sabato 14 ottobre 2017

LE DIFESE PER CUOMO E SCARSO


Giorgio SCARSO
Sandro CUOMO
L’articolo “L’IRA di SANDRO CUOMO” ha suscitato molto interesse e numerosissimi commenti, tra i quali, due sono stati quelli che con maggior forza hanno manifestato solidarietà e vicinanza al Commissario tecnico ed al Presidente FIS. Tali commenti meritano uno spazio dedicato poiché, considerato appunto il considerevole numero degli interventi, non avrebbero avuto la giusta attenzione. Peraltro la “Piazza”, pur avendo un suo preciso pensiero sull’argomento, ha il dovere di ospitare tutte le teorie ancorché se sostenitrici di opinioni divergenti delle proprie, soprattutto se riguardano attori importanti, sia protagonisti che non. Pertanto credo di fare cosa gradita, ma soprattutto  corretta, nel riportare le attestazioni di forte vicinanza alle predette persone. Non trascrivo i commenti di risposta, gli autori dei quali possono riproporli e saranno nuovamente pubblicati.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L’IRA di SANDRO CUOMO":
Sandro Cuomo è stato un campione olimpico, che ha saputo primeggiare da atleta, da tecnico, da dirigente sportivo, con un'ininterrotta carriera schermistica che ha superato i quarant'anni. 
La sua storia dovrebbe illuminare i giovani schermitori, che cercano dei modelli, invece di scatenare commenti ingrati. Sandro ha saputo eccellere nella pratica agonistica, negli studi, nella formazione professionale: la sua bacheca è ricca di allori sportivi, ma anche di titoli universitari, di specializzazioni tecniche, di incarichi professionali di prestigio, di docenze accademiche.
I numeri affermano che Cuomo è il commissario tecnico nel settore dilettantistico che ha vinto di più. Ha fatto vincere l'Italia allenando l'élite, ma anche tanti bambini nella palestra dello Stadio Arturo Collana al Vomero, un quartiere difficile, con grandi esigenze sociali.
Soltanto chi vive a Napoli può conoscere le avversità del Vomero, cioè della Municipalità V, che, con i suoi 120.000 abitanti, è la più densamente popolata della città.
Molte famiglie vomeresi versano in condizioni bisognose e non possono rinunciare alle attività di volontariato, che Sandro assicura da una vita con la sua associazione sportiva dilettantistica.

Anonimo ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "L’IRA di SANDRO CUOMO":
Con certezza che la neutralità del blog di Rinaldi offrirà spazio anche a queste parole di grande stima e sincero affetto che un fan personale del nostro Presidente ha pubblicamente espresso per esaltarne le virtù e l’immensa magnanimità:
Giovanni Savarino 20 ottobre 2016 at 10:41
Un uomo realmente “superiore” che ha dato alla sua città moooolto più di quanto ha ricevuto. Un uomo che da vicepresidente della Federazione Internazionale Scherma governa il movimento schermistico mondiale e da vicepresidente del C.O.N.I. governa lo sport nazionale in tutte le sue espressioni ma che quando si presentò a Modica come consigliere comunale prese solo una manciata di voti. E’ certamente vero che nessuno è profeta in patria e che uscire dagli stretti confini della contea è stata la sua fortuna ma … ci rendiamo conto di cosa ci siamo persi ? Per fortuna è tanto superiore che non serba rancore e non ci ha abbandonati.
Ancora e sempre grazie “Maestro” Scarso.
tratto da http://www.radiortm.it/2016/10/17/mister-millemiglia-e-un-modicano-giorgio-scarso-ha-preso-126-volte-gli-aerei-alitalia/.
Ezio RINALDI

giovedì 5 ottobre 2017

L’IRA di SANDRO CUOMO


Da qualche giorno sui giornali sportivi, e non, campeggia la notizia dell’assegnazione dello stadio Collana di Napoli alla società Giano di cui sono soci, fra gli altri, i fratelli Cannavaro e Ciro Ferrara.

L’attribuzione è avvenuta al termine di un lungo iter giudiziario che ha coinvolto anche la società del CT della spada Sandro Cuomo, il quale non volendo darsi per vinto ha iniziato una battaglia politica per non perdere il diritto d’uso sullo stadio.

A prescindere dal merito della questione, che in ogni caso è stata definita da una sentenza del massimo organo della giustizia amministrativa, quello che colpisce sono le affermazioni ed i toni del CT:“Lo stadio deve tornare al servizio dello sport, non si può dare un calcio nel sedere a chi ha lavorato per mezzo secolo in quell'impianto, forgiando campioni o semplicemente educando cittadini ai valori dello sport, quelli che sono stati miseramente calpestati da un Consiglio di Stato che ha ritenuto "giusto " favorire una cordata di imprenditori con un progetto molto poco sportivo piuttosto che società sportive DOC che hanno lavorato tra mille difficoltà e compiendo immani sacrifici per offrire un servizio di qualità al pubblico sportivo vomerese, napoletano e campano. Quello che è successo è inqualificabile ed è uno schiaffo alla giustizia giusta ed al buon senso!”.

 Questa è la spregiudicata e, a mio parere, anche abbastanza inqualificabile oltreché gravemente diffamatoria, affermazione di Sandro Cuomo postata sulla pagina facebook  del CS Partenopeo Gruppo Pubblico e ripresa dal quotidiano La Repubblica- con la quale si attribuiscono responsabilità,  a mio parere ai limiti del codice penale, proprio ai quei giudici del Consiglio di Stato che hanno definito la querelle sullo stadio “Collana”.

Ma ulteriori spunti critici offrono altre considerazioni che Cuomo ha  disinibitamente manifestato nella lettera aperta da  egli indirizzata a Ciro Ferrara e Fabio Cannavaro.

La privazione della stadio Collana, su cui Cuomo rivendica in modo abbastanza presuntuoso un esclusivo ed indiscutibile diritto d’uso, danneggerebbe, a suo dire, gli atleti del suo Club che a suo dire potrebbero addirittura ambire alla conquista di un posto alle olimpiadi o paraolimpiadi.

Orbene è molto inquietante che il CT della Nazionale di Scherma si dichiari titolare di un proprio Club, nella cui compagine si annovererebbero, a suo dire, futuri campioni olimpici e paralimpici, cioè futuri figli della sua nazionale.

Mi auguro che Cuomo non abbia inteso riferirsi a suo figlio, poiché se è già abbastanza grave che un CT di livello nazionale abbia nel proprio club atleti di cui vanta pubblicamente prospettive olimpioniche sarebbe molto più grave se tali giudizi fossero espressi  in favore dei propri familiari.

In effetti non è la prima volta che Cuomo dimostra il proprio vincolo con il CS Partenopeo. Ricordo, ad esempio, la famosa lettera preelettorale in favore di Scarso inviata, appunto, dall’indirizzo di posta del CS Partenopeo di cui si è ampiamente discusso in questo blog. Ma in quel caso la lettera era stata inviata ad un ristretto numero di persone per cui la Federazione poteva anche far finta di non sapere.

Adesso l’esternazione è pubblica. Anzi, il CT ha iniziato un tam tam per diffondere a tutti i livelli la rivendicazione sia dei diritti che assume lesi, che della paternità del suo club.

La Federazione continuerà ad ignorare le imbarazzanti verità che il CT Sandro Cuomo non si preoccupa di nascondere e che circolano oggi sui più importanti media nazionali?

Per molto meno la Federazione ha avviato serie azioni disciplinari.

Qui habes aures …

Ezio RINALDI

lunedì 2 ottobre 2017

IL GATTO NON C'E' ED I TOPI BALLANO

Si è svolta ad Ancona la prima prova Nazionale Open di sciabola e fioretto. Il Pala indoor, sede della gara, si è dimostrato senza dubbio una struttura super adeguata alle necessità di una competizione schermistica, con ampi spazi, parcheggi e fruibilità del parterre eccellente. Per contro, è da sottolineare la carente ricettività alberghiera, risultata assolutamente inadeguata alla circostanza.
In rappresentanza della Federazione Italiana Scherma era presente sul luogo di gara la pluricampionessa e consigliere federale Valentina VEZZALI. Ha presenziato anche il Commissario Tecnico della Sciabola Giovanni SIROVICH, mentre era assente quello del fioretto. Si è intravisto anche il Consigliere federale Vincenzo DE BARTOLOMEO.
Le indiscrezioni provenienti da Ancona parlano di movimenti e colloqui tra vari e conosciuti personaggi e sembrerebbe quasi che si stia organizzando una grande macchinazione interna per ribaltare il vertice dalla poltrona massima, con l’intento di voltare pagina al più presto.

In un precedente articolo avevo scritto dei mal di pancia all’interno del Consiglio federale ed avevo posto in evidenza che almeno tre o quattro componenti il direttivo si stessero agitando molto. Per quanto mi riguarda tutto secondo norma: il gatto non c’è (il Presidente è all’estero) ed i topi ballano.
Mi pongo delle domande, quali: dal rinnovo delle cariche elettive sono trascorsi appena dieci mesi, è strategico cominciare adesso la corsa per la Presidenza?; e chi si candiderebbe?; alla luce di recenti vicende (giustizia-GSA) e dei sintomi che si sono palesati, perché non dimettersi ed operare il cambiamento da subito? Sarebbe un atto di coraggio, di onestà intellettuale e di rispetto verso l’apice federale. Sono, però, più indotto a pensare che nulla di tutto ciò potrà accadere e si continuerà a lavorare nel sottobosco a differenza del gruppo SEMINARA, che pensa, dice ed opera alla luce del sole. Se dovesse palesarsi la candidatura di uno degli attuali dirigenti, con l’intento di cambiare e dare una svolta significativa alla federazione, è bene chiarire senza incertezze e dubbi che niente muterebbe rispetto alla gestione attuale.
Quel che posso pensare in questo momento è che traspare una fortissima sete di potere!
Ezio RINALDI


venerdì 29 settembre 2017

Ci ha lasciato Antonio SPALLINO

Nella notte del 28 settembre, un grande campione di scherma e di vita ci ha lasciati. Antonio Spallino, comasco, classe 1925, era nato il 1° aprile e tracciare un profilo di quest’uomo è di notevole difficoltà, non di certo per la chiarezza della sua vita, che fu estesa, quanto per la sua ricchezza.
Quando lo incrociai telefonicamente per alcune delucidazioni e perché avrei voluto incontrarlo, mi parve uomo veramente nobile e oltremodo riservato, al limite della timidezza. Ne ebbi soggezione ed esitai nel proseguire l’approfondimento. Mi disse chiaramente: “ho scritto un libro sulla mia vita schermistica, non vedo cosa dovrei aggiungere di più”. Aveva ragione. Il suo libro l’avevo letto e come autobiografia è talmente equilibrata e ben scritta che sarebbe stato ingiusto aggiungere altro. E per certi versi conoscere altro di quanto ebbe a raccontare e senza porsi il problema di avere i peli sulla lingua poteva risultare anche antipatico, oltre che inutile.
Cominciò la sua vita sportiva a scopo terapeutico, prima con il canottaggio, poi con la scherma, dopo che il padre gli fece realizzare una pedana di legno che posizionarono nello scantinato di casa. Il maestro fu un amico schermitore della Comense, che non era maestro, tale Gottardo Arrighi, un buonissimo fiorettista che lo impostò per un breve periodo, prima che varcasse poi la soglia della Comense qualche anno dopo, divenendo allievo del maestro napoletano Giuseppe Pisani di Castagneto. Questi gli fu maestro di vita e di scherma e fatalmente si trovò molto a suo agio in tutti i sensi, lasciandogli oltre che l’impronta schermistica che lo avrebbe reso campione, anche l’eredità morale che ci inorgoglisce di ripetere assieme: “Ricordati che in pedana, a differenza di ciò che può accadere nella vita quotidiana, non potrai dissimulare nulla; sarai soltanto e tutto te stesso”. Parole sante.
Passata la guerra dove fu volontario in Abissinia, riprese l’attività sportiva, sempre aumentando in bravura, con il grande piacere di “fare lezione” che lo aveva strutturato non solo nelle capacità, ma anche nello stile, che oggi chiameremmo estetica, ma che allora era il tratto distintivo della scuola di una intera nazione. Cosa che si porterà dietro per tutta la vita, in quanto fu sempre uomo di stile umano e professionale impareggiabile.
Nel suo enorme palmarès, citerò solo il bronzo di Helsinki nel 1952 e l’oro a squadre nel fioretto di Melbourne nel 1956, unito al bronzo nell’individuale, che lo pone fra i più importanti fiorettisti di tutti i tempi, infatti le medaglie mondiali sono 6, delle quali tre d’oro, tutte conquistate nelle prove a squadre.
Fu importante avvocato, ma anche politico, dove si distinse per equilibrio e capacità, sempre ci piace  ripeterlo con uno stile inconfondibile. Non solo fu sindaco della sua città dal 1970 al 1985, ma anche commissario straordinario per il disastro di Seveso e l’allarme diossina. Non fu facile, ma dobbiamo a lui l’essere stato presente con la maturità di un uomo degno di risolvere problematiche gravissime.
Il suo testamento sportivo, lo ha scritto lui nel suo “Una frase d’armi” (ed. La vita felice – Milano 1997) che non è solo una sorta di memoria, ma anche un opera letteraria dalla impaginazione straordinaria, intrisa di notizie, aneddoti, frasi, aforismi efficaci e immagini, la maggior parte di queste estratte dai numerosi trattati di scherma che lui stesso collezionava la cui entità speriamo un giorno di conoscere e di consultare.

Quello della scherma è un addio solenne, a un nobile fiorettista.
Fabrizio ORSINI

LEGITTIMO IMPEDIMENTO

Nel pomeriggio del 27.09.2017 mi sono recato in viale Tiziano 70 per assistere all’udienza del processo a carico dei quattro esponenti del consiglio di amministrazione dell’ Accademia Nazionale di Scherma.
Con mia enorme sorpresa, condivisa dagli avvocati delle parti, ho trovato l'aula di udienza chiusa.
Si è appreso poi, dopo qualche telefonata, dato che la segreteria degli organi di giustizia  era già chiusa a quell'ora, che il rinvio dell'udienza era stato comunicato poco dopo le 13 con email.
Motivo del rinvio, a quanto sembra,  l'impossibilità di costituire il collegio.
Da uomo della strada ho tratto ancora una volta la consapevolezza della pessima organizzazione della macchina federale. 
Intanto mi è sembrato particolarmente strano il l fatto che il tribunale non fosse in grado di costituire il collegio,  dato che è prevista la sostituzione per il caso di impedimento di uno dei membri.  Già al momento della costituzione si prevedono dei membri supplenti proprio per evitare problemi di questo tipo.
Poi mi ha stupito il fatto che,  dato che nessuno dei membri del tribunale federale è romano,  l’impedimento sia stato comunicato soltanto all'una. Anche gli altri giudici sono stati fatti venire inutilmente a Roma? Oppure a loro il rinvio è stato comunicato per tempo?
Infine, come è possibile che la segreteria fosse chiusa già alle 17,00, dato che era prevista un'udienza e, anche solo per cortesia se non per efficienza, qualcuno avrebbe dovuto farsi trovare sul posto per assicurarsi che le parti fossero state informate del rinvio.
Qualche malizioso potrebbe pensare che la federazione, nella sua guerra contro l’accademia non disdegni certi dispettucci da bambinetti.  Io, che non sono malizioso, penso soltanto che la federazione abbia dimostrato ancora una volta la propria inefficienza e un'assoluta mancanza di rispetto verso la professionalità altrui.
Sarebbe ora di cambiare regime!
Ezio RINALDI



domenica 24 settembre 2017

SITO FEDERALE 2


La Federazione Italiana sta facendo ripartire la nuova stagione sportiva 2017-2018. Uno dei protagonisti della nuova stagione, lo avevamo già annunciato (vedi blog del 22 luglio 2017), è il nuovo sito federale, quello che consente di tesserarci ogni anno e poter fare le gare cui tanto ambiamo.
Che dire se non che il salto in avanti finalmente è stato fatto? Oramai le ere informatiche si contano non più con il metro del processore del pc, ma con i nuovi sistemi operativi dei computer e il vecchio sito era concepito per funzionare con Windows 97 o giù di lì, mentre nel frattempo, direi 20 anni dopo, le cose sono cambiate enormemente e infatti la base gridava ogni anno: "Basta!". E finalmente ci siamo riusciti. Il nuovo sito federale è operativo
Molti però hanno incontrato parecchie difficoltà con la nuova impaginazione e il nuovo schema di immissione dei dati. Devo dire che anche io ho fatto non poche telefonate e, nonostante mi senta di essere esperto, confesso che mi sono trovato in difficoltà.
Vediamo i pregi. L'immissione degli atleti la trovo ottima. Prima, lasciatemelo dire era una faccenda a dir poco pessima, mentre ora gli storici, e il modo di selezionare gli atleti è facile e rapido. Le gare sembrerebbero di facile iscrizione, molto più di prima, ma aspetteremo quando tutta la scherma italiana entrerà nel vivo, per dire che va bene. Ottima anche la generazione del Mod.C che prima se non si conosceva la sequenza esatta, il sito non lo produceva con tutti i nomi, ma completamente vuoto.
Ora di difetti. Credo che il difetto principale sia che prima si paga, e poi ci si tessera... bisogna fare bene i conti prima e a tavolino. I soldi anticipati e avanzati restano però sul conto cosiddetto virtuale della società schermistica ovvero nel sito web/conto federale, ma oramai sono versati e serviranno per tesseramenti di atleti successivi. Non si potranno usare per pagare le gare. Penso che sarebbe più giusto che il sito trovi il modo di fare un calcolo anticipato o una sorta di simulazione economica, per poi procedere al pagamento e quindi chiudere la procedura. La password era promessa dalla FIS, ma poi la cosa si è risolta senza la fatidica comunicazione tramite pec, gli schermitori italiani hanno trovato la soluzione da soli come al solito.
Curiosità. In data 23 settembre 2017, sul sito federale è comparsa una circolare del tutto originale, in cui si spiega che dal credito residuo delle società, caricate nel conto corrente "virtuale" della FIS, ogni società potrà attingere non solo per i tesseramenti futuri, ma anche per le gare di carattere nazionale, mentre per le altre gare, a carattere locale, zonale, e regionale, si dovrà pagare con il solito metodo, senza poter attingere dal CC virtuale. Sembrerebbe che il sito non sia ancora abbastanza evoluto per dividere i flussi monetari verso i destinatari voluti e che sia pertanto cura della singola società indirizzare i soldi di gara nei canali corretti. Aspettiamo che si facciano le mosse informatiche per migliorare il sito sempre più.
Prospettive. Mi sembra di capire che il nuovo sito sia stato voluto o imposto dal CONI, più che dagli schermitori o dalla federazione. Cioè che l'ente supremo olimpico italiano abbia chiesto di allineare tutti i siti federali italiani ad un unico sistema in modo di avere un controllo maggiore e più coerente con le necessità. Cosa pienamente legittima! Se la FIS avesse cambiato il sito prima di questa richiesta, forse oggi ci lamenteremmo di più. Ma è anche vero che il Vicepresidente del CONI nei passati governi, cioè negli ultimi quattro, se non otto anni, avrebbe potuto sfruttare meglio la sua posizione per accelerare il cambiamento informatico in FIS, in linea con le prospettive informatiche del Comitato Olimpico e raggiungere lo scopo senza che la base si lamentasse per anni. Purtroppo però le cose sono andate diversamente.
Non mi rimane altro da dire se non buon lavoro per questo anno sportivo a tutti gli schermitori e come sempre "viva la scherma italiana!".
Fabrizio ORSINI

giovedì 21 settembre 2017

LE VERITA' PARALLELE DELLA F.I.S. - Parte prima

ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI - 1861


Buongiorno,
Penso che buona parte delle mondo della scherma sia a conoscenza della decisione della Federazione Italiana Scherma (FIS) di … “avocare” a sé il compito di svolgere gli esami per istruttori e maestri di scherma, cosa che, viceversa, fin dal 1880, è sempre stata una prerogativa dall’Accademia Nazionale di Scherma (ANS). Chi ha seguito la vicenda, principalmente sulle pagine di internet (Blog, Facebook e quant’altro) non ha potuto - probabilmente - farsi un’idea esatta di cosa sia successo e perché.
È dunque mia intenzione esporre i fatti, nudi e crudi, nella loro sequenza temporale, ovvero nella loro necessaria concatenazione logica, lasciando al lettore la piena libertà di trarre le sue conclusioni, di operare le sue valutazioni, di formulare i suoi giudizi. In altre parole, intendo, nella mia qualità di presidente dell’Accademia Nazionale di Scherma e con riferimento alle vicende che negli ultimi mesi hanno caratterizzato la contrapposizione tra il predetto Ente e la FIS, esercitare il mio diritto di cronaca (per informare le persone interessate) nonché, anche se in misura molto più limitata, quello di critica (per rendere note le mie valutazioni su tali avvenimenti).
Insomma, considerata la situazione, ritengo, necessario intervenire affinché tutti coloro che, a vario titolo, compongono il mondo della scherma (società, atleti, maestri, giudici, dirigenti ed appassionati) conoscano - perché ne hanno diritto - i fatti (farò riferimento a quelli documentati o documentabili), in modo che tutti possano giudicare il comportamento tanto dell’ANS, quanto della FIS e possano, in particolare, valutare la condotta di alcuni tra i protagonisti della vicenda.
Per la complessità dei fatti e per non abusare della vostra pazienza ho pensato di procedere per puntate, come nelle serie TV.
In questa prima puntata mi propongo di illustrare l’origine della contrapposizione ed il suo epilogo, vale a dire “l’esproprio” degli esami da parte della FIS in danno dell’ANS. Nella seconda ci sarà un (breve, non temete) accenno alle fonti normative che regolano la materia, in modo che i lettori possano farsi un’idea sul fondamento della pretesa della FIS. Nella terza mi propongo di illustrare le prospettive e i possibili sviluppi di questi penosi avvenimenti.
PREMESSA: avete certamente saputo che la controversia ha avuto un suo “sbocco istituzionale”. È stato adito il TAR Lazio con una richiesta di sospensiva della sessione di esami indetta dalla FIS, senza il concorso dell’Accademia. Purtroppo la sospensiva non è stata accordata e il TAR, con decisione sommaria (e motivazione inesistente), ha sostenuto che l’ANS non ha “l’esclusiva” degli esami.
Naturalmente il giudizio proseguirà in sede di merito, sede nella quale, si spera, la questione verrà esaminata più approfonditamente, tenendo conto anche degli orientamenti della dottrina (come si illustrerà nella seconda puntata) e della giurisprudenza.
È stata poi coinvolta la Prefettura di Roma, che per lungo tempo non ha registrato le modifiche statutarie della FIS e che, solo a seguito di un parere – a dir poco eccentrico – dell’Avvocatura dello Stato ha, improvvisamente cambiato idea. Nel frattempo sono fioccate le interrogazioni parlamentari e gli articoli di stampa. Insomma, la giustizia, come si sa, è un po’ lenta e, a mio parere, fa fatica a dare torto agli Enti più importanti (mi riferisco non tanto alla federazione, quanto piuttosto al CONI, che in questa vicenda è entrato pesantemente, difendendo a spada tratta la FIS, il cui presidente, come è noto, era, all’epoca, anche il vice di Malagó).
Prima puntata: le “verità parallele” della Federazione.
Poco dopo il fattaccio, l’ANS scrisse al giornale “Il Mattino” lamentandosi di quanto era successo e due giorni dopo lo stesso giornale pubblicava la risposta di Scarso, presidente della FIS. Questo uno dei passaggi fondamentali delle argomentazioni (!) presidenziali.
Ma la FIS – unica federazione Sportiva titolare delle attribuzioni previste dalla legge per le discipline schermistiche, ha anche il dovere di verificare la rispondenza dello statuto dell’Accademia Nazionale di Scherma, ai principi della Federazione e dell’ordinamento sportivo. Questa rispondenza è venuta a mancare nel recente periodo ed ha comportato la mancata approvazione dell’ultima revisione dello statuto dell’Accademia Nazionale di Scherma, nel testo proposto dalla stessa.” Da qui la decisione di avocare “i compiti a suo tempo demandati all’Accademia Nazionale di Scherma……”
così Scarso ha pensato, con queste poche righe, di liquidare la questione. Peccato che le … inesattezze espresse siano più numerose delle notizie fornite.
Andiamo per ordine. Nel primo rigo non è ben comprensibile il pensiero del presidente. Comunque l’affermazione è quanto meno esagerata: esiste infatti un’altra Federazione che ha a che fare con la scherma: la Federazione Pentathlon Moderno ed esistono altri tipi di scherma oltre a quella olimpica (es. scherma storica ecc.).
Veniamo, ora, alle affermazioni macroscopicamente inesatte. La FIS non ha affatto il dovere di verificare lo statuto dell’ANS. E’ pur vero che tale affermazione figura nello statuto federale, ma questa è una iniziativa di parte (se avessero scritto che la FIS elegge il Papa, ciò sarebbe stato vincolante per il Vaticano?). In realtà l’ANS è un Ente Autonomo (elevato al rango di Ente Morale) con personalità giuridica, cui, per legge, è demandato il compito di esaminare e diplomare i maestri di scherma. L’ANS ha il solo obbligo di presentare il suo statuto alla Prefettura per l’approvazione. E’ pur vero che l’ANS è iscritta, tramite gli enti di promozione, al registro del CONI, ma, anche in questo caso, non compete alla FIS controllarne lo statuto. Tale competenza è delegata alla FIS dal CONI, ma è limitata alle sole società affiliate. L’ANS non è affiliata alla FIS ma ne è, da tempo immemorabile, “membro d’Onore”.
La (rispettosa) esegesi del testo presidenziale, poi, evidenzia altre incongruenze. E infatti, nelle righe successive, dalle parole “Questa rispondenza” fino a “proposto dalla stessa”, si colgono non poche aporie e contraddizioni, al limite del grottesco. Invero: come può venire a mancare qualcosa che da decenni non è cambiato? Quando mai la FIS ha o non ha approvato uno statuto dell’ANS (ovvero i vari statuti che si sono succeduti nel corso del tempo)? Ma la più grossa di tutte è questa: il testo dell’ultimo statuto dell’Accademia Nazionale di Scherma è esattamente quello proposto (imposto?) dalla FIS, elaborato in un incontro tra Azzi, Lauria e Annitto per la FIS e Fumo e La Ragione per l’ANS. Peraltro - udite udite - successivamente a quella riunione indetta per rivisitare lo statuto, affinché piacesse alla FIS (e questo vi dà già un’idea del tipo di pressioni che l’ANS ha dovuto subire nei tempi proprio per evitare rotture), Scarso, nientemeno (!) personalmente (!) mi ha mandato una lettera nella quale si complimentava per il lavoro svolto e per il clima di serenità e fattiva collaborazione. La lettera era inviata per conoscenza ad altri e potete leggere i nomi … illustri tra i destinatari. Come se non bastasse con queste pretestuose motivazioni la FIS ha deciso di “avocare i compiti a suo tempo demandati all’ANS”. Ma quando la FIS avrebbe demandato all’ANS questi compiti? MAI.
La FIS contempla nel suo statuto, norma a tutt’oggi vigente, il riconoscimento dei diplomi  rilasciati dall’ANS essa non ha alcun potere di delega in tal senso, non l’ha dal Coni non dalla FIE, al massimo avrebbe potuto rilasciare diplomi di allenatore in quanto aderente al Sistema Nazionale delle qualifiche - SNaQ, e mai di Maestro di scherma (ma di ciò ne parleremo in modo più approfondito in una prossima “puntata”).
L’ANS ha ricevuto si una delega a rilasciare i diplomi di Maestro di scherma, ma dalla Legge Italiana. Ad oggi è l’unica Accademia, dopo la scomparsa di quella Francese, ad avere una simile prerogativa delegata direttamente dallo Stato. 
Pasquale LA RAGIONE
Lascio a voi le conclusioni di questa prima “puntata”, ma prima di congedarmi non posso tacere sul fatto che questo modus operandi ha evidentemente contribuito a una erronea rappresentazione della realtà nella mente di alcuni consiglieri federali, i quali, non sapendone molto e non potendo immaginare quanto distante dalla verità fosse la sua rappresentazione ad opera della FIS, hanno votato a favore dell’iniziativa bellica del presidente. E non posso tacere la mia meraviglia ed il mio dispiacere di fronte al comportamento, direi piuttosto pilatesco, del vice presidente Paolo Azzi, persona che stimavo molto, persona perfettamente al corrente della situazione e il cui operato di mediazione è stato brutalmente “calpestato”. In altra epoca una condotta di tal genere avrebbe forse determinato una sfida a duello; al giorno d’oggi una persona così platealmente offesa, avrebbe fatto migliore figura col presentare le sue dimissioni da un Consiglio che la ha, in pratica, frontalmente sconfessato.

f.to Pasquale La Ragione

Presidente Accademia Nazionale di Scherma di Napoli

martedì 19 settembre 2017

CHI HA PAURA DELL’ASSEMBLEA?

Nel pomeriggio di oggi sono previste alla Camera dei Deputati le dichiarazioni di voto e la votazione finale sul provvedimento A.C. 3960 A, meglio noto come il disegno di legge “in materia di limiti al rinnovo dei mandati degli organi del CONI e delle Federazioni sportive nazionali”.
Il disegno di legge originario, prevedeva un limite molto ridotto (soltanto due) al rinnovo dei mandati; limite rafforzato dalla disposizione transitoria che escludeva ogni possibilità di ricandidatura per coloro che avessero già esaurito il doppio mandato alla data di entrata in vigore della legge.
Nel passaggio in Commissione Senato lo spirito riformista è andato parzialmente scemando e si è raggiunto un compromesso, fortemente voluto dal CONI, che innalza il limite dei mandati a tre e salva presidenti & co. in carica da almeno tre mandati consentendogli, “se eletti”, ancora un ultimo incarico. Tale previsione si applica non più soltanto ai Presidenti del CONI e delle federazioni ma anche a tutti i componenti gli organi del CONI (con esclusione dei membri italiani del CIO) e delle sue strutture territoriali e ai membri degli organi direttivi di FSN, EPS, DSA, CIP, FSP, DSP e delle rispettive strutture territoriali.
Gli statuti delle Federazioni e delle Discipline associate potranno, tuttavia, prevedere un limite di rieleggibilità inferiore, salvo quanto previsto dalla disciplina transitoria. Il che tradotto in parole povere vuol dire che le Assemblee potranno pure scegliere di limitare ad uno solo il numero dei mandati da svolgere, ma questo non escluderà la possibilità per i “dinosauri” oggi ancora al comando di rimanere in corsa per il mandato “della staffa”. Sempre però che superino lo sbarramento del 55% dei voti.
Gli Statuti di Federazioni e Discipline associate dovranno poi “prevedere le procedure per le elezioni del presidente e dei membri degli organi direttivi e promuovere le pari opportunità tra uomini e donne”.
Nonostante i numerosi emendamenti e l’impegno profuso da diversi parlamentari, non ultima l’On. Vezzali che ha fatto un lungo intervento in tal senso, le disposizioni sulla parità di genere si esauriscono a questa stiracchiata previsione che in sé significa molto poco. Quindi, a meno che le Assemblee non riescano, con buona volontà, a creare dei meccanismi reali che consentano la partecipazione non minoritaria delle donne alla governance dello sport, la parità di genere continuerà a rimanere soltanto un ritornello da campagna elettorale politically correct.
A chiudere l’esiguo drappello di novità, la disposizione in materia di esercizio di voto in assemblea che impone l’adozione di meccanismi atti ad evitare le concentrazioni di deleghe nelle mani di un solo partecipante.
L’adeguamento degli statuti dovrà avvenire entro quattro mesi dalla data di approvazione delle modifiche statutarie del CONI, il quale a propria volta ha a disposizione quattro mesi dall’entrata in vigore della legge per modificare il proprio statuto.
Superato tale termine, il CONI, previa diffida, nominerà un commissario ad acta che avrà sessanta giorni per provvedere. Il che significa che la nomina del commissario potrà avvenire soltanto qualora sia inutilmente ispirato anche l’ulteriore termine assegnato con la diffida.
Facendo un rapido calcolo, le Federazioni hanno a propria disposizione circa otto mesi (diffida a parte) per adeguare i propri statuti alle nuove disposizioni. E, considerato, che le norme da cambiare sono davvero poche ed hanno un contenuto prettamente politico c’è tutto il tempo per evitare di lasciare ad un commissario ad acta compiti che sono di competenza esclusiva dell’assemblea.
A parte, infatti, che i commissari si pagano con denaro pubblico ed hanno la fastidiosa tendenza a lasciarsi dietro una scia di refusi che poi tocca correggere, sembra più giusto che siano solo gli associati a decidere (gratuitamente) se i membri dei propri organi direttivi possono rimanere in carica per  meno di tre mandati consecutivi o se deve essere assicurata o no, una data percentuale di presenze femminili negli organi direttivi.
Tale decisione, infatti, ha carattere meramente politico, cioè discrezionale, e come tale compete unicamente agli affiliati, agli atleti ed ai tecnici.
Se il Consiglio Federale vorrà organizzarsi, quindi ha tutto il tempo per avviare sin d’ora un dibattito democratico e calendarizzare i tempi dell’Assemblea straordinaria; tanto, qualunque siano le modifiche che saranno approvate, queste non toccheranno né il presidente né i consiglieri attualmente in carica, che, avendo già svolto tre mandati, ne potranno svolgere, comunque, uno soltanto (se eletti).
Sempre che non ci sia qualcuno che ha paura dell’Assemblea. O no?
A. Fileccia

lunedì 11 settembre 2017

APPELLO

Ritengo di fare cosa gradita riprendendo da facebook e rilanciando sul blog l'appello dell'Accademia della Scherma Livorno. Piazza della scherma invita i propri frequentatori ad una reale sensibilizzazione per un concreto aiuto.
Ezio RINALDI
"Accademia della Scherma Livorno

Vogliamo risollevarci, ma lo vogliamo fare dando una mano anche a chi l'altra notte è caduto insieme a noi, per colpa dell'alluvione.
Aiutateci a ricostruire l'Accademia ma anche il quartiere. Devolveremo gli aiuti a favore della parrocchia attigua alla nostra palestra, che non ha più il suo campo da calcetto (nel video), che era l'unico punto di aggregazione per i ragazzi del quartiere, fino a prima del nostro arrivo.
Il mondo della scherma è forte, grande e con un cuore str...epitoso, perché noi schermitori facciamo quello che facciamo mossi esclusivamente dalla passione!!
Aiutate Livorno. Aiutate Collinaia!!
Sarà possibile effettuare i versamenti volontari all'indirizzo IBAN: IT 60 Z 06370 13902 000010001610
Banca: CASSA DI RISPARMIO DI VOLTERRA Via Giotto Ciardi, 62 LIVORNO
Nella causale scrivete: Alluvione Livorno"

venerdì 8 settembre 2017

RICORSI, DENUNCE E FERMENTI

I cospiratori (film del 1970)
Avevo già posto in evidenza negli articoli “Gabelle, convocazioni e ricorsi” – “Il nuovo corso per gli esami di tecnico di scherma” che le vicende inerenti lo Statuto erano in itinere, infatti informavo di un possibile ricorso al TAR contro l'iscrizione dello statuto FIS nel registro delle persone giuridiche della prefettura di Roma.  Tale atto è stato depositato e da poco la federazione ha prodotto una scarna memoria di poche righe nella quale non viene indicato nessun argomento difensivo.
Potrebbe essere una strategia, quella di non dire nulla adesso e lasciare all'ultimo atto difensivo prima dell'udienza le ragioni della difesa, in modo da ridurre il tempo per le repliche dei ricorrenti.
O forse la federazione non sa davvero come replicare al ricorso e si nasconde dietro la finzione di una strategia difensiva.
Lo sapremo a tempo debito.
Certo il legale della FIS cercherà di sfruttare tutto il tempo che può per costruire una difesa che per adesso appare molto difficile.
Speriamo che la sua concentrazione non venga distratta dalla necessità di approntare altro tipo di difese, dinanzi ad altri organi, perché pare che il caldo estivo abbia fatto maturare nuove denunce. Intanto, a seguito di ulteriori indagini, sono emersi nuovi elementi per il quali è stata presentata alla Prefettura di Roma una nuova istanza in autotutela avverso la registrazione dello Statuto da parte dell’Ufficio Territoriale del Governo.
L'oggetto delle precitate denunce non è ancora noto ma deve essere consistente. I segnali sono nell'aria: l'attività dei “fedelissimi" del presidente per trovare un sostituto è ripresa. Infatti mi giunge voce che autorevoli componenti il Consiglio federale si stiano agitando in tal senso.
Tutti sanno che nella scorsa primavera quando si sono svolte le note vicende grazie alle quali il presidente ha perso la sua roccaforte al coni, i più fedeli in gran segreto lavoravano alle sue spalle per accreditarsi come successori tessendo alleanze su tutti e due i fronti. Devo essere sincero non mi sono stati fatti i nomi di tali autorevoli personaggi però la matematica non è una opinione e due più due fa quattro, pertanto basta scorrere i nomi, la loro anzianità e i bacini di voti che li sostengono e potrete individuarli. Qualche indicazione: a mio avviso sono quattro i personaggi, tre hanno esperienza con una lunga navigazione federale; un altro è arrivato da poco, quindi senza la necessaria conoscenza gestionale. Provate anche voi a capire chi possano essere e qualora non ci arrivaste vi dirò il mio pensiero. Intanto c’è da prendere atto che, nonostante la sempre più incalzante attività politica sul territorio da parte del Presidente, ormai si è capito che avrà una fronda interna sempre più difficile da controllare
Questa attività non è mai cessata del tutto, ma adesso ha acquistato nuova intensità.
Ezio RINALDI




giovedì 31 agosto 2017

SALA D'ARME ANNA MARIA


Maestro Emilio BASILE

Istruttore Flaviomassimo GRUMETTI
Presidente Davide DE BIASE
 E’ nata una nuova realtà schermistica: Sala d’Arme Anna Maria. La sede è sita in via B. Tanucci, 102 – 80137 Napoli e si articola su un’area di 180 m2. . La struttura è integrata nell’ambito della neo polisportiva “Circolo polisportivo Bernardo TANUCCI e, per volontà della dirigenza, non sarà iscritta alla Federazione Italiana scherma bensì ad un ente di promozione sportiva. Tale scelta è dettata dagli elevati costi di affiliazione, ma anche per dare un indirizzo diverso dalle vecchie logiche, poiché si ritiene che la scherma la si possa praticare anche senza l’egida della FIS. In effetti, nella considerazione che l’attività sarà rivolta principalmente al settore promozione, credo si possa condividere tale percorso. Saranno, altresì, parti importantissime la scherma olimpica, storica e artistica, quindi un grandissimo impegno sul territorio. Le scelte operate sono coraggiose e testimoniano la ferrea volontà di andare oltre gli attuali meccanismi gestionali. Infatti saranno organizzati, nei fine settimana, anche momenti associativi per i soci del Circolo.
La polisportiva seguirà il seguente orario: 09,00-21,00; mentre la sala di scherma aprirà alle ore 16,00 e chiuderà alle ore 21,00. Il Presidente è Davide DE BIASE; il tecnico Emilio BASILE, coadiuvato dall'Istruttore Flaviomassimo GRUMETTI .
La sera del 2 settembre p.v. avverrà la cerimonia di inaugurazione alla presenza di autorità locali.
Alla neo realtà il benvenuto della “Piazza” e l’augurio di splendidi successi ed un roseo futuro.
Stemma Sala d'Arme Anna Maria


Sala principale della "Sala d'Arme Anna Maria"

venerdì 25 agosto 2017

CHI LA FA L'ASPETTI!

Avv. Gaspare FARDELLA
Cari frequentatori della "piazza", trascorso il periodo di ferie, riprendiamo la nostra attività, che è quella di dare voce ai lettori.
L'articolo dell'avv. FARDELLA è piottosto lungo ma, vi prego, perdete un po' del vostro tempo e con pazienza leggetelo tutto perché alla fine lo riterrete particolarmente fluido ed interessante.
Ezio RINALDI
"Egregio sig. dott. avv. Anonimo del 12/8/17, h. 19:06,
devo, inizialmente, scusarmi con Lei per il ritardo con cui rispondo al Suo intervento, per il quale mai La avrei privata del piacere di un mio riscontro, che Lei sicuramente attendeva; perciò, confidando sul Suo perdono, eccomi qui, a dare, come Lei, il mio piccolo contributo alla discussione sul caso MAFFEI, sperando di essere questa volta esaustivo e, principalmente, alla Sua altezza (cosa per me molto improba), cercando anche di fugare quei dubbi e di difendermi da quelle pesanti censure che Lei, esercitando il Suo sacrosanto diritto di critica, ha maliziosamente mosso e capziosamente sollevato nei miei confronti, nella certezza che anche Lei voglia accordarmi quello stesso diritto di critica, sopra riconosciutoLe, nonché quello di replica.
Ciò premesso, dovendoLe rappresentare innanzitutto - molto sommessamente - che l’inutile anonimato in cui Lei si rifugia Le fa perdere gran parte di quella credibilità che l’articolo merita, non posso negare tuttavia che questo risulta apprezzabile per scorrevolezza di lettura e per i temi da Lei affrontati, i quali mettono in luce la Sua particolare conoscenza delle discipline giuridiche, specialmente in campo di diritto sportivo, talmente profonda da consentirLe di esprimere, in maniera quasi convincente, tutto ed il suo contrario, nonché a far risaltare la Sua capacità di condurre un lettore disattento a conclusioni travisate, fuorvianti, incoerenti e contraddittorie, riuscendo perfino a privarlo di quelle certezze che egli credeva di avere.
Infatti, la sapiente suddivisione dell’articolo in due parti - sottile ed acuto espediente a cui Lei è ricorso - conferisce al Suo scritto quella facilità di lettura che spinge il lettore ad andare avanti, senza fermarsi, e, riempiendolo di suggestioni, gli impedisce di cogliere alcuni significativi ed importanti elementi che, se opportunamente intercettati, costituiscono invero dei non trascurabili spunti di riflessione, giacché:
- nella prima parte, dopo avere lapidariamente precisato il motivo che La indotta ad intervenire, nel tentativo di instillare il convincimento nei lettori che è la prima volta che scrive, distoglie rapidamente la loro attenzione passando con abilità a muovere appunti verso alcuni noti dissidenti e soffermandosi, con particolare cura, soprattutto su me (probabilmente Le sto antipatico, ma Le assicuro che la cosa non è reciproca), visto che stigmatizza, con singolare impegno, talune mie condotte, facendomi destinatario delle Sue critiche più aspre;
- nella seconda, invece, affronta il caso MAFFEI, ove, attraverso una succinta descrizione caratteriale del medesimo ed una invidiabile opera di sintesi in diritto sportivo, offre la Sua personale opinione, lasciando presagire una conclusione che, per quanto - a Suo dire - poco dolorosa, sarebbe purtroppo inevitabile, dando così alle Sue semplici e labiali affermazioni, prive di alcun richiamo normativo, valore di assioma giuridico.
Devo anche aggiungere che la sostanziale divisione dell’articolo in due momenti fa perdere di vista la sibillina, lugubre ed inquietante frase di chiusura, che evoca scenari catastrofici, tali da richiamare l’Apocalisse, di biblica memoria, e che qui di seguito riporto testualmente, a benefico dei distratti: “Viceversa, Dio non voglia, a rimetterci non sarebbe soltanto lui”, dal recondito significato, ma senz’altro idonea e sufficiente a svelare non solo l’odiosa, ma inutile, necessità dell’applicazione di una sanzione, seppur minima, a carico del suddetto incolpato, in ragione di una meramente ventilata, e solo da Lei asserita, sorta di “comune beneficio”, ma soprattutto la pervicace manovra di attribuire ad altri (chi?) le possibili responsabilità dell’intero evento, che però - a mio modesto avviso - sono unicamente da ascrivere a chi ha caparbiamente voluto deferire Michele MAFFEI, con la conseguenza che “a rimetterci” - diversamente da quanto da Lei labialmente attestato - dovrebbe essere soltanto costui e non altri.
Inutile dire che siamo al solito giochino dello “SCARICA BARILE”, in cui gli Italiani non hanno rivali, e Lei, con la suddetta affermazione, non dà l’impressione di costituire un’eccezione.
Ciò premesso, andando ai contenuti del Suo scritto, nel ribaltare - col Suo consenso - il relativo ordine, mi piacerebbe iniziare dalla questione MAFFEI, affrontandola più semplicemente su un piano logico, nel duplice intento, da un lato, di evitare di tediare Lei (che non ne ha bisogno) e tutti i lettori con barbose disquisizioni giuridiche, peraltro qui ripetutamente formulate, ma sempre giunte a differenti conclusioni, e, dall’altro, di dar modo a tutti, e non solo ai giuristi di alto rango - come Lei - di intervenire nell’eventuale prosieguo del dibattito.
Pertanto, mi permetta di esordire facendoLe notare che la Sua affermazione - che riporto testualmente: “Lo stesso Maffei … non ha negato la sua adesione alla decisione, per altro unanime, del Consiglio di amministrazione dell'Accademia” - , nel dimostrare che Lei ha piena contezza e perfetta conoscenza dei fatti accaduti e di come questi si siano svolti, La colloca indubbiamente, se non proprio nelle posizioni apicali della FIS, nelle immediate vicinanze.
Detto questo, fermandoci per un solo istante su tale frase e ponendo l’attenzione sull’incontestata regola - ben nota a tutti gli iscritti al I° anno di giurisprudenza e, dunque, a maggior ragione a Lei, che ha dimostrato di essere un valente cultore del diritto - che un Ente/Società, pubblico o privato, è unicamente rappresentato da colui che ne ha la rappresentanza giuridica (Presidente, Amministratore Unico, Amministratore Delegato, Consigliere Delegato) e che solo su tale soggetto ricade la responsabilità riferibile all’Ente medesimo, sorge spontaneo chiedersi come si può pretendere di sostenere che il provvedimento di deferimento possa riguardare anche quei singoli consiglieri che abbiano preso parte attiva al momento deliberativo (leggi: la votazione) e non soltanto il relativo suo legale rappresentante? Ma si rende conto della enorme corbelleria che qualche parte tenta grossolanamente di sostenere? Non Le pare assolutamente lampante, chiaro, evidente, palese, ovvio e manifesto, dall’alto delle Sue indiscusse ed indiscutibili conoscenze giuridiche, che si è di fronte ad un atto totalmente ingiusto, illecito, illegittimo, immotivato, irragionevole, irrazionale, iniquo ed illogico? Ma si è accorto che quest’atto, a cui tutta indistintamente la famiglia schermistica (e non parlo di base, maggioranza, opposizione, lealisti, dissidenti, contestatori, sostenitori) si è rivoltata, è tenacemente sostenuto soltanto dai vertici federali? Ma come possono le Sue profonde conoscenze giuridiche averLa determinata a supportare una simile tesi, che brilla soltanto per la sua immane assurdità?
Inoltre, a riprova della manifesta infondatezza del deferimento de quo, giova precisare che, ove - per pura ipotesi - si volesse ammettere che l’iter logico del ragionamento fatto dalla FIS, nell’adozione del contestato provvedimento, andasse in questa direzione e fosse esatto, ciò porterebbe all’aberrante conclusione che, a posizioni invertite, dovendosi applicare lo stesso principio sia alla FIS che a tutte le altre Federazioni sportive (visto che le norme valgono per tutti), in presenza di un provvedimento, specialmente disciplinare, questo avrà sicure ripercussioni su tutti i singoli componenti dei relativi Consigli.
Provo a spiegarmi meglio.
Poniamo il caso che una qualunque Federazione, previa delibera consiliare, adotti un provvedimento, successivamente contestato dal CONI e seguito da ripetuti inviti del medesimo ad adeguarsi alle sue direttive.
La Federazione sollecitata non aderisce.
Da qui, nasce un contrasto/contenzioso col CONI, in cui quest’ultimo, nelle more del procedimento pendente, per tutelare se stesso, assume un determinato provvedimento nei confronti della Federazione “ribelle”.
Orbene, in tale circostanza, secondo la tesi avanzata ed applicata dalla FIS, sostenuta da Lei, egr. avv. Anonimo, ed abbracciata per fede dagli altri anonimi lealisti, gli effetti del provvedimento assunto dal CONI verso quella Federazione, colpevole di avere avviato una controversia con l’Ente a cui è direttamente ex lege legata, si dispiegherebbero pure verso l’intero “indisciplinato” Consiglio federale, colpendo indistintamente ciascun componente.
Invero, secondo il mio umile pensiero di uomo della strada, questa tesi risulta più che azzardata e molto poco convincente, appunto perché appare del tutto ILLOGICA, e sono certo che Lei, rivedendo la Sua posizione sotto tale luce, non potrà, alla fine, che concordare con me; diversamente, anche in considerazione della Sua rilevata (qualcuno direbbe: rivelata) vicinanza politica, potrebbe iniziare a prendere corpo l’idea che l’articolo possa essere stato scritto A DUE MANI, oppure Le sia stato commissionato da ignoti terzi.
E restando, ancora, sul tema MAFFEI, non posso esimermi dall’osservare, con tutto il rispetto e la deferenza che Le porto, che anche l’altra Sua frase, “non capisco tutto questo baccano … stiamo parlando, comunque, al massimo di una ammonizione, se non addirittura una tiratina di orecchie”, oltre ad essere anch’essa fortemente evocativa della tragicommedia di Shakespeare, titolata: “Molto rumore per nulla” - dove il “molto” dell’inizio del titolo è sapientemente contrapposto al “nulla” della fine - è del pari infelice, atteso che parrebbe confermare le perplessità sopra esposte in ordine sia al vero (e non unico) autore dello scritto, sia alla lampante illogicità del provvedimento contestato, ma soprattutto perché indurrebbe chiunque a ritenere che ci si trovi davanti ad una palese, esecrabile ed infausta anticipazione di giudizio, da Lei pronunciata - a dispetto delle Sue evidenziate qualità di giurista - non si sa se ingenuamente oppure per spiccata vanità (per dimostrare il Suo prestigio ed il posto che occupa alla mensa degli dei), e che sembrerebbe sottendere altre imbarazzanti (per Lei) situazioni.
Difatti, nel permettermi, molto modestamente, di osservare che, come la citata opera di Shakespeare, il caso MAFFEI contiene, allo stesso tempo, risvolti tragici (il deferimento) e conseguenze comiche (tiratina di orecchie), che il “baccano”, da Lei lamentato, è stato causato esclusivamente dagli autori del provvedimento in parola, adottato verso un’icona mondiale della Scherma, orgoglio e vanto dell’intera Italia sportiva, potrebbe spiegarmi, cortesemente, per quale oscuro motivo si sia voluto assumere un simile provvedimento che ha duramente toccato e pesantemente sconvolto l’opinione pubblica, ma che alla fine si concluderà con una semplice “tiratina di orecchie”?
Perché colpire un eroe della scherma, fulgido esempio per tutti di eleganza, stile, classe, portamento, signorilità, pacatezza di toni e raffinatezza nei modi, per poi lasciargli una macchia indelebile, nella peggiore delle ipotesi, o anche solo un piccolo alone sulla manica della giacca, fastidioso alla vista, nella ricorrenza di quella più favorevole?
Quale è il senso e la logica di tutto ciò?
Ed ancora, altri numerosi e più angoscianti interrogativi sorgono dall’esito da Lei tratteggiato dell’avviato procedimento disciplinare, giacché tutti si chiedono, con sbalordito stupore, come fa Lei a sapere che la conclusione sarà “al massimo una ammonizione o una tiratina di orecchie”? Come fa ad esserne così certo? E’ già stata scritta la sentenza? E, in tal caso, come fa ad esserne a conoscenza? Tale conoscenza è diretta o mediata? E, se è mediata, chi gliela ha detta? Quale è la Sua fonte?
E se, poi, “DIO NON VOGLIA”, l’emittenda statuizione dovesse essere davvero nel senso da Lei anticipato, vaticinato, presagito, profetizzato o, comunque, predetto, non pochi potrebbero essere indotti a reputare che qualcuno ne abbia già concordato il risultato. Lei ne sa niente? Chi ha parlato con chi? Sono, allora, vere le voci che definiscono il deferimento de quo strumentale, finalizzato solo a gettare discredito su un eventuale avversario scomodo ed ingombrante, nello sforzo di cercare di ridurgli un possibile consenso elettorale? E’ forse una Sua velata conferma a quelle “insinuazioni” sull’uso inappropriato della giustizia sportiva, che Lei, senza specificare alcunché, ha tentato larvatamente di attribuire a me, ma che io (come si vedrà) non ho mai proferito?
Continuo a non trovare alcuna logica in questa triste e dolorosa vicenda, ma confido che Lei riesca a dissipare tali atroci dubbi, dando una qualche spiegazione razionale, dovendo precisare, in proposito, che questi interrogativi appartengono a molti appassionati di Scherma e rappresentano quel diffuso sentimento comune che io mi sono qui limitato a riunire e rivolgere alla FIS, ad esclusivo giovamento della stessa, perché abbia modo di esaminarli con cura ed attenzione, dopo aver sentito una voce diversa da quella dei tanti “yes-men” che davanti applaudono e dietro criticano.
Passando, ora, all’altro motivo del Suo intervento, quello che mi riguarda personalmente, dove trancia dei giudizi poco lusinghieri nei miei riguardi, accusandomi pubblicamente di essere “offensivo”, di fare “precise insinuazioni” e di non dare “doverose risposte”, pur rispettando il Suo pensiero, mi permetta di esternarLe quanto segue.
Cominciando dai primi due “atti di accusa”, contenuti nel passo da Lei così vergato: “sino ad arrivare alle offese vere e proprie, oltre che a precise insinuazioni (leggasi per esempio la lettera del dott. Fardella dell'8 agosto ore 16.36 e molte altre)”, dove Lei, con maestria ciceroniana, dando il meglio di sé e della Sua abilità nell’ars scribendi, porge al lettore una rappresentazione confusionaria, non meglio precisata e, perciò, travisata dei fatti, riuscendo subdolamente a condurlo, attraverso generiche ed indeterminate accuse, strettamente collegate all’inciso immediatamente successivo (leggi: parentesi), a formarsi un convincimento totalmente errato ed assolutamente fuorviato, facendogli credere che non solo si tratta di me, ma altresì che io sarei un soggetto solito e aduso a pronunciare volgari offese e basse insinuazioni.
A ben vedere, la realtà è totalmente diversa da quella da Lei artificiosamente dipinta; tuttavia, per poterla adeguatamente dimostrare, è preliminarmente necessario che ci si chiarisca sui termini da Lei usati indiscriminatamente, perché - si sa - le parole hanno un preciso senso, valore e peso ed è quindi opportuno che ci si intenda sull’esatto significato di “offesa” ed “insinuazione”, per evitare che si debba fare un discorso tra sordi ed io, che ci sento benissimo, debba essere costretto a gridare.
A tal fine, penso sia più agevole, utile e per tutti più facilmente comprensibile far ricorso al lessico comune e, dunque, ad un comune vocabolario, piuttosto che richiamare noiose nozioni di diritto, quali articoli di legge o codici vari o le innumerevoli pronunce giuresprudenziali.
Pertanto, iniziando dal termine OFFESA, va rilevato che sia lo Zingarelli, sia il Sabatini Coletti, sia la Treccani ne danno sostanzialmente identica definizione, visto che la descrivono come quel “danno morale che si arreca a qualcuno con atti o con parole, oltraggi o insulti” e - aggiungo io, ampliando il significato - con parolacce o linguaggio scurrile e volgare.
Orbene, in virtù del suddetto significato, potrebbe cortesemente dirmi dove, come, quando e verso chi io sarei stato offensivo?
Perché, francamente, pur avendo rivisto tutti i miei scritti, non ho trovato alcuna offesa, resa in tal senso a chicchessia e potendo, oltretutto, affermare con fierezza che, quando scrivo e taluno mi aggredisce con pesanti offese o forti provocazioni, reagisco attenendomi alla III^ legge della dinamica di Newton: ad ogni azione corrisponde sempre una reazione uguale e contraria; per cui, nessuno può mai dire di essere stato da me offeso, al limite potrà soltanto dirsi “risentito”, ma solo dopo che costui mi abbia rozzamente attaccato, profondamente offeso o pesantemente provocato, come appunto è avvenuto in occasione dell’intervento dell’11/7/17, delle ore 23,36 - da Lei poi, in un certo qual modo, sostenuto - dove un anonimo, rivolgendosi a me, scrisse: “Se lei avesse la mente meno corta ….”, e a cui seguì una mia adeguata e proporzionata reazione, che non rinnego, né ritratto, non costituendo questa - a mio modesto avviso - alcuna offesa, ma al più una possibile sensazione di “risentimento”.
Vede, se costui avesse scritto “memoria meno corta”, la mia reazione sarebbe stata di sicuro diversa, ma, per via del fatto che le parole vanno soppesate, avendo il tapino usato un altro vocabolo, dall’evidente valenza oltraggiosa, è risultato per me essere diffamante, ingiurioso e “veramente offensivo”, tale da meritarsi quella mia reazione; tuttavia, se per Lei, invece, avere la mente corta non rappresenta un’offesa, gliene faccio simpatico omaggio e gliela giro molto volentieri, senza bisogno che si disturbi a ringraziarmi.
Ed anche a proposito del mio intervento dell’8/8/17, ore 16,36, che Lei cita ad esempio della mia gratuita e smodata animosità, senza però mai spiegare quale delle due figure ricorra, Le ribadisco che non ho trovato traccia di alcuna offesa, nemmeno quando ho usato il termine VERGOGNA, perché gli stessi summenzionati vocabolari, specialmente il Garzanti, la definiscono in buona sostanza come: “un sentimento di costernazione derivante dalla consapevolezza che un’azione, un comportamento, un discorso ecc., propri o anche di altri, sono sconvenienti o ingiusti”.
Quindi, alla luce del significato sopra illustrato, non trattandosi di parolaccia, né un’ingiuria, né di diffamazione, non vedo dove Lei abbia potuto cogliere gli estremi dell’offesa, essendo assolutamente indubbio che siffatta espressione rientra pienamente in quel diritto di critica che è costituzionalmente garantito, a meno che Lei - forse, perché in possesso di un codice di nuovissima edizione, con articoli che io non conosco - non voglia attribuirmi di aver commesso un reato, di recente istituzione e solo a Lei noto: il “delitto di critica”; in tal caso, mi dichiaro reo confesso, sperando che mi vengano riconosciute le attenuanti generiche.
Concludendo tale aspetto, non posso fare a meno di farLe notare che sembra non essersi accorto, tanto è accecato dall’odio verso di me, che in ben altri quattro interventi, tutti successivi al mio, postati esattamente nelle seguenti date ed orari:
- 8/8/17, H 19,09;
- 8/8/17, H 21,05;
- 9/8/17, H 11,04;
- 9/8/17, H 12,33;
dunque, molto prima del Suo articolo (12/8/17, H 19,06), è stata ripetutamente usata la parola VERGOGNA, ma Lei ha sentito stranamente il bisogno o l’ obbligo di insorgere solo contro di me; allora, la domanda è, purtroppo, inevitabile: è possibile che qualcuno Le abbia chiesto scrivere qualcosa nei miei confronti? E, in caso affermativo, è possibile conoscerne il motivo? O ciò è semplicemente dovuto a quell’odio viscerale che Lei nutre e mi porta (per il quale, Le ripeto, non vi è in me alcuna reciprocità, anzi, la apprezzo molto, non fosse altro che per quella incrollabile fede di appartenenza di cui è dotato e che Le fa onore)?
Nel trattare, a questo punto, il capo di imputazione relativo alle INSINUAZIONI, riportandoci sempre al significato dato dai vocabolari, che, in modo pressoché uniforme, così definiscono tale termine: “accusa di colpe vere o presunte, espressa non apertamente ma in forma di allusione; maldicenza non esplicita, maligna allusione volta a gettare il sospetto su qualcuno”, è di tutta evidenza che il necessario e naturale presupposto, perché ricorra siffatta figura, è l’allusione espressa e, a seguire, le frasi vagamente accusatorie, unicamente finalizzate a far sorgere dei sospetti.
Orbene, nel permettermi di sottolineare che anche in questa circostanza Lei, richiamando esplicitamente il mio intervento dell' 8 agosto, ore 16,36, continua in modo imperterrito ad accanirsi esclusivamente contro di me, tanto è accecato da quell’odio di cui sopra (riaffermo, assolutamente non ricambiato), da non aver volutamente notato che sia lo stesso anonimo dell’11/7/17, delle ore 23,36, sia quello del 12/7/17, delle ore 23,33, da Lei citato, mi hanno fatto oggetto di una malevole allusione ed una esplicita maldicenza e che ciò rappresenta, per quanto sopra precisato, una chiara, bassa, volgare e spregevole INSINUAZIONE, riguardo la quale Lei - a dispetto di quel Suo dichiarato senso di disturbo e di disgusto verso chi solleva insinuazioni - non solo non ha avvertito alcuna necessità di operare un’opportuna presa di distanza, ma li ha addirittura sostenuti ed appoggiati, dando l’impressione di volerli persino applaudire.
E’ davvero singolare come Lei possa provare repulsione e ribrezzo a seconda dei casi: perché, come dimostrato dalle Sue parole, quando le “insinuazioni” muovono in direzione dei Suoi amici, Lei insorge, divenendo rigorosamente caustico ed iper-sensibile; ma, quando queste vanno nel senso opposto, stende un omertoso ed eloquente velo di silenzio; mi permetta la battuta, ma sembra che Lei conosca solo INSINUAZIONI A SENSO UNICO.
Ciò non Le fa onore, perché getta una ampia ombra di faziosità e parzialità sulle Sue splendide, profonde, equilibrate ed oggettive opinioni, facendo perdere alle stesse buona parte di credibilità.
Ma tornando alle INSINUAZIONI a me attribuite, poiché la sussistenza di queste è per me assolutamente poco chiara, visto che nulla Lei specifica in merito, potrebbe, di grazia, precisarmi dove le ha ravvisate? Come, quando e verso chi le avrei pronunciate? Quale sensibilità avrei toccato? La suscettibilità di chi avrei urtato?
Perché, dopo avere passato, pure qui, in rassegna tutti i miei interventi, io non ho trovato alcuna traccia.
Il Suo significativo silenzio sull’argomento mi porta fondatamente a propendere per l’assoluta inesistenza di simili figure; tuttavia, per puro tuziorismo difensivo (come dicono i dotti), in un supremo sforzo interpretativo, anche a voler cercare qualcosa laddove non c’è nulla, sarei portato a supporre che Lei le abbia artatamente individuate nel passo in cui io parlo di un uso distorto delle strutture federali e, da qui, tenta di affibbiarmi concetti ed opinioni che non ho mai, neppure velatamente, supposto, quali il fatto che la giustizia sportiva risponda a finalità politiche e non a quelle cui è preposta, nel vano e completamente non riuscito sforzo di far ricadere su di me inesistenti responsabilità.
Nella ricorrenza di tale ipotesi, mi spiace doverLe dire che ha totalmente confuso il senso delle mie parole; pertanto, La invito a rileggere meglio il passo di che trattasi, magari senza suggeritori che La possano influenzare, distrarre o confondere, perché, se lo avesse attentamente letto, si sarebbe senz’altro accorto e avrebbe di certo capito che mi riferivo all’immotivato ed ingiustificato ricorso (uso) che spesso alcuni fanno alla giustizia sportiva, e che non ho mai detto che tale organo utilizza in maniera distorta le sue competenze e attribuzioni. A riprova del fatto che è esclusivamente questa la mia opinione al riguardo, La invito a rileggere anche l’altro mio intervento, sullo stesso articolo, pubblicato il 13/7/17, alle ore 12,49, che qui ripropongo testualmente, pensando di farLe cosa gradita: “Siamo al solito modus agendi: il ricorso forzato e strumentale (oltre che improprio) alla giustizia federale, per il perseguimento di scopi esclusivamente politici, che non si sanno o possono raggiungere”.
Tutto quanto sopra esposto dimostra chiaramente che, quando devo dire come la penso, non ho bisogno di ricorrere a discorsi allusivi, lo faccio apertamente, in maniera netta, precisa ed evidente, senza ricorrere ad espedienti di sorta e, soprattutto, mettendoci nome, cognome, firma, faccia e alle volte pure la voce, come quella volta, nel lontano 1998-99, in cui, insieme all’amico maestro Giovanni Augugliaro, ho partecipato alla trasmissione radiofonica, Rai Radio a Colori, condotta dal compianto Oliviero Beha; in quella sede, in diretta radio ed in contraddittorio con l’allora Presidente FIS, prof. Antonio Di Blasi, contestammo la conduzione federale, avanzando forti critiche, tanto che poi fummo deferiti entrambi.
Su tale episodio, mi sia consentita una piccola digressione che mi piace ricordare: uno degli argomenti di critica che portammo in trasmissione fu proprio l’uso della carta “Mille-Miglia” (è giusto precisare, ad onor del vero, non solo quella del Presidente) o, meglio, l’utilizzo dei bonus (viaggi premio) maturati attraverso l’acquisto dei biglietti, che, secondo noi, andavano destinati all’uso federale e non personale, nell’ottica dell’ottimizzazione delle risorse economiche della FIS. Ma la particolarità che mi piace sottolineare, oltre al fatto che eravamo avanti di quasi vent’anni, è la circostanza che qualcuno allora ci disse che avevamo ragione.
Nel concludere l’argomento relativo all’uso distorto che certuni fanno della giustizia sportiva o, se preferisce, dei ricorsi disciplinari da sottoporre a questa, di cui la storia della Federazione è piena, vale la pena ricordarne alcuni, tra cui - vado a memoria - i seguenti:
- 1992, il maestro Giovanni Augugliaro subì un deferimento, perché intese porre la sua candidatura al Consiglio federale, malgrado l’energico divieto presidenziale; la cosa poi sfociò nel Tribunale ordinario, che diede ragione al Maestro;
- 1994, io e mio padre, per essermi candidato al Consiglio federale ed aver fatto parte della squadra che sosteneva il Prof. Di Blasi alla carica di Presidente FIS, cariche alle quali, da lì a poco, fummo entrambi eletti; mio padre, invece, venne deferito per riflesso, appunto perché appoggiava me e, di conseguenza, Di Blasi (quando si dice: le colpe dei figli ricadono sui padri); la vicenda disciplinare si concluse col rigetto del deferimento e l’assoluzione di tutti gli incolpati;
- 1997/98, io, Mauro Numa, il Maestro Giovanni Augugliaro e lo scomparso Dott. Giancarlo Lucarelli andammo sotto disciplinare per aver scritto e diffuso una lettera aperta, in cui esprimevamo il nostro dissenso su alcune scelte federali;
- 1997/98, gli stessi soggetti di cui sopra risposero chiedendo il deferimento del Presidente, Prof. Di Blasi; entrambe le questioni si risolsero con buona pace per tutti;
- 1998/99, io ed il Maestro Giovanni Augugliaro fummo deferiti per aver partecipato alla summenzionata trasmissione radiofonica; il procedimento non continuò innanzi il Giudice sportivo, essendosi fermato al vaglio del Procuratore federale, che archiviò il tutto;
- 2002/03, il Maestro Saverio Crisci, tramite nota inviata al Consiglio federale, sollecitò tale organo ad adottare provvedimenti disciplinari nei confronti del Dott. Marco Cannella, allora delegato GSA per il Lazio, colpevole di aver sostituito, in un assalto, l’arbitro designato dalla Direzione di Torneo, evento che - a dire del Maestro Crisci - avrebbe determinato la sconfitta della sua atleta; la richiesta non ebbe alcun seguito, perché non fu ravvisata alcuna violazione;
- 2004/05, il Presidente, Prof. Antonio Di Blasi, alla vigilia delle votazioni per il rinnovo delle cariche federali, ove il Maestro Scarso si candidava per la prima volta alla poltrona presidenziale, fu deferito su richiesta del Maestro Giovanni Augugliaro; il giudizio si concluse poco tempo prima delle elezioni ed il Prof Di Blasi ricevette una ammonizione semplice;
- 2006, il Presidente, Maestro Giorgio Scarso, subì un deferimento su istanza del Maestro Giovanni Augugliaro; sulla richiesta del Procuratore federale di condanna dell’incolpato a 90 giorni di squalifica, il giudizio si concluse con la condanna del Presidente a 45 giorni di squalifica e conseguente sospensione dalle attività federali;
- 2006, il Maestro Giovanni Augugliaro subì un deferimento su istanza del Presidente, Maestro Giorgio Scarso, avanzato in risposta a quello contro il medesimo precedentemente chiesto dal primo; sulla richiesta del Procuratore federale di condanna dell’incolpato a 30 giorni di squalifica, il giudizio si concluse con la condanna del Maestro Augugliaro a 15 giorni di squalifica e conseguente sospensione dalle attività federali;
- 2006, a seguito di appello presentato dal Presidente avverso la succitata sentenza, questa venne parzialmente riformata, visto che, pur essendo stata revocata la sanzione dei 30 giorni di squalifica, al Presidente Scarso venne inflitta la sanzione dell’ammonizione con diffida, essendo stata comunque riconosciuta la sua responsabilità disciplinare, per alcune dichiarazioni rese ai danni del Maestro Augugliaro;
- 2008, il Col. Ezio Rinaldi ricevette una richiesta di deferimento dal Consiglio federale, per aver pronunciato, in un momento consiliare, una frase ritenuta offensiva; il Procuratore, esaminati gli atti, archiviò la richiesta;
e senza nulla dire che, nei recenti anni scorsi, il Dott. Cannella denunciò, trascinandoli in Tribunale (quello ordinario e non sportivo), il Dott. Fileccia e il Col. Rinaldi; il giudizio si concluse con piena soddisfazione per questi ultimi.
E arriviamo, finalmente, all’argomento per Lei più pruriginoso, visto che Le suscita una morbosa, ossessiva e parossistica curiosità - tanto da permettermi di appellarLa DELFINO CURIOSO - e che, in realtà, rivela tutta la Sua incoerenza, incongruenza e contraddittorietà, nonché la Sua ingannevole, apparente e finta unica identità e libertà di pensiero.
Per meglio comprendere ciò, è necessario riferirci alla relativa frase, che recita testualmente: “A proposito del dott. Fardella, avevo seguito con molta attenzione alcuni interventi che lo riguardavano (10 luglio, interventi delle ore 01.08 - 07.43 e 23.33) per i quali, soprattutto per l'ultimo, ci si aspettava una doverosa risposta che però non e' mai arrivata”.
Orbene, al di là del fatto che la data dei richiami inseriti nell’inciso è errata, essendo quella corretta il 12 luglio e non il 10, non può farsi a meno di evidenziare come, in detta frase, con particolare riguardo all’intervento delle ore 23,33, emergono alcuni importanti e significativi elementi, assolutamente rivelatori del fatto che tali scritti sono il prodotto, se non della stessa mano, quanto meno di un’unica regia, giacché:
- l’anonimo del suddetto intervento è, per esplicita ammissione di costui, quello stesso autore che si rivolse a me l’11/7/17, alle ore 23,36, attaccandomi pesantemente con basse, squallide e volgari insinuazioni;
- sempre il medesimo articolo (quello delle ore 23,33), da Lei citato, è assolutamente sovrapponibile, per stile, taglio, forma e schema di scrittura, al Suo del 12/8/17, ore 19,06;
- pur avendo Lei manifestato forte disprezzo su chi insinua ed offende, nulla però ha detto circa le insinuazioni e offese a me rivolte da tale soggetto, mostrando anzi di condividerne il pensiero;
- solo gli interventi dell’11/7, ore 23,36 e 12/7, ore 23,33, insieme al Suo, fremono per una mia risposta, apparendo chiara la provocazione riportata nella parte finale del periodo.
E’, dunque, palese che la matrice di tali interventi è unica ed a nulla è servito il nascondersi dietro un poco nobile anonimato, nell’illusorio sforzo di indurre chi legge a pensare che si tratti di diversi soggetti, perché - come sopra chiarito - la realtà non è così: chi ha scritto è soltanto UNO, anche se su commissione, il quale ha cercato di dare l’impressione che a farlo siano stati in tanti.
Ciò mi riporta vagamente alla memoria il romanzo, forse più famoso, di Pirandello: “Uno, nessuno e centomila”, dove il protagonista, accortosi di apparire agli altri non come credeva di essere (Uno), ma in “centomila” modi diversi, in profonda crisi di identità (Nessuno), decide di avviare un processo di ricerca per ritrovare se stesso, nella speranza di scoprire chi è veramente, ma ritrovandosi, alla fine, frantumato nei suoi “centomila” alter ego.
E allora, egregio sig. Anonimo, viste le Sue tante (mal)celate identità, ove fosse alla ricerca di quella autentica (specialmente nel caso di difformità tra pensatore e scrittore), per sentirsi accolto e riconosciuto nel contesto in cui abitualmente si muove, a quali delle seguenti figure ritiene di essere più vicino: Il condottiero mascherato? Il compattatore di consensi? Il mietitore di voti? L’enzima catalizzatore? La mente pensante? Il saggio illuminato? Il numa ispiratore? La guida spirituale? Il capo carismatico? La penna parlante? Il messaggero degli dei? L’angelo vendicatore? Un moderno cicisbeo?
Nell’attesa che si decida, passo ad affrontare la Sua provocazione finale, con la quale Lei, implicitamente tornando sull’argomento, mi invita a fare luce sull’ignobile deferimento subito e, quindi, prendendo in prestito il titolo di un celebre romanzo di Fëdor Dostoevskij - che certamente avrà letto - , a rendere pubbliche le mie “Memorie dal sottosuolo”.
Le dico subito che mi trovo in assoluto disaccordo e che trovo l’afferente espressione pronunciata in modo tendenzioso, perfido e malevole, nel chiaro ed ingannevole intento di far credere che la questione interessa a molti e che Lei è in possesso di verità che io non voglio svelare: FALSO.
Infatti, nell’evidenziare che, secondo il trend di questo Blog, la gente che ha mostrato “interesse” a tale aspetto non è quella gran moltitudine che vorrebbe far credere Lei, ma soltanto uno o, al massimo, due soggetti: Lei ed il Suo committente (per me, poi, perfettamente coincidenti con quell’uno), mi permetto sommessamente di rammentarLe - visto che sembra esserLe stranamente sfuggito - che con il termine “doveroso” ci si riferisce ad un obbligo che trova il suo fondamento, il più delle volte, nella legge, e che pertanto sussiste un siffatto obbligo solo quando ci si trova al cospetto di:
- un giudice;
- un tutore dell’ordine;
- di un insegnante;
- di un superiore gerarchico;
- dei genitori;
- del proprio partner.
Ora, nella considerazione che Lei non è nessuna delle su specificate figure (non è mio padre, né mia madre, né un mio professore, né il giudice della causa, né tutore di alcun ordine, né un mio capo, né mia moglie), è di assodata ed inequivocabile certezza che non ho alcun obbligo né verso di Lei, né verso qualunque altro genere e tipo di DELFINO CURIOSO.
Se poi si riflette - ma vedo che Le risulta difficile - sul fatto che, nella specie, non solo in ossequio a quello che fu un mio preciso obbligo di legge, ho già risposto al giudice competente, il quale, alla fine, mi ha scagionato del tutto, ma anche in adempimento a quello che fu un mio sentito obbligo morale (forse ciò a cui allude), ho dato esatta, precisa, compiuta, totale e rigorosa descrizione degli accadimenti, dei fatti a me imputati, delle mie difese, per ben due volte:
- la prima a Terni, un paio di mesi prima delle votazioni, davanti un consesso di circa 30 persone (tra cui: Mauro Numa, Francesco Tiberi, Mario Micheli, Giovanni Augugliaro, Antonio Di Blasi, Calliope Scarpa, Ezio Rinaldi, Carlo Macchi, il compianto Alberto Pellegrino);
- la seconda a Roma, la sera prima delle elezioni, in un consesso ancor più ampio, essendo presenti tutti i sostenitori della presidenza Di Blasi; in quel contesto, io rimisi la mia candidatura nelle mani e nella volontà dell’intero gruppo, e questo, confermandomi la fiducia, continuò a sostenermi, tanto che poi venni eletto;
non vedo il motivo per cui dovrei soddisfare le assurde, ignobili e patetiche voglie di qualcuno che, senza alcun titolo, qualifica, motivo o ragione, pretenderebbe di avere da me soddisfazione.
Pertanto, insisto nel dire che trovo tale strumentale ed artefatta richiesta alla stregua di una squallida provocazione, avanzata in totale mala fede, nel maldestro ed inutile intento di mettermi il bavaglio, screditando la mia persona, colpevole di essere pesante o indigesto o antipatico o insopportabile o odioso. O, molto più semplicemente, fastidioso, forse perché parlo apertamente ed esprimo senza paura le mie condivise opinioni? In tale ultimo caso, sarebbe come dire che io ho il torto di avere ragione.
Tuttavia, proprio perché non ho nulla da temere, né niente da nascondere, né alcuno da ringraziare, sono disponibile, egregio sig., dott., avv., I° presidente di Cassazione civile e penale a sezioni unite, nonché luminare del diritto, a non invocare principi a Lei ben noti, quali il già formato giudicato, il ne bis in idem, il diritto all’oblio, in spregio al quasi quarto di secolo trascorso, a rispondere alle Sue domande, a condizione che Lei voglia confrontarsi ad armi pari e quindi proceda preliminarmente e preventivamente a fornire e chiarire tutti, nessuno escluso, i seguenti elementi e circostanze:
- innanzitutto, la sicurezza, certezza e piena dimostrazione che si tratti di Lei e non altri;
- la Sua vera identità, mettendo nome, cognome e volto, allegando apposito documento di riconoscimento;
- le generalità complete dell’anonimo dell’11/7/17, delle ore 23,36;
- il motivo per cui nessuno parla della condanna inflitta al Presidente Scarso il 25/9/06, che ha comportato 45 giorni di squalifica;
- la verità sui reali motivi della sentenza di appello del 20/10/06, che ha revocato detta squalifica;
- le vere ragioni (giuridiche e non) con cui si è pervenuto a tale pronunciamento;
- la conferma del fatto che, qualche giorno prima dell’udienza finale, molte persone, che frequentano e praticano la scherma, andarono a trovare l’avv. Paragallo;
- l’esatto ed effettivo motivo per cui, qualche giorno prima della suddetta occasione, in molti sentirono l’esigenza, il bisogno, la necessità di incontrare l’avv. Paragallo;
- la conferma del fatto che, tra queste persone, vi fossero anche i miei amici: Maestro Andrea Cipressa, Maestro Saverio Crisci e Michele Maffei (che qualcuno avrebbe dovuto ancor oggi ringraziare);
- la spiegazione di come, in occasione del procedimento di appello, iniziato alle ore 13,10 e conclusosi alle ore 13,40, si sia potuto raccogliere le presenze, svolgere il dibattimento, verbalizzare le dichiarazioni dei contendenti, ritirarsi per deliberare, scrivere, stampare, controllare, collazionare e sottoscrivere una sentenza di 9 pagine, in un lasso di tempo di soli 30 minuti;
- il motivo per cui nessuno parla del fatto che la sentenza di appello, pur avendo revocato la pena più alta, ha ugualmente e comunque affermato delle responsabilità disciplinari a carico del Presidente Scarso, tanto che gli è stata inflitta la sanzione dell’ammonizione con diffida.
Ove Lei farà la Sua parte, rispondendo in maniera completa, integrale ed esaustiva a tutti - nessuno escluso - i sopra elencati interrogativi, e nelle forme e modalità ivi precisate, allora anche io farò la mia.
Nel frattempo, mi permetta di suggerirLe di evitare, per il futuro, di prestare la Sua cultura, intelligenza, cervello, preparazione ed istruzione ad altri, nella segreta speranza - se non proprio pia illusione - di avere o mantenere un posto al sole, ciò non Le rende merito, non Le fa onore ed, oltretutto, Le fa correre il rischio che i lettori La vedano come il principe Myškin, il protagonista del celeberrimo romanzo di Fëdor Dostoevskij: “L’idiota”.
Con immutata stima.

Gaspare Fardella"