lunedì 31 marzo 2014

SONDAGGIO


Pianeta scherma ha indetto un sondaggio sulle responsabilità da ascrivere al caos che si è determinato nella spada, a seguito della lettera che quattro spadisti della nazionale hanno inviato al Presidente del CONI, Malagò.

Gli exit pol attribuiscono quasi il  70% di responsabilità al CT.

Ho votato anch’io, ma ho espresso il mio parere imputando alla FIS il maggior peso di quanto è successo e vi spiego il perché.

All’inizio del quadriennio 2009/2012 l’allora Consiglio Direttivo, a maggioranza, decise la riconferma del CT: nella preponderanza di quella decisione c’era anche il sottoscritto. Il Commissario fallì l’obiettivo delle olimpiadi, traguardo finale e principale di un percorso quadriennale: i mondiali U.17, 20 ed assoluti sono delle tappe intermedie, sia pure di notevole prestigio e valore tecnico.

All’inizio di questo mandato la FIS ha rinnovato ancora la fiducia al Commissario della spada. Quest’ultimo ha sicuramente presentato un progetto, per arrivare alla olimpiadi di Rio nelle migliori condizioni possibili, pertanto il CD della FIS lo avrà riconfermato sulla base di tale programma. Il CT, quindi, ha seguito e segue una sua idea ed a mio avviso ha fatto bene e fa bene a seguirla perché è l’idea del SUO progetto.

In più occasioni, anche con lettere private al presidente, ho posto in evidenza, con analisi e dati precisi, la fallimentare azione del Commissario, ma questi ha sempre ricevuto la fiducia del massimo dirigente FIS e del Consiglio, quindi ritengo assolutamente comprensibile il suo modo di gestire il settore: non l’ho condiviso e continuo a non condividerlo.

“A chi la colpa di tale fallimento?” è stato l’inizio del mio post SPADA: qualcosa non va? Ebbene per me non ci sono dubbi: la F.I.S., la quale avrebbe dovuto assumere iniziative prima che scoppiasse il bubbone, poiché le avvisaglie di tale scoppio erano ben chiare.

Qualcuno potrebbe domandarsi e domandare: “tante critiche, tanti scritti, ora anche un sondaggio, ma quali le soluzioni ad un caso tanto complesso?”. La domanda è legittima e merita certamente una risposta.

Parto dal presupposto che in ogni organizzazione c’è chi dirige e chi esegue e mai bisogna permettere che chi esegue possa delegittimare la dirigenza, al tempo stesso, se la protesta ha delle ragioni valide, non si può essere sordi verso gli esecutori. Quindi una sorta di compromesso è necessario, altrimenti bisogna dire alla dirigenza di dimettersi ed andare a casa, ma non sarebbe questa una soluzione in quanto è necessario tenere sempre presente gli obiettivi che la dirigenza, per istituto deve raggiungere.

Nel settore tecnico della spada vi sono delle professionalità eccellenti che a mio avviso sarebbero bene accette dagli atleti, quindi una soluzione interna alla branca e primo fra tutti vedo bene, anzi benissimo un ex CT, che a suo tempo lasciò l’incarico non per incapacità ma per gravissimi problemi familiari. Oggi la sua esperienza, il suo carisma, la sua conoscenza del movimento internazionale, e non ultimo, il suo approccio con gli atleti, che è sicuramente una delle maggiori prerogative del personaggio: egli è Guido MARZARI.

Se tale soluzione non va bene, ma vorrei sapere a chi e con quali motivazioni, si potrebbe affidare l’incarico al CT del fioretto, il quale subentrando a CERIONI ha dimostrato di cavarsela molto bene: CIPRESSA.

Quello che vorrebbero molti atleti è il conferimento dell’incarico ad un personaggio validissimo, che sta dimostrando tutto il suo valore all’estero, ma tale soluzione sconfesserebbe tutto l’operato della FIS, la quale ha avallato la costituzione di uno staff del quale, appunto, Guido MARZARI ne è parte. In questo modo non verrebbe smantellato il settore e si opererebbe nel segno della continuità: si eviterebbe di chiamare un esterno che, sotto l’aspetto tecnico, amo moltissimo, ma potrebbe risultare non vincente. Subentrare a metà mandato è sempre un rischio in quanto non si potrebbe sostituire uno intero staff e ciò sarebbe penalizzante per il subentrante esterno, il quale sua volta non godrebbe, ed egli stesso non ne avrebbe, della fiducia di chi restando dovrebbe collaborare con il nuovo CT.

Ezio RINALDI

mercoledì 26 marzo 2014

CANE NON MORDE CANE

Caecus caecum ducet in foveam
Un cieco che ne guida un altro lo porta nel fosso

Roma, 24 mar. - (Adnkronos) –

"Nello sport non è la prima volta che succede, il Coni deve semplicemente informarsi e capire. Fermo restando che noi abbiamo fiducia nei presidenti federali, altrimenti tutto questo crea dei precedenti". Con queste parole il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha commentato la lettera scritta da quattro spadisti di punta della nazionale italiana, tra i quali il campione olimpico di Pechino 2008, Matteo Tagliariol e il campione mondiale di Catania 2011, Paolo Pizzo, con la quale hanno chiesto al numero uno dello sport italiano l'esonero del ct Sandro Cuomo.

Leggendo tale risposta, il titolo si chiarisce da solo. Certo, il massimo dirigente dello sport italiano, correttamente, ha detto niente precedenti, ma allo stesso tempo avrebbe dovuto dire che il CONI si sarebbe informato e riferito alla Base gli esiti della sua esplorazione.

Leggendo Facebook di queste ore, il movimento di dissenso è ben più ampio e Malagò dovrebbe assicurare i tesserati circa l’esposizione delle proprie idee, ancorché prive di offese e diffamazioni, senza dover incorrere nelle pene del "codice etico", ciò significherebbe un segnale di forte presenza del CONI, che invece con la predetta risposta si ha la sensazione di un abbandono degli iscritti, ancorché atleti, al proprio destino.

A questo punto cosa aspettarsi da un presidente federale che non ascolta la base, i vertici dirigenziali, i tecnici e gli atleti?. Ci chiediamo ma cosa c'è realmente sotto???

E’ inimmaginabile che i Consiglieri Federali, all’unanimità, condividano le indicazioni del presidente, senza avere il coraggio di dire quello che pensano, facendo venir meno la fiducia riposta in loro, quali amministratori attenti anche alle dinamiche tecniche, motivo per il quale sono stati eletti. Essi rappresentano i dirigenti, gli atleti ed i tecnici: il movimento manifesta un certo dissenso da Cuomo ma essi non ascoltano. Tutto ciò è irrazionale: lo sport dovrebbe insegnarci ad essere Uomini e Donne, con il coraggio delle proprie azioni. 

Di sicuro Malagò non si sarebbe aspettato che, dopo le vicende della Federnuoto e gli altri grattacapi a seguito della poco convincente prestazione alle olimpiadi russe, proprio dalla Federazione del suo Vicario, arrivassero le contestazioni.

La domanda è:” Ma Cuomo vale tanto per Scarso e perché? E per i Consiglieri, vale il fatto che siano ormai considerati solo dei simboli obbligatori in un CF e non delle persone autonome? 

Malagò avrà sentito solo Scarso o avrà chiamato i Consiglieri, ovviamente non quelli della stessa terra di Cuomo, che devono a lui il loro ruolo, ma i veri Consiglieri, quelli che la scherma la fanno e sanno cosa significa avere un ambiente pessimo e doversi allenare? Sappiamo di si, uno in particolare che è anche nel CONI, ma questo prima di redarguire gli atleti, ha ascoltato i Colleghi del Consiglio Fis? Ha ascoltato le ragioni degli stessi atleti e del loro gesto estremo perché inascoltati da mesi e anni? Lui ex atleta e battagliero nelle gestioni della sua arma, ha capito cosa vivono questi ragazzi e tutti quelli che non parlano o ha pensato solo all’aspetto politico di difesa dell’incarico e del suo ‘mentore’?

Da che mondo è mondo nel settore lavorativo se un dirigente non crea un gruppo di lavoro che rende, si cambia. I nostri atleti vivono di scherma e per la scherma, ma chi comanda e vive dei loro risultati, senza realmente metterci mano, non capisce e li lascia nelle mani sbagliate.

Qui c'è una macchina lavorativa come quella composta da Atleti, Tecnici e Dirigenti che protestano e non riescono ad esprimere il loro potenziale. C'è chi dovrebbe solo gestire e rendere agevole questo lavoro, invece detta Leggi e impone scelte solo per il proprio Ego. Perché di questo si tratta alla Fis di Ego. Quello di Cuomo con quello dei Dirigenti.

Berlusconi conferma Seedorf, ma paga la Società che è sua e ne risponde alle sue tasche prima e ai tifosi dopo. La Fis, pur essendo un ente di diritto privato, viene finanziata per la maggior parte dai fondi del Coni, che a sua volta è finanziato dal Governo, quindi la Federazione utilizza finanziamenti pubblici, che vengono pagati con le nostre tasse e dai nostri sacrifici di tanti genitori appassionati.

Malagò parla di precedenti, veramente se un precedente c’è lo ha creato lui, delegittimando il Coni da ruolo di garante degli atleti e tesserati a garantista della politica e degli incarichi.

Certo Malagò ha perso una occasione e come diceva una mia collega napoletana quando dibatteva con il mio direttore e lui chiedeva conferma alla schiera di tirocinanti interessati al suo consenso: “Aquaiolo l'acqua è fresca? manco la neve!”, internet mi ha aiutato a scriverlo correttamente e darne una spiegazione chiara, “per sottolineare come sia inutile chiedere spiegazioni a chi è causa del danno”.

Bianca Iannuzzi.

lunedì 24 marzo 2014

SPADA: qualcosa non va?


Dal Corriere della Sera del 24 marzo 2014

SPADA NEL CAOS. QUATTRO ATLETI CONTESTANO IL C.T.. LETTERA A MALAGO’

Ci risiamo. Mentre da un lato si conferma protagonista a livello internazionale a dispetto di alcuni passaggi a vuoto, la scherma azzurra riapre il fascicolo <spada>. E’ un faldone voluminoso perché da tempo quest’arma la continuità la trova nell polemiche più che nei risultati, nonostante la squadra a febbraio abbia vinto a Tallin nella Coppa del Mondo. L’ultima tegola è tosta: quattro atleti – tre dei quali sono Matteo Tagliariol, Paolo Pizzo ed Enrico Garozzo – hanno scritto al Presidente del Coni, Giovanni Malagò, per dirgli che non si andrà da nessuna parte se nel ruolo di c.t. rimarrà Sandro Cuomo. In precedenza avevano chiesto più volte la testa del tecnico al Presidente Scarso: la risposta è stata un secco no. Garozzo, 25 anni, è uno dei volti nuovi della specialità; Pizzo,31, ha vinto l’oro iridato nel 2011, impresaq che non ha avuto repliche; Tagliariol, 31, è l’olimpionico di Pechino (e argento mondiale 2009), ce per tante ragioni, incluse incredibili peripezie fisiche, non ne azzecca più una. Ma soprattutto, Matteo è l’uomo che nel 2010 aprì il caso-Cuomo: al termine degli Europei bollò il c.t. come <incompetente, un Re Sole ce impone scelte e divide>. Scoppio il putiferio, Tagliariol fu deferito, ma alla fine la vicenda fu aggiustata: i due trovarono un modus vivendi. La tregua è durata fino a poco tempo fa, quando il bubbone è scoppiato di nuovo. Moltiplicato per quattro, stavolta. Di fronte alla lettera, il Coni non ha ancora reagito. Per Malagò è un pasticcio no da poco: Giogio Scarso, che con il consiglio ha confermato Cuomo nonostante il flop della spada ai Giochi 2012, ha avuto un peso importante nella sua elezione al vertice di Palazzo H del Foro Italico. Non solo, dopo il passaggio di Chimenti alla guida della Coni servizi, il presidente ha nominato Scarso vicario: insomma, per Malagò sarebbe più facile districarsi con un elefante in una cristalleria. Ma al di la di tutto serve una riflessione. Se a novembre il Cio non ripristinerà le gare a squadre di fioretto femminile e della sciabola maschile, la spada sarà l’architrave della spedizione olimpica 2016: ha allora senso reiterare uno scenario che fa acqua? In attesa di risposte, meglio consolarsi con la Coppa del Mondo: ieri, se da un lato i fiorettisti hanno fallito a Bonn (settimi dopo il trionfo di Cassarà ed il terzo posto di Baldini nell’individuale), le fiorettiste hanno battuto la Russia a Torino e gli sciabolatori sono arrivati secondi a Mosca. Ecco, questa è la scherma che ci piace.

Flavio Vanetti



Matteo Tagliariol oro olimpico Pechino 2008

A chi la colpa di tale fallimento? Da questo Blog ed in tempi non sospetti ho denunciato la questione, evidenziando, con cifre ed analisi precise, lo stato del settore. Recentemente ho scritto che la valutazione del CT andava fatta a lavoro ultimato, ma ora la situazione è precipitata e credo che vadano assunte le iniziative appropriate al caso. Il Presidente non può più nascondere la realtà fallimentare del settore ed il fallimento non sta solo nei risultati, che, peraltro, negli ultimi tempi sembravano riprendere un percorso positivo, bensì nella gestione globale dell’arma. Se questi atleti hanno avuto il coraggio di affrontare il toro per le corna e soprattutto dopo risultati estremamente positivi (Tallin) è necessario tenerne nel debito conto. La soluzione sarebbe quella di mandarli tutti a casa, ma alle olimpiadi chi portiamo? E, soprattutto, riusciremmo a qualificarci? Ritengo di no, quindi se non si può cambiare la squadra, si cambi l’allenatore e si abbia il coraggio di chiamare chi in questo momento potrebbe riportare l’arma ai vertici mondiali. Mi chiedevo: di chi la colpa? Del Presidente, ma anche del Consiglio, il quale pur non gradendo la riconferma del Commissario si è piegato alle decisioni del Presidente. La situazione non è facile, ma chi non l’affronta con la dovuta responsabilità sarà colpevole del tracollo di un’arma nella quale abbiamo vinto ori olimpici a squadre ed individuali.