sabato 17 febbraio 2018

IL SAPER SCEGLIERE, OVVERO LA RESPONSABILITA' DELLE SCELTE

Il compimento di una scelta poggia principalmente su un atto interiore: "il discernimento".
Quando poi, e a maggior ragione, la scelta deve servire ed essere utile ad una comunità e/o collettività di persone, si parla di scelta responsabile, con la conseguenza che il discernimento diventa "etico", che comporta il compimento di un esercizio che inquieta, che scuote, che scomoda.
Per meglio comprendere tale concetto, pare opportuno far ricorso ad un breve raccontino di un autore contemporaneo.
Un fattore ordinò a un servo di andare a raccogliere della legna. Poco tempo dopo uscì per vedere a che punto era il lavoro; con sua mera­viglia vide che il servo lo aveva già finito. Gli ordinò allora di accatastare il tutto nella legnaia, pensando che la cosa lo avrebbe tenuto occupato per delle ore. Ma anche questo lavoro venne rapidamente portato a termine. Il giorno dopo il padrone decise di assegnare al servo, che si era compor­tato bene, un lavoro più leggero e gli disse di andare in cantina a fare la cernita delle patate: “Devi solo separare e ammucchiare quelle buone, da un lato, e quelle che cominciano ad andare a male, dall'altro; quindi, buttare via quelle che sono già marce”. Un’ora dopo, andò a vedere e dovette constatare che il servo non aveva fatto quasi ­nulla. Gli chiese come mai e il servo sconsolato disse: “Ohimè, è un impresa difficile distinguere la qualità delle cose, distinguere le buone dalle scadenti e dalle cattive”.
La favoletta, in poche parole, insegna che è molto facile accumulare e/o ammassare e/o conservare; ma discernere tra il buono, il meno buono e il danno­so è davvero complicato e difficile: uno può produrre molto, può occupare molti spazi, avere grandi successi, e però può fare molta fatica a discernere la qualità.
Ma la spiegazione non è ancora completa, perché occorre ora vedere cosa succede quando la scelta da adottare (discernere) richiede un punto di vista etico, perché questa comporta la preventiva individuazione delle singole qualità.Per comprendere appieno il valore del "discernimento etico", che è la categoria della responsabilità settoriale (quella definita dalle regole del gioco della professione), occorre perciò chiarire prima il concetto di "responsabilità", rispondendo alla domanda: che cosa è la responsabilità?
Max Weber aveva parlato della necessità per la professione politica – e quindi per tutte le professioni che hanno un riflesso sociale – di un’etica della responsabilità in opposizione all’etica della convinzione (cioè quella delle regole: se le osser­vo sono a posto).
L’etica della responsabilità richiede di più. Con questo termine si vuole dare nome all’esigenza di farsi carico di tutte le conseguenze delle proprie decisioni, azioni e omissioni; non solo, ovviamente, le conseguenze immediate, a corto raggio, ma pure quelle a lungo termine e su scala plane­taria, nel loro reciproco intrecciarsi, in proporzione della loro gravità, specialmente se si tratta di effetti che debbono durare o prevalere a lungo termine.
L’idea di responsabilità, in tal senso, dunque, mette in luce l’essenziale dimensione interpersonale, o dialogale, dell’esperienza etica: in essa si espri­me la convinzione che l'individuo è certamente libero, ma è in pari tempo tenuto a rispondere delle proprie azioni/decisioni/omissioni (in poche parole, delle sue individuali scelte) a qualcuno.
Meditate, gente, meditate.
Cordialmente.
Gaspare Fardella

mercoledì 14 febbraio 2018

F.I.S. - A.I.M.S. e A.N.S.: dividi et impera


Getta e mescola, salta e grida, dividit et impera. Regolamento attuativo SNAQ: ma che sta succedendo?
Era il demiurgo, colui che dall’alto pensava e agiva sugli uomini, muovendoli, agitandoli, mescolandoli, mandandoli di qua e di la, facendo e disfando continuamente. Sì è vero mi sono preso una certa libertà per definire “il demiurgo”, ma l’ho fatto in buona fede, perché non trovavo altre definizioni per descrivere quanto sta accadendo presso la Federscherma italiana.
A cosa mi riferisco? Ma scusate, non avete visto il nuovo Regolamento Attuativo SNAQ sulla Scuola Magistrale, che come recita in prima pagina, è la “Versione scaturita dalla riunione del 21/11/2017”? http://www.federscherma.it/homepage/vita-federale/studi-e-formazione/18326-regolamento-attuativo-scuola-magistrale-2/file.html
Molti di voi avranno seguito la grande guerra scatenata dall’istituzione dei primi esami magistrali di scherma https://piazzadellascherma.blogspot.it/2017/06/  a opera della FIS e dell’AIMS con l’esclusione dell’Accademia Nazionale di Scherma di Napoli.
Un evento che tanto ha fatto parlare e anche irritare al di qua e al di la della pedana, il cui ultimo articolo relativo ai rapporti FIS VS ANS, è del 19 novembre 2017 “Le verità parallele” https://piazzadellascherma.blogspot.it/2017/11/le-verita-parallele-della-fis-3-parte.html, non a caso il 21 il consiglio evidentemente a causa di quanto scritto e pubblicato, tanto da ritenere doveroso riunirsi e concepire alcune azioni a questo inerente, vediamole.
Con il nuovo regolamento viene istituito il Comitato Operativo della Scuola Magistrale, nel quale, fra i tanti compare il Presidente dell’ANS, e così, fra le “Strutture interessate” (intese come strutture sociali) il ruolo dell’ANS è il seguente: “Collabora, nell’ambito del Comitato Operativo, al coordinamento delle verifiche delle competenze ed abilità acquisite dai candidati”, definizione generica e onnicomprensiva. Di contro, l’AIMS è così abilitata a operare: “In ottemperanza a quanto previsto dalla Convenzione AIMS/FIS del 10/12/2010 collabora, nell’ambito del Comitato Operativo, alla stesura dei programmi dei diversi corsi e potrà esserne delegata all’organizzazione, così come ad eventuali forme di supporto da un punto di vista operativo. Potrà accreditarsi per l’indizione di corsi per la “formazione permanente”. Potrà, inoltre, essere incaricata dalla FIS della gestione di ogni altra attività inerente alla formazione dei Tecnici”.
Nulla da eccepire e attendiamo che l’ANS dica la sua in merito, anche se pare di capire che mentre prima l’ANS era l’organo che rilasciava i diplomi e quindi era preposta a garantire la qualità dell’insegnamento, adesso, pare sia solo una collaboratrice, nemmeno tanto indispensabile, in quanto coordina e verifica, in una sola parola, sorveglia e sovrintende le competenze dei candidati aspiranti al titolo di istruttore/maestro di scherma.
Ci sembra pertanto che il rientro “dalla finestra” dell’ANS negli organi formativi magistrali, accanto ad altre istituzioni quali, Scuola dello Sport del CONI, Comitati Regionali, Società schermistiche e Tutors, ognuna per i ruoli di riferimento, sia una novità, e benché non sembra sia indicato un ruolo operativo chiaro per l’ANS, pensiamo sia un passo avanti verso una sorta di disgelo. Però viene da pensare che sia solo pura, anzi purissima tecnica politica, quella che prima fa dividere, per mostrare chi comanda e poi con magnanima benevolenza cerca di mettere pace per poter dirigere secondo le proprie idee.
Gli attriti tra FIS e ANS comunque sembrerebbe impossibile ripararli in breve tempo con rimpatriate innaffiate da vino e da tarallucci perché dalle voci di corridoio parrebbe che per sanare il tutto sia necessario far rotolare qualche testa per terra dopo averla recisa dal corpo, possibilmente in pubblica piazza. Certo meglio sarebbe ricucire gli strappi e far filare tutto liscio come dovrebbe, ma ci sono responsabilità e azioni compiute alle quali porre riparazione al più presto.
Questo “Regolamento attuativo SNAQ” però, a valle della grande guerra istituzionale, disorienta non poco e i candidati che fino a ora si sono diplomati, in assenza del Regolamento citato, come si pongono? E i futuri? E le relazioni fra i due? Maestri/istruttori di serie A e B, saranno definiti quelli ante grandeguerra e post grandeguerra? Così come quelli vecchio ordinamento e nuovo ordinamento, le cui differenze praticamente a detta di moltissimi docenti erano inesistenti? Stessa cosa ci diciamo della differenza che intercorre fra istruttore di secondo e terzo livello, i quali possono essere tutor solo dei livelli inferiori (quello di secondo può fare il tutor degli aspiranti del primo, ma non quelli del secondo, mentre quelli di terzo livello, possono fare i tutor di quelli di primo, secondo e terzo, ma la disparità non si riesce a capire).
Considerazione conclusiva. Visto che il Regolamento attuativo è oramai vigente, ci chiediamo come mai non siano stati interpellati tutti i referenti delle categorie menzionate, ma solo alcune (AIMS e SdS). E visto che esisterà un albo dei Tutor così come delle Società schermistiche come sedi di attività di affiancamento, supporto e tirocinio ai candidati da parte dei Tutor, che saranno denominate “Centro federale accreditato per la formazione dei Tecnici di scherma”, ebbene non sarebbe stato più consono istituire per prima cosa gli albi e gli elenchi delle società accreditate, ecc… per poi avviare una discussione coinvolgendo i vari protagonisti del progetto SNAQ e redigere assieme il Regolamento in maniera condivisa? Di questo a tutela e vantaggio delle varie categorie, società sportive e istituzioni, cosicché la FIS avrebbe potuto essere la Federazione pilota nel territorio e nella scherma per la formazione della sua classe magistrale, così da essere di esempio per tutti.
Invece è stato scelto legittimamente uno stile diverso, che accetto ma non condivido, in quanto vediamo operare una dirigenza federale che da sempre aspirava a coinvolgere la fantomatica “base”, fra cui anche il sottoscritto, che molto, ma molto modestamente si trova in fondissimo, anzi vicinissimo alle fondazioni della grande piramide della scherma italiana.
Sento, ma non sono il solo, che è tutto confuso, mescolato e poco chiaro, in mano a pochi e non si sa se l’obiettivo finale sia conservare il potere o favorire la scherma, che invece ne ha tanto bisogno.

Fabrizio Orsini

domenica 11 febbraio 2018

QATAR, GIOVANI E SCHERMA. ENIGMI E QUESITI

L’11 dicembre 2017 il presidente federale Giorgio Scarso è andato in Qatar per firmare un accordo trilaterale per allenamenti collegiali tra Federazione Italiana Scherma, Federazione Scherma del Qatar e Aspire Academy, una realtà qatarina gestita da Ivan Bravo, dove insegna da qualche tempo anche il m° Massimo Omeri. Ma i quesiti e gli enigmi attorno a questa singolare iniziativa non sono pochi, vediamoli.
L’accordo http://www.federscherma.it/homepage/media/news/14-news/top-news/28824-sottoscritto -a-doha-l-accordo-di-collaborazione-tra-la-federscherma-italiana-l-aspire-accademy-e-la-federazione-schermistica-del-qatar.html ) prevede svariate iniziative di allenamento fra atleti italiani e qatarini, con scambi fra maestri della penisola italiana e quelli del Golfo Persico.
Sarebbe una grande iniziativa considerato che la FIS è la più importante federazione schermistica del mondo; ma a chi giova il progetto? Più che uno scambio è uno stage a senso unico, ma va pur bene così. All’accordo è seguita l’azione che si può notare in un video promozionale che la FIS ha pubblicato sulla propria pagina facebook il giorno 1° febbraio 2018, dove si conoscono i seguenti dettagli:
“i 6 vincitori del Gran Prix Kinder Sport e i 6 vincitori del GPG, voleranno in Qatar per un allenamento collegiale nello spirito della joy of moving”.
Innanzitutto va detto che le gare di GPG come quelle del GPKS sono 28, ma restano segrete le armi e le categorie scelte per il viaggio di allenamento.
Facciamo allora delle supposizioni. Delle 28 armi del GPG, ne vanno selezionate 6, cosicché, per una certa tendenza orientale direi di eliminare le 14 armi femminili. Delle rimanenti credo si debbano salvare solo le due categorie di Allievi e Ragazzi, nelle tre armi, così da ottenere il magico numero di 6, il quale unito ai singoli vincitori del GPKS nelle medesime categorie, raggiungiamo la corretta cifra di 12 atleti destinati a Doha, sempre che nessuno vinca entrambe le gare, allorquando si dovrà coinvolgere probabilmente anche i secondi e i terzi classificati, complicando così un po’ le cose.
Alcune considerazioni. Non si conosce il periodo, ma supponiamo possa essere giugno o luglio, mesi di estremo caldo, che nel deserto qatarino raggiungerà temperature intorno ai 45°C. Va anche detto che ogni più piccolo anfratto del luogo sarà ben climatizzato, per cui no problem, ma occhio agli sbalzi di temperatura.
A questi dodici apostoli della scherma giovanile italiana sarà aggiunto come si conviene un capo delegazione e dovendo fare uno scambio tecnico, forse andrà qualche maestro. Anche per queste figure non sappiamo né criteri né dettagli: saranno i maestri dei ragazzi? O i maestri della nazionale? Saranno tre o sei, o dodici? E se il maestro di uno di questi, sarà una donna? Siamo primi anche in questo, non dimentichiamolo e ci dovremo confrontare con le ristrettezze in un paese dalle chiare prescrizioni morali di stampo islamico, che spesso mettono in crisi l’occidente che ha limiti ben più larghi del Qatar. La FIS dovrà per forza di cose adeguarsi o porre inevitabilmente chiare regole che invece rispettino la nostra morale? Il problema si pone e prima o poi andrà risolto, in quanto i loro diritti sono legittimi quanto i nostri. Quindi con ogni probabilità ne beneficeranno solo gli atleti e i maestri maschi e, dato il livello schermistico, risulteranno avvantaggiati principalmente quelli qatarini. Ci pare ingiusto  al punto che ci chiediamo cosa faranno le 6+6 ragazze italiane. Saranno premiate con allenamenti con altri atleti di valore di altra nazione? Americane? Russe?
A questo punto ci domandiamo ancora come saranno gestite le spese. Viaggio, albergo, saranno coperti dalla FIS o dalla Federazione del Qatar? E i genitori degli atleti potranno andare con i rispettivi figli? È contemplata la figura dei genitori accompagnatori? Se sì, in quale numero e con quali spese? Ricordiamo che stiamo parlando di minorenni. Infine sorge una domanda sibillina, quanto legittima, ma senza vena polemica: il presidente viaggerà con i ragazzi italiani per consolidare giustamente le proprie ambizioni internazionali, oppure no?
Così le domande sono molte e gli enigmi cui rispondere altrettanti. Certo è che potremmo essere piacevolmente colpiti dal fatto che si prendano iniziative per i giovani schermitori italiani volte ad allenamenti collegiali internazionali, benché ci è lecito immaginare quanti altri accordi siano stati firmati con altrettante federazioni straniere, che diversamente non hanno mai raggiunto i livelli di questa esperienza in Qatar. Se sì, perché? Mancano soldi? Risorse?
Ci preme suggerire un’alternativa, ovvero se durante le gare della nazionale maggiore non si possa portare di volta in volta qualche atleta italiano giovane e meritevole così da fargli fare stages mirati presso le federazioni straniere che hanno sottoscritto per l’appunto simili iniziative, ma non hanno ancora beneficiato di tale privilegio, magari risparmiando qualcosa da qualche parte. Questo stimolerebbe la continuità sportiva di livello in uno sport che in Italia dovrebbe avere il doppio degli iscritti, ma ancora fa fatica a mantenere gli attuali numeri nelle palestre dello stivale.
Chi farà seguito a questa compagine federale dovrà certamente tenere conto di molto di quanto detto e coinvolgere il maggior numero di società italiane per creare il vero ponte sportivo che la scherma italiana può gettare con qualsiasi federazione del pianeta, ma che fino a ora è stato fatto in misura inspiegabilmente limitata.
Non ci rimane altro da dire se non: inshallah!
Fabrizio ORSINI

venerdì 2 febbraio 2018

ARROGANZA, MALELINGUE E CONVOCAZIONI

Era da molto tempo che non frequentavo un campo gara e l’occasione me l’ha fornita il campionato italiano a squadre di spada femminile di serie “C”. L’evento si è svolto nei padiglioni di Umbria fiere di Assisi nei giorni 27 e 28 gennaio 2018: certamente grandi spazi ma al tempo stesso la solita confusione tra pubblico e area pedane. Il padiglione, come ovvio, era sprovvisto di tribune.
Comunque non è di questo che voglio parlarvi bensì del fatto che pur essendo ormai, e piacevolmente, fuori dai meccanismi gestionali della F.I.S., sono stato oggetto, con mia sorpresa, di attenzione da parte di alcuni dirigenti di club. Da questi ho ricevuto sfoghi significativi che, in questo caso, riguardavano soprattutto l’asserita arroganza e mala educazione di dirigenti di organi periferici, i quali, secondo quanto riferito, riterrebbero che la carica rivestita gli attribuisca il potere di discriminazione in basse al sesso nonché il diritto assoluto di giudicare dell’affidabilità di soggetti che, per istruzione cultura, professione e spirito di servizio, meriterebbero ben altra attenzione. A costoro, mi permetto di ribadire, che la carica rivestita deve essere intesa come una attività di servizio a favore degli affiliati e tesserati e non come l’assunzione di un potere per giudicare e decidere, motu proprio, sui progetti e sugli impegni che questi hanno assunto o intendono assumere. 

Tra gli altri argomenti di cui si è parlato uno in particolare è stato affrontato con maggiore decisione e riguardava il settore tecnico, specificatamente la spada e la sua gestione da parte del CT. Dalle discussioni emergeva che, ancora una volta, le convocazioni non risponderebbero ad un criterio obiettivo.
Le male lingue sostengono che qualche volta la convocazione risponda più ad un criterio soggettivo che all’obiettività dei risultati posto che, nonostante i risultati discutibili, per qualche atleta la convocazione sarebbe arrivata comunque.
Inoltre, sempre secondo i miei interlocutori, il CT sarebbe pronto ad inserire in squadra (assoluta) un suo postero non appena uno dei big gliene fornisse l’occasione. In tale ottica, sembrerebbe che per sostituire PIZZO (infortunatosi) per una gara a squadre avesse intenzione di procedere con il suo obiettivo, frenato in ciò dagli altri componenti il team i quali avrebbero gradito l’inserimento di altro atleta. Sempre secondo gli astanti, ci sarebbe stato l’intervento diretto del Presidente, il quale avrebbe fatto convocare un altro spadista, quindi né quello del CT, né quello voluto dal resto della squadra.
Partendo anche da questi argomenti ho sempre affermato che due mandati siano più che sufficienti per fornire il proprio contributo alla crescita del movimento (https://youtu.be/6GhdH17ZDtk).
Finalmente è stata approvata la legge di riordino del CONI la quale stabilisce, inequivocabilmente, che non si potrà andare oltre i tre mandati, sia a livello nazionale che regionale e provinciale, ed ho il presentimento che gli attuali dirigenti, quando cadranno faranno molto rumore.
Inutile dire che sono stati fatti i nomi di tutti gli interessati e mi sono stati forniti dei dati incontrovertibili, che se necessario e nelle opportune sedi, metterò a disposizione di chi, avendone causa, me li chiederà.
Sulla base di quanto emerso nel parterre dell’Umbria fiere ne ho dedotto che rispetto al passato remoto nulla è cambiato, anzi il fenomeno si è amplificato.

Ezio RINALDI

giovedì 25 gennaio 2018

MAESTRI E TECNICI DI SCHERMA: la proposta di Gianni SPERLINGA


Considerata la totale assenza di una normativa che disciplini lo status del maestro/tecnico di scherma e di altri sport in termini assicurativi e contributivi ed in virtù delle tante e strumentali chiacchiere che si fanno sull’argomento, a volte solo a scopo elettorale, ho ritenuto proporre un ddl che possa essere discusso e approvato nella prossima legislatura. Tale proposta l'ho concordata con la Senatrice CATALFO, la quale la presenterà in Parlamento e comunque qualora non rieletta si è impegnata a farla presentare dai nuovi parlamentari del M5S.
Ritengo doveroso informare innanzitutto il nostro movimento e per farlo sintetizzo, di seguito, i passi salienti del DDL:
secondo la normativa vigente la disciplina fiscale dei compensi a sportivi dilettanti prevede un particolare tipo di tassazione variabile a seconda dell'entità del compenso percepito. Da un punto di vista previdenziale il compenso non è soggetto a contribuzione obbligatoria.
Nello sport non si può parlare di "lavoro" se non in ambito professionistico, nel variegato mondo del dilettantismo, però, enti senza scopo di lucro intrattengono rapporti di "collaborazione" a carattere oneroso la cui, a volte anche puntuale, disciplina in ambito tributario non trova analogo approfondimento sotto il profilo civilistico.
Ciò comporta delle inevitabili criticità sotto il profilo della tutela previdenziale ed assicurativa. Sul punto vedremo come l'articolo 67, comma 1, lettera m), del DPR n. 917/86 preveda che le indennità di trasferta, i rimborsi forfetari, i premi e i compensi siano da considerarsi redditi diversi.
Il primo problema che si deve affrontare è cosa si debba intendere per "attività sportiva dilettantistica".
Il legislatore, infatti, ha qualificato il professionismo sportivo ritenendo come tale l'esercizio di attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità nell'ambito delle discipline regolamentate dal CONI e che conseguano la qualificazione dalle Federazioni sportive nazionali, secondo le norme emanate dalle Federazioni stesse, con l'osservanza delle direttive stabilite dal CONI per la distinzione dell'attività dilettantistica da quella professionistica.
Tale competenza, affidata al Consiglio Nazionale, viene ribadita anche dal D.Lgs. 23 luglio 1999, n. 242 e recepita nello statuto dell'ente.
Se ne ricava che i requisiti perché si possa parlare di attività sportiva professionistica dovranno essere lo svolgimento dell'attività a titolo oneroso, con continuità in un settore dichiarato professionistico dalla Federazione di appartenenza.
Non sussiste alcune definizione di attività dilettantistica. Pertanto, dovremo ritenere che sia da considerare attività sportiva dilettantistica, per differenza, tutta quella che non è professionistica.
Ciò porta alla prima considerazione. Alla luce del nostro ordinamento positivo la distinzione tra attività sportiva dilettantistica e professionistica non assume un valore economico, ma solo di qualificazione dell'attività da parte dell'ordinamento sportivo.
Vale a dire che un'attività a carattere oneroso e continuativa, se svolta in un settore sportivo non dichiarato professionistico dalla federazione di riferimento, rimarrà attività dilettantistica in quanto, stante la natura di legge speciale (che, come tale, fa eccezione a regole generali) della Legge n. 91/1981, ai sensi e per gli effetti dell'art. 14 delle preleggi al Codice civile, la disciplina sul professionismo sportivo non può applicarsi "oltre i casi e i tempi in esse considerati".
La categoria è più numerosa di quanto si possa pensare: oltre ad atleti e tecnici di vertice (si pensi agli sciatori, ai tennisti, ai giocatori di pallavolo, di pallacanestro femminile, di rugby, e così via) ritroviamo i numerosi istruttori di nuoto, di scherma, di tennis, di aerobica, body building, pattinaggio, arti marziali, ecc. che operano nei vari centri sportivi italiani. Per tutti costoro sono presenti i caratteri dell'operosità e della continuità della prestazione: manca la qualifica da parte della federazione di appartenenza.
Le indennità, i rimborsi forfettari, i premi e i compensi percepiti dai collaboratori sportivi dilettanti, beneficiano della seguente tassazione, valida ai fini dell'Imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef):
·     primi E. 7.500 complessivamente percepiti nel periodo d'imposta non concorrono alla formazione del reddito imponibile Irpef e pertanto non sono soggetti a mcsazione o indicazione nella dichiarazione dei redditi;
·     Sugli ulteriori E. 20.658,28 percepiti nell'anno è operata una ritenuta alla fonte a titolo d'imposta ai fini Irpef, con aliquota 23%, maggiorata di addizionale regionale e comunale. Anche questi compensi non devono essere riportati in dichiarazione dei redditi;
·     Sulle somme eccedenti è operata una ritenuta a titolo di acconto del 23% (pari al primo scaglione dell'Irpef) sempre maggiorata dell'addizionale regionale e comunale.
In pratica, per compensi percepiti sino a € 7.500 non è dovuta alcuna imposizione ai fini delle imposte sui redditi.
Per i redditi eccedenti e sino ai € 20.658,28 è dovuta una ritenuta a titolo di imposta del 23%. Tali compensi non devono essere riportati in dichiarazione dei redditi in quanto già tassati alla fonte dalla società sportiva erogante.
Per i redditi eccedenti, invece, la ritenuta operata è a titolo di acconto e quindi tali redditi dovranno essere successivamente assoggettati ad lrpef in dichiarazione dei redditi, considerando, tuttavia, anche i compensi già tassati a ritenuta a titolo d'imposta.
Infatti, ai fini della determinazione dell'Irpef per la tassazione dei redditi soggetti ad imposizione ordinaria (in dichiarazione dei redditi), il percettore delle somme dovrà tenere conto dell'importo tassato con ritenuta d'imposta secca. In altre parole, le somme assoggettate a ritenuta d'imposta definitiva concorreranno comunque alla formazione del reddito imponibile, ma ai soli fini della determinazione degli scaglioni di reddito.
Infine, è bene ricordare che gli sportivi che incassano più compensi da società e associazioni sportive diverse, devono autocertificare l'ammontare complessivo delle somme percepite, attraverso il modello di Certificazione Unica, in modo da consentire alle stesse di verificare se e su quale importo debba essere effettuata la ritenuta ai fini Irpef.
Le somme erogate agli sportivi dilettanti non devono essere assoggettate alla gestione previdenziale separata dell'INPS (Circolare INPS n. 32 del 07/02/2001).
Queste somme non devono nemmeno essere assoggettate all'INAIL. In relazione agli obblighi assicurativi l'art. 6, comma 4, D.L. n. 115 del 30/06/2005, convertito dalla Legge n. 168/2005 ha previsto l'emanazione di un apposito decreto che dovrà stabilire le nuove modalità tecniche per l'iscrizione all'assicurazione obbligatoria degli sportivi dilettanti nonché la natura, l'entità delle prestazioni e i relativi premi assicurativi.
La norma ha inoltre previsto che, nel rispetto delle norme comunitarie in materia di assicurazione antinfortunistica, le Federazioni e gli Enti di promozione sportiva potranno scegliere la compagnia assicuratrice con la quale stipulare le relative convenzioni.
La circolare ENPALS n. 13 del 07/08/2006, ha chiarito che l'esercizio diretto di attività sportivo-dilettantistica posta in essere da quegli istruttori i cui compensi percepiti siano inquadrabili tra i "redditi diversi" (articolo 67, comma 1, lettera m) del DPR n. 917/86) non sono soggetti a contribuzione previdenziale.
Secondo l'Enpals, però, i compensi di cui sopra sono riconducibili alla categoria dei "redditi diversi" in presenza di alcune condizioni:
·     La prima, che siano erogati da associazioni e società sportive iscritte all'apposito registro CONI:
·     Poi, che siano percepiti da soggetti che non svolgano a tal fine un'attività inquadrabile nella fattispecie dell'esercizio di arti o professioni;
·     Infine, che conservino il carattere della marginalità non superando la no tax area dei professionisti fissata attualmente in un importo annuo pari a E. 4.800,00.
Alla luce di quanto sopra esposto si vogliono proporre alcune variazione al fine di incentivare ancor più la regolarizzazione di un numero immenso di tecnici e atleti dilettantistici che non hanno alcuna copertura previdenziale e assicurativa.
Il primo punto è quello di alzare la soglia del minimale esente a € 12.000 e agli ulteriori 24.000 la seconda fascia agevolata.
In secondo luogo assoggettare a contribuzione previdenziale agevolata del 10% i compensi della seconda fascia, cioè quelli compresi tra 12.001 e 36.000.
Assoggettare ad una ritenuta a titolo di imposta le quote dei compensi eccedenti i 24.000 e fino a 36.000.
Per le quote oltre i 36.000 la ritenuta sarà a titolo di acconto e saranno assoggettati in dichiarazione dei redditi alle aliquote ordinarie. Dal punto di vista previdenziale dette quote saranno assoggettate alle aliquote ordinarie della gestione separata INPS.
Il Mio vuole essere un concreto contributo ad un problema di cui tanto si parla ed al quale nessuna soluzione è mai stata prospettata.
Gianni Sperlinga

sabato 20 gennaio 2018

GESTIONE TRASFERTE E NORMATIVE INTERNAZIONALI: chi paga?


Con la circolare prot. n.198/18 del 12 gennaio 2018, la segreteria comunicava agli interessati – atleti(4) tecnici(1) e club di appartenenza – la convocazione per la Coppa del mondo di SCM U20 – 20 gennaio 2018, gara a squadre 21 gennaio 2018 – Phoenix (USA). Sono stati, inoltre, ammessi 6 atleti a spese proprie di cui solo uno ha confermato la partecipazione, mentre gli altri, causa i pesanti oneri ai quali sarebbero andati incontro, hanno deciso, informando per tempo la FIS, di rinunciare. La delegazione al completo sarebbe dovuta partire il 17 gennaio, ma due componenti sono stati fermati giacché i loro visti non erano regolari.

Come ben noto per chi sia stato ospite, per lavoro o diporto, in alcuni stati arabi vi è una specifica procedura per ottenere il lasciapassare all’entrata negli Stati uniti, la quale prevede il visto B1/B2 e non l’ESTA. Riporto quanto pubblicato nel portale della Polizia di Stato.
Invece la FIS per gli atleti ARPINO e MIGNUZZI ha fatto l'ESTA con la conseguenza che i due ragazzi sono partiti oggi ed andranno in pedana appena arrivati in USA. Ma quali sono e saranno gli effetti di un simile intoppo? 1° - i due atleti non potranno offrire un rendimento adeguato ad una gara internazionale; 2° a chi addebitare la responsabilità del tutto, nella considerazione che sono state gettate nel cestino importanti risorse finanziarie (4/5 mila euro)?
Come possono accedere simili fatti ovvero come è possibile gestire la parte logistica di una trasferta senza applicare le procedure previste?
Il Presidente ha già dichiarato che si candiderà per il quadriennio 2021/2024 e se queste sono le premesse il futuro, ad essere buoni, sarà nero. Peraltro, sembra che abbia fatto una analisi sul perché sia necessaria la sua continuità e dalla stessa sarebbe emerso che attualmente in Consiglio non ci siano valide alternative: ergo, gli attuali consiglieri non sono all’altezza e che qualcuno di essi non sia propriamente affidabile. Tra i suoi impegni, durante quel quadriennio, sembra voglia far crescere qualche personalità che lo possa adeguatamente sostituire. Pertanto in futuro avremo lo stesso metodo gestionale (?!?!?!).
Ezio RINALDI

lunedì 15 gennaio 2018

MASCHERE, SICUREZZA ED ALTRI MISTERI INSPIEGABILI



Mi scrive in un italiano tradotto alla bell’emeglio con google translator (e che io ho corretto per renderlo più comprensibile) un anonimo John Smith che dice: “Siete gli unici che parlano di scherma in campo internazionale e dovreste parlare della modifica delle maschere di scherma. È un business inaccettabile e la modifica non serve a nulla”. L’anonimo va avanti con altre notizie che non vi sto a dire e poi aggiunge: “deve sapere che la richiesta di modificare le maschere, non parte dalla commissione SEMI, ma è stata proposta all’Assemblea della FIE dal Comitato Esecutivo”. In genere non accolgo notizie anonime, specie se arrivano da miserabili gole profonde cui non presto volentieri l’orecchio. Personalmente, anche come piccolo operatore della scherma, questa faccenda delle maschere mi ha colpito abbastanza e desideravo dire la mia in proposito. Come molti oramai sapranno, dal 1° settembre 2018, tutti gli schermitori italiani dovranno conformarsi alla nuova direttiva sulle maschere, in quanto tutte dovranno avere l’elastico dietro la nuca secondo le nuove richieste FIE. Dal punto di vista della sicurezza, nulla da eccepire, anzi, viene da pensare come mai non ci avessero pensato prima. Alcuni hanno anche tirato un sospiro di sollievo, come se prima le maschere non fossero sicure o avessero una lacuna in termini di sicurezza che adesso è colmata da questo aggiornamento. Sempre il fantomatico John Smith, dice: “la commissione SEMI (quella che si occupa di verificare la perfomance di ogni materiale schermistico, in termini di resistenza,
efficacia e sicurezza dell’atleta ndr), dopo la proposta, ha fatto le sue verifiche e non ha trovato né miglioramenti né peggioramenti in termini di sicurezza e ha deciso di fare la modifica solo su pressioni politiche”.
Anche questa cosa, cari lettori mi pare piuttosto grave, e non so se sia vera, perciò ritengo sia completamente da verificare, perché vorrebbe dire che dalla proposta ai fatti, la strada è breve, in quanto passa tutto per una alzata di mano democratica o meno, gestita in maniera più o meno “bulgara”. Qualcuno, fra le persone che ho interpellato personalmente, mi dice che i fili che muovono le mani da alzare in FIE, provengono tutte da una direzione sola. Voi capirete che il mondo della scherma è piccolo e i conti, politicamente parlando, presto si fanno, ma lascio al lettore ogni congettura, a valle di altre considerazioni che sono emerse, a valle di altre piccole scoperte, tanto piccole ma che brillano come diamanti.
La prima. All’indomani del comunicato ufficiale FIE del 19 dicembre 2017, viene detto che i seguenti produttori di maschere hanno un nuovo sistema di aggancio approvato dalla commissione SEMI:
ALLSTAR
AMERICAN FENCING GEAR (AF)
FWF (System with press fastners)
LEON PAUL (both system, traditional and contour fit)
NEGRINI
PBT (System with press fastners)
PRIEUR
UHLMANN
Tutte le altre maschere prodotte, non hanno un sistema di fastneraggio (elastico dietro la nuca) approvato. Tanto per essere chiari, per ora gli elastici delle ditte: Wuxi, Gajardoni/Lajolo, STM e altri che non saprei dire, non sono validi, quindi le maschere non sono valide per attività internazionali, cioè FIE.
Ne desumiamo che ognuna di queste aziende produttrici conosceva da tempo l’evolversi della faccenda e probabilmente sapeva bene quali sviluppi avrebbe avuto la cosa, cioè che le nuove maschere avrebbero dovuto avere un nuovo sistema di aggancio alla testa e lo stavano sviluppando con la commissione SEMI. Va da sé che le singole federazioni avrebbero poi dovuto ratificare il provvedimento nei loro territori di azione nazionale. Ovviamente le norme FIE vengono imposte per le gare internazionali, con decorrenza quasi immediata, con la conseguenza che tutti gli atleti dalle nazionali maggiori a quelle minori debbano mettersi in regola al più presto. Si tratta di una cifra che si aggira fra uno e due migliaia,. Una cifra relativamente bassa, benchè il business si aggiri dai 140.000 ai 280.000euro, considerato che l’atleta internazionale compri per sua sicurezza una maschera nuova. Ma veniamo agli atleti di casa.
I produttori di maschere, interrogati sulla questione, hanno risposto onestamente: “conoscevamo la situazione, ma non ipotizzavamo minimamente quando la FIS avrebbe adottato il provvedimento e soprattutto da quale data farlo decorrere”. Infatti non appena il provvedimento federale (n°2/18) ha ratificato il provvedimento, la scherma italiana ha conosciuto i suoi tempi, e cioè che dal 1° settembre 2018 ogni maschera in gara dovrà essere conforme alla nuova normativa FIE. Anche in questo caso facciamo due conti.
Stiamo parlando di ucerto numero di schermitori agonisti effettivi, che potrebbe aggirarsi, se partiamo dalla categoria GPG ai Master in circa 3.000 atleti (centinaio più centinaio meno). Se tutti cambiassero la maschera il business globale è di circa 400.000euro (costo medio di una maschera circa 140euro). Al contrario, se si vorrà adeguare la maschera con l’apposito kit, in vendita dai singoli produttori, allora la cifra scende di molto, parliamo di non più di 30/40euro (materiale più lavoro), ovvero circa 100.000/120.000euro (solo l’Italia!). Senza parlare dell’ingolfamento delle lavorazioni. Proviamo allora a fare delle congetture.
Il documento FIE impone che l’elastico sia posto non più all’altezza di un tempo, ma in un punto più basso di circa 3-4 cm, per essere più aderente ed evitare alzamento della maschera quando si alza la testa, scoprendo la gola in maniera pericolosa, così anche lo sfilaggio dalla testa, semmai l’atleta la abbassasse durante una azione che pur ogni tanto accade. Anche questa è una evenienza pericolosissima che va evitata migliorando la maschera e le sue parti. Entrambe le cose, non mi pare siano mai avvenute, né in campo nazionale né in quello internazionale, e possiamo dirci fortunati, ma dobbiamo dire anche che la statistica è dalla parte delle maschere attuali, (scusate se insisto, pur essendo, per lavoro, un esperto di sicurezza, secondo le normative italiane Dlg 81/2008, faccio solo dei conti nudi e crudi, che in fondo sono le uniche cose che contano). Ovviamente come tutti i DPI (Dispositivi di Protezione Individuali) devono essere tutti in buono stato e ben manutenzionati, non devono presentare rotture, lacerazioni, consunzioni, modifiche e usure che ne impediscano la buona resa, pertanto, le divise non devono avere strappi o altro che ne alterino la performance, i guanti non devono avere buchi e infine le maschere non devono essere arrugginite, devono avere le maglie integre e sempre ovviamente l’elastico dietro la nuca, deve essere performante, non deve essere troppo lasco, per aderire bene alla testa e restare ben ancorato ai lati, cioè il velcro deve tenere bene e non deve avere perso la sua capacità adesiva.
Alla luce di tutto questo ci chiediamo se in Francia che ha numeri che sono 10 volte superiori all’Italia, abbiano adottato il provvedimento con medesima velocità che in Italia, e se sì da che data comincia e così la Germania. Poi proviamo a figurarci il lavorìo dei produttori, presso i quali arriveranno migliaia di maschere fra gennaio e settembre e dovendo mettere le mani su ognuna di esse, con quale tempistica riusciranno a stare nei tempi. È solo business o principalmente indefesso zelo per la sicurezza? E poi, se, come dice John Smith, è vero che quelli che muovono i fili nella stanza dei bottoni della FIE sono pochi, anzi pochissimi, anzi c’è chi dice che sia uno solo, come se fosse una sorta di regno incontrastato di un certo gruppetto di persone, ci chiediamo che peso o ruolo abbia l’Italia, che guarda il mondo da un’altura di medaglie che metaforicamente sembra superare l’Everest. Se in confronto con le altre nazioni l’Italia ha adottato per prima o fra le prime questa richiesta, le considerazioni sono di altra natura e personalmente sono imbarazzato a ogni infinito pensiero che mi sovviene, nel quale naufragar non m’è per nulla dolce.
Fabrizio Orsini

giovedì 11 gennaio 2018

UNA VIGNETTA E QUELLE DOMANDE SENZA RISPOSTE



Nel giorno dell’Epifania sul profilo Facebook dell’on. Valentina Vezzali è comparsa una simpatica vignetta che, in modo ironico, ripropone il tema delle pari opportunità fra la Befana e Babbo Natale. Coincidenza vuole che, qualche giorno prima, Piazza Scherma avesse ospitato una riflessione in termini più seri di Fabrizio Orsini, che proprio sulle pari opportunità denunciava il silenzio delle nostre atlete, e in particolare dell’on. Vezzali, riguardo l’accordo sottoscritto nel novembre scorso tra la FIS e la Federazione scherma della Penisola Arabica, rappresentante un Paese in fondo a tutte le classifiche legate al rispetto e alla garanzia dei diritti civili per le donne, per un programma di scambio fra atleti e maestri per stage formativi e altri progetti sportivi.

La coincidenza temporale tra l’articolo su Piazza Scherma e la vignetta di cui sopra possono certamente essere frutto del caso, ma se come usava dire un uomo politico che ha attraversato, nel bene e nel male, sei decenni di storia italiana “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” il nostro “pensar male” ci consente alcune riflessioni, che non riguardano purtroppo solo l’on. Vezzali ma si allargano, in qualche misura, al silenzio delle nostre atlete riguardo alla questione degli accordi che la Federazione di cui loro per prime sono tesserate sottoscrive con Paesi di assai dubbia qualità in termini di democrazia.

In un passaggio storico nel quale il tema delle pari opportunità e del ruolo delle donne nella società è ritornato con prepotenza al centro del dibattito pubblico, a prescindere da una vignetta vorremmo rivolgere alcune domande alla componente femminile della scherma azzurra, dalle campionesse che tanto mantengono elevato il prestigio dell’Italia alle atlete di tutte le età e livelli agonistici, alle maestre e al settore tecnico, fino alle dirigenti di sala d’armi o federali: l’accordo con la Penisola Arabica non è degno di un’opinione? Alle vostre colleghe di quell’area del mondo sono assicurati gli stessi diritti e le stesse garanzie rispetto a voi? In vista dei programmi di scambio appena sottoscritti dalla Federazione di cui fate parte non merita forse una riflessione il fatto che in Arabia Saudita e aree limitrofe anche alle donne occidentali, non tanto in pedana quanto nella vita sociale, sono “raccomandate” alcune norme di comportamento e di abbigliamento non proprio liberali, diciamo così? E da ultimo all’on. Vezzali, tuttora e almeno fino alle nuove elezioni Deputato della Repubblica Italiana: davvero il tema non vale un intervento più diretto e deciso, in sede parlamentare o almeno federale?

Mattia Boretti


martedì 9 gennaio 2018

AUGURI a Pietro FARDELLA

Scusatemi se approfitto di questo spazio, ma desidero porgere a mio padre i sensi della mia enorme ed immensa felicità per il suo prestigioso traguardo raggiunto: oggi compie ben 91 anni.
E' proprio vero, la SCHERMA allunga la vita.
Auguri infiniti, papà.
Gaspare 


martedì 2 gennaio 2018

PARITA' TRA UOMO E DONNA - ACCORDI INTERNAZIONALI



È di qualche giorno fa la notizia che la campionessa di scacchi ucraina Anna Muzychuk, è pronta a perdere i suoi due titoli mondiali (ha vinto il Women's World Rapid Chess Championship (nel 2016) e il Women's World Blitz Chess Championship due volte (nel 2014 e nel 2016) avendo scelto di non prendere parte al campionato mondiale "King Salman" organizzato a Riyadh, in Arabia Saudita a causa del regolamento disciplinare cui dovrebbe attenersi durante le prove: indossare il caratteristico abaya, (un abito, tipicamente nero, che copre il corpo femminile dalla testa ai piedi) e accettare la presenza di un accompagnatore che la segua in ogni suo spostamento.
Anna Muzychuk ritiene, a buon diritto, che il regolamento sia un affronto alla propria libertà e a quella di tutte le donne, perciò ha deciso di rinunciare a questa intollerabile imposizione. “Organizzare un torneo di scacchi in un paese in cui i diritti umani fondamentali non sono presi in considerazione è orribile” ha affermato la campionessa, rendendo pubblica la sua decisione.
Nello sport abbiamo visto più di una donna, competere con l'hijab, ovvero il velo in testa. Nella scherma poi è celebre il caso di Ibtihaj Muhammad che è una sciabolatrice statunitense di tutto rispetto, ma in tutti questi casi, indossare il velo è una scelta personale e non frutto di un’imposizione.
Nel novembre scorso la Federazione italiana Scherma ha rinnovato un accordo fatto anni addietro con la federazione scherma della Penisola Arabica, che favorisce gli scambi con i nostri atleti per allenamenti e l'invio di maestri per stages e corsi formativi e forse altri progetti sportivi degni di nota.
Immagino che, nel rinnovare un simile accordo, la Fis non si sia minimamente posta il problema circa la fruibilità da parte delle nostre atlete o tecniche, altrimenti il nodo del rispetto dei diritti civili delle donne sarebbe venuto al pettine.
È appena il caso di ricordare che l’articolo 3 della Costituzione italiana riconosce pari diritti e doveri a uomini e donne, che l’Italia è uno dei paesi firmatari della Convenzione per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (Cedaw), adottata dall’Assemblea Generale dell’Onu nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985, che la recentissima legge sul limite dei mandati approvata lo scorso 23 dicembre impone di assicurare la parità di genere anche nelle procedure elettorali e, infine, che nel 2017 il CIO ha approvato un progetto relativo alla parità di genere nel movimento Olimpico.
Com’è, allora mai possibile che la Fis si sia impegnata in un accordo di collaborazione con un paese straniero in cui i diritti delle donne sono costantemente e insopportabilmente violati?
Come ha potuto, l’on. Vezzali, che pure tante belle parole in favore della tutela dei diritti delle donne ha speso in Senato, consentire alla sottoscrizione di un simile accordo?
E che dire dei molti altri accordi di cui si vanta il presidente Scarso, conclusi con nazioni nelle quali è in atto la violazione sistematica dei più elementari diritti umani?
Nei lavori dell’ultimo consiglio direttivo è stata criticata la lettera, su carta intestata FIE, che il Presidente Usmanov ha inviato al CIO come presidente della federazione internazionale e cittadino russo, con la quale prendeva le difese degli atleti “puliti” del proprio paese affinché potessero gareggiare sotto l’insegna della bandiera russa.
Posso anche condividere l’idea che una simile lettera non andasse scritta su carta intestata FIE, ma si tratta di un episodio di rilevanza marginale per la scherma che non doveva minimamente interessare il Consiglio. Cosa, invece, ha fatto questo stesso consiglio, in difesa delle donne? Non ritiene lo stesso Consiglio che stipulare certi accordi sia vergognoso per l’Italia? Ed in nome di quale convenienza essi vengono stipulati? Quali benefici apportano alla vita ed al benessere delle società schermistiche italiane?
C’è chi dice che questi accordi, inconciliabili con l’impegno che l’Italia ha sottoscritto per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne, servano solo al consolidamento politico internazionale dell’attuale presidente per la sua ambizione di raggiungere la Presidenza FIE.
Non so se ciò sia vero.
Certamente sarebbe auspicabile arrivare ad un simile traguardo percorrendo una strada lastricata di azioni onorevoli piuttosto che di accordi biasimevoli.
La nostra speranza è che la scherma italiana non debba mai essere ricordata per azioni disonorevoli e tale è il nostro augurio per il 2018.
Fabrizio ORSINI