mercoledì 28 agosto 2013

DECRETO DEL "FARE" - Abrograto l'obbligo dei certificati medici per lo sport amatoriale.

Il Dr. Gianmario SATTA ha fatto pervenire un commento in merito all’articolo “ABROGATO L’OBBLIGO DEI CERTIFICATI MEDICI PER LO SPORT AMATORIALE”, ho provato a contattare il dottore per alcuni chiarimenti ed è stato impossibile rintracciarlo. Da accertamenti svolti risulta che il nome gsatta sia un nick name, pertanto volevo cestinare ciò che ha scritto, poi ho fatto una telefonata al mio medico di famiglia, peraltro specializzato in Medicina dello Sport, il quale mi ha confermato l’esistenza della lettera appresso trascritta.

Trattandosi argomento particolarmente sentito ed inquadrato in quella che può essere sentita (per me lo è senz’altro) una attività di prevenzione sulla tutela sanitaria, pubblico il documento, ritenendo in questo modo di contribuire a sensibilizzare le istituzioni a porre in essere ogni iniziativa chiarificatrice circa l’emendamento “fare”.

Al Dr. SATTA rivolgo l’invito a non inviare altri commenti se prima non si sarà manifestato (correttezza nei confronti di chi legge il blog).
Comunque egli scrive:

“Giusto per stare in tema: la FIMMG ( federazione dei Medici di Medicina Generale) ha scritto questa lettera al Ministro della Salute per cercare di avere una risposta in merito ai fondati dubbi che l'emendamento "fare" ha sollevato in tutta Italia( isole comprese)...

Roma, 26 agosto 2013

Al Ministro della Salute
On. Beatrice Lorenzin

Al Presidente FNOMCeO
Dott. Amedeo Bianco


Si ritiene opportuno segnalare che la formulazione delle modifiche introdotte dal Decreto Legge 21 giugno 2013 n. 69 e dalla successiva Legge di conversione 9 agosto 2013 n. 98 “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” alle norme che regolano la certificazione delle attività sportive determina criticità interpretative e applicative, altresì aggravate dal mantenimento della piena legittimità delle norme precedentemente emanate.
Il combinato disposto dall’insieme delle norme in atto vigenti, infatti, orienta i medici certificatori al mantenimento, in molti casi, delle procedure precedentemente previste inficiando negli effetti le motivazioni etiche ed economiche che hanno determinato l’emissione di tali emendamenti.
Si sollecita pertanto, anche in vista dell’imminente ripresa delle attività scolastiche e della riapertura delle strutture private ove si svolgono attività motorie, la emanazione di una circolare interpretativa concertata che definisca, con il supporto del CSS che aveva in origine curato l’estensione del Decreto, inequivocabili indicazioni per i professionisti interessati nell’applicazione di tali norme.

In particolare, si ritiene necessario che siano chiariti i seguenti punti:

1)      l’art. 42 bis della citata legge sopprime l’obbligo della certificazione per attività ludico motoria e amatoriale. Non è stata abrogata, invece, la precedente normativa (Decreto 24 aprile 2013 “Disciplina della certificazione dell’attività sportiva non agonistica e amatoriale e linee guida sulla dotazione e l’utilizzo di defibrillatori semiautomatici e di eventuali altri dispositivi salvavita”) che oltre a istituire la obbligatorietà della certificazione definisce le procedure diagnostiche propedeutiche al rilascio della certificazione specifica per le diverse tipologie di attività motoria individuate. Poiché è ragionevole ritenere che in molti casi tali certificazioni continueranno ad essere richieste dai cittadini per esigenze loro indotte da enti terzi, nel caso di rilascio di dette certificazioni il medico dovrà comunque attenersi alle indicazioni già presenti nel citato Decreto, ovvero prevedere gli accertamenti integrativi relativi alla classe di rischio individuata per il cittadino richiedente.

2)      l’art. 42 bis della citata legge mantiene l’obbligatorietà della certificazione per l’attività sportiva non agonistica lasciando alla discrezionalità del medico la scelta di effettuare approfondimenti diagnostici strumentali.
Alla luce dell’attuale formulazione della norma, la mancata effettuazione dell’elettrocardiogramma in caso di contenzioso legale potrebbe essere configurata come imprudenza. Ciò impone la prescrizione dell’approfondimento diagnostico.

3)      Non sembra variata la normativa per i certificati relativi alle attività a maggiore impegno cosiddette “gran fondo”, ma anche in questo caso sembra utile un chiarimento ufficiale del Ministero della Salute.
In attesa di un cortese riscontro, invio i miei più cordiali saluti.

Giacomo Milillo”
Ezio RINALDI



lunedì 19 agosto 2013

RETTIFICA

Nell' articolo " CRITICHE E CASA DELLE ARMI" nello specchio riportante la suddivisione delle medaglie vinte ai campionati europei U23 sono stati attribuiti colori non rispondenti a quelle realmente conquistate sul campo. Ringrazio il Maestro Guido DE BARTOLOMEO per avermi segnalato l'errore e ritenendo doveroso procedere alla rettifica con la stessa visibilità data all'articolo, pubblico in prima pagina lo specchio esatto. Non cambia il numero di medaglie vinte, ne quello relativo ai vari settori ma più semplicemente il colore delle stesse. Chiedo scusa ai ragazzi per gli errori commessi.
Ezio RINALDI


CAMPIONATI EUROPEI UNDER 23 - 2013
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CAMPIONATI EUROPEI ASSOILUTI 2013
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GIOCHI DE MEDITERRANEO 2013
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domenica 18 agosto 2013

LE DIMISSIONI

Spesso compiamo delle azioni che riteniamo importanti e con le quali intendiamo salvaguardare il rispetto dei nostri diritti, della nostra dignità ed onorabilità. Tra queste azioni vi sono le dimissioni, delle quali sovente se ne fa un uso strumentale.

Le dimissioni sono l'atto con cui chi le presenta recede unilateralmente dal rapporto che lo vincola al datore di lavoro o all’organizzazione con cui ha un rapporto di collaborazione.

Nell'ordinamento italiano, le dimissioni si configurano come una facoltà di ogni singolo individuo che abbia rapporti di lavoro o collaborazione con ditte, imprese o Enti (pubblici e privati), che possono essere esercitate senza alcun limite, con il solo rispetto dell'obbligo di dare il preavviso previsto dai contratti collettivi in caso di lavoro dipendente o collaborazioni varie.

Esse consistono in un atto volontario dell’esercitante, la cui intenzione non deve essere viziata da minacce, raggiri e quant’altro possa configurarsi in una sorta di costrizione all’esercizio di tale atto. Nel qual caso possono essere annullate.

L' azione ha effetto al momento in cui il destinatario ne viene a conoscenza. Non rileva in alcun modo l'eventuale dissenso del ricevente. L'eventuale revoca delle dimissioni è efficace, secondo le regole generali (art. 1328 c.c.), solo se è comunicata al destinatario prima che quest'ultimo abbia avuto notizia dell'atto di recesso.

La legge italiana non prevede forme particolari per le dimissioni, che possono, quindi, essere presentate anche oralmente. I requisiti di forma sono, però, spesso dettati da ragioni di opportunità o sicurezza, che possono imporre l'onere della forma scritta a tutela del presentatore.

Diverse sono le motivazioni per rassegnare le dimissioni, tra queste:
 
·     dimissioni per giusta causa;
·     dimissioni incentivate;
·     dimissioni e licenziamento;
·     dimissioni in bianco.

Voglio fare un accenno a quelle per giusta causa.

In presenza di un grave inadempimento del fruitore d’opera che rende impossibile la prosecuzione anche solo provvisoria del rapporto (es. demansionamento, condotte gravemente lesive dell'onore e della reputazione, reiterato mancato pagamento della retribuzione, ecc.), il prestatore d’opera  può dimettersi per giusta causa, senza l'obbligo di dare il preavviso.

Al Prestatore d’opera dimissionario per giusta causa spetta l'indennità sostitutiva del preavviso, come se fosse stato licenziato. Egli può inoltre richiedere l'indennità ordinaria di disoccupazione, in quanto il sopravvenuto stato di disoccupato non gli è imputabile.

In tali frangenti è molto probabile la fase contenziosa con il datore di lavoro che non vuole riconoscere l'esistenza dei presupposti per le dimissioni per giusta causa: vi potrà perciò essere la necessità di un procedimento giudiziale che accerti la sussistenza dei requisiti che la giustificano. Il lavoratore può essere assistito nel processo con il gratuito patrocinio in presenza dei requisiti reddituali.
 
Ciò in linea generale, per quanto riguarda i rapporti che intercorrono tra un datore di lavoro ed il lavoratore ed in analogia a tale rapporto le motivazioni possono trovare applicazione anche in altri campi, ma senza la necessità di un procedimento giudiziale.
Spesso la richiesta di congedo è la conseguenza di una protesta per la mancata considerazione a cui l' esponente è soggetto. Ciò avviene in quei rapporti di collaborazione gratuita ove la gratificazione è data dalla soddisfazione di aver contribuito al mantenimento, miglioramento e consolidamento di un sistema rappresentante la vita di un certo settore. Molto spesso le aspettative vengono tradite da meschini giochi di potere o se volete di clientelismo, se non di nepotismo per cui i meriti di certe azioni vengono attribuiti ad altri per favorirne l’ascesa oppure la giustificazione all’occupazione di particolari ed importanti poltrone. In altri casi, ritenendosi più bravi ed efficaci (presunzione) di altri soggetti, ci si aspetta un riconoscimento che riteniamo dovuto, magari l’incarico a svolgere mansioni più visibili nel contesto in cui operiamo.
 
L’atto delle dimissioni è un fatto di una serietà ed una responsabilità grandissima, pertanto prima di porlo in essere bisogna averne maturato bene la concretizzazione, cioè fatto tutte le valutazioni che tale atto merita. Non si può pensare che esso possa essere ritirato solo se viene soddisfatto il proprio ego.
 
Per un lavoratore il proprio ego sta nel fatto di essere riconosciuti i propri diritti, ma per altre categorie, non sottoposte ad un contratto ma ad un rapporto di collaborazione volontaria, non ci sono soddisfacimenti personali, voglio dire che se si è nella condizione di poter contribuire, nelle forme e nel rispetto delle regole, secondo le proprie capacità, eventuali aspettative di poltrone più prestigiose(!?) non trovano giustificazione.
 
Tanto per essere ancora più chiaro quando diedi le dimissioni da Consigliere lo feci perché non ero stato messo nelle condizioni di dare il mio contributo nei settori a me più congeniali. Riconosco l’errore di averle presentate in ritardo, però una volta scritte ed indirizzate a chi di dovere non sono più tornato indietro.
 
Ezio RINALDI

lunedì 12 agosto 2013

PIU' OMBRE CHE LUCI, ANZI QUASI NOTTE

Si è appena conclusa la kermesse mondiale di Budapest con gli azzurri del fioretto maschile che chiudono trionfalmente battendo gli americani per la medaglia d’oro. Nella stessa giornata le sciabolatrici, sempre contro gli USA hanno perso l’assalto per il bronzo. Pertanto il bilancio delle medaglie vinte dall’Italia ci dice che gli azzurri hanno portato a casa 8 medaglie, di cui 6 dalla scherma in piedi, numero ben lontano dagli standard a cui siamo stati abituati da questi ultimi.

Credo che la situazione vada analizzata seriamente, lo dice anche il Presidente Giorgio Scarso, al quale evidentemente la debacle della spada e gli scadenti risultati della sciabola non vanno giù.

La prima riflessione è questa: chi è causa del suo male pianga se stesso. Quindi, innanzitutto, bisogna riflettere sulle scelte tecniche, una delle quali mi vede protagonista in negativo e di ciò ho fatto pubblicamente ammenda. Devo dire che il Presidente sull’argomento è sempre stato coerente ed in questo senso ha dato fiducia ai Commissari, oltre ogni immaginazione. Ritengo che oggi sia chiamato a prendere delle decisioni importanti, se vogliamo arrivare a Rio con concrete possibilità di ben figurare.

La seconda è che all’indomani della deludente prestazione della spada italiana nelle gare individuali, i commentatori televisivi tendevano ad assolvere gli atleti per la prestazione offerta con giustificazioni varie e rimandando il tutto alla prova a squadre. E’ stato detto che Pizzo è prigioniero del titolo mondiale vinto a Catania; mentre per Tagliariol è stato fatto riferimento alla mano infortunata, che è stata curata con terapie di mantenimento quando invece andava operata; Garozzo, il migliore degli italiani, data la giovane età, si auspicavano un miglioramento con l’esperienza; Confalonieri ha perso il primo assalto di diretta nei 128 (tabellone da 64) e probabilmente paga l’accantonamento subito nel passato: potrei aprire una discussione sulla incoerenza gestionale (il ragazzo oggi è tornato ad essere il capitano della squadra), ma non mi interessa, perché troppo lungo sarebbe l’elenco delle castronerie portate a termine da chi doveva gestire il settore con più chiarezza e meno personalismi (clientelismo).

Per il settore femminile è stata giustificata una sola atleta e questa è Mara Navarria, che avendo partorito quattro mesi fa il suo settimo posto è stato considerato un risultato di rilievo; per le altre ragazze non ci sono state giustificazioni.

La terza è la conferma del settore fioretto in piedi che, con 5 medaglie vinte di cui 3 ori e 2 bronzi , ha portato a Casa il 62,5% del totale delle medaglie vinte e ben l'83% del settore in piedi.

Personalmente ritengo responsabile del fallimento il CT di settore il quale dovrebbe avere l’onestà morale di rassegnare le dimissioni prima del prossimo Consiglio federale e spero vivamente che lo faccia, al fine di non mettere in difficoltà chi lo ha difeso contro tutti e tutto (SCARSO)

Per ora mi fermo qui perché sull’argomento vi potrò tornare dopo le decisioni del Consiglio.

Un grazie particolare e sentito agli atleti paralimpici, che hanno vinto un oro ed un bronzo e ci dimostrano ogni giorno qual è il senso della vita

Intanto esprimo le mie felicitazioni agli atleti, tecnici e CT  vincitori delle medaglie, oltre che all’intera Federazione ed al Presidente Giorgio Scarso.

Buon Ferragosto a tutti

Ezio RINALDI

 

giovedì 8 agosto 2013

ABROGATO L'OBBLIGO DEI CERTIFICATI PER LO SPORT AMATORIALE!

AMATORI: STOP AI CERTIFICATI

Questo il titolo apparso a pag. 31 della Gazzetta dello Sport del 7 agosto 2013.

L’articolo non ha una firma e riporta in forma sintetica quanto approvato dalla Commissione Istruzione e Sport del Senato.

Tutti i Presidenti di ASD fino a qualche giorno fa sapevano che i propri atleti, amatori e non, per praticare una attività motoria, dovevano presentare un certificato medico che attestasse la buona e robusta costituzione fisica, mentre per le attività che prevedono la partecipazione a gare o competizioni varie, il certificato richiesto è quello per attività agonistica. Non sto a citare tutti gli incidenti che hanno causato il decesso di giovani atleti, ma basta fare riferimento a tale casistica per evitare possibili ulteriori inciampi nefasti.

Mi permetto di affermare che nella Commissione Istruzione e Sport del Senato di veri sportivi non ce n’è nemmeno l’ombra. Sicuramente saranno tutti seri ed onesti professionisti e certamente in buona fede, ma esperienze sportive zero. Come ben sapete non sono un medico ma dirigente sportivo e praticante attività amatoriale sportiva (in gioventù praticavo Judo presso il CUS Roma). Ho sempre presentato il certificato medico attestante l’idoneità all’attività sportiva agonistica, ciò ha messo tranquillo il sottoscritto e la struttura che mi ospita.

La visita medica è il primo atto dell’azione di prevenzione ed avere un elettrocardiogramma è quanto mai opportuno per stabilire se il sistema cardio circolatorio (a riposo) è nella norma. Peraltro l’emendamento presentato a modifica del Decreto Balduzzi non elimina la presentazione di una certificazione medica attestante una buona condizione fisica ed il rilascio di tale documento comporta l’esborso di una parcella al medico di base, perché, se non erro, lo impone la legge allora non capisco dove sia la semplificazione e mi riesce difficile capire anche le eventuali difficoltà economiche delle famiglie che voglio far fare sport ai propri figli: un certificato agonistico costa da 50 a 75 euro, quello del medico di base minimo 25 euro. Contesto anche l’aggravio di lavoro per le ASL in quanto basta rivolgersi ad un medico specializzato in medicina dello sport ed abilitato al rilascio di detti certificati.

Contesto il fatto che gli alunni praticanti uno sport presso la propria scuola ed in orario curriculare non essendo agonisti ma amatoti o se volete praticanti attività ludico motoria non abbiano bisogno della certificazione medica. Vorrei ricordare che negli istituti scolastici generalmente vengono esercitati sport di squadra – palla mano – palla volo -  che pur non partecipanti a campionati o competizioni delle FSN (ci sono tornei interscolastici) prevedono uno sforzo fisico notevole che altera il normale status a riposo del corpo umano. Pertanto i Dirigenti Scolastici si assumo enormi responsabilità a meno di proibire lo sport nel proprio plesso.

Contesto anche l’idea che la richiesta di adeguata certificazione possa allontanare i giovani dallo sport, se così fosse gli irresponsabili sarebbero i dirigenti a tutti i livelli: l’eventuale allontanamento dei giovani dallo sport dipende da altre cause, che richiederebbero l’apertura di un dibattito molto serio.

Condivido pienamente la posizione del Presidente della Federmedici dr. Maurizio CASASCO, il quale afferma che “Così la prevenzione è morta. Il Senato si è assunto una responsabilità enorme.”

Personalmente invito i Presidenti delle ASD, Dirigenti scolastici, titolari di palestre e strutture sportive di richiedere ai loro atleti/alunni ed amatori la certificazione più completa al fine di garantire tutte le parti in causa, ma soprattutto i genitori.
Ezio RINALDI