sabato 23 agosto 2014

PROGETTO 3R: scrive Carlo MACCHI


Archivio fotografico - gruppo persone, recinzione. Fotosearch - Cerca Archivi fotografici, Foto, Stampe, Immagini e Foto ClipartQuale maestro di scherma ho a cuore tutte e tre le armi, senza preferenza alcuna, tuttavia considerato i risultati dei mondiali di KAZAN osservo un certo regresso della sciabola, non ancora preoccupante ma se non si programmano opportuni interventi rischia di entrare in crisi. Pertanto una rivisitazione in termini organizzativi e tecnici è quanto mai opportuna.

Non volendo assolutamente mettere in dubbio la serietà del lavoro svolto dallo staff tecnico punto il dito sulla organizzazione, che poi inevitabilmente coinvolge anche l’aspetto tecnico. In tal senso voglio fornire un contributo di idee che possa concorrere a riportarla alle posizioni che le competono.

Prendo spunto dalla bella iniziativa federale, che ha organizzato un campus di spada  presso le strutture della polizia penitenziaria (Fiamme azzurre).  L’idea è senz’altro eccellente e ho letto con piacere che sarà potenziata negli anni, affinché la specialità abbia la possibilità di far crescere giovani atleti, meritevoli di considerazione: plaudo a tale iniziativa e mi congratulo con la Federazione per averla promossa. Spero possa essere duratura nel tempo. Ed è qui che mi pongo la domanda: “che fine ha fatto il progetto 3R, ovvero Rimini-Roma-Rio? Forse mi sono perso qualcosa, forse sono stato disattento, fatto sta che di questo progetto ne ho perso le tracce. A meno che il concentramento di molti sciabolatori al centro tecnico federale dell’Acquacetosa non faccia parte di tale progetto, in tal caso ritengo necessario aprire una discussione sull’argomento.

Quali ed a chi servono i raduni al C.S. Giulio Onesti? Sicuramente ai componenti la nazionale, ma per le società qual’è il beneficio? Mi risulta, da varie chiacchierate, qua e la in giro per l’Italia, che i club ne hanno solo danni, poiché sembrerebbe che i giovani vogliosi di emergere siano INVICOST (invitati/costretti) ai raduni altrimenti rimarrebbero emarginati dal giro che conta. Ciò comporta l’allontanamento degli stessi dai club che li hanno cresciuti, con possibilità di trasferimento presso altre società, vicini al centro federale. Altro danno deriva dal fatto che il club di provenienza verrebbe a perdere in sala dei punti di riferimento per gli altri giovani sciabolatori, rallentandone la crescita e nei casi più gravi  l’abbandono dell’attività, con gravi ripercussioni sul movimento generale.

Nel 2003 l’allora CT della sciabola, l’alsaziano BAUER, intese istituire il “Laboratorio di sciabola” in virtù del fatto che, avendo riscontrato l’inesistenza di una Scuola per Maestri, ritenuta elemento indispensabile alla crescita del movimento, considerato che i maestri italianai, a suo dire, puntavano più sul talento individuale e sull’istinto dei loro allievi che non sulla tecnica lasciando così spazio all’improvvisazione, intese cambiare metodo creando un gruppo di lavoro, cioè radunando gli atleti più forti, sia per costruire lo spirito di squadra sia per permettere agli stessi di confrontarsi continuamente con atleti di pari livello. Ricordo ancora che egli fu rimproverato di portar via gli atleti migliori dalle loro società, ma prese con queste un impegno preciso tanto da stabilire che gli atleti convocati al centro federale non potessero trasferirsi di club, dando, quindi, alle società medesime la possibilità di fruire della loro presenza, nelle occasioni ritenute necessarie. Però il francese fu esonerato, fu mandato via, in quanto il suo modo di gestire il settore incontrava le resistenze dell’AIMS, delle società, della federazione e per ultimo anche di alcuni atleti, che allora andavano per la maggiore. Ora mi domando da quel tempo ad oggi cosa è cambiato? A mio avviso nulla, poiché viviamo gli stessi problemi con l’aggiunta che le società non sono garantite sul cambio di società degli atleti.

Stando così le cose, Il futuro non lo vedo roseo, in barba al progetto 3R, il quale prevedeva, (o prevede ancora?), una crescita sostanziale della specialità, su tutto il territorio nazionale.

Credo che accentrarli in un unica sede ed agevolare, in maniera sottintesa, il flusso di atleti da un club all’altro lo ritengo un modo di operare poco ortodosso. Peraltro, con siffatta condotta, i club riceventi gli atleti delle altre società non creano nulla di proprio, bensì fruiscono del lavoro altrui e quindi dove sarebbe la crescita?

Ritenendo il progetto 3R particolarmente efficace, credo che una sua riformulazione con nuove e trasparenti regole, a garanzia dei club che forniscono gli atleti di maggior spicco al centro federale, sia oggi necessaria, unitamente ad una efficace capillarizzazione del movimento sul territorio, con incentivi di tipo tecnico e finanziario.

Carlo MACCHI

giovedì 14 agosto 2014

EPURAZIONI, SCANDALI, SPRECHI E MALAGESTIONE


https://encrypted-tbn2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcQMQdrYGF4z2ZEMlxByGva6f6F6bvu5R99PdmsiNdpcPAWs1TbvDa più parti (Espresso-Repubblica, quotidiani, sportivi e non, blog vari e semplici sportivi) si parla sempre più spesso nel mondo dello sport di mala gestione, di epurazioni, scandali e sprechi.

Ultimo in ordine di tempo un articolo a firma di Gloria RIVA, 

Alti Dirigenti, il cui spessore etico è pari allo zero, non ne vogliono sapere di lasciare la poltrone, pur in presenza di condanne subite negli anni passati.

Che dire? Questo è lo specchio della nostra società e pur consapevoli di ciò non abbiamo il coraggio,  sarebbe meglio dire la volontà, di cambiare, in ragione di qualche prebenda, che oggi ci torna utile.

Ho scritto fiumi di parole sulla libertà che ogni individuo deve avere e gli deve essere riconosciuta. Ho avuto modo di sottolineare il comportamento assai discutibile di alcuni soggetti, per i quali esprimersi nascondendosi, nella speranza che qualcun altro  agisca, è il modus vivendi. 

Parlare di ridare il potere contrattuale agli affiliati e tesserati è, oggi, pura follia. Scrissi su queste pagine della paura che essi hanno nel dover esporre con chiarezza il loro pensiero e tale paura nasce dal fatto che una esposizione potrebbe comportare una penalizzazione nell’ambito della conduzione dei propri club.

Mi preme sottolineare che, nel vivere quotidiano, assumersi delle responsabilità nei confronti della società di cui facciamo parte è un dovere morale. L’essere opportunisti, doppiogiochisti ed ipocriti vuol dire essere ignoranti ed infingardi, in altre parole un peso per la società medesima.

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSV8ONsNHxbwOfUll6rM60007WeTKwW20gz4zFg03Q2AbXs64QtvQAlbertini, candidato alla presidenza F.I.G.C. in contrapposizione a Tavecchio, al termine delle votazioni ha parlato di corporativismo: come dargli torto? Mandare a casa vecchi totem è impresa improba poiché questi si sono inchiodati alla poltrona e a nulla serve il forte richiamo al ricambio. Quando ci si sente insostituibili ed indispensabili, è il momento di fare un passo indietro e, per dirla in moderno gergo metropolitano, che ci si tolga dalle scatole.

Si parla di pensioni ma certi matusalemme del mondo dello sport proseguono imperterriti la propria attività di gestori di ingenti somme di denaro pubblico, senza arretrare di un passo.

Mi domando: come si fa a creare nuove opportunità per i giovani se i vecchi non vogliono andarsene? Ho come l’impressione che tutti siamo disponibili a fare un passo indietro purché non sia io il primo, anzi possibilmente vorrei essere l’ultimo. In quest’ottica si fa di tutto per mantenere lo status quo, anche quello di manipolare gli organi di giustizia ed è quello che pone in evidenza la giornalista Gloria Riva, autrice dell’articolo.

http://www.iconfronti.it/wp-content/uploads/2012/11/soldi.jpgSi parla di contrazione degli stanziamenti che il Governo assegna allo sport, quindi a scendere anche per le Federazioni. Pertanto quando il Dio denaro non avrà più lo stesso potere ed i massimi dirigenti non potranno elargire prebende cosa succederà in periferia? Forse si avvertirà l’esigenza di un cambio di rotta, ma sarà troppo tardi e tutti quei signori che per un piatto di lenticchie hanno venduto il loro onore e la loro dignità, probabilmente, e dico io finalmente, spariranno dal panorama dirigenziale. A quel punto ci vorrà tanta buona volontà per risalire e sarà un percorso irto di difficoltà. Quello che si pagherà domani sarà l’eredità che l’attuale dirigenza avrà lasciato.

Voglio credere che la riforma della Giustizia,  fortemente voluta da Malagò (sue testuali parole), sia veramente tale perché c’è bisogno di pulizia, di certezze e di una giustizia che sia realmente uguale per tutti e ciò vale per tutte le federazioni, nessuna esclusa.
Ezio RINALDI

domenica 10 agosto 2014

ETICA SPORTIVA: il pensiero di Lucio VIRGILIO


http://2.bp.blogspot.com/-VULeV3MfDi0/UJERtQlb0VI/AAAAAAAAADs/9hJMYp9o7sQ/s1600/virgilio.jpgSulla Gazzetta dello sport del 23 luglio 2014, a pagina 10, è stato pubblicato “L’angolo dell’etica” in cui Bruno PIZZUL, popolare giornalista e telecronista sportivo, intervistato da Germano Bertin , autore dell’articolo, afferma che “lo sport, nella sua originaria natura possiede un grande patrimonio di valori educativi ed etici atto a farlo diventare vera e propria  scuola di vita: lo sport offre opportunità incredibili di crescita umana, di accoglienza, di solidarietà, di confronto e di integrazione”. Mi fermo qui anche se il giornalista mette l’accento su un ambiente, quello sportivo, che può essere concepito solo attraverso la sinergia convinta e condivisa tra tutti coloro che, seppur in modo diverso, gravitano nel variegato mondo dello sport.

Credo che in queste poche parole egli abbia detto tanto ed a me è venuto in mente il codice etico edito dalla FIS, nel quale non mi è parso di leggere qualcosa sull’educazione sportiva ma tutta una serie di articoli con i quali vengono stabiliti i divieti per i tesserati. Mai un riferimento alla centralità della persona/atleta il cui rispetto, nella sua integralità, dovrebbe essere sempre garantito; mai un accenno alle garanzie sulle pari opportunità; non un richiamo alla lealtà quale obiettivo e percorso da realizzare. Forse non ho letto bene il codice della FIS e spero tanto che la mia superficialità sia conclamata perché ciò smentirebbe, con mio grande piacere, i rilievi accennati.

Mi è sempre sorto l’interrogativo se tale codice non fosse una specie di arma impropria da utilizzare in un ambiente in cui le controversie sono una ragione di vita. Comunque nel documento si fa riferimento alla “imparzialità” alla “indebita pressione” e ad altri fattori come le lezioni in sala o il divieto di partecipazione ai forum sui vari network. Non una citazione sulle incompatibilità di cariche; non una indicazione allo svolgimento di mansioni, ancorché abusive,  in contrasto con i ruoli istituzionali, discorso affrontato e sviscerato su questo blog.

Condivido pienamente il pensiero di Bruno PIZZUL quando afferma che “facendo sport nella giusta maniera i giovani possono maturare in modo naturale e gradevole l’abitudine al rispetto delle regole. Uno sport ben proposto e praticato può diventare una efficace via per uscire dalla odierna emergenza educativa”. Personalmente aggiungo che lo sport non è solamente agonismo e gare ma un mezzo per interagire, comunicare e confrontarsi, dove il rispetto non è imposto con le regole ma viene da una educazione morale per la quale la considerazione della persona viene al primo posto.

Lucio VIRGILIO