domenica 19 novembre 2017

LE VERITA' PARALLELE DELLA F.I.S. - 3^ parte




ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI 1861 -ASD
A Proposito di Procura Federale
Sapete tutti, o quasi, che la Federazione ha deferito al Procuratore federale i consiglieri dell’Accademia Nazionale di Scherma tesserati con la FIS, imputando loro, evidentemente, visto che non è stato prodotto un preciso capo d’accusa fino al momento del processo, la loro appartenenza al consiglio di amministrazione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, il cui Presidente, non tesserato FIS, ha prodotto ricorso al TAR contro la Federazione in merito alle decisioni del suo CDF di indire in proprio gli esami per maestro di scherma.
Non sto a tediarvi su questo argomento, mi limito solo a dire che il ricorso al TAR è l’unico rimedio giurisdizionale  contro le decisioni del CDF della FIS, per cui pretendere di escludere questa unica possibilità significa  aspirare al “potere assoluto” ! D’altra parte mi sembra di ricordare che l’art. 24 della nostra Costituzione affermi che tutti possono adire il giudice per tutelare diritti e interessi legittimi
Ebbene è di qualche giorno fa (17 ottobre 2017) la notizia che l’organo di giustizia federale di primo grado ha “assolto” i nostri soci tesserati FIS, non avendo, evidentemente, rinvenuto alcunché di illecito nella loro condotta. Le motivazioni inoltrate successivamente confermano la mancanza dell'illecito comportamento e, cosa molto interessante, confermano l'autonomia del nostro Ente nei confronti anche della FIS!
Il fatto si commenta da sé e il commento diviene ancora più incisivo, se la vicenda che oggi ha visto il suo epilogo decisorio viene comparata  ad un caso  di un recente passato.
Si tratta di questo.
La FIS (e per essa il suo Presidente)  ritenne di  segnalare al Procuratore, in seguito ad una lettera inviata da me proprio al maestro Scarso, i fatti verificatisi durante le ultime (con riferimento a quell’epoca) sedute di esame. Invero, a nome dell’Accademia Nazionale di Scherma, mi lamentavo del comportamento del Maestro Crisci, Presidente dell’AIMS, comportamento fortemente ostile ed offensivo, comportamento che sembrava, addirittura,  superare, in qualche caso, anche i limiti della legalità, nei confronti dell’Accademia ed i suoi stessi soci.  Ed  a questo punto mi tocca invitarvi a leggere la lettera in questione (all.1).
L’All.2  riporta la risposta di Scarso, francamente molto deludente, ma anche molto significativa circa la sua vocazione al “potere assoluto”.  E lascio al lettore le altre considerazioni (anche relativamente alla mancanza di riscontro a proposito delle “questioni morali”, considerazioni  che pure la lettera sollecitava). Per altro, la risposta del presidente federale appare, ahinoi!, intrinsecamente contraddittoria (è forse stata scritta in minuta da due persone diverse?). Infatti, nella prima parte, si qualificano semplici “beghe” i contrasti tra AIMS ed Accademia Nazionale di Scherma (vale a dire le raccomandazioni in sede di esami e la sottrazione - sia pure temporanea - di una cartella contenete documenti dell’Ente da me presieduto); nella seconda, si afferma che gli episodi segnalati rivestono carattere di “gravità” (testuale), tanto che ne deve essere informato il Procuratore federale.
Insomma: sono beghe o fatti gravi?
Evidentemente, secondo la convenienza del momento e l’interesse di qualcuno.
La lettera di Scarso contiene, poi, un altro passaggio interessante. Si tratta della frase in cui si afferma che AIMS ed Accademia sono enti “autonomi”. Che l’Accademia sia autonoma lo do per certo (fu istituita molto primo della FIS e da un atto avente forza di legge); sono meno certo, però, dell’autonomia dell’AIMS, visto che esso è ampiamente “foraggiato” (mezzi, fondi, locali) dalla FIS e che il suo vicepresidente siede nel consiglio federale. Voglio comunque prendere per buona la affermazione di Scarso, ma allora, se l’Accademia nazionale di Scherma è autonomo, perché la FIS si arroga il diritto (che non ha) di interferire nella sua vita e di deferire, addirittura, al Procuratore federale alcuni suoi soci per le condotte liberamente tenute nel corso delle riunioni dei consigli di amministrazione? (con quale esito, si è visto!).
Torniamo però allo scambio epistolare tra me, Scarso e il Procuratore. Sei giorni dopo, il Procuratore federale mi scrisse (allegando proprio la lettera che avevo inviato a Scarso, l’all.1), “al fine di poter procedere con le opportune verifiche” (all.3).
E’ lo stesso giorno in cui si svolse uno dei famigerati Comitati Operativi (ai quali potrei in seguito dedicare un’apposita puntata) e nel corso del quale il maestro Crisci, messo a confronto con i bigliettini da lui distribuiti,  riconobbe di aver averli scritti, ma affermò che  i suoi erano  solo affettuosi “suggerimenti”….
Il 12 novembre inviai la mia risposta al Procuratore: si tratta di un’altra missiva, con la segnalazione più approfondita dei fatti, comunque, già sopra descritti e non solo quelli (all.4).
Qualche giorno dopo, su sollecitazione della segreteria del Procuratore (che poi è la stessa segreteria federale, SIC!), ebbi modo di telefonargli ed in pratica di confermagli le cose che già gli avevo scritte.
Ovviamente, di questa telefonata non può esservi traccia; meno ovviamente, non c’è traccia nemmeno del post-deferimento del maestro Crisci.
Forse il Procuratore si sarà lasciato convincere che i suoi erano solo degli  affettuosi “suggerimenti”. O forse in Federazione e in alcuni collegati organi “autonomi” si professa la filosofia (e si attua la prassi) dei due presi e delle due misure?
Alla prossima
Il Presidente
Dott. Pasquale La Ragione








lunedì 13 novembre 2017

CAMPIONATI DEL MONDO PARALIMPICI - LAMENTELE E COMMENTI


Si sono conclusi il giorno 12 c.m. i Campionati del mondo di scherma paralimpica, che hanno avuto inizio il 7 novembre 2017 nell’Hotel  Hilton Rome Airport di Fiumicino. Non mi soffermo sul numero delle nazioni partecipanti, che comunque ha visto sulle pedane i rappresentanti di Russia, Polonia, Iraq, Ukraina, Hong Kong, Germania, Grecia, Bielorussia, Brasile, Francia, Thailandia, Korea del Sud, Ungheria, Georgia, USA, Canada e, naturalmente l’Italia. Non era presente la Cina.Spero non mi sia sfuggito nessuno.
Sono andato a vedere la manifestazione e devo subito dire che è stato emozionante assistere agli assalti, svoltisi con passione, determinazione ma in un clima di assoluta sportività. L’Italia ha portato a casa 11 medaglie: 5 ori, 3 arg, e 3 bro. Un bottino assai cospicuo per il quale vanno ringraziati tutti i nostri ragazzi: scrivere altro non avrebbe senso se non scadere nella retorica e nella demagogia. Il luogo di gara a me non è sembrato molto felice anche se devo ammettere che arrivare in aereo, soggiornare e gareggiare nell’hotel dell’aeroporto, ancorché prestigioso come l’Hilton, ha consentito un più agevole movimento per tutti i partecipanti. Non mi è piaciuta la sede poiché ritengo che una manifestazione per scherma seduta debba essere ospitata in siti a piano terra e senza alcuna barriera, non che non siano state abbattute, anzi direi che l’organizzazione, in collaborazione con la direzione dell’hotel, abbia fatto il massimo. L’aria era stagnante perché non vi erano finestre che ne potessero garantire un ricambio: spero che l’esperienza di questa prima edizione mondiale serva per il futuro affinché si trovino strutture adeguate. Altra considerazione è relativa ai costi di soggiorno: se l’indicazione che ho avuto dalla consumazione di due caffè dovesse essere quella reale allora alle nazioni partecipanti dev’essere costata parecchio la trasferta italiana. Infatti se i due espressi hanno avuto un importo di 5,80€ (2,90 ciascuno) non oso immaginare la spesa totale per ogni partecipante. Credo logico supporre una convenzione tra la Direzione dell’hotel ed il COL e se così non fosse ci sarà stato un bagno di sangue: ritengo, invece, che l’attenzione del Presidente su tale problema abbia fatto sì che il tutto fosse condotto ad una normale trasferta per la partecipazione ad una gara internazionale. Nel complesso l’opinione che ne ho ricavato è positiva. Devo però sottolineare che anche in ambito paralimpici si verificano situazioni un tantino discutibili. Infatti, le convocazioni hanno tenuto fuori atleti meritevoli ed a dimostrazione di ciò vi è stata una comunicazione della FIS, datata 17 settembre 2017, con la quale si informavano le società che in considerazione della circostanza che l’Italia si accinge ad ospitare una manifestazione tanto prestigiosa, eccezionalmente la Federazione Italiana Scherma ha inteso offrire ai propri atleti maggiori possibilità di partecipazione; pertanto, oltre agli atleti componenti la Squadra nazionale convocati dai Commissari d’arma, la FIS ha previsto nelle prove individuali la partecipazione a proprie spese degli atleti italiani che ne faranno richiesta, tramite le loro Società di appartenenza e secondo i seguenti criteri:
·         gli atleti devono essere in possesso di classificazione internazionale;
·         il numero complessivo di partecipanti per ciascuna arma e categoria dovrà essere al massimo di 4 tra atleti convocati e autorizzati;
·         le autorizzazioni verranno concesse tenendo conto della posizione nel ranking paralimpico aggiornato;
·         gli atleti che verranno ammessi dovranno essere in possesso dell’attrezzatura schermistica completa; essi inoltre dovranno dotarsi dei copriraggi con il logo dell’Italia (il logo in formato riproducibile sarà fornito agli interessati dalla Federazione). "
Qualche atleta ha rispedito al mittente l’invito, ritenendolo un non riconoscimento al merito acquisito in pedana. Non voglio minimamente entrare nelle dinamiche delle convocazioni, però non riesco a capire le regole, se ci sono, relative alle chiamate degli atleti. La partecipazione ad un mondiale compete alla federazione, la quale sceglie i competitori sulla base delle indicazioni del Commissari d’arma. Il numero dei componenti per ogni squadra è stabilito da precise regole a livello internazionale: per i normodotati sono quattro, di cui uno riserva.
Pur in presenza di un comunicato della FIS emanato per tempo, mi è difficile capire come sia possibile partecipare ad un mondiale a spese proprie.  Le regole sono uguali anche per la scherma seduta? Chi ne sa più di me potrà commentare e chiarire sul blog. Non aggiungo altro!
La competizione ha visto la costante presenza del Presidente Scarso, del  vice presidente Giampiero Pastore e del Presidente del Comitato Paralimpico Italiano Luca Pancalli. Non ho mancato di salutare sia Pancalli che Scarso, il quale mi è sembrato alquanto imbarazzato nel salutarmi: probabilmente la mia attività di blogger lo disturba molto e quello che scrivo lo rende nervoso. A proposito di questo argomento, in varie circostanze il presidente avrebbe avuto modo di lamentarsi di essere attaccato da chi è stato trombato e non è nemmeno iscritto alla FIS. Non voglio essere presuntuoso però sembra che ce l’abbia con me, infatti non sono iscritto alla FIS, ma se sono io l’oggetto del suo risentimento colgo l’occasione per ricordargli che diedi le dimissioni da Consigliere federale a febbraio 2012 e le elezioni per il rinnovo delle cariche elettive si tennero il 2 dicembre dello stesso anno, quindi lasciai il consiglio con quasi un anno di anticipo sulla scadenza del mandato, ma forse il trombato era riferito a qualcun altro! Inoltre mi è stato riportato che il Presidente abbia commentato che su Piazza della scherma vengono scritte cose non rispondenti alla realtà, ovverro si scrivono delle castronerie. Orbene sono da sempre disponibile ad un confronto aperto e pubblico con il Presidente su qualunque tematica federale e se davvero ritiene offensivo e menzognero il contenuto degli articoli, mi quereli. In mancanza di tali presupposti a raccontare frottole non sono i pezzi scritti sul blog, peraltro la Piazza ha dimostrato di essere corretta ospitando i commenti di tutti ed a maggior ragione quelli sostenitori della linea federale.
Ezio RINALDI

giovedì 9 novembre 2017

PRIMA IL VOLLEY, ORA IL BASKET: A QUANDO LA SCHERMA?


 Accadde circa quarant’anni fa che la FIPAV concepì un progetto scolastico per insegnare il volley a tappeto fra gli italiani. Partì dall’ISEF e poi a cascata sugli insegnanti di educazione fisica, ai quali insegnò i movimenti base e qualche elementare schema di gioco. In poco tempo in Italia durante le lezioni di educazione fisica si cominciò a giocare a pallavolo, con un proliferare di squadre e campionati che non conosce sosta, raggiungendo il grandioso risultato di essere il terzo sport più praticato in Italia dopo il calcio e gli sport acquatici.
Ora ci prova il basket che non soffre di carenze di risultati, in termini di numeri, con il progetto EASYBASKETinCLASSE completamente finanziato dalla FIP ma ispirato e proposto alla Federazione dalla società veronese Neways.
La Neways vanta una esperienza decennale nel campo della formazione scolastica con progetti eterogenei che spaziano dal food all’educazione civica e in questo caso lo sport. Infatti, sul Corriere dello sport dell’8 novembre 2017 appare un articolo che mostra come la Federazione Pallacanestro (FIP) diretta da Giovanni Petrucci, abbia recepito l’invito per portare avanti tale progetto. È sufficiente che le scuole si iscrivano all’iniziativa e verranno munite di un kit, con schede che mostrano i vantaggi biomedici ottenuti nella pratica di questo sport, ad uso dei bambini e dei genitori, un libretto che spiega le regole del basket e un pallone per ogni classe. Ma non finisce qui. Nel kit è compreso anche un manifesto per far disegnare agli studenti la casacca della nazionale, in modo che le migliori 20 proposte, saranno selezionate cosicché la prima riceverà i biglietti per assistere a una partita della nazionale e molti altri palloni. Ben due campioni saranno a disposizione per coadiuvare le operazioni di marketing e rendere il tutto più accattivante. La dichiarazione del presidente federale sul sito della FIP è un proclama: “La Federazione ha soldi da investire e se si investe sui giovani, sono sempre soldi ben spesi” e sul sito della FIP è possibile leggere anche il seguente passaggio: “la lotta alla sedentarietà nei bambini è un dovere che hanno tutte le federazioni sportive, ed è stato raccolto anche da questo Parlamento, che per lo sport ha fatto in questa legislatura come mai era stato fatto prima”.
Il progetto mirerà infatti a più di 50 scuole per far aderire, da novembre a giugno, all’incirca 50.000 bambini della scuola primaria (3^, 4^ e 5^) in tutta Italia coinvolgendo più di 2.000 insegnanti, che dovranno gestire le operazioni sul campo; e i numeri stanno felicemente aumentando.
La scherma avrebbe tutte le carte in regola per poter creare un progetto come questo; i campioni non mancano, anzi abbondano, i maestri a disposizione si potrebbero reperire senza problema per una formazione di base sulla scherma verso gli insegnanti, ma mancherebbero i finanziamenti.
La situazione odierna, e dobbiamo dire anche annosa, è basata sul progetto Scherma-scuola, dove i Kit della Kinder sono contati come gli zolfanelli della piccola fiammiferaia, in quanto terminano non appena vengono “accesi” sul mercato. Le ore da dedicare alle attività scolstiche è a carico degli istruttori che devono versare tempo e fatica tenendo conto che devono essere svolti senza retribuzione alcuna. Perciò ogni istruttore a sua discrezione, spesso e volentieri, per evitare fatiche improbe, dedica breve tempo al corso, sperando che poi in palestra si affaccino nuove leve.
Giova ricordare che il tutto avviene senza sforzo alcuno da parte della Federazione Scherma che i kit se li fa comprare dallo sponsor, quindi senza investire e ci pare di capire senza nemmeno programmare, né a livello di società né a livello di aree geografiche. Mentre in realtà la nostra federazione ha un bisogno cronico di atleti, in quanto l’asfittico numero dei circa 20.000 praticanti, può sembrare strano, corrisponde a una misera proporzione fra i bugget societari e le spese da sostenere. Anche se non si riuscisse a raggiungere l’elevato numero di schermitori francesi che si attesta sui 200.000 (duecentomila equivale a dieci volte quelli italiani!), forse la più plausibile cifra di 40.000 sarebbe congrua con le aspettative di un piano di investimento promozionale che oramai si invoca da anni, ma inspiegabilmente non arriva mai. Mi auguro che per poter sviluppare un progetto simile si possa ideare la SPADAinCLASSE, con uno sforzo economico da farsi, ma che porterebbe vantaggi nazionali cioè federali notevoli e soprattutto darebbe l’ossigeno che manca alle società da tempo. Miraggi invernali cercansi.
Fabrizio ORSINI

martedì 7 novembre 2017

SCENARI E PROSPETTIVE


Valentina VEZZALI
Nel fine settimana del 4/5 novembre 2017 in quel di Foggia si è tenuta la due giorni schermistica dedicata alla categoria cadetti di sciabola e fioretto maschile e femminile: circa 800 i partecipanti. Luogo di gara: Pala fiera e l’organizzazione a cura del Circolo schermistico Dauno.
Personalmente ho presenziato per circa due ore durante le quali ho avuto modo di salutare alcuni personaggi, che rispetto al passato hanno espresso molta più cordialità: sarà perché non sono tesserato alla FIS o semplicemente perché nell’aria c’è qualcosa di diverso? Non saprei dirlo. Comunque sono andato in capitanata perché invitato per una riunione molto ristretta.
Nel parterre del luogo di gara ho avuto modo di ascoltare alcuni sussurri relativi a possibili scenari futuri, che potrebbero vedere attore protagonista qualche pezzo da novanta dell’attuale Consiglio federale (Valentina VEZZALI?). In tal senso le correnti di pensiero sono molteplici: alcune vorrebbero la scesa in campo di personaggi nati e cresciuti a pane e scherma, altre vorrebbero personalità con adeguata esperienza amministrativa e manageriale, con profonde conoscenze schermistiche. A me è stato chiesto cosa ne pensassi e, come sempre, non mi sono sottratto.
Innanzitutto ritengo prematuro parlare di queste cose adesso, giacché il 26 novembre p.v. l’attuale consiglio federale festeggia un anno di attività dalla sua elezione, quindi ne mancano 3 alla fine del mandato, però provando ad immaginare gli anzi detti scenari credo ci siano degli interludi da non sottovalutare, quali, ad esempio, le modifiche statutarie che dovranno essere effettuate per adeguare lo statuto a quello del CONI, in aderenza alla legge di prossima approvazione, che avverrà certamente entro dicembre del 2017. Pertanto, stando alle attuali regole, dovrebbe essere convocata una Assemblea straordinaria la cui scadenza non potrà andare oltre il quarto mese dall’approvazione dello statuto CONI. A meno che il massimo ente sportivo non decida di nominare un Commissario ad acta, provvedimento nefasto poiché priverebbe gli affiliati della loro prerogativa principale, cioè di deliberare sulla propria legge quadro, dando uno schiaffo alla democrazia, né, tan poco, si potrebbe giustificare tale iniziativa con la motivazione del risparmio: questo si può ottenere in altri significativi modi. Pertanto, tale appuntamento rivestirebbe non solo una importanza statutaria ma anche politica. Non intendendo per questo una messa in discussione della Presidenza, bensì un momento di confronto tra gli stessi affiliati e tra questi ed il Consiglio in carica. Un altro elemento di valutazione potrà essere la ricandidatura dell’attuale Presidente (cosa assai probabile, anzi personalmente la do per certo) che potrebbe indirizzare scelte diversamente da come mi sono state prospettate. Altro fattore da valutare sarà la costituzione di varie cordate per la corsa al soglio presidenziale: ne prevedo almeno tre. Al momento vi è la conferma che all’interno del Consiglio federale vi siano alcuni mal di pancia che nemmeno il malox riesce a lenire, pertanto anche questa situazione andrà vagliata con molta attenzione. Infine, tra sussurri e mormorii, una alta percentuale di affiliati comincia a maturare l’idea che questa dirigenza sia arrivata al capolinea e che ogni suo componente, nessuno escluso, abbia esaurito la propria funzione.
E’ chiaro che riferisco quanto ascoltato ed espongo il mio pensiero, probabilmente ho sentito male ma il mio pensiero rimane intatto.
Ezio RINALDI

sabato 4 novembre 2017

CI HA LASCIATO DONNA MIMI'

La scherma piange la scomparsa di Camilla Castiglioni, meglio conosciuta come Donna Mimì, moglie del già compianto Edoardo Mangiarotti.
A 90 anni ci lascia una donna il cui ruolo rimarrà sempre impresso nella storia della scherma lombarda. Nessuna moglie di schermitore infatti, in Italia e forse nel mondo, ha avuto un ruolo e un peso nella scherma, come Donna Mimì. La conobbi personalmente in occasione della redazione del profilo di Edoardo e Dario per conto del Dizionario Biografico degli italiani e in quella tarda mattinata, mi offrì un aperitivo come soleva fare tutti i giorni oserei dire da sempre, nel salottino magnifico della residenza milanese dove abitò con il marito, in via Solferino, accanto alla sede del Corriere della sera. Da quello sguardo azzurro traspariva l'intelligenza che aveva ereditato e saputo conservare dall'antenato che a suo tempo seppe mettere in piedi una fortuna nel settore chimico e diede una più che notevole agiatezza alla famiglia.
Un tratto signorile e aristocratico la collocava immediatamente fra le persone che oramai siamo abituati a ricordare, in quanto oggi sono assolutamente rare. Ovviamente andai preparato all'incontro e le mie fonti mi fecero fare bella, anzi bellissima figura e lei rimase compiaciuta, tanto che mi raccontò senza esitazioni o tentennamenti, come conobbe Edoardo, con tutti gli aneddoti che relegavano l'incontro fra gli avvenimenti epici.
Il campione giunse alla casa di campagna con un amico, lei era assente, ma arrivò guidando una decappottabile noncurante dei due che già l'attendevano e quasi distrattamente dedicò loro il suo tempo. Durante il pranzo fu protagonista un ragno che scaramenticamente cadde nel bicchiere (di Edo o di Mimì, nessuno lo ricordava) battezzando l'evento come fortunato. La giornata fu passata mettendo qualche disco di vinile e ballando, ma non chiesi che musica fosse, erano gli anni cinquanta ed Edoardo era già nella storia della scherma a pienissimo titolo. Da quel momento in poi, corteggiamento e matrimonio seguirono con una certa naturalezza e Mimì seppe essere la moglie del campione, ma anche la migliore consigliera e compagna di vita. Sempre al suo fianco e consapevole del ruolo che svolgeva, fu presidentessa del "Circolo della spada Giuseppe Mangiarotti" fino ai giorni nostri, garantendo la solidità e la continuità a un club italiano importante nella scherma mondiale. L'aiuto che maestri e presidenti non sempre trovano nel coniuge, Edoardo lo ebbe da questa donna fascinosa e fedele che merita il nostro ricordo e la stima, uniti alle condoglianze più sincere alla famiglia e al club che ora passa simbolicamente nelle mani della figlia Carola.
Fabrizio ORSINI


sabato 28 ottobre 2017

INTEGRAZIONE E PROVVEDIMENTI DISCIPLINARI


NO! Non siamo ancora soddisfatti,
e non lo saremo finché la giustizia
non scorrerà come l’acqua e il diritto
come un fiume possente.
(Marthin Luther King)
Questa settimana sul sito federale sono state pubblicate due decisioni. Nonostante siano diverse per l’oggetto e per l’esito hanno in comune qualcosa.
La prima decisione riguarda la querelle FIS – ANS. Come ormai arcinoto, i signori MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI, tesserati  FIS e componenti il Direttivo dell’Accademia Nazionale di Scherma, su segnalazione del Segretario Generale della FIS al Procuratore federale, sono stati sottoposti ad indagine per la possibile violazione di alcuni articoli del Regolamento di Giustizia e dello Statuto,  per aver preso parte al Consiglio di Amministrazione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli ed aver in quella occasione, presumibilmente, espresso il loro consenso a che l’ANS presentasse ricorso al TAR del Lazio avverso le decisioni assunte dalla Federazione, in particolare  l’impugnazione dei bandi d’esame per tecnici di scherma di II e III livello e del provvedimento di modifica del Regolamento attuativo SNaQ della FIS.
l’Organo inquirente dopo l’attività di indagine, tendente a valutare eventuali rilievi disciplinari della condotta da loro tenuta, ha DEFERITO gli stessi al Tribunale federale. In data 11 ottobre si è svolto il dibattimento, al termine del quale, come già preannunciato in altro articolo, è stato stabilito che il vincolo di giustizia opera nei soli confronti degli affiliati e dei tesserati della FIS, ma non è previsto nei confronti dei Membri d’Onore, quale è l’Accademia Nazionale di Scherma. Il Tribunale ha, altresì, statuito che lo Status di Membro d’Onore non coincide in via automatica e diretta con quello di affiliato o tesserato stabilendo così che è il tesseramento e non la qualifica di Membro d’Onore a sancire l’appartenenza alla FIS ed il conseguente assoggettamento alle disposizioni federali. Il Tribunale ha chiarito che non è stata violata alcuna norma disciplinare da parte degli imputati in quanto agli stessi era contestato il loro assenso a che l’ANS presentasse un ricorso innanzi al Tribunale Amministrativo. Insomma MAFFEI, BASILE, GRUMETTI e TIBALDI non hanno commesso alcunché ed il Tribunale federale ha dichiarato l’infondatezza degli atti di riferimento.
Questo, in sintesi, il fatto puramente tecnico, ma cosa ha comportato siffatto provvedimento? Certamente un danno economico e di immagine per gli accusati, ma anche per la FIS. A mio avviso si poteva evitare tutto ciò con un semplice ma più serio esame della questione: e sì che in Consiglio siedono dirigenti con significative conoscenze in campo giuridico, oltre a potersi avvalere della consulenza legale dell’avv. Guarino. Probabilmente il Consiglio preso da una sorta di onnipotenza e volendo dimostrare che non si può impunemente far valere le proprie ragioni, ha inteso dare mandato al Segretario Generale di interessare la Procura federale affinché trovasse validi elementi per perseguire le suddette persone. Gli è andata male! Peraltro il verdetto di assoluzione emesso dal Tribunale Federale, ha contraddetto la memoria difensiva che il Presidente Scarso ha firmato e presentato al TAR del Lazio per contestare il ricorso prodotto dall’Accademia. Infatti in quella sede il Presidente afferma che l’ANS è assoggettata alle disposizioni federali poiché, in quanto Membro d’Onore, fa parte della FIS e, pertanto, l’istanza presentata al TAR avrebbe dovuto essere espressa prima avanti il Tribunale Federale. Mi domando: come può un non tesserato/affiliato adire la Giustizia Sportiva Federale? È mai possibile fare così marchiani errori, errori che costano una miriade di euro? E’ possibile conoscere i costi sostenuti dalla FIS per le questioni legali? A me sembra di vedere il bambino capriccioso che volendo imporre al compagnuccio la propria volontà e non riuscendovi gli fa il dispetto di buttargli a terra la merenda, causandogli un danno sia dal punto di vista fisico (non mangia), morale (arrabbiatura) ed economico (comprare una nuova merenda). Se l’intento della FIS era questo gli è riuscito benissimo, ma quanto le è costato? Denaro ovviamente pubblico.
L’altra decisione riguarda, invece, le conseguenze di un cartellino nero elevato nel corso di una gara regionale gpg. I fatti, in sintesi, sono questi, avvenuti durante un assalto di eliminazione diretta tra due atleti di cui uno affetto da un disturbo neuropsicologico. L’atleta normotipo era assistito nell’assalto da un tecnico non tesserato mentre l’altro da un tecnico tesserato e da una psicologa. A quanto si capisce l’accompagnatore non tesserato avrebbe pronunciato frasi irrispettose della situazione dell’atleta avversario causando la reazione dell’altro tecnico.  Quest’ultimo ha ricevuto la sanzione della squalifica per novanta giorni mentre l’altro, non essendo tesserato non ha subito alcuna sanzione. E’ stata punita, invece la società di appartenenza con la sanzione minima di €300,00.
Non voglio entrare nel merito della ricostruzione dei fatti operata dal giudice, anche se avendo effettuato una piccola indagine personale ho maturato una mia idea. Ma voglio soffermarmi su quello che è scritto nella decisione.
In particolare mi hanno colpito tre fatti.
Il primo: la frase pronunciata dall’accompagnatore non tesserato “non mi importa della situazione, qui si fa scherma”. Questa frase, anche immaginandola pronunziata in maniera garbata e sottovoce (cosa decisamente poco credibile altrimenti non avrebbe potuto essere sentita dall’altro tecnico), mi appare di una gravità insopportabile. La “situazione” cui fa riferimento l’accompagnatore non tesserato è una situazione di disabilità, quindi l’equazione che egli intende far passare è che la scherma e la disabilità non hanno nulla a che vedere, anzi la disabilità non deve intralciare la scherma!
Converrete con me che questo concetto è un messaggio orribile, ancor più se pronunciato dinanzi ad un minore che tenta di integrarsi e ad un altro che dovrebbe aiutarlo, che confligge non soltanto con i valori umani e sportivi e con l’obiettivo dell’integrazione che vorrebbe essere il fiore all’occhiello della Federazione!
Mi sarei aspettato una punizione esemplare, quantomeno proporzionata a quella inflitta all’altro tecnico, e non il ridicolo buffetto che ha dato il giudice alla società!
Il secondo fatto, è che è stato permesso ad un soggetto non tesserato di fungere da tecnico accompagnatore per ben due giornate di gara. Non stiamo parlando di qualcuno che si è intrufolato nel parterre eludendo per un momento la sorveglianza dei responsabili, ma di una persona che pur non avendone alcun titolo ha avuto concessa la possibilità, sotto gli occhi di tutti e per ben due giorni, di fornire assistenza agli atleti di una società al pari di un tesserato. 
Chi lo ha permesso? Afferma il Giudice Sportivo che è stata la Direzione di Torneo. Anche in questo caso mi sarei aspettato di leggere, alla fine della decisione, la remissione degli atti al Procuratore Federale per accertare la responsabilità del Direttore di Torneo. Invece, silenzio assoluto, neppure un accenno di censura.
Terzo fatto. Dice il Giudice Sportivo, che il soggetto che più di ogni altro non poteva ignorare la circostanza che il proprio tecnico non fosse tesserato, e ciò nonostante gli ha consentito di accompagnare i propri atleti, è la società di appartenenza. Quindi il Giudice sportivo ha rilevato un secondo gravissimo illecito commesso dalla società che però è rimasto del tutto privo di punizione. Quale messaggio viene fuori? Che da domani ogni società potrà mandare quale accompagnatore un non tesserato con il placet della Direzione di Torneo, tanto nessuno ne pagherà lo scotto tranne gli avversari. E il giorno dopo quello stesso tecnico potrà tesserarsi senza alcun problema.
Alla fine mi chiedo, ma la reazione del tecnico che aveva titolo a stare in pedana è stata davvero esagerata? O c’è qualcosa che al Giudice non è stato raccontato? Perché a questo tecnico si è voluto dare una punizione esemplare, sproporzionata persino rispetto allo standard delle precedenti decisioni, e si è sorvolato sulle altre plateali e ben più gravi mancanze? 
Sono tutte domande che rimarranno senza risposta, ma anche in questo caso la figura più magra la fa la Federazione.

Ezio RINALDI

giovedì 26 ottobre 2017

VENGO ANCH’IO? NO, TU NO.





Arrivati nel 2017, nell’era del social-sentimento, tenersi dentro qualcosa è diventato quanto mai impossibile. Così spesso quando anch’io, come milioni d’italiani, mi collego a Facebook leggo inevitabilmente quello che i miei “amici virtuali” scrivono. Barzellette, proteste, sfottò calcistici, soddisfazioni personali o lavorative, e le immancabili poesie “copia-incolla” di quelli che pensano che basti una tastiera e un accesso col mondo per sentirsi filosofi.

Ultimamente però m’imbatto sempre più spesso in “stati” che si rivolgono all’attuale situazione della scherma italiana. Chi non è soddisfatto di un arbitro, chi di un luogo di gara, che sarebbero le solite lamentele che si sentono da anni, ma poi anche chi critica il calendario sia nelle sedi sia nella disposizione delle gare.

Oggi, anzi poco fa per me che sto scrivendo, leggo questo, scritto da una fiorettista che visti i risultati pensavo nel giro che conta, invece leggete con me il suo pensiero: “PICCOLA RIFLESSIONE: essere tra le prime 12 del Ranking Italiano (con 3 gare). Fare finale a 8 ai Campionati Italiani Assoluti e alla Prima Prova Open, eppure AAA CERCASI autorizzazioni per le gare di Coppa del Mondo. Qualquadra non cosa (segue emoticon di faccina perplessa)”

La domanda appare chiara e diretta, e la risposta può darla solo una persona: il CT del fioretto M° Andrea Cipressa. Io intanto vi spiego chi è quest’atleta. Fiorettista del 1991, sempre stata ai vertici nazionali si da U14, nel 2010 e 2011 vinceva il campionato italiano Giovani, e sempre 2011 anche il campionato del Mondo di categoria con la nazionale. Chiamata spesso per le gare di Coppa del mondo assoluta, nel 2013 aveva la sua migliore stagione internazionale con il 13° posto a Torino ed il 15° a Marsiglia (Gran Prix). Qui però la sua carriera internazionale praticamente si arrestava, difatti nelle due successive stagioni avrebbe avuto l’autorizzazione a partecipare solo alla gara di Torino, e da due anni più nulla. In mezzo anche un infortunio alla mano che l’ha tenuta ferma in concreto un anno e il lento rientro coinciso con due finali consecutive: Assoluti e Open Nazionale.

Questo post l’ho immediatamente associato ad una di quelle discussioni estive che sono passate su questa piazza, allorquando venne cambiato il regolamento per le convocazioni lasciandole tutte a discrezione del CT di arma. Adesso la cattiva associazione di idee mi porta a chiedermi perché quest’atleta non trovi spazio tra le convocate. Il curriculum non le manca, con i suoi 26 anni è sicuramente più giovane di altre ultratrentenni sempre presenti, i risultati ci sono, tira in una società di primo piano come Mestre, allora perché resta a casa?

Il rispondere a questa domanda aiuterebbe molti, almeno a  capire che cosa cerca questo CT negli atleti che convoca, almeno se una non possiede quella caratteristica imprescindibile se ne fa una ragione e passa a fare altro, e non mi si dica che sono i risultati o l’età perché mi pare evidente che siano passati in totale secondo piano. Io penso che la mancata comunicazione sia alla base dei malintesi: se c’è il cattivo intendimento diventa malafede, se non c’è…..come diceva un certo personaggio “a pensare male si fa peccato, ma……”
Paolo CUCCU

domenica 22 ottobre 2017

IL DISOBBEDIENTE

Cari autori, scrittori, opinionisti, pensatori, frequentatori a vario titolo del blog, che però omettono di sottoscrivere ciò che espongono, vi reco una lieta novella: finalmente, potrete (e, forse, dovrete) firmarvi.
Perché si possa comprendere il motivo per cui dico ciò, devo inizialmente citare il seguente passo, tratto da un recentissimo racconto: <<Qui è così, se non ti va bene, piglia su le tue cose e vattene in Inghilterra, vattene in Canada, vai dove c…. vuoi, ma non qui. L’Italia è il paese dei furbi; se vuoi vivere onestamente, qui, hai vita dura».
E' la frase, piena di dolore, del padre al figlio che ha fatto la cosa giusta, quella che lui stesso gli ha insegnato. Verrebbe da dire che è semplicemente stato onesto, se non fosse che, nell’Italia di oggi, per fare emergere l’onestà, questa deve spesso diventare disobbedienza.
Lo racconta bene Andrea Franzoso nel suo "Il Disobbediente", un racconto in prima persona della vicenda del perché ha scelto di diventare un whistleblower, termine che da anni fatica a trovare una traduzione adeguata in italiano, ma che serve ad indicare quel soggetto che, dall’interno di un’organizzazione, sceglie di denunciarne le malefatte, spesso pagando un prezzo altissimo in termini personali.
Il paradosso della vicenda, in questo scritto, è che Franzoso fa ciò che è esattamente pagato per fare. Nel 2015, da incaricato dell’audit interno di Ferrovie Nord, rileva le gravissime irregolarità della disinvolta gestione dell’allora presidente Norberto Achille, il quale aveva utilizzato, a fini personali e familiari, carte di credito, telefoni e auto dell’azienda partecipata, per oltre € 400.000,00.
Quando le segnalazioni interne non sembrano sortire nessun effetto, Franzoso, ex-carabiniere e novizio dei gesuiti, denuncia tutto agli ex-colleghi dell’Arma. Nel farlo commette un’imprudenza: invece di fare una denuncia anonima, per venire poi convocato a rispondere come gli altri suoi colleghi, sceglie di metterci la faccia. Una scelta che gli costerà mesi di mobbing, di spese in avvocati e, infine, il posto, ma soprattutto molte amicizie e un fortissimo scontro con la sua stessa famiglia.
Quella di Franzoso è una scelta alta e meditata, intrisa delle letture di Thoreau e Dostoyevski, ma certamente poco pratica in un paese come l’Italia dove «veni, vidi, tacqui» sembra il comportamento più saggio.
La buona notizia è che forse i prossimi “soffiatori di fischietto” italiani non dovranno più affrontare le stesse peripezie di Franzoso. È stata approvata dal Senato (e ora dovrà passare alla Camera) la prima legge italiana sul whistleblowing. Il testo, con emendamenti sostenuti sia dal Pd che dal M5S, non ha avuto finora vita facile, rischiando di arenarsi al Senato; ma, se approvato così come si presenta oggi, ci porterebbe al livello di alcune delle democrazie più avanzate.
Quattro le novità di rilievo, degne di nota:
- l’estensione della protezione dei whistleblowers anche alle aziende private;
- l’introduzione di un “fondo di ristoro” per sostenere le spese legali di chi decide di denunciare;
- la cancellazione del requisito della buona fede: non è più da considerare importante se chi denuncia ne trae vantaggio, per esempio eliminando un rivale, perché ciò che importa è che l’illecito venga rivelato;
- infine, nelle strutture pubbliche vengono inasprite le sanzioni per il responsabile che ha ignorato una segnalazione poi dimostratasi veritiera.
Concludo, quindi, con la seguente esortazione: Anonimi lealisti e non, finalmente potrete firmarvi.
Firmate, anonimi, firmate.
Cordialmente
Gaspare Fardella

venerdì 20 ottobre 2017

LE VERITA' PARALLELE DELLA F.I.S. - Seconda parte

ACCADEMIA NAZIONALE DI SCHERMA
ENTE MORALE FONDATO IN NAPOLI - 1861







Anche questa volta devo pregare i lettori di perdere un po’ di tempo e leggere fino in fondo l’articolo: credetemi ne vale la pena.

Ezio RINALDI

PREMESSA.
Il maestro di scherma è certamente una professione sui generis, in considerazione delle prerogative, del bagaglio culturale e delle responsabilità che questo particolare istruttore sportivo assomma e per l’iter formativo e valutativo cui deve sottoporsi per ottenere il titolo abilitativo. La scherma, infatti, vera e propria arte marziale dell’Occidente, condivide con le sue “sorelle” orientali (e innanzitutto, come è ovvio, con il kendo) rituali antichi, derivanti da tradizioni pre-sportive, che non sono mere rappresentazioni folcloristiche (né come tali vengono percepite dai praticanti), ma che, per così dire, incorporano il dato culturale che a tale (particolare) disciplina inerisce. È quindi evidente che il maestro di scherma non può essere un semplice “preparatore agonistico”, ma deve avere un suo solido background culturale, appunto, che si sostanzia di preparazione storica non meno che tecnica, di conoscenze “collaterali”, oltre che specifiche; si sostanzia, in una parola, di consapevolezza del suo ruolo di guida, educatore, depositario di valori e tradizioni (dando per scontata, si intende, la preparazione tecnica e la capacità didattica).
Seconda puntata: come si diventa (legalmente) maestro e istruttore di scherma

Proprio l’origine pre-sportiva della scherma, per altro, caratterizza (ha caratterizzato fino ad oggi) il percorso di formazione e, ancor più, il momento di valutazione tecnico-attitudinale degli aspiranti professionisti. A differenza di quel che accade per gli altri sport, tali momenti sono (sono stati fino al recentissimo passato), in parte, esterni alla attività della relativa federazione (la FIS), in quanto affidati, per legge, a un ente terzo, l’Accademia Nazionale di Scherma, soggetto ben più antico della federazione (e del CONI), in quanto costituto nel lontano 1861, vale a dire nel momento storico in cui prendeva forma l’unità nazionale.

Tali - inconfutabili - dati di fatto sono stati del tutto (volutamente) ignorati, dopo decenni di “collaborazione”,  dalla FIS, che, come anticipato nella prima puntata di questa “saga”, ha deciso di organizzare “in proprio” a Roma gli esami per maestro istruttore di scherma.

A mio parere si tratta di titoli non validi; e ciò dico sulla base di precisi orientamenti della dottrina, amministrativistica e penalistica. Chi ha voglia, tempo e disposizione può leggere gli allegati articoli, a suo tempo pubblicati su autorevoli riviste giuridiche (il primo, per altro, in epoca non sospetta, vale a dire quando la controversia tra FIS e ANS non era nemmeno ipotizzabile).

Mi limito, qui di seguito a riportare le fonti normative che attribuiscono (solo) all’Accademia Nazionale di Scherma il potere di diplomare maestri e istruttori. La FIS, a tutto concedere, potrebbe, forse, creare dei meri “allenatori”.

Cominciamo …. dalla fine.
Si legge nel sito della Commissione Europea, relativo al riordino delle professioni e alla libera circolazione dei professionisti nello spazio europeo che “the fencing master coach carefully manages preparation, learning, training in fencing and its various forms, Olympic, historical or artistic (also from the psycho-physical point of view, and choreografy) for individuals practitoners or groups (athletes, students, artists, policemen, soldiers; teams, classes), coordinating other professional figures involved. Disseminates and promotes the culture of fencing, that is sport and historical artistic discipline (martial art), open to all, aiming to enhance the characteristics of each and to improve their psycho-physical well-being. The fencing master coach can operate in different contexts (artistic, historical) and recreational facilities, which may involve high levels of artistic performance, competitive sport or recreational activities, in army and police for weapons training. The fencer master coach is also en observer (artistic or sports) when selecting talent to start them on their career (artistic or competitive)”.

Più chiaro di così…..

Si tratta della direttiva 2005/36/EC, così come modificata dalla Direttiva 2013/55/UE, approvata dal D. Lsvo 9.11.2007 n. 206, che esplicitamente richiama il regio decreto 21.11.1880, con il quale, da un lato, l’Accademia Nazionale di Scherma veniva elevata a “corpo morale” (espressione che, all’epoca, equivaleva a “persona giuridica”), dall’altro, ne veniva approvato lo statuto (già deliberato dalla Assemblea generale dell’ente nella seduta del 4 luglio 1880), statuto che chiariva che compito precipuo dell’Ente era la pratica e la diffusione della scherma, nonché la formazione della classe magistrale.

La funzione e il rilievo dell’Accademia Nazionale di Scherma, infine, come ampiamente premesso, hanno ricevuto ulteriore conferma dal recente “Piano nazionale di riforma delle professioni”[1] (elaborato ai sensi dell’art. 59 della Direttiva 2005/36/CE, così come modificata dalla Direttiva 2013/55/UE). Ebbene tale direttiva a pag. 168, afferma che, per diventare maestro di scherma professionista, quale Maestro d’Armi di cui al decreto legislativo del capo provvisorio dello Stato n. 708/1947 (che all’art. 3 punto 11 fa esplicita menzione di tale professione), la normativa italiana prevede che il candidato, in possesso di un diploma di istruzione secondaria superiore, superi l’esame abilitativo presso l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli, al quale è possibile accedere dopo la frequenza, con esito positivo, di corsi di istruzione e formazione tecnica della durata di 10 semestri, comprensivi di tirocinio non inferiore a 36 mesi, coerenti con le attività professionali connesse all’istruzione nella lotta e nel combattimento, con il controllo dell’uso delle armi bianche. Si tratta di un provvedimento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, che recepisce e attua le citate direttive, esprimendosi, peraltro, esplicitamente nel senso dell’adeguatezza dell’attuale disciplina rispetto al pubblico interesse e agli obiettivi del legislatore europeo e, conseguentemente, non ipotizzando alcuna modifica dell’attuale assetto. La normativa in questione è dettata, oltretutto (come si legge nel predetto documento), per la tutela della salute e della sicurezza pubblica dei consumatori/destinatari dei servizi, ciò in quanto la professione di maestro di scherma inerisce, oltretutto, all’istruzione dei minori, ma anche di soggetti maggiorenni, specie se principianti. La subordinazione dell’esercizio di tale professione al rilascio di una speciale abilitazione ha dunque solido fondamento.

Ciò consente di affermare - se pur ce ne fosse bisogno - che esiste una indubbia continuità normativa che “scavalcando” ben due secoli: il diciannovesimo e il ventesimo e che, dal 1880, arriva fino ai nostri giorni. Ma tutto ciò alla FIS interessa ….. Scarsamente.

E invece, per così dire, “il cerchio si chiude” e si ritorna, come si vede, al regio decreto del 1880, fonte prima (e, allo stato, per via del “richiamo europeo”, ultima) del potere di rilasciare il titolo professionale necessario per l’insegnamento della nostra pratica sportiva.

Analizzando più da vicino il regio decreto in questione, si deve rilevare che esso: 1) conferisce personalità giuridica all’Accademia Nazionale di Scherma, 2) approvandone lo statuto: 2-a) le riconosce (e quindi le assegna) il compito di curare l’esercizio e il perfezionamento della scherma, 2-b) la faculta alla apertura di una palestra ginnica e per il tiro a segno,  2-c) le riconosce (e quindi le assegna) il ruolo di vagliare la preparazione degli aspiranti maestri di scherma e quindi, eventualmente, di attribuire agli stessi tale titolo. Invero l’art. 29 dello statuto 1880 recitava: “La Società si occuperà pure della formazione dei maestri di scherma, tanto militari che borghesi, e rilascerà diplomi di idoneità”. Si tratta – ad evidenza – di un provvedimento abilitativo. Ora è ovvio che la approvazione dello statuto, implica la approvazione del suo contenuto e, poiché lo statuto è un corpus normativo, le relative norme vengono recepite nel provvedimento di approvazione. Si tratta del noto “fenomeno giuridico” che prende il nome di “rinvio” (sul punto, più in dettaglio, negli articoli di dottrina allegati). Alla Accademia Nazionale di Scherma viene dunque riconosciuta, in ultima analisi, potestà normativa, non solo interna, ma anche nei confronti dei non-soci che vogliano conseguire i titoli professionali che l’Ente può erogare.

Né le successive modifiche statutarie, che “traghettano” l’ANS dal 1880 ai giorni nostri, sono tali da cambiare, nelle linee essenziali, la natura dell’Ente o la struttura dell’esame[2]. Peraltro va sottolineato che la modifica statutaria del 1926 fu - addirittura - approvata a seguito di parere del Consiglio di Stato.

Ma allora è evidente (dovrebbe esserlo) che il fenomeno (la contemporanea esistenza dell’ANS e della FIS e le reciproche competenze) va ricondotto nell’ambito del variegato ordinamento sportivo italiano, ordinamento certamente settoriale, dotato di propria autonomia, che tuttavia deve rispettare la supremazia dell’ordinamento giuridico statale. Ed appunto vari piani normativi (ordinamento sportivo, ordinamento statale e, come si è  visto, ordinamento sovrastatale) si intrecciano nel caso in esame, dando vita ad una struttura normativa evidentemente “multilivello”, sul versante organizzativo.

Ciò è ovvia conseguenza dell’affidamento all’ANS (da parte dello Stato, con riconoscimento, come si è visto, in sede europea) di compiti di formazione ed istruzione. L’Accademia, dunque, può darsi statuti e regolamenti (come una qualsiasi struttura associativa), ma può dettare norme vincolanti (nel settore di sua competenza, come è ovvio) anche per i non associati, dal momento che proprio i compiti di istruzione e formazione rappresentano una delle ragioni fondamentali della nascita dell’ente e sono espressamente contemplati, sin dalla prima formulazione dello statuto (ben prima, dunque, della nascita della FIS). E va chiarito, sia pure ad abundantiam, che tale originario imprinting normativo è poi stato rinnovato di volta in volta (e comunque mai posto nel nulla) dalle susseguenti approvazioni (statali) delle modifiche statutarie che l’Ente ha ritenuto di apportare alla sua “carta fondamentale”. E ciò fino al sopraggiungere della normativa di “origine europea”, cui si è ampiamente fatto cenno.

Se dunque l’Accademia Nazionale di Scherma ha indubbiamente una sorta di “primogenitura” nella formazione degli schermitori, non si vede come la FIS possa pretendere di aver “delegato” alla stessa la funzione di organizzare e svolgere gli esami per istruttore e maestro di scherma (e quindi come possa riappropriarsene). Si può delegare un potere che si ha, non certo un potere che altri hanno. Per altro, nel caso di specie, il delegatario sarebbe lo stesso originario titolare (dal 1880) del potere delegato. Qui non solo si calpesta il principio di non contraddizione, ma si cade nell’assurdo.

Nella “prima puntata” ho ricordato che lo statuto della FIS, per vero, prevede una sorta di delega  all’Accademia per quel che riguarda gli esami (l’art. 1 comma 12 infatti afferma che l’Accademia “è riconosciuta dalla F.I.S. al fine del rilascio dei diplomi magistrali”) e ho anche espresso l’opinione che tale tesi sia del tutto campata in aria in quanto una federazione non può certo, con una sua norma interna, disapplicare un atto statale avente forza di legge. Invero la gerarchia delle fonti è uno dei pochi pilastri solidi della scienza giuridica e non può esservi dubbio circa il fatto che la legge statale non possa esser derogata dallo statuto di un ente (di un qualsiasi ente); meno che mai di una associazione non avente natura pubblicistica, anche se associata a un ente (il CONI), cui tale natura è stata conservata. Dunque, benché lo statuto federale al comma 4 dell’art. 1 reciti “La FIS, nell’ambito dell’ordinamento sportivo […] è la sola organizzazione qualificata a disciplinare l’attività della scherma italiana”, pare difficile, in presenza del ricordato quadro normativo (per quanto risalente e tuttavia sempre “attualizzato” fino al riconoscimento europeo), ritenere che si tratti di qualcosa più di un wishful thinking, conseguenza, probabilmente, di incolpevole ignoranza, dovuta, forse, alla scarsa dimestichezza dei redattori del documento federale con l’universo normativo, ovvero  - a pensar male - di una “furbata a futura memoria”, di una tappa vale a dire nell’ipotizzabile percorso di esautorazione dell’Accademia Nazionale di Scherma. In ogni caso, come può agevolmente dedursi dalla semplice lettura del comma 12, non si parla affatto di “delega”, ma di “riconoscimento”; ebbene: una attività ricognitiva presuppone un quid da riconoscere. In altre parole, se la FIS “riconosce” all’ANS il potere di rilasciare i diplomi, ciò sta a significare che la stessa FIS ammette che tale potere già esiste (in capo all’Accademia).

In un passato popolato da personaggi meno ossessionati da disegni egemonici gli statuti della FIS affermavano a chiare lettere che l’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli era investita dalla legge del potere di rilasciare il diploma di maestro di scherma. Dunque: non un semplice titolo valevole all’interno del ristretto mondo di questa o quella disciplina sportiva, ma un titolo di indubbio valore legale, spendibile erga omnes. Che cosa è cambiato da allora ad oggi sul piano normativo?  Nulla!  Anzi il cambiamento è tutto a favore dell’Accademia (la normativa europea).

Ma infine, anche a voler ritenere (per pura ipotesi di scuola) che lo statuto FIS sia vincolante per l’Accademia Nazionale di Scherma e per i terzi, aspiranti al titolo di maestro e istruttore, è da rilevare che detto statuto non è stato affatto modificato, fino ad oggi, nell’art. 1 comma 12 (ben altre sono state le modifiche un po’… eccentriche, come vi illustrerò nella puntate successive) e dunque si deve ritenere che tutt’ora l’Accademia sia “riconosciuta dalla F.I.S. al fine del rilascio dei diplomi magistrali”.

In un sol colpo, dunque, con la così detta la sessione di esami del marzo 2017 è stata violata la normativa europea, quella nazionale e quella federale.

Complimenti alla FIS ed auguri a coloro che sono convinti di essersi diplomati!

Pasquale LA RAGIONE

[1] Cfr. Presidenza del Consiglio dei Ministri - dipartimento per le politiche europee- ufficio per il mercato interno e la concorrenza - servizio per la libera circolazione delle persone e dei servizi.
[2] Il RD 21/11/1880, a firma di Umberto I, così recita : “Sulla proposta del nostro Ministro Segretario di Stato per gli affari dello Interno: veduta la dimanda dell’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli, che ha per fine lo esercizio ed il perfezionamento della scherma, scuola napoletana, e la eventuale attivazione di una palestra ginnastica e di un tiro a segno, per essere eretta a Corpo Morale sotto la presidenza onoraria di S.E. il generale di armata Enrico Cialdini, abbiamo decretato e decretiamo: art. 1 L’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli è eretta in Corpo Morale, art. 2 Per la eventuale attivazione di un tiro a segno cui la detta Accademia volesse provvedere, sarà osservato il disposto dell’art. 11 della legge 11 ottobre 1853 n. 1610; art. 3 Lo statuto organico della società, deliberato dall’assemblea dei soci il 4 luglio 1880 è approvato. Il medesimo sarà firmato d’ordine Nostro dal Ministro proponente, il quale è incaricato della esecuzione del presente Decreto. Dato a Roma il 21 novembre 1880. Firmato Umberto, controsegnato De Pretis…”. Ebbene l’art. 27 dello statuto, approvato, come si è visto dal RD, recita “scopo della società è lo studio della scherma, scuola napoletana e il mantenimento della unità della detta scuola”; il successivo art. 29 “La società si occuperà pure della formazione dei maestri di scherma, tanto militari che borghesi e rilascerà diplomi di idoneità”. A tale originario testo normativo (avente - sembra superfluo precisare - forza di legge ordinaria) fece seguito il RD 2/7/1903, a firma di Vittorio Emanuele III (“visto il RD 21/11/1880 col quale l’Accademia Nazionale di Scherma residente in Napoli fu eretta in ente morale e fu approvato il suo statuto organico, deliberato dall’assemblea generale dei soci il 4 luglio 1880; vista la deliberazione 23 marzo 1903 dell’assemblea generale dei soci e l’istanza 24 marzo del presidente del sodalizio, sulla proposta del Nostro Ministro Interinale per gli affari dell’Interno, Presidente del Consiglio dei ministri, abbiamo decretato e decretiamo: è approvata la sostituzione degli artt. 40 e 41 dell’anzidetto statuto dei seguenti correlativi articoli così concepiti: art. 40 – l’indirizzo, lo sviluppo e il perfezionamento della scherma è affidato alla direzione di una Commissione Tecnica composta dal presidente del sodalizio o da altro componete del consiglio di amministrazione da lui delegato e da altri quattro membri; art 41: I quattro componenti la commissione saranno eletti dall’assemblea per metà nella categoria dei soci dilettanti e per l’altra metà tra i maestri, sia pure non soci, purché già prestino la loro opera al sodalizio per deliberazione del consiglio di amministrazione. Il Nostro Ministro proponente è incaricato dell’esecuzione del presente decreto. Dato a Roma addì 2 luglio 1903, firmato Vittorio Emanuele, controfirmato Zanardelli), seguì il provvedimento del 12/6/1919, a firma di Tomaso di Savoia, duca di Genova, luogotenente generale di sua maestà Vittorio Emanuele III (“In virtù dell’autorità a Noi delegata, veduto il RD 21 novembre 1880 con cui l’Accademia Nazionale di Scherma, residente in Napoli, fu eretta in ente morale e venne approvato il relativo statuto organico, veduto il RD 13 ottobre 1904, con cui fu approvato il nuovo statuto organico dall’assemblea dei soci il 29 giugno 1904; veduta la deliberazione presa dall’assemblea generale della predetta Accademia Nazionale di Scherma nell’adunanza di seconda convocazione del 16 marzo 1918, con la quale, su proposta di quel consiglio di amministrazione, si stabilì di apportare alcune modificazioni all’art. 6 dello statuto sociale in vigore; veduto il nuovo testo dello statuto nel quale sono state introdotte le deliberate modificazioni; sentito il parere del Consiglio di Stato, sulla proposta del Ministro Segretario di Stato ad interim per gli affari dello Interno, vicepresidente del Consiglio dei Ministri; abbiamo decretato e decretiamo: è approvato il nuovo testo dello statuto dell’Accademia Nazionale dio Scherma in Napoli, modificato in conformità alla deliberazione 16 marzo 1918 dall’assemblea generale dei soci dell’Accademia stessa e composto da 59 articoli; detto statuto verrà munito di visto e sottoscritto d’ordine Nostro dal Ministro proponente. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare. Dato a Roma li 12 giugno 1919, firmato Tomaso di Savoia, controfirmato Colosimo”). Il 16/12/1926 interviene altro RD di Vittorio Emanuele III, controfirmato dal “capo del Governo” Benito Mussolini, il cui contenuto è il seguente: “Veduta la deliberazione presa dall’assemblea generale dei soci dell’Accademia Nazionale di Scherma con sede in Napoli nella adunanza del 14 marzo 1926, con cui si approva un nuovo schema di statuto sociale, in sostituzione di quello approvato con RD 12 giugno 1919; veduto il nuovo testo dello statuto; sentito il parere del Consiglio di Stato; sulla proposta del Capo del Governo, Primo Ministro Segretario di Stato e Ministro Segretario di Stato per gli affari dell’Interno, abbiamo decretato e decretiamo: E’ approvato il nuovo testo dello statuto organico dell’Accademia Nazionale di Scherma con sede in Napoli, deliberato dall’assemblea generale dei soci nell’adunanza del 14 marzo 1926 composto da 64 articoli. Detto statuto sarà munito di visto e sottoscritto d’ordine nostro dal Ministro proponente. Ordiniamo che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserito nella raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e farlo osservare. Dato a Roma, li 16 dicembre 1926.”. Da ultimo, il prefetto di Napoli, con suo provvedimento del 12/1/2005 (prot.n. 119873/R.P.G./Area V bis), premesso che “L’Accademia Nazionale di Scherma […] ha acquistato personalità giuridica, con contestuale approvazione dello statuto, mediante il RD 21/11/1880 ed iscritta nel registro delle persone giuridiche al n. 1411 ecc.” ha approvato il nuovo statuto dell’Accademia deliberato nella seduta del 9/12/2004. Si tratta dunque di un raro esempio di ininterrotta “esistenza in vita” di un ente pluricentenario e di vigenza delle norme che ne regolano la vita e ne definiscono le attribuzioni e i compiti istituzionali.
Alla presente puntata erano stati allegati due articoli: uno pubblicato sulla rivista DIRITTO DELLO SPORT, 3/4 ed un altro pubblicato sulla rivista RASSEGNA dell’ARMA dei CARABINIRI, 4/2016. Chi fosse interessato ad averli può chiederli all’Accademia oppure a Piazza della scherma