24 aprile 2014

LA DITTATURA


In più circostanze  mi è stato fatto notare che nel nostro movimento non vi è democrazia e che molti degli affiliati e tesserati non esprimono apertamente le proprie idee per paura di ritorsioni da parte del potere centrale. Ebbene, dal momento che si fa troppo spesso ricorso a tale sostantivo, per giustificare la propria incapacità o debolezza, ho voluto fare una ricerca sull’argomento. L’indagine mi ha portato a consultare i libri di storia ma anche internet, strumento assai efficace per lo studio di specifiche materie. Infatti la trattazione dell’argomento l’ho desunta proprio dal web e la riporto integralmente in quanto la ritengo esauriente nella spiegazione del tema in argomento.
“La dittatura è una forma autoritaria di governo in cui il potere è accentrato in un solo organo, se non addirittura nelle mani del solo dittatore, non limitato da leggi, costituzioni, o altri fattori politici e sociali interni allo Stato.
In senso lato, dittatura ha quindi il significato di predominio assoluto e perlopiù incontrastabile di un individuo (o di un ristretto gruppo di persone) che detiene un potere imposto con la forza. In questo senso la dittatura coincide spesso con l'autoritarismo e con il totalitarismo. Sua caratteristica è anche la negazione della libertà di espressione e di stampa. La dittatura è considerata il contrario della democrazia. Va inoltre detto che il dittatore può giungere al potere anche democraticamente e senza violenza (valga l'esempio di Adolf Hitler, eletto dal popolo tedesco). La salita al potere di una dittatura è favorita da situazioni di grave crisi economica - per esempio dopo una guerra - sociali - lotte di classi - politiche - instabilità del regime precedentemente esistente. Altre due forme di dittatura sono l'assolutismo monarchico e la teocrazia (vedi Ebraismo, Cattolicesimo e Islam).
Il termine dittatura ha origine nella Repubblica Romana, dove indicava l'ufficio del dittatore e la durata di quell'ufficio. Infatti la carica dell'antico dittatore romano - che assumeva il potere prevalentemente in tempo di guerra - era circoscritta nel tempo durando circa sei mesi. Il dittatore era un capo militare (un Dux), nominato dai Consoli Repubblicani Romani su proposta del Senato romano; i consoli non potevano nominarsi dittatori, e il Senato poteva in ogni momento far decadere il mandato del dittatore. La nomina di un dittatore aveva luogo solo in circostanze particolarmente delicate o pericolose per lo Stato Romano, in cui era necessario che una sola persona prendesse le decisioni, al posto del senato. Furono nominati dittatori ad esempio Cincinnato, durante la guerra contro gli Equi e Quinto Fabio Massimo durante la seconda guerra punica, entrambi momenti in cui era a rischio l'esistenza stessa di Roma.
Un esempio di dittatura con forti motivazioni etiche, su basi teologiche e morali, è quella instaurata da Oliver Cromwell in Gran Bretagna tra il 1645 e il 1658, nata dalla ribellione al Sovrano Carlo I, giustiziato nel 1649 con l'accusa di immoralità, tirannia, tradimento e omicidio.
L'accezione negativa di dittature è nata con la Rivoluzione Francese: il Terrore instaurato da Robespierre fu chiamato Dittatura con riferimento a un regime politico tirannico. Karl Marxriteneva che tutti i regimi politici fossero in fin dei conti delle dittature, e per questo parlava della necessità di instaurare una dittatura del proletariato come fase propedeutica per il passaggio dal Capitalismo al Comunismo. Questa idea fu poi alla base dell'affermazione del Comintern secondo cui non vi era differenza tra Fascismo e sistemi rappresentativi occidentali.
Le dittature della storia moderna si classificano in base a due variabili: l'intensità e l'ideologia. L’intensità prende in considerazione la raffinatezza e l’efficacia del potere, il rapporto tra forza e consenso, il grado di pluralismo, il ricorso alla mobilitazione di massa. L’ideologia prende in considerazione l’atteggiamento sociale e i valori di fondo della dittatura, l’atteggiamento verso l’ordine politico-sociale esistente, il tipo di rappresentanza di classe.

In base all'intensità generalmente si distingue tra Autoritarismo, Cesarismo e Totalitarismo.
  • Nell'Autoritarismo ovvero la dittatura della repressione: il mantenimento e consolidamento del potere si basa in via prevalente o esclusiva sulla repressione, poiché, instaurandosi in società tradizionali, il regime non vive la necessità di coinvolgere le masse tramite ricorso frequente e costante alla propaganda. Lascia quindi una certa libertà e autonomia, non avvertendo l’esigenza di controllare tutti gli aspetti della società. Talvolta rappresenta il tentativo di alcune élite conservatrici di bloccare il processo di modernizzazione, talaltra il tentativo del ceto dominante di favorire la modernizzazione traghettando la società verso un nuovo ordine. In base all'ideologia si distingue tra:

  • Il Cesarismo ovvero la dittatura del "capo" ("uomo della Provvidenza", "padre del popolo"): è la categoria in cui Max Weber e Antonio Gramsci facevano ricadere le dittature del loro tempo. Questi regimi non si basano solo su strumenti di repressione, ma anche sul consenso. Sono incentrati sulla figura di un capo carismatico e su un forte apparato statale. All’ideologia si sostituisce il carisma del capo. Caratteristica di questa dittatura è la mediazione tra interessi contrastanti. Il termine deriva dalla dittatura di Cesare nell’antica Roma. In base all'ideologia si parla di:

  • Il Totalitarismo ovvero la dittatura del controllo totale: è il tipo più moderno di regime dittatoriale. Oltre alla repressione, all' ideologia e al capo si aggiunge la presenza del regime in ogni ambito. Il concetto è sviluppato nelle Origini del Totalitarismo di Hannah Arendt. Ritiene l'autrice che il totalitarismo necessiti di tre fattori per potersi sviluppare: una società industriale  di massa, la persistenza di un’arena mondiale divisa e lo sviluppo della tecnologia moderna. Secondo la Arendt gli elementi distintivi del totalitarismo sono l’ideologia e l’uso del terrore, e la massima espressione del medesimo il lager (Germania nazista) e il gulag (Unione Sovietica), dove avviene la cancellazione dell’individualità tramite un dominio assoluto sulle persone.
Esempi furono lo Stalinismo in U.R.S.S. e il Nazionalsocialismo di Adolf Hitler in Germania. Un esempio attuale è la Corea del Nord di Kim Jong-un. Mussolini e Giovanni Gentile, uno degli ideologi del Fascismo, ritenevano il loro regime un totalitarismo (considerandolo ovviamente in un'accezione positiva).”
Concludo dicendo che non sempre  le dittature si compiono con la presa di potere in modo violento: si sono verificati casi in cui il dittatore è salito al potere passando attraverso una competizione elettorale, svoltasi democraticamente, e solo dopo ci si libera di eventuali alleati di governo, imponendo  restrizioni di vario genere. Le dittature moderne si nascondono sotto il democratismo, il quale altri non è che  una ostentazione o falsa affermazione di principî democratici e di attaccamento alla democrazia.
Ci sono diversi modi per combattere la dittatura, il peggiore è ritenere di poterla contrastare dall’interno: chi lo afferma è già complice del regime.
Spero di aver dato un contributo a chiarire il concetto e mi auguro che qualche lettore mi dica quali siano le analogie nel nostro movimento.
Ezio RINALDI

1 commento:

  1. Gent.mo sig. Rinaldi, non so se il paragone con la dittatura sia calzante. Certamente è un costume nazionale, il nostro commodus discessus, quello di addossare la responsabilità di ciò che non va bene a chi sta sopra di noi, come se il lasseiz faire non fosse la principale concausa dei mali di cui ci lamentiamo. In realtà, come ebbe a scrivere Gandhi ad Hitler, in una lettera purtroppo mai spedita, "nessuno sfruttatore potrà mai raggiungere il suo scopo senza un minimo di collaborazione,volontaria o forzata, da parte della vittima".
    Cordiali saluti
    Paola Puglisi

    RispondiElimina