffatto sistema sia stemperato dalla previsione di una Commissione di Garanzia a cui è riservato il mero compito di fornire un parere sui requisiti soggettivi dei futuri giudici rispetto ad una nomina poi rimessa, sempre e comunque, all’esclusiva discrezionalità del Consiglio. 
Non può quindi revocarsi in dubbio che il carattere di terzietà funzionale è astrattamente compromesso abbia origine se è vero come è vero che nel caso dell’impugnazione delle decisioni e degli atti federali l’organo competente a dirimere la controversia derivi la sua legittimazione proprio da una delle parti in causa, ovvero la Federazione nell’espressione organizzativa di vertice.
E’ quindi più che mai attuale l’esigenza di appellarsi ai principi del “giusto processo” non solo per rivendicare il pieno diritto di contraddittorio e il diritto di difendersi con parità delle armi ma anche e soprattutto per far si che “ l’assalto” si svolga su una pedana sempre neutrale ed innanzi a giudici imparziali della cui terzietà non sia lecito dubitare neppure in astratto. 
Orbene, l’Ordinamento Sportivo ormai da molti anni sovrabbonda di richiami normativi in tal senso.
L’articolo 7 della L. 242/1991, ad esempio, include tra i principi del procedimento di giustizia sportiva quello relativo alla terzietà ed imparzialità degli organi giudicanti; fra i principi fondamentali degli Statuti federali è posto invece quello di separazione del potere di gestione sportiva da quello di gestione della giustizia federale e fra i principi di giustizia sportiva vi è quello contenente un generale richiamo degli organi di giustizia al rispetto dei principi di piena autonomia ed indipendenza. 
Insomma, ce n’è in abbondanza, eppure non può certo dirsi che queste petizioni di principio garantiscono pienamente l’esigenza di indipendenza ed autonomia della giustizia sportiva. 
Ritengo, ad esempio, che è per nulla sufficiente promulgare corollari che sanciscono l’incompatibilità della funzione giudicante con qualsiasi altra carica federale o sociale.
Prendiamo, ad esempio, il caso sopra esposto. Potrebbero mai ritenersi sufficienti le dimissioni di Emilio Sterpetti dalla carica di consigliere del Club Scherma Roma per allontanare dalla mente degli associati ogni latente o manifesto dubbio sul fatto che tale circostanza valga a garantire l’autonomia ed indipendenza del suo giudizio anche quando l’oggetto del giudizio investe, appunto, la posizione del presidente Scarso per la cui rielezione il Club Scherma Roma ha energicamente esternato la propria dichirazione d’intento? 
E‘ sufficiente la circostanza delle dimissioni per sgombrare il campo da ogni dubbio che sorge a causa della assodata “predilezione” di quel Club nei confronti del Presidente Scarso? 
Con ciò non intendo certamente sostenere che la decisione di Sterpetti e Gallavotti sul ricorso riguardante l’ineleggibilità di Scarso possa essere stata compromessa da qualche forma di diretta o indiretta, pregressa, attuale o prossima, aderenza agli interessi di quel Club, o alla particolare affezione che il Club ha manifestato nei confronti del presidente FIS durante la campagna elettorale, ma soltanto che il sistema della giustizia federale, a mio avviso, debba essere ancora perfezionato con l’introduzione di ulteriori accorgimenti che possano offrire massima tutela all’autonomia ed indipendenza del giudizio. 
Ritengo che la capacità degli organi di giustizia di porsi al di sopra di situazioni contingenti, di condizionamenti ideologici o propensioni affettive non debba fondarsi su mere presunzioni. 
Una tale presunzione sarebbe, infatti, tangibilmente schiacciata dalla persistenza di qualunque forma di appartenenza associativa o di partecipazione federale, (a cui si è ritenuto di porre riparo introducendo il sistema delle incompatibilità), e potrebbe essere facilmente superata anche dalla semplice considerazione che il mero dato formale della rinuncia ad incarichi incompatibili appare insufficiente per garantire appieno quelle astratte condizioni di imparzialità, indipendenza e neutralità che dovrebbero essere rafforzate fino al punto da inibire a chiunque il sospetto di una possibile influenza sulla capacità di giudizio. 
Altra perplessità, come sopra accennato, riguarda proprio la persistenza di quel cordone ombelicale che lega i giudici sportivi agli organi di governo per il fatto di essere comunque espressione, per diritto di nomina, del Consiglio Federale. 
E’ evidente, infatti, che il ruolo rimesso alla Commissione federale di garanzia non può soddisfare da sola l’esigenza di tutelare al meglio l’autonomia e l’indipendenza della giustizia sportiva. 
Non vedo come la mera funzione valutativa delle candidature dei giudici sportivi, da parte di una Commissione di Garanzia, (del cui operato, peraltro, non si ha contezza dato che né le candidature né i giudizi sono resi pubblici), possa recidere il “cordone ombelicale” che lega il governo federale agli organi di giustizia. Ma vi è di più. 
In FIS anche i componenti della Commissione di Garanzia sono scelti dal Consiglio Federale con la conseguenza che il predetto cordone ombelicale non solo non è rescindibile ma addirittura risulta, sia pur in via indiretta, raddoppiato. 
E’ quindi indubbio che una riforma della giustizia sportiva che avesse voluto essere seriamente incisiva avrebbe dovuto sottrarre al governo federale ogni potere di designazione diretta ed indiretta degli organi di giustizia endofederali. 
E il giorno in cui questo accadrà, se mai accadrà, potrà essere celebrato come un giorno davvero felice per tutto lo sport Italiano. 
Infine una nota a proposito del giudizio sulla elezione del Presidente Scarso. 
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per ragioni processuali quindi resta saldo il dubbio sulla sua eleggibilità in quanto questione ancora irrisolta. 
La Corte federale non si è neppure pronunciata sulla validità dello Statuto sulla cui questione pende ancora il giudizio della Prefettura di Roma ed eventualmente anche del Tar Lazio. 
E sono queste le probabili forche caudine sotto cui dovrà passare, fra non molto, l’obiettiva capacità gestionale del Presidente e del suo Consiglio Federale. 
A. Fileccia

sabato 25 febbraio 2017

LA STORIA DI UGOBALDO……E DEL SUO MAESTRO

C'era una volta, una piccola sala di scherma, come ce ne sono in tutta Italia.
Circa l'80% anche se si fa finta di essere tutti grandi grandi. C'era una volta l'anno post olimpico. C'era una volta la crisi economica e sociale che ha colpito un paese a macchia di leopardo: da alcune parti quasi non se ne sono accorti, da altre parti ha sfondato il tetto del 50% di disoccupazione giovanile e il 40% dei lavoratori attivi dichiara meno di 15mila euro all'anno.
Ma non è di questo che voglio parlare, era solo una premessa.
Riprendiamo il filo del racconto. Un bel giorno arriva in palestra un simpatico giovanotto, classe '99. Come i famosi ragazzi di Vittorio Veneto, ma quella è ancora un'altra storia. Oltre che un'altra epoca. L'aspirante moschettiere non si chiamava però D'Artagnan, ma un meno altisonante Ugobaldo.
Ugobaldo si è dimostrato subito un ragazzo molto volenteroso, educato e sempre pronto ad imparare. Si è appassionato di scherma seguendo per caso la finale delle olimpiadi, così mentre pigramente se ne stava nella sua cameretta a combattere contro la calura estiva. La sua è una famiglia normale, il papà lavora come impiegato alle poste, la mamma è segretaria in un modesto studio legale. Non ha fratelli, ma un sorellina più piccola, oggi capita che tra i due figli intercorrano anche una decina d'anni, con questi chiari di luna chi si fina a sfornarne due di fila? Questo allegro quadretto familiare si conclude con le feste del loro simpatico cagnolino, che tutte le volte che viene in palestra non manca mai di fare sentire la sua delicata vocina.
Ugobaldo è un ragazzo alto, direi anche sopra la media, ma non molto robusto e, ahinoi, anche con poca dimestichezza con lo sport. Pare questo sia l'unico che abbia superato la barriera del Natale, che i genitori mi hanno raccontato essere stato il capolinea delle sue (poche) avventure nel mondo del sudore e della fatica fine a se stessa. Questo purtroppo si vede. Le prime lezioni sono state un dramma, ero più impegnato a insegnargli come si mette un piede davanti all'altro senza inciampare che ha raffinare la tecnica del "passo-avanti-e-affondo". Ma è ragazzo sveglio, tanto che ha capito subito la convenzione, e anche se ha sulle spalle pochi mesi di esperienza, in palestra è uno dei più bravi ad arbitrare.
Ugobaldo quando tira è correttissimo, sempre quello che accusa le botte, anche perché il suo giubbetto elettrico è uno di quelli che abbiamo qui a disposizione di chi è agli inizi, funziona a macchie, ai genitori ho detto che ne acquisteremo uno quando faremo le gare, adesso per imparare non è necessario spendere 120/130euro per averne uno nuovo fiammante. Appunto, Ugobaldo accusa sempre le botte che prende, e conosce anche la regola per cui ha ragione l'avversario, ed è proprio questo il problema! Lui non le mette mai, o quasi. Ogni sera torna a casa felice per avere fatto qualche punto, e magari per avere imparato uno cosa nuova, ma è assai raro che porti a casa anche la soddisfazione della vittoria.
Ugobaldo proprio ieri sera mi ha posto la fatidica domanda "Maestro, quando vado anche io a fare una gara?", immediatamente è calato il gelo. Sul momento ho dato la risposta più diplomatica che mi è venuta in mente "Ughino, adesso guardiamo il calendario e vediamo cosa ci propone". Mannaggia a me!! Come vorrei essere di quei politici che davanti alla domanda imprevista del giornalista sanno così abilmente cambiare discorso e non rispondere.
Ieri sera, anzi direi fino a notte inoltrata, è stato un arrovellarsi di neuroni per capire cosa fosse meglio fare. Il calendario è piuttosto impietoso, ci sono solo gare nazionali, cioè di livello altissimo per un povero "Giovane primo anno", che lo è anche proprio di scherma. Si tratta di decidere dove mandarlo ad ammassarsi in quel 25-30% di ragazzi che la gara la termineranno dopo il primo turno.
Un paio d'anni fa c'era due ragazzi come lui, cioè nella stessa situazione. Sapete nelle piccole sale gli iscritti ci sono, pochi ma ci sono, ma arrivano senza un filo logico. Un anno puoi avere 10 bambini di 5-6 anni, poi per 5-6 anni non ne vedi più uno ma in compenso ti ritrovi con un corso Master da fare invidia. Non c'è un motivo, è così e basta. Forse perché la scherma, ovunque, è il primo sport che subisce ogni fluttuazione della nostra società, o forse perché siamo così poco bravi a fare marketing che gli iscritti ce li dobbiamo conquistare uno per uno. Forse per quello è più semplice attaccare i vicini e metterli in difficoltà, provare sempre a rubare soci agli altri, perché sono tutti già formati e inquadrati negli aspetti logistici e di costi della scherma. Sono più facili come nuovi tesserati, meno faticoso che trovarli uno alla volta. Ma anche questo è un' altro discorso.
I due ragazzotti di cui sopra sopportarono il lento tirocinio per tutto il primo anno, ma al secondo dovetti cedere e portarli ad una gara. Grandi spese per le famiglie, viaggio lunghissimo, emozione a mille per poi fare un'oretta di gara quasi all'alba e tornare a casa con un piazzamento oltre il 200° posto. Quel secondo anno cominciai a vederli molto meno, capirono loro e capirono le loro famiglie che questo sport non da soddisfazione a chi comincia, specie se inizia tardi, e che i costi per quello che poi se ne ricava sono veramente eccessivi. Lo scorso anno, a primavera, non li vidi più. Mi dissero la solita scusa standard "Sai, la scuola….. le verifiche…. fine anno….". Ci siamo capiti.
Ora siamo di nuovo nella stessa situazione, e come andrà a finire già lo so. Devo solo decidere quanto ci voglio rimettere, in termini economici. A questa gara dovrei partire ed andare solo per Ugobaldo. Un solo atleta, e pure con la certezza che sarà un massacro dal punto di vista sportivo e morale. Una spesa che tra treno, albergo, taxi, cena e pranzo non costerà meno di 400euro. Per una piccola società un peso economico non indifferente. Si potrebbe risparmiare acquistando i biglietti mesi prima, prendendo alberghi che non offrono la cancellazione gratuita fino all'ultimo giorno, ma quando si portano 1-2 atleti il rischio è altissimo. Oltre al fatto che non sarebbe nemmeno la prima volta che la gara viene spostata di data, di sede o addirittura per maltempo! E allora invece di 400euro, se ne spendono 6-700, sommando quelli persi con quelli da aggiungere per la nuova sede, data, ecc.. Se il ragazzo il giorno prima di partire viene colto da febbre, allora si perdono e basta, senza proprio nessun motivo.
Questa volta ho deciso per la "eutanasia" sportiva. Ugobaldo non farà gare, ne quest'anno e nemmeno il prossimo, se verrà. Magari gli faccio fare la garetta regionale di qualificazione per la coppa Italia, quella non costa nulla a nessuno. Certo, non gli darà nessuna soddisfazione, che sugo c'è in una misera garetta all'anno? Nemmeno il tempo di capire che stai gareggiando, che la stagione è già finita. Ma portarlo in giro per l'Italia a fare le due prove Giovani e la Coppa Italia di categoria è accanimento terapeutico. L'ho già fatto, l'ho già visto, non funziona. Ravenna, Ariccia e se vogliamo Foggia. Sono 1000 euro tondi tondi, se ci mettiamo anche la Coppa Italia sto facendo spendere ben più di uno stipendio a quella famiglia, e sommando i miei qui si parla di 2500euro all'anno spesi per fare cosa? Complessivamente 5-6 ore di gara. Siamo uno sport da 500euro l'ora, forse nemmeno la Formula 1 costa così cara. Ed ogni anno il 30% dei nostri iscritti fa questa vita. A Ugobaldo i 25 assalti che farà, gliene regalo 1 di eliminazione diretta, non si sa mai, gli costeranno 100euro l'uno. Siamo sui 33euro al minuto, se riesce a farseli durare tanto. Cristiano Ronaldo costa 52euro al minuto, con un po' di lavoro e pazienza ci possiamo arrivare. Il traguardo è vicino.
Ho detto il 30%, guarda caso proprio il 30% che qualcuno durante l'Assemblea Nazionale ultima ha avuto il coraggio di definire, con assoluta indifferenza, perdite fisiologiche. Ugobaldo non è una "perdita fisiologica", è una perdita e basta. Per una piccola società è una quota in meno, per il Maestro è la perdita di tutto un lavoro che è stato fatto per portare il ragazzi ad apprendere nuove capacità motorie, per la famiglia sia di tempo che di soldi.
Le famiglie dei due ragazzotti precedenti me lo domandarono "Ma perché la federazione non fa gare più vicine?" Nessuno pretende di avere il figlio campione, tranne sporadici casi, ma che possa nella sua mancanza di talento fare sport senza che questo dissangui il conto in banca. Che potevo rispondere? Come facciamo poi tutti: allarghiamo le braccia e facciamo una faccia rassegnata.
Tanto lo sappiamo che non cambia nulla, sappiamo che alla fine tutti bravi a lamentarsi ma altrettanto bravi a non fare mai nulla.
Paolo CUCCU

lunedì 20 febbraio 2017

C’ERA UNA VOLTA UNO STATUTO – parte III

Stimatissimi Signori, sono giunto alla conclusione che sia necessario un ricambio alla guida federale che vorrei al servizio di tutto il nostro mondo.
Attualmente la mia impressione è che la carica che si ricopre sia interpretata come un privilegio, dimenticando i veri destinatari del nostro impegno.
 In particolare mi piace sottolineare il ruolo centrale che rivestono i dirigenti di società e delle famiglie dei nostri atleti, i quali sono di fatto gli unici  veri sponsor della Fis.
Basti pensare ai loro sacrifici economici per sostenere gli atleti dei cui risultati, poi, tutti ci gloriamo.
 I risultati, anche quelli olimpici, sono frutto del lavoro di tanti: società, atleti, tecnici,  devono portare dunque “linfa vitale” alla scherma e non devono servire a consolidare l’immagine ed il potere di pochi.
Consolidamento  di poteri che di fatto impediscono una sana dialettica e la necessaria crescita di nuovi dirigenti con grave danno per il futuro della nostra federazione.
 Non a caso il CONI ha posto il limite di due mandati nella carica di Presidente, anche se gli interessati sono corsi ai ripari facendo approvare una norma transitoria riportata all’art. 71 del nuovo Statuto FIS.
Ho avuto l’impressione che alcuni, per attaccamento alla carica che ricoprono, siano disposti ad ogni compromesso.
Sono pronti ad allearsi con il nemico disprezzato di ieri, pur di mantenere la poltrona; con loro si può essere sia amici da blandire e premiare se innocui, nemici da punire se possibili concorrenti.
Tecniche collaudate mi pare che siano spesso impiegate, da piccoli gruppi di potere, per pilotare consigli e assemblee (l’esempio del comitato regionale della Sicilia ne è la prova) e condurre a decisioni prese prima e altrove!
Carissimi lettori, alcuni di voi, forse, a questo punto, si saranno scandalizzati per la crudezza delle espressioni e staranno meditando o auspicando querele.
Sinceramente non so se qualcuno possa ritenersi diffamato ma certamente non sarò io il destinatario di eventuali querele.
Le parole che ho testualmente riportato, infatti, sono pubbliche da tempo e non sono mie ma del M° Giorgio Scarso che, nell’ottobre del 2004, iniziando la campagna elettorale e la scalata al vertice della FIS, scriveva così in una lettera aperta indirizzata agli elettori.
Sono trascorsi dodici anni da queste parole, difficilmente collocabili entro i limiti di quel codice etico che, di lì a qualche anno, da Presidente Federale, ha ritenuto necessario promulgare. Ma quello che più sorprende è come sia mutata l’interpretazione che l’allora vice presidente dava allo Statuto e al ruolo degli affiliati e dei tesserati.
E’ vero, la vita riserva sempre molte sorprese e ci induce spesso a radicali cambiamenti. Ma è solo una questione di prospettiva o, per meglio dire, di poltrona su cui sta seduto l’osservatore.
Quando si sta in piedi forse è più facile comprendere il significato delle norme, e nel 2004 il M° Scarso dimostrava di conoscere benissimo la ratio e il significato di quelle norme che avevano appena introdotto il limite di rieleggibilità dopo due mandati, tanto da lamentarsi della norma transitoria che ne spostava l’entrata in vigore al quadriennio olimpico che stava per iniziare.
E certamente nel 2004 mostrava anche di conoscere bene quale sia il ruolo degli affiliati e dei tesserati all’interno di una Federazione.
Perché allora il 7 settembre 2016 la Federazione da lui presieduta si è arrogata il diritto e la responsabilità di cancellare questo ruolo?
Sì, miei cari lettori, perché questo è quello che è stato fatto.
A cosa, infatti, potrà mai più servire l’Assemblea quando un presidente federale arriva al punto di poter scrivere nel  bilancio di fine mandato di avere impiegato due anni per modificare lo Statuto assumendo pubblicamente la responsabilità di non avere convocato l’Assemblea per l’obbligatoria discussione e l’eventuale approvazione? Dichiarazione ancor più grave in quanto “audacemente” pronunziata dinanzi al Segretario Generale del CONI, in quel momento forse assorbito da altri pensieri.
E’ una vicenda grave, sulla quale nessuno  può permettersi di spegnere i riflettori finché non sarà stata fatta chiarezza a 360°. Lo esige il rispetto della legge e dell’ordinamento sportivo; lo esige il rispetto di tutti coloro che da tesserati e da contribuenti sopportano economicamente e personalmente il costo della macchina  federale.
L’attività di correzione e  modifica degli statuti federali  non è aliena alle altre federazioni ma sostanzialmente diverso  è  stato il metodo sin qui seguito.
Mi riferisco, ad esempio, alle approvazioni  delle modifiche statutarie  e regolamentari apportate dalla FISG,  dalla FIBS, dalla FITARCO, dalla FISE.
In questi casi ciascuna delle delibere  della Giunta CONI ha, quantomeno, indicato ciascuna delle norme corrette consentendo a chiunque di rendersi conto di quali modifiche fossero state apportate e di verificare se realmente si trattasse di refusi. Lo stesso dicasi per l’attività istruttoria  che in tutti i casi sopra citati è stata condotta dal medesimo organo di CONI Servizi.
Perché, allora, nel caso della FIS, sia nella relazione istruttoria che nella delibera di Giunta CONI  è stata omessa del tutto la puntuale indicazione delle norme effettivamente sottoposte a modifica,  e si è, invece, fatto  genericamente riferimento a refusi ed errori materiali?
 Per quali motivi questo diverso modo di procedere  è stato tenuto finanche lo stesso giorno in cui sono state approvate le modifiche dello statuto FCI e  FIS?
Il 23 settembre 2016 la Giunta CONI ha infatti approvato la correzione dell’art. 15 dello Statuto FCI riportando testualmente la modifica effettuata, mentre nella delibera immediatamente successiva, riguardante la FIS, ha adottato una motivazione assolutamente sommaria che non dava atto delle modifiche apportate.
Sono interrogativi a cui non riesco a trovare risposta, anche perché non giova il silenzio che il CONI continua a serbare.
Sono convinto che mantenere il silenzio in questi casi sia sempre un errore perché ingenera il dubbio che non sia possibile fornire una risposta istituzionale capace di legittimare quanto occorso.
Ma anche dal punto di vista politico c’è sempre un momento in cui l’ammissione degli errori e la volontà di porvi rimedio produce meno danni del perdurante silenzio.
Forse il Presidente Malagò, terminata la sua campagna elettorale, troverà il tempo per rispondere. Nel frattempo è già partita la proposta di una petizione pubblica per reclamare l’intervento del Ministro dello Sport a garanzia dei principi di democrazia sanciti dalla legge e dagli Statuti del CONI e della FIS.
Una cosa è certa, la Piazza non spegnerà la luce e farà da megafono alle voci dissonanti che sempre più numerose documentano scenari ben diversi da quelli rappresentati e diffusi nei dintorni del Palazzo.

 A. Fileccia

BUSTO ARSIZIO: la carica degli 810!

Due giorni formidabili a Busto Arsizio, quelli del 18 e19 febbraio alla seconda prova nazionale Master. Tre saloni per 20 pedane con 810 schermitori che si sono cimentati senza sosta, con entusiasmo giovanile da far invidia. Dai 24 anni della categoria 0, agli over 70, categoria 4, è stato un susseguirsi ininterrotto di scherma spesso di alto livello. Presenti svariate nazioni, fra cui la svizzera, il Giappone e la Russia. Molti gli atleti che agevolmente si sono cimentati con disinvoltura nel biathlon e nel triathlon schermistico, affrontando due, se non tre armi e giova sapere che qualcuno lo ha raggiunto con successo pieno.
Anche se certi esterni, e purtroppo interni alla scherma non li giudica pienamente atleti e talvolta nemmeno schermitori, dobbiamo ammettere che nel movimento master i valori dello sport sono vissuti con brillante genuinità, cosa che andrebbe mostrata a molti giovani, fatto salvo per qualche soggetto di mezza età che passati gli "anta", pare non aver ancora risolto certi problemi adolescenziali.
La gara inoltre lasciava acquisire il diritto a partecipare agli europei master di Chiavari, che si svolgeranno a maggio, e che si prefigurano come un clamoroso successo, per i numeri, che probabilmente supereranno il migliaio di unità. La prova di Busto ha superato ampiamente le cifre di un qualsiasi campionato assoluto di scherma italiano, così come è stato asserito dagli arbitri che questi numeri li conoscono piuttosto bene.
È il sintomo di un movimento che è obiettivamente in crescita e che a conti fatti è un settore di moltissime società sportive, che un tempo si tendeva a sottovalutare, mentre oggi possiamo dire che è di grande aiuto, non solo economico, ma anche sociale. E qui mi fermo in quanto sarebbe giusto fare delle riflessioni maggiori e più ampie, ma le rimando volentieri a un secondo articolo, mentre mi soffermo sul filo rosso che ha attraversato tutta la gara, specie per l'alto numero di maestri e istruttori che gareggiavano, i quali non hanno mancato di commentare ora indignati, ora con prudenza, e anche con violenza le vicende tra FIS e ANS.
Qualcuno ironicamente asseriva che tutti i diplomati dell'accademia prima o poi si sarebbero dovuti diplomare nuovamente presso la FIS, inchinandosi davanti a Saverio Crisci il quale avrebbe chiesto la recita a memoria della contro cavazione come test di ammissione all'esame. Altri dicevano scioccamente che prima o poi si sarebbe dovuti arrivare a una situazione del genere, benché non mancavano di ricordare che tale faccenda era frutto dei desideri di egemonie di pochi, anzi pochissimi, forse una o due persone all'interno dell'AIMS e della FIS.
Gli esperti di legge, che fra un assalto e l'altro mi fermavano per un breve commento, non mancavano di convenire che si tratta di niente di più che di una guerra fra pezzenti. Tutti però difendevano l'accademia, figurandosi la commediola delle riunione dei due consigli, con uno che parlava proponendo il da farsi, davanti a una cartina del mondo, con dadi e carri armati, come una partita di Risiko, in chiave schermistica e tutti gli altri che rispondevano analfabeticamente: "si capo, ok capo".
Moltissime le risate amare purtroppo, per fortuna stemperate dagli assalti che hanno incorniciato una delle più belle gare di scherma dell'anno.
Fabrizio ORSINI


venerdì 17 febbraio 2017

F.I.S./ A.N.S.: guerra totale

E’ ormai arcinota la profonda ed insanabile crisi istituzionale tra Federazione Italiana Scherma (F.I.S.) e Accademia Nazionale di Scherma (A.N.S.), per la quale i due Enti si stanno fronteggiando con toni assai sostenuti, quindi vale la pena fare, molto sinteticamente, la storia degli avvenimenti.
Il 22 dicembre 2016 la F.I.S. ha indetto il bando di esame per tecnici di II e III livello e nella premessa del quale, e precisamente al punto 3 è chiarito che i titoli sono rilasciati dalla FIS in ottemperanza all’art. 10 dello Statuto federale. Nel Regolamento dello SNaQ era stabilito che fosse l’Accademia Nazionale di Scherma ad indire il Bando. Pertanto la F.I.S., in barba alle sue stesse norme, ha esautorato l’Ente Napoletano delle sue prerogative. Intanto due Consiglieri dell’A.N.S., di cui uno anche federale, chiedono le dimissioni dei vertici dell’Accademia: richiesta respinta al mittente. Però si dimette tutto il Consiglio con conseguente indizione dell’assemblea elettiva per il rinnovo delle cariche, evento programmato per il 23 gennaio alle ore 06,00 in prima convocazione ed in seconda per il giorno successivo. Il 22 gennaio si tiene la riunione del Consiglio Federale FIS, durante la quale viene deliberato la modifica del Regolamento SNaQ con cui è abrogata la disposizione che attribuiva all’ANS l’indizione dei bandi d’esame, mentre il 23 gennaio alle ore 06,00, come previsto dalla lecita convocazione, considerato che era presente il numero legale per procedere ai lavori assembleari, si tengono le votazioni che vedono la fuoriuscita dei due consiglieri che avevano provocato la caduta del Consiglio ANS, ma, cosa assai significativa, la riconferma del Presidente uscente e del Segretario: una sconfitta per la Federazione. La FIS lamenta il metodo subdolo con il quale si è svolto il consesso dell’ANS e qui verrebbe da dire: ”Senti da che pulpito viene la predica”. L’Accademia indice, a sua volta, il proprio bando d’esame negli stessi giorni di quello indetto dalla FIS, con notevole contrarietà di quest’ultima, ed a seguire sia la federazione che l’Associazione Italiana Maestri di Scherma di affrettano comunicare che il bando da loro indetto ha piena regolarità, come per legge, pertanto invitano tutti coloro che avessero eventuali dubbi in proposito, di contattare le rispettive Segreterie. Con comunicazione del 16 febbraio u.s. il Presidente Giorgio Scarso si rammarica per l’indizione da parte dell’Ente napoletano del proprio bando d’esami, in sovrapposizione con quello federale e, in buona sostanza, ritiene che le iniziative dell’A.N.S. si pongano in atteggiamento conflittuale con la F.I.S.. l’Accademia risponde con un comunicato in cui si informano tutti gli interessati di aver ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio – Roma contro la Federazione Italiana Scherma per l’annullamento, previa sospensione, dell’esecuzione dei provvedimenti emanati dalla F.I.S. relativi, in particolare, alla irregolare sessione di esami a Roma per Tecnici di Scherma di secondo e terzo Livello, per i giorni 10, 11 e 12 marzo 2017. L’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli si è riservata altresì di adire l’Autorità Giudiziaria penale e/o altra Autorità competente in materia.
Questa, fin qui, la storia, ma, prima di concludere, mi pongo alcune domane:
1.I “crediti” maturati sono validi solo presso l’Accademia?
2.Il relativo fascicolo lo detiene l’A.N.S o la F.I.S.?
3.I crediti possono essere “esportati” visto che l’esame è comunque ANS?
4.L’autocertificazione può far fede?
5.Il credito è una concessione ANS verso i candidati?
6.La FIS ritiene valido il solo titolo completo?
7.Gli istruttori regionali del passato anno dovrebbero aver fatto il corso a luglio 2016 e quindi dovrebbero partecipare all’esame di giugno 2017: è possibile ammetterli a questa sessione d’esame?
8.I Maestri che ritentano l’esame presso la FIS, non avendo superato quello ANS, possono utilizzare la tesi che è di proprietà dell’ANS fin dal momento in cui viene depositata (in realtà da quando viene autorizzata)?
9.Se si volesse considerare la comproprietà, può essere ceduta senza il consenso ANS?
Credo che le risposte siano facilmente deducibili, quindi non capisco dove voglia arrivare la F.I.S.. Intanto, qualora il TAR del Lazio dovesse concedere la sospensiva, il bando indetto dalla federazione sarà annullato e ciò provocherebbe non pochi disagi agli esaminandi ed in questo caso sono d’accordo con il Presidente federale quando afferma che “La sovrapposizione di esami e date stanno ingenerando confusione tra coloro che intendono iscriversi alla sessione in questione.”, ma allora a chi giova tutto questo? Chi è il manovratore? Da questa situazione ne uscirà comunque malconcia la FIS. Il Presidente in più di una circostanza, anche nella assemblea del 20 novembre 2016, ha affermato che la federazione era finita in un sottoscala e di averla riportata al piano che le compete, ebbene alla luce di quanto sta accadendo il piano è sottoterra.
Del resto il Presidente con la sua lettera pubblica sul sito federale sembra volersi porre al di fuori dall’ordinamento sportivo italiano, infatti l’affermare che l’Accademia sia un ente strumentale della F.I.S. significa non riconoscere  le categorie del diritto, posto che la federazione non è un ente pubblico e quindi non ha alcuna supremazia rispetto ad altri enti che, come l’ANS, hanno pari dignità giuridica.
Affermare, inoltre, che la valutazione fatta già dal CONI (con delega ad un ente di promozione sportiva), sulla rispondenza dello statuto dell’Accademia ai principi dell’ordinamento sportivo, non sia valida e che sia limitata al registro del CONI, significa disconoscere proprio quell’ordinamento sportivo di cui la F.I.S. è asseritamente garante. La federazione, infatti, non può dimenticare che il suo faro normativo è costituito dallo statuto del CONI, il quale all’art. 29 prevede che sia il Consiglio Nazionale ad approvare gli statuti degli organismi sportivi e per delega del CONI, in modo paritetico, le FSN, le DSA e EPS.
La FIS disconoscendo l’operato effettuato dal CONI per delega ad un EPS, in ordine alla rispondenza dello statuto dell’accademia all’ordinamento sportivo italiano, si colloca essa stessa fuori da tale ordinamento.
Ezio RINALDI

L'AVVISO PUBBLICO DELL'ANS


mercoledì 15 febbraio 2017

Un tranquillo week end di...scherma

Fabrizio Orsini
Credo di poter affermare, senza essere smentito che lo scorso fine settimana possa essere definito il week end con più ricco di eventi schermisitici dell'anno. Nei giorni 11 e 12 febbraio, si sono svolte le seguenti manifestazioni in contemporanea: il Trofeo del Carroccio di spada femminile a Legnano, la prova di coppa del mondo maschile di fioretto a Bonn, la prova internazionale U23 a Busto Arsizio, unita alla parallela 2^ prova nazionale delle tre categorie paralimpiche di fioretto spada e sciabola maschile e femminile e non contenta la scherma italiana si è espressa nel 50° trofeo Bertinetti di spada a squadre, che vedevano fronteggiarsi Italia, Francia, Ungheria e Svizzera. Infine ad Ancona si disputava la prova interregionale di GPG, che doveva essere recuperata dalla spiacevole sospensione di Bracciano avvenuta nei mesi scorsi. Un ingolfamento che poteva essere diluito meglio nel tempo, dando maggior agio a tutta la macchina organizzativa.
A occhio e croce dovevano essere in pedana poco meno di un migliaio di schermitori; forse l'obiettivo era mettere alla prova le molte società schermistiche che dovevano dividersi tra un a gara e l'altra inseguendo i propri atleti: uno sport nello sport.
A Legnano le donne della spada non hanno brillato. Il settore sta vivendo un momento di alternanza e sperimentazione di nuove figure emergenti nella compagine femminile, la cui migliore è stata certamente Marta Ferrari, di Reggio Emilia, della Koala Scherma e ora tra le fila dell'Aeronautica Militare. La sua gara, impeccabile è stata fermata da una gelida Besbes, in un assalto senza errori. Da rilevare il gruppo nutrito di maestri e tifosi a bordo pedana, con un defilatissimo CT, il quale, gravitando da lontano, lasciava molto spazio a Massimo Bertacchini maestro della Koala. Il gruppo della squadra invece, tutto costituito da fiamme oro, non ha illuminato la domenica, chiudendo con un poco significativo 9° posto. Davanti l'Italia: Cina, Estonia, Corea e Ucraina, Francia, Russia USA e Romania. La Ferrari però era inspiegabilmente assente, a favore di Giulia Rizzi, che le fonti dicono dovesse essere infortunata, di fatto una strana, anzi stranissima decisione, che però è in linea con le stranezze dell'arma oramai da alcuni anni.
Similare la prova di Bonn di fioretto maschile. Nell'individuale il migliore è stato Luperi che ha chiuso 14° battuto dall'americano Imboden, che a sua volta sarà 3° sul podio. La squadra, invece si è giocata la finale, venendo battuta da una forte Francia, che è globalmente in ascesa e da una Russia che incalza, con atleti che provengono, sostanzialmente, da Mosca e Sanpietroburgo. Se poco poco aumentassero i numeri nel resto del mondo, i fiorettisti italiani farebbero molta, anzi moltissima fatica. Non che non ne facciano adesso, anzi, anche perché chiudere così in basso la gara individuale, fa sudare freddo, nonostante la panchina di Cipressa non scotti molto.
Veniamo ora alle prove minori. A Busto Arsizio si è giocata una buona prova internazionale U23 di spada, dove ha brillato Lorenzo Buzzi, assieme a Cimini, Baroglio e l'olandese Tulen. Molti gli altri italiani che si sono mostrati all'altezza.
Ma la domenica bustocca si è distinta per lo svolgimento della gara paralimpica. Dieci pedane e molti atleti. Un movimento che in Italia è in crescita e c'è da essere fieri dei numeri. L'occasione è stata propizia per classificare i 18  atleti, la cui visita era soggetta a pagamento, 40€, cosa che a mio avviso è una cifra modesta che poteva essere coperta dal bilancio federale senza problemi, ma tant'è. Accanto all'elogio per il gruppo arbitrale che ha saputo essere di buona professionalità per una gara sempre impegnativa, specie per i tempi lunghi e faticosi di attacco e stacco degli schermitori, va rimarcata la poca adeguatezza dello spazio a loro dedicato, che oggettivamente doveva essere per lo meno il doppio. In questi casi dobbiamo tenere conto del fatto che i paralimpici arrivano nel parterre con due carrozzine, la sacca e nella migliore delle ipotesi un accompagnatore. Ma in Italia questi figli di un dio minore, sono abituati a non lamentarsi troppo, anzi per nulla, e fanno male, anzi malissimo, perché è anche facendo sentire la loro voce che tutta la macchina organizzativa funzionerebbe meglio. È giusto dire infatti che la divinità che gli ha dato il talento schermistico è di livello superiore a quello dei normodotati. Sarebbe stato sufficiente vedere la finale di fioretto maschile categoria B, per gustare una scherma di altissimo livello: molto fisica, molto tecnica, molto bella.
Roma e Ancona sono le altre protagoniste della domenica, la prima con la sciabola a squadre U14, la seconda con le sei armi del GPG, un appuntamento che in Italia è sinonimo di agonismo unito alla speranza per il futuro dei nostri campioni e sul quale bisognerà puntare sempre più, sia per gli spazi, che per la qualità generale. Una riflessione però va fatta: gli sciabolatori della prova a squadre del GPG che erano impegnate nella prova di Roma e obiettivamente non potevano essere presenti ad Ancona alla prova individuale, a meno che non fossero dotati del dono dell'ubiquità; idem per i maestri. Di fatto, solo chi ha nel suo staff più tecnici della stessa arma, ha potuto garantirsi un adeguato successo e un lavoro raffinato a bordo pedana, gli altri hanno dovuto soprassedere, anche questo è un altro sport nello sport.
Sullo sfondo di tutte le gare una grande nota stonata: le relazioni tra FIS e Accademia Nazionale di Scherma, sfociate in una paurosa ed inaspettata crisi istituzionale che sta provocando tanti danni: non si capisce più chi è il vero interlocutore per gli esami di Istruttore e Maestro. Da una parte la FIS, la quale esautorando l’Accademia, afferma che i propri esami sono legittimi e garantiti da loro; dall’altra l’Ente napoletano che indice il proprio bando d’esame garantendo la legalità dello stesso, secondo una normativa nazionale e ben consolidata. Il mio parere è che gli esaminandi per legittimo interesse e forse per non inimicarsi la FIS si presenteranno a Roma, consapevoli del forte rischio di vedersi invalidare il titolo dalla Federazione stessa, poiché, a quanto è dato di capire, l’ANS impugnerà il bando emanato dalla FIS. Ci domandiamo preoccupati: a chi giovi tutto questo? E perché si sia arrivati a tanto? Come mai non si dichiarino adeguatamente i motivi che hanno portato alla situazione attuale? La mia è solo una impressione, ma forse siamo davanti a un caso di conflitti fra singole persone, infatti, non a caso ci fu un consigliere federale unito all'ex vice presidente dell’Accademia avevano chiesto le dimissioni sia del Presidente che del Segretario dell’Accademia, senza ottenere soddisfazione.
Di questa faccenda se ne parlerà ancora a lungo e non solo in ambito FIS e CONI, perchè c'è molto di più di una semplice guerra di egemonia fra istituzioni.
Fabrizio Orsini

lunedì 13 febbraio 2017

ORGANIZZAZIONE E LUOGHI DI GARA

Vi ricordate la gara di CASERTA del 19-20 marzo 2016, bene io scrissi alla FIS, qualche giorno dopo, facendo presente quanto segue: l’Hotel era privo di parcheggio custodito, nei garage non entravano comunque furgoni o altro; esisteva un solo bar/ristoro interno con code interminabili anche solo per una bottiglietta di acqua; le pedane erano in locali impolverati e sottostanti il livello stradale e quindi angusti; le pedane erano sparpagliate in 4 diverse aree della struttura, alcune delle quali raggiungibili solo da una scala; il sistema audio non consentiva neppure la gestione della logistica che comunque non prevedeva tribune e/o aree per famiglie e ragazzi; la pedana della finale si riconosceva solo per la presenza di 2 file di sedie in un corridoio; all'esterno della struttura c’era il nulla; il centro città o una zona vivibile era a chilometri di distanza; non c’erano hostess o altro personale per la gestione degli accessi, angusti e limitati anche solo per i tecnici; non c'era una sala medica e gli interventi erano solo 'volanti'; le  misure di sicurezza sembravano essere inadeguate considerando che tra bambini e genitori ci si trova anche in 150 persone in una piccola stanza; ma avete mai firmato un contratto con la FIS per l’organizzazione di una gara? Fa compilare moduli dove si chiedono almeno il triplo delle cose che la gara di Caserta offre.

Io comunque in coerenza con ciò che auspicavo nella lettera del 2016, ovvero che non si perseverasse nell’errore e dopo aver riunito atleti e genitori, non iscriverò nessuno alla competizione in oggetto, ma non perdendo di vista l’obbiettivo che guida ogni mia scelta, ovvero l’atleta, organizzerò per gli stessi, un torneo sociale con formula accattivante ed aggregante.
Massimo BERTACCHINI

domenica 12 febbraio 2017

LETTERA APERTA ALL’ON. Valentina VEZZALI

Cara Valentina,
oggi mi rivolgo a te non come l’atleta che conosco e che tutto il mondo ci invidia, ma quale Deputato del Parlamento Italiano e la mia sarà la lettera aperta di un cittadino ad uno dei rappresentanti del più importante organo dello Stato.

On. Vezzali,
il mondo della scherma ha salutato con particolare piacere la Sua elezione in seno al Consiglio Federale conscio del fatto che Ella avrebbe portato alla Federazione non soltanto il contributo e il prestigio derivante dalla sua carriera fino ad oggi insuperata, ma anche la garanzia di un ruolo istituzionale altissimo qual è quello di Deputato.
E’ dunque a Lei che mi rivolgo per chiederle, quale On. Deputato e membro del Consiglio Federale di  restaurare le prerogative dell’Assemblea che sono state indebitamente calpestate.
Di certo saprà, se n’è scritto a lungo su questo blog e ancora se ne scriverà, che nel settembre scorso la Federazione ha inviato alla Giunta Nazionale, per l’approvazione, un testo dello Statuto che conteneva numerose e consistenti modifiche e che non era frutto di una delibera dell’Assemblea ma del lavoro di un ignoto compilatore, con la motivazione che si trattava della correzione di meri refusi non sostanziali.
In realtà la comparazione dei testi del 2014 e del 2016 dimostra che il lavoro dell’ignoto compilatore è stato ben più ampio ed è consistito nell’apportare modifiche sostanziali al testo redatto dal Commissario ad acta nel 2014.
Ed in effetti il Presidente Scarso, in Assemblea proprio davanti a Lei che di lì a poco sarebbe entrata a far parte dell’apparato direttivo federale, leggendo il Bilancio di fine mandato ha frettolosamente  spiegato ad una platea evidentemente distratta, come le modifiche dello Statuto fossero il frutto di un periodo di revisione così prolungato da rendere impossibile la convocazione dell’Assemblea.
Immagino che se avesse ascoltato o letto con maggiore attenzione le parole del Presidente si sarebbe alzata in piedi e avrebbe fermato l’Assemblea. Chi, infatti, meglio di Lei, che fa parte del corpo assembleare più importante d’Italia, sa che la tutela della democrazia risiede prima di tutto nel rispetto delle prerogative e delle competenze dell’organo assembleare?
Ma quelle parole Le sono certamente sfuggite, così come è avvenuto per tutti i presenti e siamo giunti sin qui con uno Statuto nullo ed un’Assemblea oltraggiata nelle sue prerogative.
E perché poi? Quali ragioni hanno convinto la Federazione a cambiare lo Statuto senza convocare l’Assemblea, quando sarebbe stato facile interpellarla dato che lo Statuto consente di convocare contemporaneamente l’Assemblea Straordinaria e quella Ordinaria elettiva?
Secondo insistenti voci di corridoio questo è successo perché tra le norme che si intendevano modificare c’era quella sull’ineleggibilità del Presidente Federale al terzo mandato; una disposizione troncante voluta dall’Assemblea nel 2011 e riconfermata dal Commissario ad acta nel 2014.
Era così grande la paura di misurarsi ancora una volta con la volontà dell’Assemblea?
Certo tutti possono sbagliare, anche se alcuni errori sono meno perdonabili di altri, ma che dire quando si insiste nell’errore?
Mi sarei aspettato dal Presidente e dal Consiglio Federale una dichiarazione pubblica di scuse e l’immediata convocazione dell’Assemblea Straordinaria ma tutto questo non è ancora avvenuto e si dà a intendere che tutto sia a posto, e che l’iter seguito dalla  Federazione sia stato regolare.
Mi creda, Onorevole, non siamo dinanzi ad una questione politica, non si tratta più di sostenere questa o quella fazione ma ci troviamo di fronte ad una grave crisi della democrazia interna alla Federazione.
Come si può accettare, come può farlo Lei che è un membro del Parlamento Italiano, che l’organo di governo avochi a sé i compiti dell’Assemblea?
Se domani il Consiglio dei Ministri inviasse al Capo dello Stato il testo modificato di una legge del Parlamento, dichiarando che si trattava di refusi o che non c’era il tempo di ascoltare il Parlamento, cosa direbbe? Cosa mai diremmo tutti?
Mio caro Onorevole, quando si cominciano a trovare delle scuse, quando si fa appello a ragioni di urgenza per giustificare il mancato rispetto del principio di separazione dei poteri, in quel momento la Democrazia inizia a morire. E quando muore la Democrazia alla fine tutti finiscono per pagarne il prezzo.
Ma come Lei forse saprà fra poco saranno i giudici dello Stato e non quelli federali, ad occuparsi di questa e di altre questioni. Interverrà, forse,  il Prefetto e si dice pure che qualcuno abbia depositato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma per accertare la ricorrenza di eventuali reati per quella parte del procedimento di approvazione che presenta aspetti, per così dire, di pubblica rilevanza.
Ma come ne uscirà l’immagine della Federazione? Quella immagine che Lei ha imposto al mondo con i suoi indimenticabili successi?
Ci rifletta, On. Vezzali, si faccia consegnare tutti i documenti, consulti i suoi consulenti legali, arrivi al bandolo di questa ingarbugliata matassa e intervenga. Assuma l’iniziativa del suo ruolo e non resti da parte a guardare come lentamente muore una Federazione sportiva.
Ezio Rinaldi


venerdì 10 febbraio 2017

LA BATTAGLIOLA

di Zorba IFIORINIS
Nel medioevo e anche nel rinascimento, la battagliola era un gioco. Ci si menava con armi spuntate, bastoni e affini, simulando una battaglia. Magari si regolava qualche conto in sospeso, chi in segreto, chi no, ma alla fin fine era un momento in cui, con il gioco si stemperavano i toni delle reciproche relazioni cittadine e sociali, che spesso erano infiammate dalle prese di posizione dei singoli. Oggi le battagliole permangono sotto forma di rievocazioni medievali cittadine.
Nella FIS però pare che la battagliola sia diventata una pratica seria, anzi serissima. I toni sono accesi e le parole sono salatissime, come le parcelle degli avvocati.
Il fronte maggiore è stato acceso dalla Federazione, verso l'Accademia Nazionale di Scherma. L'indizione del bando d’esami per diventare istruttore di II livello (istruttore Nazionale) e III livello (Maestro di scherma), ha mostrato le vocazioni indipendentiste della neoeletta compagine federale, verso la formazione dei suoi maestri di scherma. Il consiglio, rinnovato in due decimi e confermato per gli altri otto, opera nel segno della continuità dei suoi uomini di governo, reclama, senza mezzi termini, ma con azioni precise, il primato nel controllo della formazione dei futuri istruttori sportivi, quelli che apriranno nuove palestre, che andranno a coadiuvare gli istruttori già operanti e che un domani li sostituiranno.
Per la verità non si capisce bene quali siano stati i motivi ispiratori di questa azione di governo, anche perché non era nel programma elettorale federale. Dopotutto la FIS è nata nel 1909, molto dopo l'Accademia, che nella sua storia, non ha mai fatto politica in senso stretto, offrendo i servigi alla Federazione in quanto esperta nel formare e diplomare gli aspiranti maestri di scherma.
A questo punto la battagliola vede due schieramenti, l'Accademia contro il resto del mondo (schermistico), cosa che si desume dal fatto che l'Accademia stessa abbia indetto identica sessione d'esame nel medesimo giorno in cui la FIS ha bandito i suoi cioè l'11 e il 12 marzo. Questo farà sì che gli aspiranti istruttori si schierino dichiaratamente per l'uno o l'altro, consapevoli che se andranno con l'Accademia si metteranno contro la FIS, e se si schiereranno con la FIS e questa dovesse perdere un eventuale contenzioso legale con l'Accademia, dovrebbe regolarizzare con l'Accademia un titolo acquisito in maniera controversa, con evidente irritazione del candidato. Una iter magistrale che l'aspirante istruttore vivrebbe angosciosamente, ben più di quanto di per sé non sia già.
Eppure gli enigmi restano. Perché l'AIMS sta facendo questo? Come mai volersi fronteggiare in questo modo? Da lontano, ma anche da vicino, ci sembrava che vi fosse spazio per tutti, specie per delineare ruoli istituzionali e attività localizzate in tutto il territorio nazionale, nell'interesse reciproco. In un mondo piccolo e agile come quello della scherma, che è ancora tutto da programmare e da ampliare, il lavoro sembrava molto, se non moltissimo e lavorarci assieme, (sempre guardando da lontano) poteva essere una formula vincente. Mostrare una capacità organizzativa globale e sinergica sarebbe stato un vantaggio per le due istituzioni e per gli aspiranti istruttori, con grande vantaggio per la Federazione che si alleggeriva nel suo lavoro quotidiano, demandando a esperti del settore, un lavoro che lei praticamente sembra dover appaltare ancora una volta, ma ad altro soggetto, diverso dall'Accademia. Ma così non è, e per come si stanno profilando sempre più gli schieramenti, sembra che la divisione aumenterà, generando uno strabismo divergente, che allontanerà e di tanto, coloro che si vedranno schierati presso l'uno o l'altro esercito.
Personalmente, sono fiero di avere appeso in palestra il diploma dell'Accademia, che si fregia di 157 anni di carriera istituzionale. Di contro, il nuovo diploma neonato, rilasciato dalla Federazione, che di certo autorizzerà l'iscrizione del diplomato presso la Lista Tecnica Federale, che pur sarà ottenuto secondo i crismi dettati dallo SNaQ, ci sembra di capire che non avrà il medesimo peso storico e legale, specie per un certo numero di norme dello stato italiano, che di fatto difendono l'Accademia. Eppure, chi conosce la politica schermistica, sa che la Federazione, prima di questo episodio, non faceva fatica a controllare i corsi, gli aspiranti istruttori e chi i corsi li organizzava. Pertanto non si riesce bene a capire quale sia stata la scintilla che abbia fatto divampare l'incendio in tale direzione.
Una battagliola per nulla divertente.


martedì 7 febbraio 2017

C’ERA UNA VOLTA UNO STATUTO … - Parte Seconda



Dato il successo di questa avvincente storia, (quasi 800 letture nelle prime ventiquattro ore), il mio editore mi ha invitato a scrivere il sequel, e quindi mi accingo a narrare …
Stamattina sul davanzale della mia finestra si è posato un passerotto ciarliero, veniva da Roma e così mentre si riposava dal lungo viaggio abbiamo fatto due chiacchiere.
Lui ha il suo nido in un angolino di un palazzo grande e squadrato, rosa e bianco, in una zona verde di Roma e da lì vede molte cose.
Pare che sabato mattina, in quel palazzo, si fosse scatenato un gran trambusto che gli ha arrecato molto fastidio. Voleva quindi protestare fermamente ma poi si è accorto che era in corso un vero dramma. Alcune persone si affannavano disperate alla ricerca di un fascicolo che avrebbe dovuto contenere delle carte, che però non c’erano, o forse non c’erano mai state.
Poi però è arrivato un tipo, elegante e un po’ blasé, che ha guardato il fascicolo e ha detto agli altri, “perché cercate queste carte? qui ci sono solo refusi”  e ha riportato la calma.
Nel frattempo la mattina era passata e il passerotto è andato a trovare un suo amico che abita dall’altra parte del Tevere, in un palazzetto più bruttino. Pare che anche lì ci fosse stata grande agitazione per la lettura di un giornalaccio, poi però era tornata la calma perché un altro tipo, poco elegante e per niente blasè, aveva sentito la bella notizia dei refusi da quelli del palazzo rosa e si era lasciato contagiare dall’euforia generale.
Questo pettegolezzo del passerotto, non ha nulla a che vedere con la nostra storia, però per un’incomprensibile associazione di pensieri mi ha fatto venire in mente un’idea.
Mi sono chiesto, ma se un avvocato volesse provare a difendere la posizione della Federazione in un ipotetico giudizio, sportivo, amministrativo, civile o penale,  per questa vicenda dello Statuto, cosa mai potrebbe argomentare?
Potrebbe forse dire che lo Statuto del 2016 è stato approvato dal Coni e dunque è formalmente valido. Potrebbe dire che non è stato impugnato nei termini. Potrebbe dire ancora che il Commissario ad acta per errore ha lavorato su un testo sbagliato che non comprendeva le modifiche del 2012, e quindi la Federazione si è limitata a riportare a norma un testo fondamentalmente errato.
Certo un avvocato, potrebbe dire tante cose, in fondo sarebbe pagato per questo.
Ma un giudice, un giudice vero, cosa risponderebbe?
Forse un giudice spiegherebbe alle parti che l’approvazione del CONI vale soltanto  “a fini sportivi”, e non sana i vizi intrinseci dell’atto. E forse, dico forse, tra le righe della sentenza chiederebbe conto dell’affermazione contenuta nella delibera  n. 417/2016 con cui si attesta “la conformità della prefata normativa al codice civile”  magari demandando ad altro organo, con altre funzioni, di accertare qualcos’altro.
Chiarirebbe, poi, che  i termini di impugnazione decorrono dalle delibere e che il nostro Statuto non è figlio di nessun organo della Fis e che non esiste alcuna deliberazione, dell’Assemblea, del Consiglio Federale o del Consiglio di Presidenza, che lo abbia partorito.( Forse è apparso un giorno sulla famosa “bacheca” di via Tiziano 74, e qualcuno di buona volontà lo ha adottato, senza però dargli mai un cognome.)
Spiegherebbe al nostro avvocato che quando sostiene che l’approvazione della Giunta Nazionale rende lo Statuto inoppugnabile allora è costretto a riconoscere che anche lo Statuto del 2014 lo era, perché era stato approvato addirittura due volte, dal Presidente prima e dalla Giunta poi. E poi forse gli spiegherebbe che le leggi dello stato italiano vietano di apportare modifiche agli atti formali, se non per mezzo di atti successivi che abbiano i medesimi requisiti di forma. Gli insegnerebbe che quel famoso codice civile, quello cui deve conformarsi lo statuto, impone che lo statuto e le sue modifiche siano adottate dall’Assemblea e che diversamente l’atto non esiste.
E poi gli consiglierebbe di rileggere con molta attenzione anche il testo dello Statuto del 2012 e di fare caso a quelle parti di questo Statuto che, sebbene presenti anche nel testo del 2014, sono sparite dal testo del 2016.
Poi forse il nostro giudice, posata la toga e indossata la veste del comune cittadino, quello che paga le tasse, si chiederebbe quanto costa la prestazione professionale di un Commissario ad acta e cosa serve nominarlo se poi, quando sbaglia, basta un anonimo correttore di bozze a rifare da capo tutto il suo lavoro. Si chiederebbe a cosa servono le riunioni di Giunta e le istruttorie che le precedono, quanto pesano sulle nostre tasche anche le Commissioni Statuti e Regolamenti se poi ogni volta ci scappano degli errori, e perché mai le funzioni del Segretario Generale del Coni sono svolte come attività di supporto da CONI Servizi e quanto costa tutto questo trambusto allo Stato e ai cittadini.
E forse si chiederebbe “ma perché mai sono venuti da me a farsi spiegare una questione di diritto così lampante, non avrebbe dovuto il CONI correre subito a commissariare la FIS?”
Ma questa è un’altra storia …. (to be continued)
A. Fileccia

sabato 4 febbraio 2017

C’ERA UNA VOLTA UNO STATUTO ……….

La storia che sto per raccontare ha dell’incredibile eppure è vera! E’ la misura della prepotenza federale e della scarsa considerazione che la FIS continua a mostrare nei confronti dei propri affiliati. 
Non occorre che vi anticipi chi sono i protagonisti poiché sono certo che ci siete già arrivati da soli.
Il 20 novembre scorso, durante lo svolgimento della assemblea elettiva, il Presidente della Federazione Giorgio Scarso, alla presenza del Segretario Generale del CONI dott. Roberto Fabbricini, nel dare lettura della relazione di fine mandato, ha dichiarato: “ Alla luce delle numerose e consistenti modifiche statutarie richieste dal CONI lo stesso ha nominato un Commissario ad acta che ha provveduto ad aggiornare lo Statuto federale di concerto con la Commissione Statuti e regolamenti coordinata dal suo presidente e dal referente del Consiglio Federale Ing. Giuseppe Cafiero che ringrazio per la sua collaborazione. Visto il prolungarsi del periodo di revisione dello stesso conclusosi il 29 settembre 2016 non è stato possibile convocare un’assemblea straordinaria per apportare alcune modifiche, alcuni correttivi che si evidenziano nella gestione di tutti i giorni.”
In sostanza il Presidente ha  affermato che  lo Statuto vigente, già redatto da un Commissario ad acta ed approvato dal CONI,  sarebbe stato  oggetto di un processo di revisione  protrattosi  talmente a lungo da non consentire la convocazione dell’Assemblea ai fini della sua regolare approvazione.
La medesima dichiarazione è testualmente riportata anche nell’ agile volumetto titolato “BILANCIO DI MANDATO FEDERALE QUADRIENNIO 2013/2016, distribuito nel corso dell’Assemblea elettiva.
 In effetti, il 26 settembre 2016, era stato pubblicato sul sito della Federazione Italiana Scherma il testo del nuovo Statuto federale, preceduto da una lettera di accompagnamento del Segretario Generale Marco Cannella nella quale si dava atto che: … con delibera n. 417 del 23 settembre 2016, la Giunta Nazionale del Coni ha approvato il testo dello Statuto della Federazione Italiana Scherma, in sostituzione del testo precedentemente ratificato che presentava refusi non sostanziali.
La formula utilizzata da Cannella, sebbene apparentemente tranquillizzante grazie al richiamo della della delibera di approvazione della Giunta CONI, mi era apparsa ambigua poiché non solo ometteva ogni riferimento alle procedure formali che erano state poste in essere nel processo di revisione ma non indicava neppure quante e quali fossero le correzioni apportate.
Sennonché, a seguito della dichiarazione resa dal Presidente, mi sono determinato ad approfondire tutta la vicenda.
Quello che ne è emerso è davvero incredibile.
Soggetti non meglio individuati avrebbero apportato numerose modifiche al testo dello Statuto che il Segretario ha poi trasmesso al CONI dichiarando, con nota protocollare n. 4340/16 del 07/09/2016  che “a seguito di una attenta verifica sono stati riscontrati alcuni meri refusi ed errori materiali nello Statuto Federale attualmente in vigore ……. si precisa che il testo da ratificare non contiene alcuna modifica sostanziale e che i contenuti sono totalmente aderenti al testo  redatto da un Commissario ad acta a suo tempo incaricato di eseguire le modifiche disposte dal CONI.”
Mi pare evidente come tale dichiarazione contrasti radicalmente con quella più esplicita formulata dal Presidente Scarso nel corso dell’Assemblea Elettiva.
Di fatto gli articoli modificati sono oltre 15, alcuni dei quali in modo talmente radicale da escludere che si possa essere trattato della correzione di meri refusi, così come può essere agevolmente verificato.
Ecco qualche anticipazione.
Con la modifica dell'art. 16:
 
il Segretario Generale è stato elevato al rango di Organo Centrale della FIS;


- il Consiglio di Presidenza, già Organo Centrale, è stato degradato a a Struttura Centrale della F.I.S.




miglior sceneggiatura non originale: la modifica dell’art. 64 sull’elezione del Presidente e sul divieto di terzo mandato (nomination premio internazionale “fair play” 2016).






migliori effetti speciali: la modifica dell’art. 60 comma 8  in materia di incompatibilità delle
cariche federali


Ma chi ha voluto le modifiche Statutarie? Chi ha eseguito materialmente la revisione? Perche al CONI è stato raccontato che si trattava solo di errori materiali?
E soprattutto quale urgenza ha impedito di investire l’Assemblea che di lì a poco sarebbe stata convocata per il rinnovo delle cariche federali e, quindi, in quella stessa circostanza ben avrebbe potuto deliberare sullo Statuto?
Ai meno esperti di diritto chiarisco che l’unico Organo che ha il potere di apportare modifiche allo Statuto Federale è l’Assemblea, il cui verbale deve essere redatto da un notaio.
In alternativa, e solo in caso di urgenza, è possibile che vi provveda un Commissario ad acta con proprio decreto.
Nel caso di specie mancano sia l’uno che l’altro.
Mi stupisce la disattenzione degli organi preposti al controllo rispetto alla modifiche effettivamente apportate e, soprattutto, il fatto che sia sfuggita loro anche la grave violazione dell’obbligo di forma.
Ma ciò che sorprende oltre ogni misura è il fatto che sia stato tollerato l’inaccettabile esautoramento dell’Assemblea e con esso la violazione dei principi di democrazia, legalità e separazione dei poteri.
Sono certo che chi di competenza interverrà tempestivamente per assicurare il totale ripristino delle regole e sono convinto che all’accertamento di tali gravi violazioni non potrà che seguire il commissariamento della FIS così come è stato fatto nei confronti della FIDS per un violazione che rispetto a quella appena narrata è persino meno grave.
A. Fileccia