lunedì 11 dicembre 2017

GIUSTIZIA E POLTRONE


Nelle settimane scorse sono stati pubblicati diversi provvedimenti degli organi di giustizia sportiva: sei hanno riguardato episodi avvenuti durante la prova giovani di Ravenna e uno è la decisione d’appello del caso già trattato dal blog nel post INTEGRAZIONI E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI.
Dei primi sei sappiamo molto poco dato che il Giudice sportivo raramente narra i fatti su cui è chiamato ad esprimersi, ma, almeno per uno soccorrono i social. La decisione n. 21/17 ha infatti riguardato il caso di una spadista che ha calciato una bottiglietta d’acqua addosso al maestro avversario, e siccome, per come narrato nella decisione, l’atleta ha porto le proprie scuse al maestro, non possiamo che dedurne che si è trattato di un gesto volontario.

La questione affrontata dalla Corte sportiva d’appello, invece, è sufficientemente nota, e dunque posso dare per scontata la conoscenza dei fatti da parte dei lettori e passare direttamente all’esame della decisione, che ha ridotto la sanzione della squalifica a sessanta giorni in luogo dei novanta comminati dal Giudice sportivo.
Secondo la Corte, la condotta del tecnico squalificato non si sarebbe limitata ad un’ingiuria, ma ad una vera e propria aggressione fisica, così come sarebbe emerso in modo irrefutabile al termine dell’istruttoria.
Non sono un tecnico, e quindi il mio esame non potrà coinvolgere le questioni tecniche che, per quanto ne so, potrebbero essere sottoposte all'esame del TAR, il quale se riterrà che la sanzione sia illegittima, potrà condannare la Federazione al risarcimento dei danni. Ma credo che non sia necessario avere cognizioni tecniche per rendersi conto che si tratta di una decisione piena di contraddizioni e di errori.
Leggendo le deposizioni dei testimoni mi sembra abbastanza chiaro che tutti e tre si siano contradetti tra loro, e che nessuno di loro abbia mai affermato che vi sia stata alcuna aggressione fisica, per cui mi sembra assolutamente insensata la scelta della Corte di ritenere “vera” una delle tre testimonianze (peraltro di un minorenne) e ritenere provata l’aggressione. In qualunque giudizio, forse persino in un regime dittatoriale o ai tempi dell’inquisizione spagnola, se i testimoni si contraddicono non si può ritenere raggiunta la prova e, men che mai, l’incamminarsi verso qualcuno potrebbe essere spacciato per aggressione fisica.
Persino nella FIS, il Tribunale federale ha detto che è necessario che gli indizi siano quanto meno concordanti tra loro per ritenere provato un fatto, ma evidentemente la giustizia sportiva propriamente detta, segue regole particolarissime che non hanno precedenti in nessun altro tipo di giurisdizione, neppure nella stessa giustizia federale non “sportiva”.
Ma la Corte, infatti, ha avuto l’accortezza di sottolineare che la giustizia sportiva non è legata ad alcun tipo di formalismo, potendo i giudici, in pratica, fare ciò che ritengono più opportuno, mentre sono i tesserati e soprattutto gli accusati coloro da cui i giudici federali pretendono il rigoroso rispetto delle forme; tanto che, più volte, la Corte ha sentito la necessità di sottolineare che alcune richieste dell’accusato non erano state espresse in modo formale per cui non potevano essere tenute in considerazione.
Sempre nello stesso spirito di “autonomia” la Corte ha affermato che le categorie del diritto penale non possono essere applicate alla giustizia sportiva, salvo poi richiamarle per motivare alcune scelte. E in questo altalenare di giudizio, almeno per quel che sembra a me, l’unico criterio è stato quello del minor vantaggio per la posizione dell’accusato.
Sarà proprio che non sono un tecnico e quindi non ho gli strumenti per seguire i sentieri del ragionamento dei giuristi, ma, da profano, a me sembra che questi sentieri siano piuttosto tortuosi e pieni di insidie.
Non è mai chiaro, leggendo le decisioni pubblicate sul sito federale, perché la giustizia sportiva non riesca a trovare una strada maestra ben asfaltata sulla quale fare camminare nello stesso modo e con gli stessi mezzi tutti i tesserati e gli affiliati.
Perché, mi chiedo io, calciare una bottiglietta d’acqua contro il maestro avversario merita un solo giorno di squalifica e dirigersi verso l’accompagnatore non tesserato che ha insultato il proprio allievo con disabilità psicologica è un’aggressione che richiede 90/60 giorni di squalifica?
Perché uno stesso fatto (quello oggetto della decisione n.  7/13 del Giudice sportivo e della decisione del 17 febbraio 2014 del Giudice Unico) riceve due qualificazioni diametralmente opposte, e in una l’aggressore appare aggredito e nell’altra l’esatto contrario?
Forse la migliore risposta la fornisce proprio la Corte laddove rammenta come “ogni propria decisione sia coerente ed uniformata al precetto sostanziale e processuale di talché l’”invito” del difensore del reclamante, si palesa del tutto gratuito ed inopportuno”, cioè ci dice che ogni decisione è un caso a sé, ed è in sé perfetta e non può essere né criticata o raffrontata con altre perché promana dalla giustizia sportiva a cui vanno piegati e sottomessi pure i principi costituzionali richiamati dal CONI.
Un’equazione perfetta quella espressa dalla Corte sportiva: il giudice interpreta la legge, quindi ogni sua decisione non può che essere coerente con la legge, e dunque non può essere criticata o considerata in contraddizione con le altre, perché tutte promanano dal giudice che interpreta la legge e dunque sono ineccepibili.
E quindi, alla fine, pure un “ignorante” come me è riuscito a trovare il bandolo della matassa: quello che capiamo noi delle “leggi federali” non ha nessuna importanza perché vale solo quello che ne pensa la giustizia sportiva in quel particolare momento.
Così, allo stesso modo, non ha nessuna importanza per i giudici federali che l’art. 35, comma 3 lett. C., dello Statuto federale dica che i componenti degli Organi di Giustizia non devono avere rapporti di lavoro subordinato o continuativi di consulenza o di prestazione d’opera retribuita, ovvero altri rapporti di natura patrimoniale o associativa che ne compromettano l’indipendenza con la Federazione o con i tesserati, gli affiliati e gli atri soggetti sottoposti alla sua giurisdizione. O che l’art. 60, comma 4 dello Statuto federale dica che le cariche … di componente … degli Organi di Giustizia …. sono incompatibili con qualsiasi altra carica federale e sociale nell’ambito della FIS. Se un componente degli Organi di giustizia si dovesse trovare per caso in una situazione che lo Statuto definisce di incompatibilità e perciò vietata, in ogni caso la decisione da lui assunta sarebbe perfetta perché coerente ed uniformata al precetto sostanziale e processuale.
E sarà stato dunque per questo motivo che uno dei giudici del collegio che ha emesso la decisione n. 3/17 orgogliosamente comunica sul sito internet della propria associazione schermistica di essere componente della Corte sportiva d’appello, nonché Tecnico e Presidente della stessa associazione e di avere rapporti di collaborazione quale docente con diverse Realtà regionali e non; e che un giornale locale abbia ritenuto che la nomina a membro della Corte sportiva d’appello fosse un prestigioso riconoscimento per l’associazione per cui gareggia un altro dei giudici del collegio.
Ormai lo abbiamo capito, questi inutili formalismi non valgono per la giustizia sportiva. Ma ce ne faremo una ragione?
Certo che NO!
Noi continuiamo a sognare una federazione dove ogni decisione non formi un caso a sé ma sia coerente con le altre e, soprattutto, con lo Statuto e con i Regolamenti, e continueremo a lavorare per questo con l’aiuto degli amici vecchi e nuovi (molti ed inattesi) fino a quando non lo avremo ottenuto.
Per conto mio, invito da subito questi giudici a dimettersi. Solo così darebbero certezza di una posizione equidistante da tutte le parti in causa, ovvero dalla FIS, dagli Affiliati, dai tesserati dai Tecnici  e dagli arbitri. La posizione di alcuni di loro è inequivocabilmente e palesemente incompatibile con il ruolo ricoperto nel club di appartenenza, conseguentemente non possono garantire quella terzietà che un Giudice deve avere. Chi li ha nominati? Certamente non la base, pertanto quale fiducia riporre in tale Organismo?
E non è solo questo uno dei malesseri federali, sembra infatti che nelle terre del sud stia per scoppiare una bomba la cui deflagrazione farebbe diverse illustri vittime: staremo a vedere. Farò le opportune verifiche, assumerò informazioni certe ed incontestabili e, cari lettori, vi terrò informati.



Credo che la corsa alla conservazione della poltrona sia lo sport preferito, se volete l’attività
primaria, di ogni federazione. Infatti, certamente non vi sarà sfuggito, la legge sul riordino del CONI ha avuto una imprevista ed inimmaginabile frenata, tanto da non essere stata calendarizzata tra i provvedimenti che questo Parlamento dovrà approvare entro fine anno, per cui stando così le cose il Presidente del CONI dovrà lasciare l’incarico al termine di questo mandato.
Pronto l’intervento del Ministro Lotti, il quale ha presentato un emendamento alla legge di bilancio, l’ultimo treno prima dello scioglimento delle Camere, con il quale si cerca di salvare la poltrona di MALAGO’(https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/12/11/legge-di-bilancio-la-norma-salva-malago-voluta-da-lotti-e-inammissibile-il-regalo-al-presidente-coni-appeso-a-un-filo/4032147/.
Tale emendamento viene presentato come un elemento necessario al fine di garantire il corretto utilizzo delle risorse che il Governo predispone, nella predetta legge, per la vita dello sport Italiano. In buona sostanza si vorrebbe permettere al massimo dirigente del CONI di ricandidarsi per il terzo mandato, però ciò non sarebbe consentito ai Presidenti federali uscenti alla terza riconferma. E’ chiaro che la cosa abbia suscitato le ire e le proteste di questi ultimi, i quali ambiscono allo stesso trattamento riservato per MALAGO’. Il mio pensiero è che tale emendamento non abbia nulla a che vedere con la legge di bilancio, pertanto non dovrebbe passare, ma se dovesse essere approvato (in politica non do mai nulla per scontato) Scarso, al termine di questo quadriennio, dovrà andare a casa. Vi terrò informati anche su questo argomento.
Ezio RINALDI

mercoledì 6 dicembre 2017

TORINO: Gran Prix FIE di Fioretto

Lo Scorso fine settimana si è disputata a Torino la prova di Gran Prix del fioretto, sia maschile che femminile, giunta alla sua terza edizione. Torino ha però una lunghissima tradizione di gare internazionali, che comincia all’inizio degli anni ’50 con lo storico “Trofeo Martini”, che accompagnerà la gara fino al 1979. Dall’anno successivo ci sarà prima il “Trofeo CRT” e quindi i vari marchi “Lancia”, fino al 2002 quando la gara subirà una sospensione di qualche anno. Si ritorna con la coppa del Mondo, e ancora con il marchio Lancia nel 2008, quando però la gestione dell’evento non sarà più dello storico Club Scherma Torino ma dell’Accademia Marchesa, che organizza adesso la competizione. Unico GP FIE europeo, non solo italiano.
La gara femminile ha visto in pedana tante giovani promesse della scherma italiana, è tra tutte quella che ha sicuramente brillato maggiormente è stata la mestrina Martina Favarato, che a soli 16 anni ha conquistato un posto tra le migliori otto della gara. E considerando che è stato il suo esordio in una gara di Coppa del Mondo Assoluta direi che siamo nel campo dello straordinario. A mia memoria, ad una età così verde ricordo solo fenomeni come la Vaccaroni, la Trillini e la Vezzali riuscire a competere con le seniores a questi livelli. Se la fanciulla, allenata da un grande campione come Mauro Numa, saprà tenere la testa ben montata sulle spalle potrebbe anche ricalcarne le orme, e garantirsi un futuro di successi e medaglie. Altra giovane promessa della scherma azzurra è senz’altro Serena Rossini, classe ’99 anconetana allenata da Giovanna Trillini. Non fosse stato per l’exploit della mestrina la palma di sorpresa del giorno sarebbe stata sicuramente sua, che la gara l’ha terninata soltanto un turno prima, quello del tabellone da 16. Da anni la ragazza è ai vertici della categoria U20, questo risultato potrebbe essere il suo primo passo importante per scalare anche la categoria assoluta. Detto delle giovani promesse, giusto anche ricordare che davanti a loro hanno comunque la corazzata che da cinque lustri si è accaparrata il copyright di “Dream Team del fioretto”, e pare non abbia nessuna intenzione di appaltarlo ad altre. Se la gara è stata vinta dalla fuoriclasse russa Deriglazova, a circondarla sul podio c’erano tre italiane: la solita Volpi, la solita Errigo e la brava De Costanzo, quest’ultima a dimostrare che in casa nostra se qualcuna toppa la singola gara c’è sempre un’altra pronta a raccogliere la bandiera e portarla in alto.
Detto delle atlete giusto dire anche qualcosa dei maestri. Ora che è ufficiale si può tranquillamente dire: ne abbiamo perso un altro. Questa gara è stato l’esordio di Matteo Zennaro quale maestro della federazione canadese per il fioretto femminile, e dal 3 gennaio sarà presso la Ohio State University ad insegnare scherma agli americani. E non pare sarà l’unico, voci di parterre, non confermate dai diretti interessati per cui evito di fare nomi, danno come prossimi partenti altri due tecnici di pari livello. Io ho provato a fare il ficcanaso e chiedere conferma ai diretti interessati, loro naturalmente hanno seccamente negato….ma hanno anche chiesto di non dire nulla….chi vuole capire, ha capito. Se poi consideriamo che alla gara c’erano Lorenzo Nini quale tecnico della squadra austriaca, Andrea Magro per il Kuwait, Massimo Omeri con il Qatar, Giovanni Bortolaso con le tedesche e almeno altri due che lavorano con altre federazioni, il prossimo anno c’è il serio rischio che a fondo pedana si parli quasi solo italiano. E ancora ci si domanda come mai da qualche tempo vincano anche le altre…..
Domenica è stata la volta del fioretto maschile. Dalle qualificazioni di venerdì sono usciti dei nomi di giovanissimi atleti che hanno già dimostrato una certa dimestichezza con la scherma dei grandi, altri invece non hanno superato lo scoglio delle qualificazioni. Al contrario delle ragazze, qui è parso che qualcuno non fosse ancora pronto per il salto di categoria, soprattutto chi quel salto lo ha dovuto fare doppio, passando da una scarsa esperienza internazionale accumulata nella categoria U20 da cadetto, ad una gara che richiederebbe ben altro approccio, e in un paio di casi anche ben altro fisico. Un bravo se lo merita il lungagnone jesino Marini, che ha saputo superare il girone di qualificazione ed eliminare due seniores per approdare al tabellone principale. Eroe della domenica il ternano Foconi, allenato dal bravo Filippo Romagnoli (tecnico anche di Elisa Vardaro), lo scorso anno uscì vincitore questa volta resta sul podio, e non è poco visto il livello della gara. Vince l’americano Massialas davanti al russo Safin. La sorpresona la fanno però due carneadi che proprio non si potevano pronosticare: l’australiano Douglas, che si ferma nei 16, e l’ivoriano Keryhuel 19° alla fine della gara. Quest’ultimo ha impressionato positivamente per una scherma veloce e completa, cosa che non ci si aspettava da un atleta assolutamente sconosciuto nel circuito, tanto da creare non pochi punti interrogativi tra gli “addetti ai lavori” in difficoltà a capire la sigla CIV a quale paese si associasse.
Non numeroso il pubblico presente, e qui non voglio addentrarmi in analisi che dovrebbero fare esperti di marketing e comunicazione. Da cittadino torinese posso solo dire che l’attenzione da parte dei media sull’evento è stata abbastanza scarsa, il big match Napoli-Juventus ha fagocitato il 99% dello spazio che TG sportivi e giornali avevano a disposizione per lo sport. Come sempre la concorrenza con il calcio vede qualsiasi altro sport come perdente. Trovo un esercizio di inutile leziosità cominciare a parlare del tempo o del costo del biglietto. Quando la scherma era all’apice della popolarità, ovvero quando in tv ci andavano di continuo i nostri atleti, mi ricordo una nevicata clamorosa in pieno marzo e biglietti a pagamento, ma un palazzetto comunque pieno.
Anche il palasport del parco Ruffini comincia a mostrare i suoi limiti strutturali. Si tratta di un edificio costruito negli anni ’70 per ospitare Pallavolo e Pallacanestro, mai studiato per altri eventi che alla struttura devono adattarsi. Pessima visuale dagli spalti, specie spostandosi nella parte superiore dei seggiolini blu. La struttura è ideale quando tutti si siedono e ci rimangono per tutta la durata dell’evento, problematico quando c’è un continuo via vai di spettatori, atleti, tecnici, staff, ecc.. ecc.. La pedana blu poi, messa alle spalle dell’area destinata al riscaldamento, era la più sacrificata, lontana da tutto. E dire che è stata la pedana dove hanno tirato Cassarà, Garozzo e Foconi per tutta la gara, cioè quelli che magari gli spettatori volevano vedere da vicino.
ATTENZIONE, questa non è una critica agli organizzatori, in quanto lo stesso Michele Torella, presidente della società e del comitato organizzatore, ha detto durante la conferenza stampa che occorre trovare una nuova sistemazione per la gara, in quanto il palasport non è il massimo e crea molti problemi.
Avendo visto i campionati del Mondo del 2006, oltre che le olimpiadi invernali, posso affermare che la sistemazione ideale per “gli altri sport” sia la struttura dell’Oval del Lingotto. Si potrebbero ricreare quelle tribune uniche e le pedane rialzate che consentirebbero la massima fruizione da parte del pubblico, oltre ad avere gli spazi adeguati per ospitare anche le pendane necessarie per le qualificazioni del venerdì, mettendo tutta la gara in una unica struttura, e non su due come avviene adesso. Certo, i costi sarebbero ben altri rispetto al palasport e alla Sisport, ma qui dovrebbe intervenire con tutto il suo peso politico una federazione che dovrebbe avere nel GP FIE di Torino uno dei suoi fiori all’occhiello, da difendere con le unghie e con i denti, anche a costo di dovere magari rivedere alcuni capitoli di spesa e destinare qualche fondo alla gara.
Sempre approposito di federazione. Tra lo scarso pubblico ho incontrato un solo altro presidente di club piemontese, e nessuno di quelli che conosco delle regioni limitrofe. Un vero peccato, perché presente avevamo sia il presidente Scarso che i consiglieri Azzi e Randazzo. Sarebbe stata un buona occasione per usufruire di una delle tante sale disponibile nella struttura per incontrare le società piemontesi, e magari rispondere a qualche domanda.
Paolo CUCCU

sabato 25 novembre 2017

PSICOLOGI, "CINESI E CANGURI"

Lo scorso fine settimana abbiamo accompagnato i nostri figli a Mazara del Vallo per partecipare alla gara nazionale di sciabola trofeo Kinder sport.
Da assidui lettori del blog, nutrivamo particolari aspettative da questa gara, e infatti non siamo rimasti delusi!
Mazara, come città ci è piaciuta parecchio e riteniamo meriti una visita estiva meno affrettata, diverse le impressioni della gara.
Cominciamo dal palazzetto, una costruzione da scempio edilizio degli anni ’70 collocata in una landa incolta e isolata; servizi igienici pessimi e acustica infernale.
Tutto sommato, niente di insolito, dato che la maggior parte dei palazzetti dello sport conosciuti grazie alle folli trasferte in giro per l’Italia cui ci ha abituato Mamma Federazione, sono suppergiù così. Però considerato il denaro che la Regione Sicilia spende per lo sport (si diceva 4.000.000 di euro di contributi per la stagione 2017 di cui 400.000,00 al Coni Sicilia e 60.908,00 al Comitato regionale FIS) e la sovrabbondanza di politici che sforna, ci saremmo aspettati di meglio.
Ma evidentemente in Sicilia il denaro lo spendono in opere non immediatamente visibili.
Tornando alla gara, la seconda cosa che ci ha colpito sono stati i numeri, molto bassi. Solo 288 atleti, meno di una gara interregionale g.p.g., un numero di gran lunga inferiore a quello dei partecipanti alla medesima gara solo un anno fa. A Montecatini nel novembre 2016 hanno partecipato 510 atleti mentre a marzo, a San Severo, di solito boicottata per le difficoltà logistiche, 450 atleti (a cui vanno sottratti circa  una ventina di partecipanti ad un torneo promozionale).
Il motivo è evidente, la trasferta (come abbiamo sperimentato personalmente) era molto costosa e le società non hanno fatto partecipare i più piccoli tra i loro atleti, persuasi che mettere una famiglia alla sua prima trasferta davanti ad una spesa ingente quale quella che abbiamo sostenuto noi, avrebbe comportato una disaffezione precoce dall’attività agonistica.
E non ci si venga a dire “così capite che sacrifici affrontiamo noi siciliani”, perché con i bei soldini che il Comitato regionale riceve da Regione e Federazione, sicuramente avrà modo di aiutare le società.
La terza cosa che ci ha colpito è stata l’atmosfera.
Sarà stato per i bassi numeri dei partecipanti, o per altro motivo, Mamma Federazione a Mazara ci è sembrata piuttosto Matrigna.
Per la Federazione erano presenti il presidente e il consigliere federale Vezzali. Mentre la Vezzali elargiva sorrisi, strette di mano e ringraziamenti ai genitori raccogliendo consensi a destra e manca, il presidente saettava occhiate truci agli arbitri, impartendo comandi silenziosi affinché intervenissero qua e là a fare osservare il regolamento.
Apparentemente, infatti, la direzione di torneo sotto lo sguardo vigile e torvo del presidente, con il sostegno “a distanza” del segretario generale, ha applicato il regolamento, non alla lettera, ma addirittura “oltre”.
Tre episodi tra tutti: nella giornata di sabato durante il minuto di intervallo di un assalto per i quarti di finale un maestro ha porto un auricolare al suo atleta. Naturalmente non sapremo mai quale fosse il fine del Maestro, se far ascoltare una musichetta rilassante al proprio atleta o farlo parlare con la mamma, fatto sta che la direzione di torneo ha deciso di intervenire per impedire che ciò accadesse e, addirittura, il giorno dopo, ha letto un avviso secondo cui non era consentito l’uso di auricolari nell’intervallo degli assalti.
Tra noi genitori abbiamo fatto un consulto veloce, dato che è di moda tra i ragazzini ascoltare musica con le cuffiette per darsi la carica. Qualcuno ha tirato fuori i regolamenti, ma non siamo riusciti a trovare la regola che stabilisce il divieto di usare l’auricolare nel minuto di riposo durante un assalto.
Forse sarebbe giusto che, specialmente nelle gare di g.p.g., Mamma Federazione comunicasse prima regole e sottoregole che “in quell’occasione” riterrà di applicare.
E diciamo “in quell’occasione” perché a noi, che seguiamo i nostri figli da anni, questa regola è sembrata inventata al momento, e anche inutilmente vessatoria, così come quando agli ebrei si proibivano cioccolata e patate: una cosa a caso giusto per dare fastidio e ricordare chi comanda veramente. Una stupidissima  e ridicola dimostrazione di potere allo stato puro.
Il secondo episodio è occorso di domenica. Non lo avremmo potuto apprezzare veramente se non fossimo assidui lettori del blog e quindi non ne conoscessimo l’antefatto che era stato raccontato nell’articolo “Integrazioni e provvedimenti disciplinari”.
A quanto sembra la Corte d’appello federale avrebbe sospeso la squalifica che il giudice sportivo aveva inflitto al tecnico menzionato in quell’articolo, al solo fine di consentirgli di assistere in gara quell’unico atleta per difendere il quale si è beccato la sanzione.
Sembra che la direzione di torneo abbia consentito al tecnico di seguire quell’atleta impedendo, tuttavia, al suo psicologo di accedere al parterre.
Tale divieto, sarebbe stato impartito direttamente dal segretario generale, al quale si era rivolta la direzione di torneo a seguito delle proteste sollevate nell’interesse dell’atleta autistico. Secondo quanto riferito da alcuni genitori il segretario avrebbe liquidato la questione con una affermazione gnomica: se il ragazzo autistico era stato iscritto alla gara voleva dire che non aveva bisogno dello psicologo,  perché se avesse avuto bisogno dello psicologo non avrebbe potuto partecipare alle gara.
Abbiamo discusso a lungo con quei genitori ed anche in questo caso ci è sembrato che la regola applicata sia stata  “no cioccolato e patate” dato che ciò che è stato proibito allo psicologo è stato invece consentito a mamme e ragazzini.  Bambinetti muniti di pass e mammine ansiose (ma prive di pass) hanno passeggiato nel parterre sotto gli occhi ardenti del presidente. Anche ieri, qui a Ravenna, una gran folla camminava nel parterre senza che nessuno dicesse niente e non hanno neppure distribuito pass, sarà che  per regolamento l’accesso al parterre è vietato soltanto agli psicologi (il cui cognome non inizi per M)   e a “cinesi e canguri”.
Terzo episodio. In entrambe le giornate di gara l’accompagnatore non tesserato di cui si parla sempre nell’articolo “Integrazioni e provvedimenti disciplinari” ha accompagnato gli atleti della sua società. Evidentemente, il giorno dopo il fattaccio si è tesserato per Mamma Federazione, almeno così vogliamo sperare. (E la paziente Mammina glielo ha consentito)
In ogni caso, la sua presenza lì ha suonato come una beffa alle regole di Mamma Federazione, che fa figli e figliastri, e ha sollevato il velo sulla ridicola pantomima che stava andando in scena.
Ma ha suonato ben più di uno schiaffo in pieno viso alla mamma di quell’atleta, che dopo quell’infausta gara del 21 ottobre, si è chiuso in sé stesso e non ha rivolto la parola ai suoi familiari per una settimana, e i cui progressi di un anno sono stati cancellati in un momento.
Non dimenticheremo facilmente questa gara, anche perché tra le foto pubblicate da Mamma Federazione in quel giorno ce n’è una che ritrae gli occhi di una madre, forse proprio la madre di quel ragazzino, occhi che non ci fanno dormire la notte, occhi che chiedono Giustizia, occhi che la otterranno.
Italia, 25 novembre  2017
GENITORI STUPITI

L'articolo è stato preceduto da una telefonata di un signore a me sconosciuto, che parlava in rappresentanza di un folto gruppo di genitori, manifestandomi incredulità e rincrescimento per quanto accaduto a Mazara. Non conosco il signore, non ero presente sul luogo di gara ma non oso mettere in dubbio quanto riferitomi: che ragione avrebbe avuto nel mentirmi? 
Ezio RINALDI



domenica 19 novembre 2017

LE VERITA' PARALLELE DELLA F.I.S. - 3^ parte




ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI 1861 -ASD
A Proposito di Procura Federale
Sapete tutti, o quasi, che la Federazione ha deferito al Procuratore federale i consiglieri dell’Accademia Nazionale di Scherma tesserati con la FIS, imputando loro, evidentemente, visto che non è stato prodotto un preciso capo d’accusa fino al momento del processo, la loro appartenenza al consiglio di amministrazione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, il cui Presidente, non tesserato FIS, ha prodotto ricorso al TAR contro la Federazione in merito alle decisioni del suo CDF di indire in proprio gli esami per maestro di scherma.
Non sto a tediarvi su questo argomento, mi limito solo a dire che il ricorso al TAR è l’unico rimedio giurisdizionale  contro le decisioni del CDF della FIS, per cui pretendere di escludere questa unica possibilità significa  aspirare al “potere assoluto” ! D’altra parte mi sembra di ricordare che l’art. 24 della nostra Costituzione affermi che tutti possono adire il giudice per tutelare diritti e interessi legittimi
Ebbene è di qualche giorno fa (17 ottobre 2017) la notizia che l’organo di giustizia federale di primo grado ha “assolto” i nostri soci tesserati FIS, non avendo, evidentemente, rinvenuto alcunché di illecito nella loro condotta. Le motivazioni inoltrate successivamente confermano la mancanza dell'illecito comportamento e, cosa molto interessante, confermano l'autonomia del nostro Ente nei confronti anche della FIS!
Il fatto si commenta da sé e il commento diviene ancora più incisivo, se la vicenda che oggi ha visto il suo epilogo decisorio viene comparata  ad un caso  di un recente passato.
Si tratta di questo.
La FIS (e per essa il suo Presidente)  ritenne di  segnalare al Procuratore, in seguito ad una lettera inviata da me proprio al maestro Scarso, i fatti verificatisi durante le ultime (con riferimento a quell’epoca) sedute di esame. Invero, a nome dell’Accademia Nazionale di Scherma, mi lamentavo del comportamento del Maestro Crisci, Presidente dell’AIMS, comportamento fortemente ostile ed offensivo, comportamento che sembrava, addirittura,  superare, in qualche caso, anche i limiti della legalità, nei confronti dell’Accademia ed i suoi stessi soci.  Ed  a questo punto mi tocca invitarvi a leggere la lettera in questione (all.1).
L’All.2  riporta la risposta di Scarso, francamente molto deludente, ma anche molto significativa circa la sua vocazione al “potere assoluto”.  E lascio al lettore le altre considerazioni (anche relativamente alla mancanza di riscontro a proposito delle “questioni morali”, considerazioni  che pure la lettera sollecitava). Per altro, la risposta del presidente federale appare, ahinoi!, intrinsecamente contraddittoria (è forse stata scritta in minuta da due persone diverse?). Infatti, nella prima parte, si qualificano semplici “beghe” i contrasti tra AIMS ed Accademia Nazionale di Scherma (vale a dire le raccomandazioni in sede di esami e la sottrazione - sia pure temporanea - di una cartella contenete documenti dell’Ente da me presieduto); nella seconda, si afferma che gli episodi segnalati rivestono carattere di “gravità” (testuale), tanto che ne deve essere informato il Procuratore federale.
Insomma: sono beghe o fatti gravi?
Evidentemente, secondo la convenienza del momento e l’interesse di qualcuno.
La lettera di Scarso contiene, poi, un altro passaggio interessante. Si tratta della frase in cui si afferma che AIMS ed Accademia sono enti “autonomi”. Che l’Accademia sia autonoma lo do per certo (fu istituita molto primo della FIS e da un atto avente forza di legge); sono meno certo, però, dell’autonomia dell’AIMS, visto che esso è ampiamente “foraggiato” (mezzi, fondi, locali) dalla FIS e che il suo vicepresidente siede nel consiglio federale. Voglio comunque prendere per buona la affermazione di Scarso, ma allora, se l’Accademia nazionale di Scherma è autonomo, perché la FIS si arroga il diritto (che non ha) di interferire nella sua vita e di deferire, addirittura, al Procuratore federale alcuni suoi soci per le condotte liberamente tenute nel corso delle riunioni dei consigli di amministrazione? (con quale esito, si è visto!).
Torniamo però allo scambio epistolare tra me, Scarso e il Procuratore. Sei giorni dopo, il Procuratore federale mi scrisse (allegando proprio la lettera che avevo inviato a Scarso, l’all.1), “al fine di poter procedere con le opportune verifiche” (all.3).
E’ lo stesso giorno in cui si svolse uno dei famigerati Comitati Operativi (ai quali potrei in seguito dedicare un’apposita puntata) e nel corso del quale il maestro Crisci, messo a confronto con i bigliettini da lui distribuiti,  riconobbe di aver averli scritti, ma affermò che  i suoi erano  solo affettuosi “suggerimenti”….
Il 12 novembre inviai la mia risposta al Procuratore: si tratta di un’altra missiva, con la segnalazione più approfondita dei fatti, comunque, già sopra descritti e non solo quelli (all.4).
Qualche giorno dopo, su sollecitazione della segreteria del Procuratore (che poi è la stessa segreteria federale, SIC!), ebbi modo di telefonargli ed in pratica di confermagli le cose che già gli avevo scritte.
Ovviamente, di questa telefonata non può esservi traccia; meno ovviamente, non c’è traccia nemmeno del post-deferimento del maestro Crisci.
Forse il Procuratore si sarà lasciato convincere che i suoi erano solo degli  affettuosi “suggerimenti”. O forse in Federazione e in alcuni collegati organi “autonomi” si professa la filosofia (e si attua la prassi) dei due presi e delle due misure?
Alla prossima
Il Presidente
Dott. Pasquale La Ragione












lunedì 13 novembre 2017

CAMPIONATI DEL MONDO PARALIMPICI - LAMENTELE E COMMENTI


Si sono conclusi il giorno 12 c.m. i Campionati del mondo di scherma paralimpica, che hanno avuto inizio il 7 novembre 2017 nell’Hotel  Hilton Rome Airport di Fiumicino. Non mi soffermo sul numero delle nazioni partecipanti, che comunque ha visto sulle pedane i rappresentanti di Russia, Polonia, Iraq, Ukraina, Hong Kong, Germania, Grecia, Bielorussia, Brasile, Francia, Thailandia, Korea del Sud, Ungheria, Georgia, USA, Canada e, naturalmente l’Italia. Non era presente la Cina.Spero non mi sia sfuggito nessuno.
Sono andato a vedere la manifestazione e devo subito dire che è stato emozionante assistere agli assalti, svoltisi con passione, determinazione ma in un clima di assoluta sportività. L’Italia ha portato a casa 11 medaglie: 5 ori, 3 arg, e 3 bro. Un bottino assai cospicuo per il quale vanno ringraziati tutti i nostri ragazzi: scrivere altro non avrebbe senso se non scadere nella retorica e nella demagogia. Il luogo di gara a me non è sembrato molto felice anche se devo ammettere che arrivare in aereo, soggiornare e gareggiare nell’hotel dell’aeroporto, ancorché prestigioso come l’Hilton, ha consentito un più agevole movimento per tutti i partecipanti. Non mi è piaciuta la sede poiché ritengo che una manifestazione per scherma seduta debba essere ospitata in siti a piano terra e senza alcuna barriera, non che non siano state abbattute, anzi direi che l’organizzazione, in collaborazione con la direzione dell’hotel, abbia fatto il massimo. L’aria era stagnante perché non vi erano finestre che ne potessero garantire un ricambio: spero che l’esperienza di questa prima edizione mondiale serva per il futuro affinché si trovino strutture adeguate. Altra considerazione è relativa ai costi di soggiorno: se l’indicazione che ho avuto dalla consumazione di due caffè dovesse essere quella reale allora alle nazioni partecipanti dev’essere costata parecchio la trasferta italiana. Infatti se i due espressi hanno avuto un importo di 5,80€ (2,90 ciascuno) non oso immaginare la spesa totale per ogni partecipante. Credo logico supporre una convenzione tra la Direzione dell’hotel ed il COL e se così non fosse ci sarà stato un bagno di sangue: ritengo, invece, che l’attenzione del Presidente su tale problema abbia fatto sì che il tutto fosse condotto ad una normale trasferta per la partecipazione ad una gara internazionale. Nel complesso l’opinione che ne ho ricavato è positiva. Devo però sottolineare che anche in ambito paralimpici si verificano situazioni un tantino discutibili. Infatti, le convocazioni hanno tenuto fuori atleti meritevoli ed a dimostrazione di ciò vi è stata una comunicazione della FIS, datata 17 settembre 2017, con la quale si informavano le società che in considerazione della circostanza che l’Italia si accinge ad ospitare una manifestazione tanto prestigiosa, eccezionalmente la Federazione Italiana Scherma ha inteso offrire ai propri atleti maggiori possibilità di partecipazione; pertanto, oltre agli atleti componenti la Squadra nazionale convocati dai Commissari d’arma, la FIS ha previsto nelle prove individuali la partecipazione a proprie spese degli atleti italiani che ne faranno richiesta, tramite le loro Società di appartenenza e secondo i seguenti criteri:
·         gli atleti devono essere in possesso di classificazione internazionale;
·         il numero complessivo di partecipanti per ciascuna arma e categoria dovrà essere al massimo di 4 tra atleti convocati e autorizzati;
·         le autorizzazioni verranno concesse tenendo conto della posizione nel ranking paralimpico aggiornato;
·         gli atleti che verranno ammessi dovranno essere in possesso dell’attrezzatura schermistica completa; essi inoltre dovranno dotarsi dei copriraggi con il logo dell’Italia (il logo in formato riproducibile sarà fornito agli interessati dalla Federazione). "
Qualche atleta ha rispedito al mittente l’invito, ritenendolo un non riconoscimento al merito acquisito in pedana. Non voglio minimamente entrare nelle dinamiche delle convocazioni, però non riesco a capire le regole, se ci sono, relative alle chiamate degli atleti. La partecipazione ad un mondiale compete alla federazione, la quale sceglie i competitori sulla base delle indicazioni del Commissari d’arma. Il numero dei componenti per ogni squadra è stabilito da precise regole a livello internazionale: per i normodotati sono quattro, di cui uno riserva.
Pur in presenza di un comunicato della FIS emanato per tempo, mi è difficile capire come sia possibile partecipare ad un mondiale a spese proprie.  Le regole sono uguali anche per la scherma seduta? Chi ne sa più di me potrà commentare e chiarire sul blog. Non aggiungo altro!
La competizione ha visto la costante presenza del Presidente Scarso, del  vice presidente Giampiero Pastore e del Presidente del Comitato Paralimpico Italiano Luca Pancalli. Non ho mancato di salutare sia Pancalli che Scarso, il quale mi è sembrato alquanto imbarazzato nel salutarmi: probabilmente la mia attività di blogger lo disturba molto e quello che scrivo lo rende nervoso. A proposito di questo argomento, in varie circostanze il presidente avrebbe avuto modo di lamentarsi di essere attaccato da chi è stato trombato e non è nemmeno iscritto alla FIS. Non voglio essere presuntuoso però sembra che ce l’abbia con me, infatti non sono iscritto alla FIS, ma se sono io l’oggetto del suo risentimento colgo l’occasione per ricordargli che diedi le dimissioni da Consigliere federale a febbraio 2012 e le elezioni per il rinnovo delle cariche elettive si tennero il 2 dicembre dello stesso anno, quindi lasciai il consiglio con quasi un anno di anticipo sulla scadenza del mandato, ma forse il trombato era riferito a qualcun altro! Inoltre mi è stato riportato che il Presidente abbia commentato che su Piazza della scherma vengono scritte cose non rispondenti alla realtà, ovverro si scrivono delle castronerie. Orbene sono da sempre disponibile ad un confronto aperto e pubblico con il Presidente su qualunque tematica federale e se davvero ritiene offensivo e menzognero il contenuto degli articoli, mi quereli. In mancanza di tali presupposti a raccontare frottole non sono i pezzi scritti sul blog, peraltro la Piazza ha dimostrato di essere corretta ospitando i commenti di tutti ed a maggior ragione quelli sostenitori della linea federale.
Ezio RINALDI

giovedì 9 novembre 2017

PRIMA IL VOLLEY, ORA IL BASKET: A QUANDO LA SCHERMA?


 Accadde circa quarant’anni fa che la FIPAV concepì un progetto scolastico per insegnare il volley a tappeto fra gli italiani. Partì dall’ISEF e poi a cascata sugli insegnanti di educazione fisica, ai quali insegnò i movimenti base e qualche elementare schema di gioco. In poco tempo in Italia durante le lezioni di educazione fisica si cominciò a giocare a pallavolo, con un proliferare di squadre e campionati che non conosce sosta, raggiungendo il grandioso risultato di essere il terzo sport più praticato in Italia dopo il calcio e gli sport acquatici.
Ora ci prova il basket che non soffre di carenze di risultati, in termini di numeri, con il progetto EASYBASKETinCLASSE completamente finanziato dalla FIP ma ispirato e proposto alla Federazione dalla società veronese Neways.
La Neways vanta una esperienza decennale nel campo della formazione scolastica con progetti eterogenei che spaziano dal food all’educazione civica e in questo caso lo sport. Infatti, sul Corriere dello sport dell’8 novembre 2017 appare un articolo che mostra come la Federazione Pallacanestro (FIP) diretta da Giovanni Petrucci, abbia recepito l’invito per portare avanti tale progetto. È sufficiente che le scuole si iscrivano all’iniziativa e verranno munite di un kit, con schede che mostrano i vantaggi biomedici ottenuti nella pratica di questo sport, ad uso dei bambini e dei genitori, un libretto che spiega le regole del basket e un pallone per ogni classe. Ma non finisce qui. Nel kit è compreso anche un manifesto per far disegnare agli studenti la casacca della nazionale, in modo che le migliori 20 proposte, saranno selezionate cosicché la prima riceverà i biglietti per assistere a una partita della nazionale e molti altri palloni. Ben due campioni saranno a disposizione per coadiuvare le operazioni di marketing e rendere il tutto più accattivante. La dichiarazione del presidente federale sul sito della FIP è un proclama: “La Federazione ha soldi da investire e se si investe sui giovani, sono sempre soldi ben spesi” e sul sito della FIP è possibile leggere anche il seguente passaggio: “la lotta alla sedentarietà nei bambini è un dovere che hanno tutte le federazioni sportive, ed è stato raccolto anche da questo Parlamento, che per lo sport ha fatto in questa legislatura come mai era stato fatto prima”.
Il progetto mirerà infatti a più di 50 scuole per far aderire, da novembre a giugno, all’incirca 50.000 bambini della scuola primaria (3^, 4^ e 5^) in tutta Italia coinvolgendo più di 2.000 insegnanti, che dovranno gestire le operazioni sul campo; e i numeri stanno felicemente aumentando.
La scherma avrebbe tutte le carte in regola per poter creare un progetto come questo; i campioni non mancano, anzi abbondano, i maestri a disposizione si potrebbero reperire senza problema per una formazione di base sulla scherma verso gli insegnanti, ma mancherebbero i finanziamenti.
La situazione odierna, e dobbiamo dire anche annosa, è basata sul progetto Scherma-scuola, dove i Kit della Kinder sono contati come gli zolfanelli della piccola fiammiferaia, in quanto terminano non appena vengono “accesi” sul mercato. Le ore da dedicare alle attività scolstiche è a carico degli istruttori che devono versare tempo e fatica tenendo conto che devono essere svolti senza retribuzione alcuna. Perciò ogni istruttore a sua discrezione, spesso e volentieri, per evitare fatiche improbe, dedica breve tempo al corso, sperando che poi in palestra si affaccino nuove leve.
Giova ricordare che il tutto avviene senza sforzo alcuno da parte della Federazione Scherma che i kit se li fa comprare dallo sponsor, quindi senza investire e ci pare di capire senza nemmeno programmare, né a livello di società né a livello di aree geografiche. Mentre in realtà la nostra federazione ha un bisogno cronico di atleti, in quanto l’asfittico numero dei circa 20.000 praticanti, può sembrare strano, corrisponde a una misera proporzione fra i bugget societari e le spese da sostenere. Anche se non si riuscisse a raggiungere l’elevato numero di schermitori francesi che si attesta sui 200.000 (duecentomila equivale a dieci volte quelli italiani!), forse la più plausibile cifra di 40.000 sarebbe congrua con le aspettative di un piano di investimento promozionale che oramai si invoca da anni, ma inspiegabilmente non arriva mai. Mi auguro che per poter sviluppare un progetto simile si possa ideare la SPADAinCLASSE, con uno sforzo economico da farsi, ma che porterebbe vantaggi nazionali cioè federali notevoli e soprattutto darebbe l’ossigeno che manca alle società da tempo. Miraggi invernali cercansi.
Fabrizio ORSINI

martedì 7 novembre 2017

SCENARI E PROSPETTIVE


Valentina VEZZALI
Nel fine settimana del 4/5 novembre 2017 in quel di Foggia si è tenuta la due giorni schermistica dedicata alla categoria cadetti di sciabola e fioretto maschile e femminile: circa 800 i partecipanti. Luogo di gara: Pala fiera e l’organizzazione a cura del Circolo schermistico Dauno.
Personalmente ho presenziato per circa due ore durante le quali ho avuto modo di salutare alcuni personaggi, che rispetto al passato hanno espresso molta più cordialità: sarà perché non sono tesserato alla FIS o semplicemente perché nell’aria c’è qualcosa di diverso? Non saprei dirlo. Comunque sono andato in capitanata perché invitato per una riunione molto ristretta.
Nel parterre del luogo di gara ho avuto modo di ascoltare alcuni sussurri relativi a possibili scenari futuri, che potrebbero vedere attore protagonista qualche pezzo da novanta dell’attuale Consiglio federale (Valentina VEZZALI?). In tal senso le correnti di pensiero sono molteplici: alcune vorrebbero la scesa in campo di personaggi nati e cresciuti a pane e scherma, altre vorrebbero personalità con adeguata esperienza amministrativa e manageriale, con profonde conoscenze schermistiche. A me è stato chiesto cosa ne pensassi e, come sempre, non mi sono sottratto.
Innanzitutto ritengo prematuro parlare di queste cose adesso, giacché il 26 novembre p.v. l’attuale consiglio federale festeggia un anno di attività dalla sua elezione, quindi ne mancano 3 alla fine del mandato, però provando ad immaginare gli anzi detti scenari credo ci siano degli interludi da non sottovalutare, quali, ad esempio, le modifiche statutarie che dovranno essere effettuate per adeguare lo statuto a quello del CONI, in aderenza alla legge di prossima approvazione, che avverrà certamente entro dicembre del 2017. Pertanto, stando alle attuali regole, dovrebbe essere convocata una Assemblea straordinaria la cui scadenza non potrà andare oltre il quarto mese dall’approvazione dello statuto CONI. A meno che il massimo ente sportivo non decida di nominare un Commissario ad acta, provvedimento nefasto poiché priverebbe gli affiliati della loro prerogativa principale, cioè di deliberare sulla propria legge quadro, dando uno schiaffo alla democrazia, né, tan poco, si potrebbe giustificare tale iniziativa con la motivazione del risparmio: questo si può ottenere in altri significativi modi. Pertanto, tale appuntamento rivestirebbe non solo una importanza statutaria ma anche politica. Non intendendo per questo una messa in discussione della Presidenza, bensì un momento di confronto tra gli stessi affiliati e tra questi ed il Consiglio in carica. Un altro elemento di valutazione potrà essere la ricandidatura dell’attuale Presidente (cosa assai probabile, anzi personalmente la do per certo) che potrebbe indirizzare scelte diversamente da come mi sono state prospettate. Altro fattore da valutare sarà la costituzione di varie cordate per la corsa al soglio presidenziale: ne prevedo almeno tre. Al momento vi è la conferma che all’interno del Consiglio federale vi siano alcuni mal di pancia che nemmeno il malox riesce a lenire, pertanto anche questa situazione andrà vagliata con molta attenzione. Infine, tra sussurri e mormorii, una alta percentuale di affiliati comincia a maturare l’idea che questa dirigenza sia arrivata al capolinea e che ogni suo componente, nessuno escluso, abbia esaurito la propria funzione.
E’ chiaro che riferisco quanto ascoltato ed espongo il mio pensiero, probabilmente ho sentito male ma il mio pensiero rimane intatto.
Ezio RINALDI

sabato 4 novembre 2017

CI HA LASCIATO DONNA MIMI'

La scherma piange la scomparsa di Camilla Castiglioni, meglio conosciuta come Donna Mimì, moglie del già compianto Edoardo Mangiarotti.
A 90 anni ci lascia una donna il cui ruolo rimarrà sempre impresso nella storia della scherma lombarda. Nessuna moglie di schermitore infatti, in Italia e forse nel mondo, ha avuto un ruolo e un peso nella scherma, come Donna Mimì. La conobbi personalmente in occasione della redazione del profilo di Edoardo e Dario per conto del Dizionario Biografico degli italiani e in quella tarda mattinata, mi offrì un aperitivo come soleva fare tutti i giorni oserei dire da sempre, nel salottino magnifico della residenza milanese dove abitò con il marito, in via Solferino, accanto alla sede del Corriere della sera. Da quello sguardo azzurro traspariva l'intelligenza che aveva ereditato e saputo conservare dall'antenato che a suo tempo seppe mettere in piedi una fortuna nel settore chimico e diede una più che notevole agiatezza alla famiglia.
Un tratto signorile e aristocratico la collocava immediatamente fra le persone che oramai siamo abituati a ricordare, in quanto oggi sono assolutamente rare. Ovviamente andai preparato all'incontro e le mie fonti mi fecero fare bella, anzi bellissima figura e lei rimase compiaciuta, tanto che mi raccontò senza esitazioni o tentennamenti, come conobbe Edoardo, con tutti gli aneddoti che relegavano l'incontro fra gli avvenimenti epici.
Il campione giunse alla casa di campagna con un amico, lei era assente, ma arrivò guidando una decappottabile noncurante dei due che già l'attendevano e quasi distrattamente dedicò loro il suo tempo. Durante il pranzo fu protagonista un ragno che scaramenticamente cadde nel bicchiere (di Edo o di Mimì, nessuno lo ricordava) battezzando l'evento come fortunato. La giornata fu passata mettendo qualche disco di vinile e ballando, ma non chiesi che musica fosse, erano gli anni cinquanta ed Edoardo era già nella storia della scherma a pienissimo titolo. Da quel momento in poi, corteggiamento e matrimonio seguirono con una certa naturalezza e Mimì seppe essere la moglie del campione, ma anche la migliore consigliera e compagna di vita. Sempre al suo fianco e consapevole del ruolo che svolgeva, fu presidentessa del "Circolo della spada Giuseppe Mangiarotti" fino ai giorni nostri, garantendo la solidità e la continuità a un club italiano importante nella scherma mondiale. L'aiuto che maestri e presidenti non sempre trovano nel coniuge, Edoardo lo ebbe da questa donna fascinosa e fedele che merita il nostro ricordo e la stima, uniti alle condoglianze più sincere alla famiglia e al club che ora passa simbolicamente nelle mani della figlia Carola.
Fabrizio ORSINI


sabato 28 ottobre 2017

INTEGRAZIONE E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI


NO! Non siamo ancora soddisfatti,
e non lo saremo finché la giustizia
non scorrerà come l’acqua e il diritto
come un fiume possente.
(Marthin Luther King)
Questa settimana sul sito federale sono state pubblicate due decisioni. Nonostante siano diverse per l’oggetto e per l’esito hanno in comune qualcosa.
La prima decisione riguarda la querelle FIS – ANS. Come ormai arcinoto, i signori MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI, tesserati  FIS e componenti il Direttivo dell’Accademia Nazionale di Scherma, su segnalazione del Segretario Generale della FIS al Procuratore federale, sono stati sottoposti ad indagine per la possibile violazione di alcuni articoli del Regolamento di Giustizia e dello Statuto,  per aver preso parte al Consiglio di Amministrazione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli ed aver in quella occasione, presumibilmente, espresso il loro consenso a che l’ANS presentasse ricorso al TAR del Lazio avverso le decisioni assunte dalla Federazione, in particolare  l’impugnazione dei bandi d’esame per tecnici di scherma di II e III livello e del provvedimento di modifica del Regolamento attuativo SNaQ della FIS.
l’Organo inquirente dopo l’attività di indagine, tendente a valutare eventuali rilievi disciplinari della condotta da loro tenuta, ha DEFERITO gli stessi al Tribunale federale. In data 11 ottobre si è svolto il dibattimento, al termine del quale, come già preannunciato in altro articolo, è stato stabilito che il vincolo di giustizia opera nei soli confronti degli affiliati e dei tesserati della FIS, ma non è previsto nei confronti dei Membri d’Onore, quale è l’Accademia Nazionale di Scherma. Il Tribunale ha, altresì, statuito che lo Status di Membro d’Onore non coincide in via automatica e diretta con quello di affiliato o tesserato stabilendo così che è il tesseramento e non la qualifica di Membro d’Onore a sancire l’appartenenza alla FIS ed il conseguente assoggettamento alle disposizioni federali. Il Tribunale ha chiarito che non è stata violata alcuna norma disciplinare da parte degli imputati in quanto agli stessi era contestato il loro assenso a che l’ANS presentasse un ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo. Insomma MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI non hanno commesso alcunché ed il Tribunale federale ha dichiarato l’infondatezza degli atti di riferimento.
Questo, in sintesi, il fatto puramente tecnico, ma cosa ha comportato siffatto provvedimento? Certamente un danno economico e di immagine per gli accusati, ma anche per la FIS. A mio avviso si poteva evitare tutto ciò con un semplice ma più serio esame della questione: e sì che in Consiglio siedono dirigenti con significative conoscenze in campo giuridico, oltre a potersi avvalere della consulenza legale dell’avv. Guarino. Probabilmente il Consiglio preso da una sorta di onnipotenza e volendo dimostrare che non si può impunemente far valere le proprie ragioni, ha inteso dare mandato al Segretario Generale di interessare la Procura federale affinché trovasse validi elementi per perseguire le suddette persone. Gli è andata male! Peraltro il verdetto di assoluzione emesso dal Tribunale Federale, ha contraddetto la memoria difensiva che il Presidente Scarso ha firmato e presentato al TAR del Lazio per contestare il ricorso prodotto dall’Accademia. Infatti in quella sede il Presidente afferma che l’ANS è assoggettata alle disposizioni federali poiché, in quanto Membro d’Onore, fa parte della FIS e, pertanto, l’istanza presentata al TAR avrebbe dovuto essere espressa prima avanti il Tribunale Federale. Mi domando: come può un non tesserato/affiliato adire la Giustizia Sportiva Federale? È mai possibile fare così marchiani errori, errori che costano una miriade di euro? E’ possibile conoscere i costi sostenuti dalla FIS per le questioni legali? A me sembra di vedere il bambino capriccioso che volendo imporre al compagnuccio la propria volontà e non riuscendovi gli fa il dispetto di buttargli a terra la merenda, causandogli un danno sia dal punto di vista fisico (non mangia), morale (arrabbiatura) ed economico (comprare una nuova merenda). Se l’intento della FIS era questo gli è riuscito benissimo, ma quanto le è costato? Denaro ovviamente pubblico.
L’altra decisione riguarda, invece, le conseguenze di un cartellino nero elevato nel corso di una gara regionale gpg. I fatti, in sintesi, sono questi, avvenuti durante un assalto di eliminazione diretta tra due atleti di cui uno affetto da un disturbo neuropsicologico. L’atleta normotipo era assistito nell’assalto da un tecnico non tesserato mentre l’altro da un tecnico tesserato e da una psicologa. A quanto si capisce l’accompagnatore non tesserato avrebbe pronunciato frasi irrispettose della situazione dell’atleta avversario causando la reazione dell’altro tecnico.  Quest’ultimo ha ricevuto la sanzione della squalifica per novanta giorni mentre l’altro, non essendo tesserato non ha subito alcuna sanzione. E’ stata punita, invece la società di appartenenza con la sanzione minima di €300,00.
Non voglio entrare nel merito della ricostruzione dei fatti operata dal giudice, anche se avendo effettuato una piccola indagine personale ho maturato una mia idea. Ma voglio soffermarmi su quello che è scritto nella decisione.
In particolare mi hanno colpito tre fatti.
Il primo: la frase pronunciata dall’accompagnatore non tesserato “non mi importa della situazione, qui si fa scherma”. Questa frase, anche immaginandola pronunziata in maniera garbata e sottovoce (cosa decisamente poco credibile altrimenti non avrebbe potuto essere sentita dall’altro tecnico), mi appare di una gravità insopportabile. La “situazione” cui fa riferimento l’accompagnatore non tesserato è una situazione di disabilità, quindi l’equazione che egli intende far passare è che la scherma e la disabilità non hanno nulla a che vedere, anzi la disabilità non deve intralciare la scherma!
Converrete con me che questo concetto è un messaggio orribile, ancor più se pronunciato dinanzi ad un minore che tenta di integrarsi e ad un altro che dovrebbe aiutarlo, che confligge non soltanto con i valori umani e sportivi e con l’obiettivo dell’integrazione che vorrebbe essere il fiore all’occhiello della Federazione!
Mi sarei aspettato una punizione esemplare, quantomeno proporzionata a quella inflitta all’altro tecnico, e non il ridicolo buffetto che ha dato il giudice alla società!
Il secondo fatto, è che è stato permesso ad un soggetto non tesserato di fungere da tecnico accompagnatore per ben due giornate di gara. Non stiamo parlando di qualcuno che si è intrufolato nel parterre eludendo per un momento la sorveglianza dei responsabili, ma di una persona che pur non avendone alcun titolo ha avuto concessa la possibilità, sotto gli occhi di tutti e per ben due giorni, di fornire assistenza agli atleti di una società al pari di un tesserato. 
Chi lo ha permesso? Afferma il Giudice Sportivo che è stata la Direzione di Torneo. Anche in questo caso mi sarei aspettato di leggere, alla fine della decisione, la remissione degli atti al Procuratore Federale per accertare la responsabilità del Direttore di Torneo. Invece, silenzio assoluto, neppure un accenno di censura.
Terzo fatto. Dice il Giudice Sportivo, che il soggetto che più di ogni altro non poteva ignorare la circostanza che il proprio tecnico non fosse tesserato, e ciò nonostante gli ha consentito di accompagnare i propri atleti, è la società di appartenenza. Quindi il Giudice sportivo ha rilevato un secondo gravissimo illecito commesso dalla società che però è rimasto del tutto privo di punizione. Quale messaggio viene fuori? Che da domani ogni società potrà mandare quale accompagnatore un non tesserato con il placet della Direzione di Torneo, tanto nessuno ne pagherà lo scotto tranne gli avversari. E il giorno dopo quello stesso tecnico potrà tesserarsi senza alcun problema.
Alla fine mi chiedo, ma la reazione del tecnico che aveva titolo a stare in pedana è stata davvero esagerata? O c’è qualcosa che al Giudice non è stato raccontato? Perché a questo tecnico si è voluto dare una punizione esemplare, sproporzionata persino rispetto allo standard delle precedenti decisioni, e si è sorvolato sulle altre plateali e ben più gravi mancanze? 
Sono tutte domande che rimarranno senza risposta, ma anche in questo caso la figura più magra la fa la Federazione.

Ezio RINALDI

giovedì 26 ottobre 2017

VENGO ANCH’IO? NO, TU NO.





Arrivati nel 2017, nell’era del social-sentimento, tenersi dentro qualcosa è diventato quanto mai impossibile. Così spesso quando anch’io, come milioni d’italiani, mi collego a Facebook leggo inevitabilmente quello che i miei “amici virtuali” scrivono. Barzellette, proteste, sfottò calcistici, soddisfazioni personali o lavorative, e le immancabili poesie “copia-incolla” di quelli che pensano che basti una tastiera e un accesso col mondo per sentirsi filosofi.

Ultimamente però m’imbatto sempre più spesso in “stati” che si rivolgono all’attuale situazione della scherma italiana. Chi non è soddisfatto di un arbitro, chi di un luogo di gara, che sarebbero le solite lamentele che si sentono da anni, ma poi anche chi critica il calendario sia nelle sedi sia nella disposizione delle gare.

Oggi, anzi poco fa per me che sto scrivendo, leggo questo, scritto da una fiorettista che visti i risultati pensavo nel giro che conta, invece leggete con me il suo pensiero: “PICCOLA RIFLESSIONE: essere tra le prime 12 del Ranking Italiano (con 3 gare). Fare finale a 8 ai Campionati Italiani Assoluti e alla Prima Prova Open, eppure AAA CERCASI autorizzazioni per le gare di Coppa del Mondo. Qualquadra non cosa (segue emoticon di faccina perplessa)”

La domanda appare chiara e diretta, e la risposta può darla solo una persona: il CT del fioretto M° Andrea Cipressa. Io intanto vi spiego chi è quest’atleta. Fiorettista del 1991, sempre stata ai vertici nazionali si da U14, nel 2010 e 2011 vinceva il campionato italiano Giovani, e sempre 2011 anche il campionato del Mondo di categoria con la nazionale. Chiamata spesso per le gare di Coppa del mondo assoluta, nel 2013 aveva la sua migliore stagione internazionale con il 13° posto a Torino ed il 15° a Marsiglia (Gran Prix). Qui però la sua carriera internazionale praticamente si arrestava, difatti nelle due successive stagioni avrebbe avuto l’autorizzazione a partecipare solo alla gara di Torino, e da due anni più nulla. In mezzo anche un infortunio alla mano che l’ha tenuta ferma in concreto un anno e il lento rientro coinciso con due finali consecutive: Assoluti e Open Nazionale.

Questo post l’ho immediatamente associato ad una di quelle discussioni estive che sono passate su questa piazza, allorquando venne cambiato il regolamento per le convocazioni lasciandole tutte a discrezione del CT di arma. Adesso la cattiva associazione di idee mi porta a chiedermi perché quest’atleta non trovi spazio tra le convocate. Il curriculum non le manca, con i suoi 26 anni è sicuramente più giovane di altre ultratrentenni sempre presenti, i risultati ci sono, tira in una società di primo piano come Mestre, allora perché resta a casa?

Il rispondere a questa domanda aiuterebbe molti, almeno a  capire che cosa cerca questo CT negli atleti che convoca, almeno se una non possiede quella caratteristica imprescindibile se ne fa una ragione e passa a fare altro, e non mi si dica che sono i risultati o l’età perché mi pare evidente che siano passati in totale secondo piano. Io penso che la mancata comunicazione sia alla base dei malintesi: se c’è il cattivo intendimento diventa malafede, se non c’è…..come diceva un certo personaggio “a pensare male si fa peccato, ma……”
Paolo CUCCU