sabato 22 luglio 2017

SITO FEDERALE

Fabrizio ORSINI
All'indomani della messa on-line del nuovo sito federale per il tesseramento e la gestione delle gare e circolari, vorrei esprimere un parere per eventualmente migliorarlo.
Ho visto lo schema con il quale è impostato e devo dire che è meglio della versione precedente, che trovavo antipatica, specie per i malfunzionamenti che dava. Questa mi sembra una versione del tutto nuova e sembrerebbe un salto in avanti nella qualità.
Sono raccolte in esso tutta la storia di ogni società sportiva, le circolari, lo storico, gli atleti tesserati negli anni, e via dicendo, cosa non da poco e per certi versi viene da dire, finalmente ci siamo arrivati! Per questo va il nostro ringraziamento a chi ha pensato e poi realizzato uno strumento di lavoro e non di stress.
A questo punto vorrei dire cosa si potrebbe aggiungere al sito per renderlo ancora più performante.
Proviamo a immaginare la federazione al lavoro mentre programma la sua stagione, anche e forse soprattutto dal punto di vista economico. Gare, allenamenti, ritiri, corsi e molto altro. A inizio stagione si trova a dover fronteggiare molteplici problematiche, e spesso anche a far quadrare i conti. Ebbene immaginiamo che il Sito web abbia una specie di contatore nazionale che indichi la cifra economica o solo per numero di tesserati, che la FIS è costretta a raggiungere per potersi dire "al sicuro" per cominciare la stagione senza problemi. Ogni qualvolta una società tessera sé stessa e i suoi atleti, si vede scalare dal contatore nazionale posto nel sito web la cifra che manca per raggiungere il tetto di sicurezza. A questo punto, nel momento in cui la Federazione raggiunge la cifra, potrebbe, in un certo senso partire con il far tesserare i suoi iscritti a cifre più ragguardevoli, o produrre premi in termini di sconto verso chi tessera gli atleti dal momento in cui la cifra è stata raggiunta in poi.
E' vero che in questo modo qualcuno potrebbe fare il furbetto e aspettare fino all'ultimo per poi iscrivere i suoi atleti risparmiando, ma è anche vero che molte società hanno bisogno di risparmiare per quanto riguarda le iscrizioni societarie, proprio perché la vita sportiva, non è del tutto economica, e men che meno la scherma,e  questo è un dato di fatto.
Perciò, piuttosto che inserire sbarramenti economici per il tesseramento, con un irrigidimento di molte società sportive che hanno già ammesso in più di un commento su questo blog di fuggire in massa o quasi dalla FIS per tesserare i propri atleti presso enti di promozione sportiva di vario genere e sorta, con l'intento di dare "una lezione economica alla FIS", tesserando così solo il minimo sindacale per gli agonisti e la dirigenza, perchè non si concepiscono formule economiche più raffinate per rendere questo sport il più amato dagli italiani?
Concludo dicendo che la forza di una Federazione non sono solo i suoi campioni (e con grande fortuna in Italia di schermitori campioni abbondiamo), ma anche i suoi tesserati, il numero delle società e infine le quote economiche che vengono versate nelle casse della Federazione, perchè una federazione povera, può fare poco, mentre una federazione ricca può fare molto. Il tutto sta nel saper gestire tutte queste risorse al meglio, con competenza e programmazione.
Fabrizio ORSINI

domenica 16 luglio 2017

GABELLE, CONVOCAZIONI E RICORSI

Riscossione della gabella
È stata pubblicata la prima circolare della stagione, la numero 1/18, che riguarda il tesseramento federale. Alcune grandi novità sono all'ordine del giorno, ma ci focalizzeremo solo su due.
La prima è il rinnovamento del sito web per la gestione delle gare e del tesseramento. Nuovo format e nuovi contenuti. Purtroppo ancora non sappiamo dire se sarà meglio o peggio della versione precedente, la quale, a mio avviso non ha mai entusiasmato. Dovremo attendere il 17 di luglio per ottenere tramite posta PEC, i codici di ingresso al fine di cominciare questa nuova avventura informatica, alla quale si unisce anche un manuale per apprendere il funzionamento del nuovo sito. Speriamo che la modalità ed i tempi di studio non siano troppo lunghi e complicati.
La seconda grande novità la troviamo scritta e sottolineata al paragrafo "MODALITÀ DI PAGAMENTO", comma 2: "NB. il nuovo applicativo prevede l'acquisto di un credito che dovrà essere di entità non inferiore alla somma richiesta per portare  a termine le procedure di cui sopra. Gli utenti, in assenza di credito sufficiente, non potranno completare le procedure di affiliazione e tesseramento.
L'eventuale credito eccedente rimarrà a disposizione dell'utente per successive operazioni".
Ho provato a fare alcuni calcoli, in quanto ai paragrafi precedenti si sciorinano svariati importi per tesserare i club e i loro soci, ma manca una cifra finale minima cui invece questo comma riferisce, perciò, siccome rimangono vigenti le tariffe del tesseramento che consociamo, proviamo a fare una stima:
1 tecnico 48€, 10 atleti agonisti 10x48euro=480 (cifra che può oscillare a seconda dell'età dell'atleta) il presidente con i consiglieri societari (totale minimo 3) 48x3=144euro e infine l'affiliazione che è invariata 250euro, così i conti sono presto fatti: 250+480+144+48=922euro.
Fin qui nulla di strano, diciamo che i fatidici 1.000 euro di inizio stagione li dobbiamo scucire, c'è poco da fare e ritengo che sia doveroso per poter mettere in moto la federazione e la stagione sportiva. Resta una clausola che non è chiara. Supponiamo che la cifra minima cui fa riferimento la Federazione non sia 922, ma 1.000, o 1.200, o 1.500, ogni società sportiva è tenuta a caricarsi di altri 80€ (poco male), 280€ (e già stiamo soffrendo) o 580€ (una cifra non propriamente bassa), in quanto senza questa integrazione, il tesseramento non è completo, anche che ha tesserato tutti gli atleti e dirigenti minimi! Cioè, anche se un club tessera il numero minimo di atleti e dirigenti come spessissimo avviene, ma rimane al di sotto della cifra minima stabilita dalla FIS, secondo le nuove norme il suo tesseramento non risulta completo, deve aspettare che gli atleti si iscrivano alla società sportiva e quindi rimpolpino le casse della società sportiva, la quale potrà attingere subito al fondo cassa per completare l'iscrizione. Questa clausola, che personalmente ritengo grave, comporta che, se anche ci fossero la bellezza di altri 4 o 5 nuovi atleti di 7-8 anni ciascuno, che cominciano l’attività sportiva, non essendo ancora tesserata la società, purtroppo non sono tutelati in termini assicurativi.
Ci attende quindi una stagione impegnativa, piena di novità. Forse, e dico forse, qualche difficoltà, ma spero tanto che i cambiamenti siano in meglio e non in peggio.
convocazioni?
Purtroppo ho l’impressione che la FIS arranchi molto nello stabilire regole che dovrebbero essere semplici e di facile comprensione per gli utenti, a ciò si aggiunga l’emanazione del nuovo Regolamento Attività Agonistica per l’anno schermistico 2017/2018 per avere chiara l’idea che nulla viene fatto a favore degli affiliati e tesserati, per esempio prendiamo l’articolo 75 della versione pubblicata il 27 gennaio 2017, dal titolo: - "Partecipazione alle gare di coppa del mondo". Al comma 2 si legge: " Autorizzazioni a Gare di coppa del mondo: "Fatta eccezione per i convocati della FIS, almeno il 50% dei restanti posti disponibili è riservato ad atleti che vengono autorizzati in base al Ranking Nazionale Assoluto attualizzato; i rimanenti posti disponibili sono riservati ad atleti che, avendo fatto richiesta di autorizzazione a partecipare a loro spese, sono indicati dal responsabile d'arma". In soldoni viene detto che l'atleta che si merita di partecipare grazie ai propri meriti sportivi, conquistati in gara, vi partecipa di diritto e questo fino al 50% del numero complessivo di atleti ammessi per nazione a ogni gara. La restante parte, recita la norma, vi partecipa a spese proprie, previa autorizzazione e sono indicati dal responsabile d'arma cioè il CT. Perciò ogni atleta di buona volontà che un tempo scalava il ranking poteva in qualche modo aspirare a una gara di Coppa. Nella nuova versione del 22 maggio 2017 Il medesimo articolo stesso comma viene cambiato, quasi radicalmente, in questo modo: "gare di coppa del mondo: fatta eccezione per i convocati dalla FIS, i rimanenti posti disponibili sono riservati ad atleti, che avendo fatto richiesta di partecipare a loro spese, sono indicati dal responsabile d'arma". Nell'articolo nuovo viene eliminata la percentuale riservata ai facenti domanda di autorizzazione alla gara, il che fa pensare che solo il CT, a suo piacimento possa saturare il numero di atleti partecipanti a una gara di coppa del mondo e soprattutto senza dover rendere conto ad alcuno, in completa libertà.
L'eliminazione della proporzione del fifty-fifty tra atleti aventi diritto e autorizzati, pone il CT come unico e solo referente per le convocazioni, cosa che fa molto, ma molto pensare in ogni direzione.
Intanto alcuni giorni fa è stato depositato il ricorso al TAR del Lazio avverso il provvedimento della Prefettura di Roma, con il quale ha approvato ed iscritto nel registro delle persone giuridiche lo statuto federale. Quindi, come più volte, scritto su Piazza della Scherma, il problema dello statuto con la sua iscrizione al registro, è ancora in itinere e per come mi è dato capire si percorreranno tutte le strade che la legge consente per fare chiarezza sulla sua validità.
Infine qualche roumors: circola una voce secondo cui sarebbero state presentate alcune denunce ad autorità diverse, da più persone. Il contenuto delle denunce non è noto, ma si mormora che sarebbe coinvolta la Fis e forse anche il CONI e una nota e influente associazione sportiva dilettantistica tesserata con la Fis.

Staremo a vedere. Eventuali aggiornamenti come sempre qui su questo blog! Nel frattempo un grosso in bocca al lupo ai nostri atleti impegnati questa settimana ai mondiali a Lipsia: teniamo alta la nostra bandiera!
Ezio RINALDI

lunedì 10 luglio 2017

INDAGATI ALCUNI SOCI DELL' A.N.S. DALLA PROCURA FEDERALE

Alcuni autorevoli soci dell’Accademia Nazionale di Scherma, componenti il Consiglio Direttivo dell’Ente e tesserati FIS, pare siano stati sottoposti ad indagine da parte della Procura federale, con possibile deferimento agli organi di giustizia della Federazione Italiana Scherma
L’informatore non mi ha saputo riferire con certezza i motivi di tale iniziativa, sembrerebbe, però, che siano riconducibili al ricorso al TAR prodotto dall’ANS, per alcune discutibili decisioni della FIS, relative all’indizione dei bandi d’esame che la federazione ha avocato a se, contrariamente a quanto previsto, sino a quel momento, dalle normative in vigore.
Non mi risulta che questi signori abbiano assunto iniziative personali avverso la Federscherma, quindi non riesco a capire cosa abbia indotto o chi abbia sollecitato il Procuratore federale ad aprire una inchiesta a loro carico.
Se l’oggetto delle indagini, come sembra di capire, possa essere l’esposto al TAR, prodotto a firma del legale rappresentante dell’ASN, riesce difficile comprendere il coinvolgimento di dette persone. A questo punto devo desumere, che l’Accademia, pur essendo Membro d’Onore della FIS, sia estranea alla stessa, cioè non possa essere sottoposta alla giustizia sportiva. Conseguentemente si perseguono le persone che sono tesserate per la federscherma, poiché queste, nell’ambito di decisioni collegiali ed assunte a maggioranza, non avrebbero impedito l’inoltro di tale ricorso.
Il Procuratore federale, probabilmente, intenderebbe appurare se, nell’ambito di tale consiglio, gli indagati siano stati favorevoli alla decisione assunta e per tale ragione quindi deferibili agli organi di giustizia federali. Mi domando: dette persone furono elette nel Consiglio direttivo dell’ANS in rappresentanza della FIS? Se affermativo avrebbe ragione la Federazione e per essa il Procuratore federale ad aver sottoposto gli interessati ad indagine, ma qualora, da liberi cittadini, abbiano aderito all’Ente in argomento in qualità di soci ed essendo poi eletti in Consiglio Direttivo, essi rappresentano gli associati e nessun altro. 
Ho come l’impressione che la FIS, volendo manifestare a tutto il mondo schermistico italiano quali siano le posizioni di dominio e sottomissione e poco gradendo l’ardire di soggetti non allineati, voglia dimostrare la propria forza. In altre parole, per i tesserati, anche al di fuori dell’organizzazione federale, è vietata qualsiasi espressione verbale e scritta, in dissenso con il pensiero governativo.
Voglio augurarmi che tutto ciò sia solo il frutto di mie fantasiose deduzioni, poiché qualora siano conclusioni credibili, oltre ad avere certezza di una non giustizia saremmo di fronte alla dipartita della libertà e della democrazia, un delitto abnorme e catastrofico per il quale esiste una sola condanna: lascio a voi pensare quale.
Ezio RINALDI

mercoledì 5 luglio 2017

LA FIGURA DEL MAESTRO secondo Paolo CUCCU

Ho letto interessantissimi spunti negli ultimi articoli che hanno raccontato le vicende FIS-AIMS-ANS. Alcuni soltanto, perché la maggior parte era solo un tentativo di sovrastare la parte avversa citando articoli di legge che nulla c’entravano, oppure ponendo termini di paragone assolutamente improponibili. Ma è giusto che ognuno esprima la propria opinione, anche se la libertà non è poter dire la prima fesseria che passa per la testa. Quella è la sua degradazione.
Vorrei però soffermarmi su alcuni temi riguardanti la professione di "Maestro di Scherma", così come riportato sul mio diploma magistrale che orgogliosamente rivendico rilasciato dall'Accademia Nazionale di Scherma di Napoli. Perché a me inorgoglisce pensare di essere stato valutato idoneo all'insegnamento dello sport che amo da un ente che nella sua storia ha i più grandi Maestri che la scherma italiana e mondiale abbia prodotto.
Ora però entro nel merito. Che cos’è oggi la professione di insegnante di scherma? Dal mio punto di vista aborrisco nella maniera più risoluta la dizione di "artigiano". Gli artigiani, i ragazzi che andavano a bottega per imparare un mestiere, appartengono ad un passato che per fortuna nostra non tornerà mai più. Degli analfabeti che andavano ad imparare un mestiere manuale da altri analfabeti. E difatti quello che imparavano era solo una sequenza di gesti, di movimenti, di lavorazioni che andavano fatte così. Perché? perché così si era sempre fatto, e quindi non poteva che essere giusto. Questa impreparazione degli "insegnanti", se così vogliamo chiamarli, limitati esecutori di azioni che sono state loro tramandate con la raccomandazione di non porsi mai nessuna domanda, verrà trasmessa al ragazzo di bottega. Così si fà, e basta.
Possiamo parlare di moderni artigiani, ma sappiamo di cosa stiamo parlando? Il moderno artigiano utilizza computer con sofisticati software, macchinari per il taglio col laser, microscopi elettronici, e tutto quanto la moderna tecnologia possa offrire per un prodotto high-tech, perché quello è l'artigiano moderno. Egli spesso è un laureato, magari anche con dei Master conseguiti in istituzioni di primissimo piano, il suo livello culturale è altissimo ed in continua evoluzione. Uno che offre prodotti in quantità limitatissima ma di qualità elevatissima.
Chiarito che cosa è l'artigiano del XXI° secolo, e messo in soffitta oramai come figura folkloristica il ciabattino di paese, vorrei capire che cosa può essere un Maestro di Scherma nel nostro tempo.
Tracciamo un profilo, almeno per linee generali. Oggigiorno deve prima di tutto essere un imprenditore di se stesso. Deve conoscere non solo i rudimenti, ma apprendere tutte le leggi che regolano il suo settore lavorativo, essere quindi in grado di rapportarsi positivamente non solo con un consiglio direttivo di società, anche con le pubbliche istituzioni. Avere la capacità di creare dei progetti da presentare alle scuole, di compilare i bandi per ottenere i finanziamenti pubblici, conoscere le leggi che regolano la sua attività e quindi essere in grado di leggere e capire un contratto, quando non essere egli stesso a redigerlo.
Deve avere nozioni, quindi, anche di quelle leggi che regolano i rapporti lavorativi del suo settore. La legge è chiara, e non ammette ignoranza.
Bisogna poi formarlo a livello commerciale, perché dovrà essere capace di promuovere se stesso in un territorio, conoscere le basi della pubblicità e come essa viene regolata e gestita, anche burocraticamente.
Ma serve anche formare un insegnante di scherma. Dovremo quindi fornirgli un percorso didattico che crei un formatore di atleti, e non un cacciatore di talenti. Un Maestro deve conoscere la progressione didattica che porta un bambino di 6 anni a diventare un adulto che ancora pratica la scherma, e non che smettere entro i 9 anni perché frustrato dalla mancanza di vittorie. Psicologia dello sport, ne servirà a tonnellate, ma anche esercitazioni pratiche nell'imparare quali siano i giochi e gli esercizi da proporre nelle varie età. Perché in ogni momento dovrà essere cosciente di quale sia l'età del bambino che ha davanti, e quali siano le capacità condizionali che dovrà sviluppare per ogni step.
Non basta però questo. Oggi vediamo che dell'attività paralimpica ci facciamo un vanto, ma quanti saprebbero gestire un portatore di handicap? Trattarli alla stregua di persone normali è il primo, gravissimo, errore. Non sono come gli altri e non possiamo chiedergli di fare quello che fanno gli altri. Ci servono allenatori capaci di saperli gestire anche dal punto di vista emotivo e psicologico, che sappiano come muoversi in ambiente diverso da quello "ideale".
Ricordiamoci poi che esiste anche una marea di bambini e ragazzini affetti dai cosiddetti "disturbi nell'apprendimento". Non hanno nessuna patologia, handicap o problema. Hanno solo delle caratteristiche diverse dalla maggioranza degli altri. Purtroppo però vengono trattati come stupidi, come pigri, come capricciosi, molto spesso prima di tutto dai genitori e poi anche dalla scuola e dagli abituali compagni. Sono molto difficili da gestire, ed anche con loro bisogna sapere quello che si sta facendo. Tra quel 30% di filologico abbandono, come qualcuno superficialmente ha etichettato il fenomeno, sarebbe interessante fare una statistica per capirne la composizione. Quanti bambini "certificati" ci sono?
Serve inoltre una figura di maestro che conosca le basi della Scienza dello Sport e della Scienza dell’allenamento e la lingua inglese, se laureato in Scienza dello Sport ancora meglio. Perche conoscere le basi della Scienza dello Sport e dell’allenamento e la lingua inglese:
1.      Per capire quello che si sta facendo senza essere dei meri esecutori di pratiche ereditate dal passato
2.      Per essere in grado di modificare quello che si sta facendo
3.      Per poter dialogare efficiaciemente, e con linguaggio adeguato, con le diverse figure con cui un Maestro si dovra sicuramente rapportare: Medici, Fisioterapisti, Preparatori fisici, Psicologi, Maestri di diverse Scuole soprattutto estere
4.      Per potersi autoaggiornare senza spendere troppo, essendo in grado di leggere la letteratura e i nuovi testi prodotti soprattutto all’estero.
Ho tracciato un profilo che a mio parere copre quelle che sono le più importanti esigenze di Maestro del XXI° secolo, ma cosa offre oggi la scuola magistrale italiana?
Sostanzialmente nulla di tutto questo. I libri di testo, così definiti, riportano nozioni che andrebbero bene per un corso di scherma storica. Il Trattato di fioretto è improntato su una scherma fatta con il fioretto "italiano", già obsoleto nel 1970, figuriamoci oggi dopo quasi 50 anni. Le azioni possiamo anche considerarle le stesse, come nomenclatura, ma l'esecuzione è completamente cambiata. La sciabola è quella pre-elettrificazione. Mi domando come mai anche la spada non sia quella "da terreno", visto che la spada "da sala" altro non è che il fioretto stesso (rileggetevi il Masaniello Parise per maggiori delucidazioni).
Non voglio però fare polemica su questi testi, che tali sono e tali resteranno (e dovranno restare, come testimonianza di un epoca), e non voglio fare i soliti facili paragoni del tipo "Ma tu ti faresti operare da un chirurgo che ha studiato su testi di 100 anni fa?", oppure "Come se ad ingegneria ti insegnassero solo le caratteristiche della corrente continua, perché l'alternata è arrivata dopo", mi spingo semplicemente a tradurre i titoli di studio rilasciati.
L'Istruttore giovanile, per sua stessa definizione, dovrebbe essere in grado di rapportarsi con i piccoli, dall'esordiente di 6 anni fino all'Allievo di 13, almeno per quello che penso io. Dovrebbe studiare su un testo che offra una progressione didattica, partendo da quello che sarebbe un "gioco-scherma" per arrivare alle soglie di un lavoro più specifico che può essere svolto con atleti più sviluppati dal punto di vista fisico. Quello su cui studia è però il "trattato unico", non importa l'età dell'allievo, le azioni e la loro esecuzione non variano. Il trattato, meglio chiarirlo, è stato scritto e pensato "da campioni per campioni". Nessuno lo ha mai concepito per "insegnare ad insegnare", quindi risulta per sua stessa natura assolutamente inadatto per chi deve cominciare un percorso formativo che nulla deve avere di agonistico.
Dopo poche settimane il nostro istruttore di primo livello è pronto per affrontare un corso di formazione per accedere al secondo livello, che non si discosta dal terzo se non per il nome. Il libro è sempre lo stesso, la informazioni verranno semplicemente ripetute, e nelle esercitazioni pratiche, stando al programma, si aggiungeranno solo le uscite in tempo. A parte il fatto che la scherma se deve essere insegnata viene insegnata tutta, ma poi che senso ha questa distinzione ottocentesca tra le varie capacità di uno schermitore? Mica c'è un regolamento che vieta ad un principiante di mettere a segno un punto tramite una "uscita in tempo", e chi vieta poi ad un istruttore di 1 livello di insegnarla? Quindi si dovrebbe dedurre che i nostri istruttori insegnino cose che non conoscono, e questa sarebbe qualità? Un metodo di insegnamento, anzi una scuola, dovrebbe avere anche una progressione didattica scandita dal tempo. Le scuole elementari durano 5 anni non 6 mesi, e per arrivare al diploma di maturità, il primo titolo di studio abilitativo di qualcosa, te ne servono altri 8. Nella scherma, facendo un rapido calcolo, cominci come assoluto esordiente il 1 settembre 2017, il 1 settembre 2019 puoi già iscriverti a corso di istruttore di 1 livello (tre anni di tesseramento come atleta), nel 2020 comincia il corso da istruttore di II livello e l'anno dopo, 1 settembre 2021 puoi aprire la tua prima sala di scherma agonistica, totale: quattro anni scherma sulle spalle, in sei anni puoi diventare Maestro, cioè il massimo titolo magistrale conseguibile (il IV livello CONI non c'entra nulla con l'insegnamento della scherma o di qualsiasi sport). I casi sono due: o siamo lo sport più facile del mondo, o c'è una faciloneria impressionante nel rilasciare titoli che poi abilitano all'insegnamento.
Prima di tutto ci dovrebbe essere un primo sbarramento per conseguire il titolo di 1 livello, di studio con il conseguimento del diploma di maturità e poi di pratica con almeno 10 anni consecutivi come atleta (e non solo come iscrizione) in tutte e tre le armi. Qui dovrebbe iniziare un percorso didattico, che parta da un 1 livello che è direttamente quello di "Istruttore Nazionale", con almeno 3 anni di formazione continua, con diversi momenti teorici durante gli anni che culminano con la settimana continuativa dove verrà prediletta la parte pratica. Per quelli che vorranno proseguire il percorso ci saranno altri 3 anni di lavoro per arrivare al titolo di "Maestro di Scherma". Ultimo avanzamento quello che viene proposto come "Maestro d'arme". Un professionista capace di operare in molteplici campi, che non si limitano solo a quello prettamente sportivo.
Ovviamente i docenti di questi corsi non dovranno essere laureati "all'università della vita", ma persone con un curriculum che parli chiaro sulle loro capacità, e titoli di studio adeguati che ne possano comprovare le basi scientifiche. Certamente le capacità non dovranno essere buttate via, ogni docente potrà avvalersi anche di collaboratori con il diploma (meno è prendersi in giro), ma per quanto concerne le parti pratiche, non certo per quelle teoriche.
Una scuola magistrale dovrà essere anche affiancata da una federale. Basta con presidenti di società che con tanta buona volontà si "improvvisano" dirigenti, e poi magari nemmeno sanno come si svolgono le elezioni dei quadri federali. Dobbiamo cominciare a creare anche i nostri dirigenti, formarli ed erudirli su qual è il loro ruolo e come devono svolgerlo al meglio.
Questa figura professionale di "Maestro di Scherma" è quella che cerca il mercato di oggi. Professionisti capaci che possano trovare la loro fetta di mercato, andando anche a cercarla la dove in questo momento il mercato nemmeno esiste. Una figura formata in una scuola di qualità, e non di quantità come è oggi.
Formare tanto per mettere una parola, diplomare in quantità solo per fare credere di essere bravi non ha nessun significato. Lo dimostrano i numeri, l'altissimo abbandono, il numero dei praticanti che ristagna e quello delle società che non si muove in maniera significativa.
Dobbiamo cominciare a farci delle domande, se vogliamo sopravvivere come protagonisti e non tornare nella nostra nicchia. La prima è quella più semplice: c'è realmente bisogno di sfornare ogni anno centinaia di nuovi tecnici? Signori miei, ma dove la vedete tutta questa domanda che possa giustificare questa esponenziale produzione di offerta? Quanti dei tecnici diplomati effettivamente lavora? Per quante ore settimanali?
Io ho espresso il mio pensiero, e i miei dubbi, vediamo chi altro avrà voglia di dire la sua.
Paolo CUCCU

sabato 1 luglio 2017

IL CENTRO DELLA SCHERMA MONDIALE

La Federazione Italiana Scherma è davvero il centro della scherma mondiale?
E' una domanda lecita che apre a moltissime considerazioni di vario livello. Iniziamo con la costatazione che pervengono in Italia molte richieste per maestri italiani da inviare presso club e squadre nazionali poste in varie parti del globo terrestre. Siamo abituati a vedere molti dei nostri tecnici che si alternano alla guida di nazionali dalla prestigiosa storia come Germania, Russia, Giappone ed altre ancora, i cui successi sono indice di evidenti capacità tecniche e soprattutto di una notevole preparazione al di sopra del livello medio corrente. Poco, anzi pochissimo si sa di un flusso di atleti che vengono ad allenarsi in Italia, provenienti da altre nazioni: ogni tanto giunge qualche notizia in tal senso. Lo scopo di detti atleti sarebbe quello di potersi confrontare con i nostri schermidori al fine di raggiungere un livello tecnico che consenta loro di ben figurare nel loro paese e non solo.
Sembra che la FIS, dopo aver individuato il club più adatto a loro, elargisca ai sodalizi ospitanti un indennizzo per l’accoglienza nelle proprie strutture. Certamente la prassi sarà frutto di un accordo tra FIS e Federazione straniera: non è dato conoscere i termini di detto accordo, il quale, purtroppo,  non è visionabile né in chiaro (cioè sul sito web per esempio) né verosimilmente chiedendo alla Federazione ragguagli in merito. Accordo spesso firmato in grande pompa, con tanto di foto e giornalisti, ma il cui contenuto non è mai assistito da analoga pubblicità.
Analogamente il flusso di maestri italiani all'estero, per seminari e corsi, ben pagati, presso federazioni straniere, seppur in misura inferiore, sappiamo che c'è, ma è ancora più blindato. Anche in questo caso sono ignoti sia il meccanismo di selezione che quello di chiamata. E poiché non c'è una adeguata informazione viene da pensare che i tecnici interessati siano prescelti, di volta in volta, per chiamata diretta, secondo criteri che, a questo punto, sono noti solo a chi opera le selezioni .
E' pur vero che saltuariamente, compare presso il sito e la pagina facebook dell'AIMS la richiesta di maestri italiani da inviare presso club stranieri, che, sempre saltuariamente, viene soddisfatta, in quanto sono pochi davvero i maestri italiani disposti ad andare all'estero: probabilmente la conoscenza della lingua è la causa di maggiore impedimento. Forse sarebbe il caso di inserire nell’iter formativo la conoscenza di una lingua straniera (Inglese-Spagnolo-Francese). Attualmente il profilo del maestro di scherma è tristemente diretto molto più verso una utenza italiana, non tenendo conto di un cambiamento di rotta cui anche il nostro sistema ha contribuito.
La Federazione del futuro avrà il compito di rivedere il processo di formazione dei tecnici al fine di dare loro la possibilità di inserirsi in un contesto europeo e mondiale, favorendo così la diffusione del metodo italiano nel mondo. In altre parole si rende necessaria la sprovincializzazione del nostro sistema, facendo sì che il piccolo mondo antico della scherma italiana non venga visto dall'ancor più piccolo pertugio della serratura della porta federale, evitando la produzione di  un campo libero per tutte le altre scuole schermistiche del mondo (ammesso che esistano).
Ezio RINALDI

lunedì 26 giugno 2017

CONI-FIS-AIMS-ANS: a chi compete il rilascio dei diplomi per Maestro?

L’articolo “Il nuovo corso per gli esami di tecnico” ha suscitato un confronto sul tema assai interessante e, finora, quasi 75 sono stati gli interventi, peraltro civilissimi ed autorevoli, a sostegno di una tesi o dell’altra. L’ articolo ha posto l’accento su due aspetti di particolare importanza: 1) la cancellazione di 150 anni di storia; 2) la validità dei diplomi ANS e FIS. Su tali argomenti le posizioni si sono rivelate, e non poteva essere altrimenti, diametralmente opposte: una a favore della FIS, un’altra a favore dell’Accademia.
Le opinioni non hanno tenuto conto di quanto prevede lo Statuto FIS. In un precedente mio scritto avevo palesato con chiarezza quale fosse la mia posizione, senza per questo avere la pretesa di essere nel giusto, quindi evitando il coinvolgimento sotto l’aspetto emotivo, voglio porre l’accento su quella che è oggi la realtà.
La FIS può, e direi deve, formare e diplomare i propri tecnici: lo fanno tutte le federazioni. Solo che queste procedono in rispetto delle loro stesse normative, mentre la FIS lo fa in barba alle proprie. Ormai ognuno difende le posizioni assunte e sarà difficile fargliele cambiare: a questo ci penserà chi di dovere (TAR – Procura etc.etc.). Però certamente saremo tutti d’accordo per il rispetto delle regole e domando a voi lettori, dell’una e dell’altra parte, siete sicuri che tali regole siano state rispettate? Un regolamento può essere modificato e lo può fare direttamente il Consiglio federale, ma uno statuto deve essere sottoposto all’approvazione dell’Assemblea e fintanto che ciò non si verifichi ogni provvedimento assunto in contrasto con esso è nullo. Mi spiego meglio: il vigente statuto, quello iscritto nel registro delle persone giuridiche dalla Prefettura di Roma, sancisce che “l’Accademia è riconosciuta dalla FIS al fine del rilascio dei diplomi magistrali” . Finché tale norma non viene riformulata/cambiata/abrogata essa rimane in vigore e sulla base di tale assunto la FIS, pur diplomando i propri tecnici, non può non riconoscere il diploma rilasciato dall’Accademia, soprattutto se l’iter formativo seguito dall’ANS sia conforme a quello FIS (SnAQ).
Quindi, al di là delle disquisizioni giuridiche, la realtà è che la FIS, pur potendo avere ragione (gliele voglio dare tutte) agisce in difformità (illegalità?) a quanto previsto dal suo stesso statuto. E’ possibile tutto questo? Lo si può accettare? Assolutamente NO! Dunque questo è, al momento il punto cruciale di tutta la discussione, e se non riconoscessimo questo semplice principio ogni dissertazione diventerebbe un semplice esercizio letterario e nemmeno tanto qualificante!

Ezio RINALDI

mercoledì 21 giugno 2017

IL NUOVO CORSO PER GLI ESAMI DI TECNICO DI SCHERMA.

Il 16 e 17 giugno a Roma, presso la palestra di scherma del Centro Sportivo Giulio Onesti si sono svolti gli esami indetti dalla federazione e la conseguente consegna dei diplomi di Istruttore di scherma di II e III livello, ovvero Istruttore Nazionale e Maestro di scherma.
Salta subito all’occhio il rilascio del diploma di Maestro di Scherma. Non è stato ancora chiarito se la FIS sia abilitata al conferimento del diploma, poiché al momento l’unico ente riconosciuto per la concessione del titolo è l’Accademia Nazionale di Scherma.
La cerimonia di attribuzione dei titoli ha visto schierati in prima fila, come in un grande evento, e non era mai avvenuto prima, tutti i protagonisti che hanno dato vita all’avvenimento: gli esponenti dell'Associazione Italiana Maestri di Scherma ed i rappresentanti della Federazione Italiana Scherma, che erano ben allineati per consegnare i diplomi ai partecipanti, i quali con tale atto venivano abilitati all'esercizio dell'insegnamento della scherma. Nulla da eccepire se non che permane il dubbio sul fatto che la federazione possa conferire il titolo di tecnico di scherma dato che tale potere non le è riconosciuto da alcuna disposizione normativa o regolamentare e che la tanto sbandierata ordinanza (e non sentenza come a torto si è detto) nulla dice a favore di tale possibilità.
Comunque un piccola curiosità mi viene in mente e cioè, nella considerazione che i migliori maestri formatori al mondo (per riconoscimento della stessa FIS) continuano ad essere estranei in questi esami e, ormai da anni, anche come docenti ai corsi, sarebbe apprezzabile conoscere il nuovo sistema di designazione degli esaminatori e dei docenti.
Ciò che la gente non sa, tanto meno i nuovi tecnici, è che qualche giorno fa era stato conferito un mandato ad un autorevole esponente dell’Accademia Nazionale di Scherma per una mediazione che potesse riaprire un dialogo finalizzato al ripristino di quella normalità per la quale i rapporti FIS/ANS erano improntati alla massima collaborazione e vicendevole riconoscimento.
Evidentemente tutto è fallito.
Non mi interessa sapere ora “il perché ed il per come” capisco solo che questa federazione ed i suoi più accaniti sostenitori hanno cancellato 150 anni di storia e di tradizioni e qui vale la pena ricordare che “chi vuol negare la propria storia non potrà costruire il proprio futuro”.
Per comprendere appieno il comportamento della FIS, bisogna interpretare l’azione che è stata portata a termine, come se si avesse fretta di chiudere e di inviare a qualcuno un messaggio del tipo “Intanto abbiamo diplomato i nostri maestri(!?!?!?) ed in futuro sarà la stessa cosa.“ Come a dire siete morti e sepolti. Un atto, nel contesto attuale, privo di lungimiranza politica, ma tant’è in Italia siamo abituati al fatto che chi comanda possa fare quel che crede senza preoccuparsi delle conseguenze. Lo fanno i nostri governati che così danno l’esempio di come si gestisce il potere. Nella storia della Federazione non era mai successo che si arrivasse a tanto.
Forse l’Accademia avrà commesso qualche torto, ma sarà stato talmente grave da causare tutto questo?. Le verità stanno sempre nel mezzo, quindi mi domando:” la FIS non ha colpe? Ha sempre agito in perfetta armonia con le norme? I recenti fatti riguardanti lo Statuto suggeriscono diversamente e la vicenda a questo proposito è ancora tutta da definire.
Ezio RINALDI

lunedì 19 giugno 2017

CAMPIONATI EUROPEI TBLISI 2017

Panoramica notturna di Tblisi
Si sono chiusi gli Europei di scherma a Tblisi, in Georgia con un bottino di 11 medaglie azzurre.
Alcune di queste erano quasi del tutto annunciate, quella di Daniele Garozzo così come quella di Arianna Errigo. Inaspettato l’argento della sciabola di Rossella Gregorio così come l’oro della squadra di sciabola femminile. Paolo Pizzo argento nella spada ha certamente meritato, benché l’altissimo Borel non gli abbia dato alcuno scampo in finale, se non una manciata di stoccate di rimonta in un breve minuto di calo. La sciabola maschile ha visto il ventiduenne Curatoli (terzo accanto al georgiano Badzaze) fronteggiare un formidabile Szilagy che però ha conquistato solo (si fa per dire) l’argento, dietro il tedesco Hartung. E se le donne del fioretto sono volate letteralmente in finale vincendo, gli uomini non sono riusciti a scalfire i russi che poi hanno vinto l’oro, accontentandosi solo del bronzo, conquistato combattendo contro i tedeschi.
L’Italia continua ad essere nel continente Europeo la nazione chiave della scherma. Gli elogi o, se volete, i complimenti vanno ripartiti tra gli atleti, i maestri e le società, civili e militari.
Dall’anno 2005, i successi dell’Italia seguono un andamento medio alto in maniera costante, salvo qualche eccezione.
L’Italia, può dirsi fiera del valore dei propri atleti, maestri e società sportive, che con grandissima passione e spirito di sacrificio, raggiungono vette altissime di rendimento e risultati.
Nella analisi numerica potete ben costatare che l’Italia dal 2005 a Zalaerseg, fino a Tblisi, ha vinto  100 medaglie, una cifra considerevole ed al tempo stesso emblematica: 57 medaglie nel fioretto, 24 nella sciabola e 19 nella spada. E’da notare che prima di Tblisi, le migliori prestazioni sportive degli italiani siano state a Sheffield, Strasburgo e Montreux, negli anni precedenti le olimpiadi, tutte con dieci medaglie. Le 11 medaglie di Tblisi, in confronto alle altre edizioni, sembrano raggiunte come in un gioco da ragazzi con un trend sempre alto, che rispetto alla prova di Torùn del 2016, con 5 medaglie e le 4 di Izmir e le 3 di Legnano, mostrano una Italia come una squadra composta da extraterrestri.
Analizzando i dati nell’arco di 12 anni, si pone in evidenza il numero di medaglie del fioretto e stupisce che non sempre la prestazione a squadre segua quella individuale, salvo rare eccezioni. Infatti, il frutto del successo è dato dalle singole prestazioni individuali, poiché su 57 podi, 37 sono individuali e venti a squadre. Simmetrica prestazione, invece, per la sciabola, la quale delle 24 medaglie conquistate, 13 sono individuali e 11 a squadre. Quasi un pareggio, tenendo conto che quando gli sciabolatori andavano a podio nell’individuale, nella squadra non brillavano e viceversa. La spada purtroppo ha visto i peggiori blackout della sua storia. Le faticatissime 19 medaglie 1,6 per anno circa, mostrano un settore che fatica enormemente a crescere, nonostante i numeri dei suoi praticanti. Probabilmente a livello internazionale l’arma è livellata verso l’alto, conseguentemente la rendono difficile e competitiva. Il 2005 e il 2012 sono gli anni peggiori, con zero podi, un po’ più felici il 2009, 2010, 2011, 2013 e 2016 che hanno portato una sola medaglia, con i due picchi del 2008 e del 2014 che ne hanno portate tre, tutte le altre edizioni ne hanno avute due. E mentre la sciabola ha una media di 2 medaglie per anno, il fioretto ha una media stratosferica 4,75.
Peccato che le prove continentali corrispondenti all’anno olimpico, e quindi valide per le qualificazioni, siano state globalmente in maniera fatale sempre tra le più magre, con 6 medaglie: Kiev 2008, Legnano 2012 e Torùn 2016.
Il Presidente federale spesso dichiara che certi risultati siano il frutto di una oculata programmazione. L’unica programmazione che la FIS porta avanti è la partecipazione a tutte le gare di coppa del modo che per far crescere gli atleti va benissimo, non certo per sviluppare e far prosperare la base. Infatti il Progetto 3R per la sciabola non ha prodotto alcunché ed i CAF hanno seguito lo stesso trend.
Intanto, ai ragazzi, ai loro maestri ed alle società, militari e civili vada il ringraziamento del mondo sport e della scherma in particolare.
12 giugno
Fioretto Maschile
1° Garozzo D.; 2° Safin; 3°Avola; 10. Foconi (ITA), 21. Nista (ITA).
Sciabola Femminile
1^ Kakhiani (georgia):2^ Gregorio; 3^ Pusztai (Hun) Pascu (rom); 6. Gulotta (ITA);21. Vecchi (ITA); 25. Criscio (ITA).
13 giugno
Fioretto Femminile
1^ Errigo; 2^ Deriglazova; 3^ Volpi ; Batini (ITA); 23. Mancini (ITA)
Spada Maschile
1° Borel; 2° Pizzo; 3° Khodos – Novosjolov;11. Fichera (ITA), 51. Garozzo (ITA), 54. Santarelli (ITA).
14 giugno
Fioretto maschile a squadre
1^ Russia; 2^ Francia; 3^ Italia
Sciabola Femminile a squadre
1^ Italia; 2^ Russia; 3^ Francia.
15 giugno
Spada femminile
1^ Kolobova (Rus); 2^ Ndolo (Est); 3^ Szasz – Belaijeva; 9. Rizzi (ITA),18. Navarria (ITA), 20. Fiamingo (ITA), 23. Santuccio (ITA)
Sciabola maschile
1° Hartung (Ger); 2° Szilagy (Hun); 3° Curatoli – Bazdaze (Geo); 11. Samele (ITA), 20. Berrè (ITA), 38. Montano (ITA).
16 giugno
Fioretto femminile a squadre
1^ Italia; 2^ Germania; 3^ Ungheria
Spada maschile a squadre
1^ Russia; 2^ Ucraina; 3^ Rep. Ceka; Italia 7^
17 giugno
Spada Femminile a squadre
1^ Francia; 2^ Russia; 3^ Romania; 8^ Italia
Sciabola maschile a squadre
1^ Russia; 2^ Italia; 3^ Romania
Fabrizio ORSINI

domenica 18 giugno 2017

UN GRAVE LUTTO PER LA SCHERMA ITALIANA: è morto il Maestro Pier Luigi CHICCA.

Dopo una lunga malattia è venuto a mancare nella notte il maestro Pierluigi Chicca. 
Nato a Livorno il 22 dicembre 1937, è stato un eccellente sciabolatore vincitore di due medaglie d'argento ed una di bronzo ai giochi olimpici di Roma, Tokio e Città del Messico.
Cresciuto schermisticamente sotto la guida del Maestro Bela Balogh, ha fatto parte dello storico Circolo Scherma Fides di Livorno.
Nel 1969, terminata l'attività agonistica, ha iniziato la carriera di allenatore con la nazionale messicana nelle tre armi.
Da maestro, ha esportato la scherma azzurra e la sciabola in particolare in Paesi come l'Egitto, Messico, Spagna e Brasile. Proprio come Direttore tecnico ha seguito la Nazionale brasiliana fino ai Giochi Olimpici di Londra2012.
Fu Commissario tecnico anche della Nazionale azzurra di sciabola dopo i Giochi Olimpici di Sydney2000 sino a gennaio 2002.
Una perdita molto grave sotto l’aspetto tecnico, ma ancor più sotto quello umano. Egli è stato un ambasciatore della scherma italiana nel mondo.
Negli ultimi anni, è stato coordinatore di diversi corsi di formazione magistrale promossi dalla Federazione Italiana Scherma, durante i quali non ha mancato di trasmettere la sua grande passione e competenza ai giovani maestri italiani.
Alla famiglia giungano le più sentite condoglianze di Piazza della Scherma.

Ezio RINALDI

domenica 11 giugno 2017

FORMULE DI GARA E COMUNICAZIONI CONFUSE

Panorama di Gorizia
Stanno per avere termine i campionati italiani assoluti, i quali hanno detto molte cose tra cui il sistema di svolgimento delle gare. Non mi soffermo sul lato tecnico in quanto trattandosi di Campionati Italiani ritengo di non dover analizzare tale aspetto. Certamente la standardizzazione della formula di gara per i cadetti, giovani ed assoluti se da una parte si è rivelata estremamente positiva (tutti sanno cosa li aspetta e come comportarsi), dall’altra si potrebbe parlare di esasperata monotonia.
In passato, un po' a tutti i livelli, si tirava con gironi, eliminazione diretta e ripescaggi, formula che dava la possibilità agli atleti non solo di rimanere in gara più a lungo, ma con il ripescaggio avere la possibilità di rimediare a qualche défaillance.
Oggi vediamo che le competizioni sono strutturate per fare gironi e diretta, con formula di gara identica dai cadetti agli assoluti, con la conseguenza che gli atleti devono percorrere molti chilometri per raggiungere il luogo di gara per poi effettuare 5 o 6 assalti e tornarsene a casa.
Le gare si assomigliano talmente tanto che una vale l'altra, per cui, se si tratta di una gara regionale, potremmo dire che si risolve in giornata: non senza sforzo, in quanto generalmente le gare cominciano talmente presto che pare si debba andare a caccia, più che a scherma; invece se è di ordine interregionale o zonale, o peggio ancora nazionale, la faccenda si complica non poco.
Intanto gli orari, poiché le fatidiche ore 09,00 del mattino per chi stanzia a pochi km dal luogo di gara non sono un problema, ma per chi deve percorrere più di 2 ore di viaggio, non può far altro che pernottare dalla sera prima. Ovviamente lo sforzo lo si fa se il gioco vale la candela, cioè se la gara vale la pena di giocarla, e per quelli che si fanno 5-6 assalti e in taluni casi nemmeno la diretta, voi capite, che l'orizzonte rimane lontano, e le gare di livello nazionale viene voglia di non farle più. Si potrebbe obiettare che i numeri delle adesioni agonistiche siano in aumento, ma i conti si fanno guardando anche le potenziali adesioni ad ogni gara. Qualcuno ha anche lamentato che le competizioni siano così strutturate perché devono essere comode per chi le organizza, presto in pedana, presto si smonta, presto si pulisce, presto si va a casa, presto si incassa, gli arbitri hanno la giornata comoda, lo staff non si perde in lungaggini, cosicché la gara corta è comoda per tutti, tranne che per gli atleti, molti dei quali per la modica cifra di 20€ + le spese di viaggio tirano per una manciata di assalti e vanno a casa. Non era così anni addietro quando il computer non esisteva, ma era chiaro che la gara era un momento comprensivo di molteplici sfaccettature e garantiva il prezzo della trasferta (allora non si pagava per fare le gare).
Avrete certamente capito, che sarei più favorevole allo svolgimento di una gara che desse maggiori soddisfazioni all’atleta, agli accompagnatori ed ai genitori, non solo dal punto di vista risultato quanto da quello organizzativo e strutturale (formula di gara e tasso di ammissione alla fase finale determinato dal numero complessivo dei partecipanti alle fasi eliminatorie, uguale per tutti).
La situazione attuale non risponde appieno alle aspettative della base e se poi a ciò aggiungiamo anche la insufficiente chiarezza dei comunicati della FIS, il quadro diventa catastroficamente completo. A tal proposito riporto, sinteticamente, un commento, riferito all’articolo “TRASPARENZA” apparso proprio su questo blog:
Articolo 5 "Disposizioni Attività Agonistica 2017/2018 : Formula di gara per i Campionati Italiani assoluti, Giovani e Cadetti:
- un turno di 6 gironi da 6 o 7 tiratori senza eliminati.
La FIS ha emesso un comunicato con il quale informava che, causa un errore rispetto a quanto deciso dal CF lo scorso anno, ci sarebbe stata una percentuale di eliminati dopo i gironi. Poi si è corretta avvisando che, poiché gli atleti sono stati avvertiti tardi e per giunta sul luogo di gara, per questi campionati non si eliminava nessuno. Successivamente la Federazione ha reso pubbliche le Disposizioni per l’attività agonistica e si scopre che per il prossimo anno dopo i gironi non si elimina nessuno.
Il commento fa riferimento anche ad altre situazioni, ma è più che sufficiente quanto riportato nella sintesi per capire che ci sia un po’ di confusione. Ed ecco, allora l’esigenza di una vera e propria riforma impostata sulla chiarezza e sulle aspettative della base. Ma vorrà questa federazione tenerne conto? Sembra proprio di no.
Intanto manifesto la mia personale soddisfazione per il provvedimento del CIO di ammettere alle prossime olimpiadi di Tokio 2020 tutte le armi della scherma, eliminando così quello obbrobrio della turnazione delle gare a squadre.
Fabrizio ORSINI